La vetta del K2

Negli anni ’50, nonna Armida, senza l’ausilio di corde e piccozza, come gli scalatori rimasti nella storia Ardito Desio, Achille Compagnoni e Gino Lacedelli, che a quel tempo conquistarono non senza fatica il K2 (la seconda vetta più alta del mondo, ma la più aspra in assoluto) scalava la montagna e apriva un luogo di conforto e di ristoro, denominato, appunto, K2.
Con la generazione successiva di Giorgio e Mariella, è divenuto un nido di accoglienza, grande cucina di piatti tipici e mitici e palestra di due piccole donne rondinotte in crescita.
Le piccole donne, sono divenute due orchidee, mentre i genitori dopo aver composto miliardi di tortelli, trasformato ettari di cipolle in mitica zuppa, rotto i gusci di camion di noci per il pan de’ santi, le torte, le marmellate, gli altri amuleti uscivano dalle cucine di Mariella, hanno deciso che è ora di risentire il vento fra le foglie di castagno, il calduccio del guardare il sole crescere dalle coperte, il rumore del mare e osservare la crescita dei funghi nel bosco.
Saranno tante le persone che fisseranno fra le più struggenti nostalgie, momenti di svago e sapori, ma è anche giusto che dopo aver tanto coccolato, siano i due colossi di Abbadia, a farsi coccolare.

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Berarardenga, raccolta medicinali e alimenti per l’Ucraina

I volontari della Caritas, che sono partiti la scorsa volta con i materiali raccolti, (compresi quelli della Misericordia di Castelnuovo) sul campo, hanno trovato persone che hanno detto loro che non c’è paese che abbia donato come l’Italia.
E’ una di quelle notizie che rincuora: perchè significa che il popolo italiano ha più cuore e sentimenti di chi li governa.

Questa volta, la Misericordia di Castelnuovo, in soccorso a una popolazione allo stremo, raccoglie generi alimentari a lunga conservazione, prodotti per l’igiene personale, prodotti per la pulizia, prodotti per l’infanzia e medicinali generici.
Giovedi 28 e venerdi 29 aprile, dalle ore 9 alle 12 e dalle ore 15.30 alle 19, presso il circolo Arca di via Mazzei 10, è possibile portare la propria piccola goccia in sostegno a quanti, sotto le bombe e i missili, hanno visto ogni calore disperso.

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Il 25 aprile del 2022

Una bella giornata di sole, di quelle con le nuvole spazzate dal vento e con la rondine che vede animarsi un paese di bandiere, strumenti musicali e splendide ortensie bianche per la chiesa.
Un Parco di lecci che d’estate dà ombra alla parola e ai pic nic, ma anche una luce flebile della memoria, di quei diciassette lavoratori della terra rubati alle famiglie e alla vita nella Prima Guerra Mondiale, che oggi hanno di nuovo i loro nomi esposti sia al ricordo, sia alla riflessione di quanto sia sporca la guerra.
Qualsiasi guerra, perchè volano arti, organi, vite, speranze e sogni, ma solo quelli delle persone normali, o di coloro che vengono messi in divisa e viene loro indicato un nemico.
Il nemico di tutti dovrebbe sempre essere la guerra e il fatto che allo stato attuale delle cose, ognuno si sente di avere sempre il dono della ragione e mai quello della riflessione.
Il confronto diventa scontro e non motivo di spiegazione: trincee opposte che siano politiche, religiose o sempre troppo spesso economiche, non considerando che ognuno di noi ha un contratto breve, a termine con la vita, con la terra che ci sostiene sempre più imbevuta di veleni e iniquità.
Questa è una Repubblica pagata con il sangue e la galera (S. Pertini) portiamola nel cuore, cercando di migliorarla ogni giorno da cittadini e non da sudditi.

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La mostra Gaiole in Chianti retrospettiva di un territorio

Nella giornata di oggi, 25 aprile, dalle ore 16 alle ore 19, presso il complesso delle ex cantine Ricasoli, è possibile ammirare una splendida raccolta fotografica di scatti d’epoca, nella quale questo spicchio di Chianti è spietatamente raffigurato nella sua crudezza di volti scavati dalla fatica mezzadrile o dai volti di borghesi gaudenti o preti allardellati, in un paesaggio non scalfito per secoli.
Momenti ludici, cerimonie religiose, momenti di festa e di fatica delle raccolte agricole, pievi, castelli, il capoluogo, che permettono di fare un viaggio nella memoria a chi ne ha ricordo o un viaggio nella storia a quanti non hanno avuto anagraficamente modo di vedere come le cose sono quasi sempre giunte dal sacrificio, dalla fatica, dal genuflettersi o meno di fronte a chi era vestito meglio, di fronte a chi poteva permettersi la comprensione di un testo o parlava in latino.
La cura e l’organizzazione di questa mostra a ritroso nelle radici del tempo si deve al gruppo Evorart, che scuote il Chianti con il successo di tante iniziative artistiche e culturali.

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Le targhe ai caduti della Prima Guerra Mondiale

A monito dell’ignobiltà delle guerre passate, presenti e future, a ricordo, di quanti, strappati dai campi, perirono nell’inutile strage della Prima Guerra Mondiale.
Diciassette nomi di vertinesi, diciassette piastrine legate con una catenella a ciascuno dei diciotto lecci del Parco della Rimembranza, come le piastrine che i militari portano al collo e vengono strappate nel momento in cui si spegne la vita.

Diciassette piastrine con il nome del soldato, in sostituzione di quello che il tempo ha deteriorato e il legno ha inglobato, come quelle che vennero affisse nel momento della costruzione del Parco.
Diciassette persone che ai tempi nostri, rappresentano quasi la percentuale totale delle persone che vivono entro mura di sasso antico.
A loro tributo e ricordo, la mattina del 25 aprile si svolgerà una messa ai caduti nella chiesa del Popolo di San Bartolomeo, alle ore 10.30, a seguire la celebrazione con le autorità e la banda musicale “Fortunato Vannetti” della Società Filarmonica.
Con un ringraziamento particolare all’Ufficio Tecnico, agli operai e all’Amministrazione Comunale, la cui sensibilità ha permesso di mettere in pratica un’idea nata da una delle tante chiacchierate fatte con Patrizio Frizzina, vertinese limpido e libero, recentemente scomparso.

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Berardenga, il restauro del Monumento ai Caduti

Una meritoria opera di restauro, sta restituendo lustro e decoro alla scultura in travertino di Ettore Brogi, posta nel Parco della Rimembranza nel 1924, in memoria dei defunti nella Prima Guerra Mondiale.
Già all’inizio degli anni 2000, Piero Ruffoli scriveva (dalle colonne del Corriere di Siena) della necessità del restauro, ricordando, come la figura presa a modello della scultura, fosse un dipendente del conte Guido Chigi Saracini, tal “Pettone”, la cui imponente mole fisica venne riprodotta nella pietra.
Ettore Brogi, partecipò direttamente alla Prima Guerra Mondiale, nato a Serre di Rapolano nel 1885, dove, proprio nelle cave di Serre, mosse i primi colpi da scalpellino e successivamente si trasferì a Siena (in via del Castellare) per intraprendere l’attività di scultore (bottega in via di Sant’Agata).
Nel 1922, espose nel cortile di Palazzo Chigi Saracini a Siena, in via di Città, una serie di targhe decorative dedicate alla velocità e al lavoro della vendemmia.
Preso a benvolere e molto apprezzato per la sua arte dal conte Guido Chigi Saracini, scolpì i leoni e le aquile, posti sopra all’ingresso del cancello principale e secondario, della Villa Chigi Saracini di Castelnuovo Berardenga.
Sculture importanti, simbolo e vanto di una monumentale villa (caduta in disuso e manutenzione, perno architettonico del paese) che, a loro volta, necessitano di un urgente restauro, per non parlare della fontana realizzata da Tito Sarrocchi.

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La frullata del fagiano su ferro

attaccapanni da caccia

Un semplice oggetto di uso pratico (bello) ma che sfida l’usura del tempo ed esalta l’abilità artigianale della persona che lo ha realizzato, nell’epoca in cui, gli oggetti di uso comune dovevano essere pratici, belli e fatti per resistere o per essere riparati.

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Infiorata d’aprile

Mentre il genere umano va allo scatafascio e si inebria di distruzione, muscoli e rabbia, nel silenzio che le è sobriamente conforme, la campagna si veste di piccoli diademi visivi e olfattivi striminziti dal gelo della notte e dalla sete asciugata dal vento.
Un campionario di come poche parole scandite, pulite e chiare abbiano il peso dell’oro.

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La potatura dei lecci a Fregene

Fregene, località del litorale laziale a due passi da Roma, ha la strana caratteristica di avere tante ville e villette con giardino, dove spicca una pianta atipica per il mare: il leccio.
Se ne vedono spuntano da ogni muro e recinzione, ma con la caratteristica che vengono amputati da maestri di fino nell’uso della motosega e nella produzione di frasca da asporto.
Se si vuole imparare a come rovinare queste maestose piante del bosco, le capitozzature fatte a Fregene sono da manuale di come non fare.

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Dante a San Gimignano

«Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!»

Purgatorio canto VI vv. 76 – 78

La voce possente di Giovanni Terreni, Declamatore della Divina Commedia, vibra come un tuono nella Rocca di Montestaffoli (che ha un’acustica perfetta) per soffermarsi sulle parole del sommo poeta e su un’orda (che pare si chiami turismo) che pascola senza meta e vede la città, solo attraverso lo schermo dei soliti telefoni.

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