Diserbante della Berardenga

Di fatto, l’impiego di diserbanti per il contenimento delle erbe infestanti in agricoltura, è consentito, sia per quanto riguarda i vigneti che per i cereali.
Semmai, negli ultimi anni è maturata nel consumatore  – e anche nei produttori – una concezione più attenta e sensibile ai temi dell’ambiente e all’uso di sostanze chimiche in agricoltura e a ciò che si beve e si mangia, il  che ha portato, per la gestione delle infestanti, come per i trattamenti dovuti alle avversità climatiche, ad una sensibilità maggiore.
Nell’interfila che corre sotto le viti, ben si nota la classica erba arancione, che corre su due linee rette parlallele ben precise e definite.

Al centro di esse, un bel manto verde di fave da sovescio che servono per azotare il terreno: una bella contraddizione in termini, perchè a una concimazione del terreno fatta in modo più che naturale, si contrappone una gestione dell’erba al piede delle viti con diserbante, in luogo di mezzi meccanici, come non mancano.
Lo stesso dicasi nel grano: le rette parallele scolpite nel verde, in questo caso sono le ruote del trattore, che si distanziano fra loro per l’apertura alare della barra che irrora il diserbo.

Fonte: Il Cittadino

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Giuseppe Conte al Vinitaly con il Chianti Classico

Il Presidente del Consiglio, avvocato Giuseppe Conte, all’apertura del 53° Vinitaly, in corso di svolgimento a Verona, ha visitato il padiglione del Consorzio Chianti Classico, dove è stato accolto con tutti gli onori ed è stato omaggiato con una bottiglia, del 1964 (suo anno di nascita) contenuta in una elegante cassettina di legno.

Imbottigliata da una casa vinicola di Fiesole, territorio notoriamente fuori dai confini della denominazione di produzione del celebre vino.

“Sulla proposta in atto di candidatura del territorio del Chianti Classico a Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il premier Conte ha dichiarato: “La sostengo. E verrò presto in visita promozionale nel Vostro territorio”.
Resta da vedere cosa capirà per “Vostro territorio”: se quello del Chianti (Radda, Gaiole, Castellina), se quello di produzione del Gallo Nero ( Chianti con l’aggiunta di Val di Pesa, Val d’Elsa, Berardenga, Poggibonsi che non cita mai nessuno), o, stando alla bottiglia con cui è stato omaggiato, quello delle Diocesi (Fiesole appunto, Arezzo e Siena).
C’è da vedere il premier Conte vagare per la Toscana per i prossimi anni, non alla ricerca dell’arca perduta, ma di dove sia il Chianti.

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Piergiorgio Odifreddi nella Contrada della Chiocciola

Parole in cammino” nella Contrada della Chiocciola, che ospita – dopo Corrado Augias, lo scorso anno – nel suo Museo, lo scenziato, scrittore, matematico Piergiorgio Odifreddi, introdotto dal Priore Maurizio Tuliani e da un ouverture al flauto traverso del bravissimo Mattia Scandurra.
Tema della serata il ruolo del “Quarto potere”, la definizione di giornalismo, il suo ruolo nella società e i nuovi mezzi di comunicazione.
Odifreddi dichiara di scrivere sui giornali, ma non li legge, dice di andare in televisione, ma non la guarda, sostenendo così, di avere uno sguardo più libero e sereno nei confronti di questi mezzi di cultura ma anche di massificazione – mistificazione dei fatti e delle idee.
Il compleanno di Eugenio Scalfari è un modo per parlare del giornalismo o di parte di esso, del modo in cui cerca di condizionare opinioni e voti, istanze di protagonismo e non di resoconto dell’attualità.
L’esempio è semplice: la famosa intervista che il giornalista fa a Papa Bergoglio appena eletto, dove fra la ricostruzione della sua elezione – della stanza di riflessione prima che il nuovo Papa accetti la carica – è una finzione scritta su carta, perchè il luogo fisico è un solo corridoio con finestre da ambo i lati, con sceneggiatura tratta dal famoso film di Moretti.
A domanda Scalfari dice che lui non ha mai registrato o preso appunti nelle sue interviste, ha sempre fatto così. Arrivando però più a scrivere una sceneggiatura che un’intervista.
Fra alti e bassi, su un tema, che non è esattamente il suo campo di gioco, Odifreddi sogna un giornalismo imparziale e non schierato, che scavi, che racconti lo svolgersi dei fatti con la dovuta imparzialità e onestà intellettuale.
Sogni in un pomeriggio di primo aprile, in un mondo schizzato, in un mondo in cui le notizie sono scienza, strategia, mercato, ossessione da applicare alle donnine che prima andavano alla messa o in piazza e ora si abbeverano quasi esclusivamente di cronaca rosa, nera, con paure che le televisioni riversano in casa a reti più o meno unificate.
Un giornalismo che non scava, che non affronta i tempi, ma che altro può permettersi di fare un collaboratore, anche di grande giornale, che prende 20 € al pezzo, se non stare sul generico, con qualche nota di colore per non incorrere nella spada delle toghe di ricchi e potenti o presunti tali? Dietro l’angolo il “Quinto potere”. Quello economico.

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Il semaforo di Scacciapensieri, compie due anni

semaforo scacciapensieri due anni foto da il cittadino

La spalletta di un ponticello se ne viene quasi giù, e per non sovraccaricare d’impegno la struttura, due anni fa venne piazzato un apposito semaforo per andare alternativamente.

Fatto è che la via più diretta per l’ospedale per molto contado, davanti all’ingresso del biennio dell’Istituto Agrario, trova un bel tappo.

Niente è più duraturo del momentaneo, quando si tratta di lavori pubblici e manutenzione.
I residenti di Scacciapensieri, in questi giorni, per la celebrazione del secondo anniversario del semaforo, offrono, agli automobilisti in attesa, cantuccini con il vinsanto.
Da non inzuppare, per non scatenare le ire di chi la strada la deve riparare.

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La pieve di San Vittore a Rapolano Terme

Ogni tempesta a San Vittore, si arresta e trasforma in quiete. Bruno, ogni qualvolta si alza il sole, si incammina verso la pieve per la sua apertura, lo smoccolamento delle candele finite, per il controllo che la notte non abbia portato disordine fra le mura.
Poi si svolge il giorno a cadenza di ora, durante il quale, i cani portati a passeggio azotano il terreno e attenti a mettere i piedi in umido.
Ci si arriva da Rapolano, con un paio di apposite vie, circondate da ulivi, attraversando i binari e un passaggio a livello, prima del viale di accesso.
Il campanile ha i suoi acciacchi, intorno viti, ulivi, laghetto di nane, cipressi vaporosi di polenda gialla per il cielo.

Costruita intorno all’anno Mille, ha in se pace, quiete, riservatezza e laicità, davanti il paese di Rapolano, poco più in alto è steso come un presepe.
Bruno ritorna a piedi poco prima del tramonto, da una spazzicchiata, controlla che tutto sia a posto, serra l’uscio e si incammina tra gli ulivi.

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Le uova di merlo americano

Sopra un ulivo, nel fitto dei talli, al riparo dai corvi, un canestro circolare di rametti, fatto da un architetto senza laurea, ma dotato d’istinto, amor materno, senso di cova e di calore di penne su uova.
Le forbici non aprono spiragli su questo incanto, la mamma vola via solo un istante prima che la scala si appoggi vicino al reparto natale, si ferma sui fili del telefono. Guarda.
Niente intacca ciò che faceva. Cantando, la merla americana ritorna a covare.

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L’eliporto di Vertine diventa base NATO

apocalypse now

Il commissario Montalbano, era solito farsi una lunga passeggiata a mare, fino al grande ulivo saraceno, sotto al quale ha affinato le più profonde riflessioni e momenti duri come la perdita del padre.
Fu colto da uno scatto d’ira il giorno in cui al posto dell’ulivo c’era una villetta e la pianta giaceva poco distante, sradicata, esanime, con solo qualche fogliolina verde che resisteva eroica alla morte.
A Vertine, una ventina di ulivi rinati dalla gelata dell’85, sono stati buttati giù per costruire la famosa pista d’atterraggio per elicotteri, adiacente una ex bellissima casa colonica, che accoglie turisti annoiati in cerca di lustrini e meraviglie.
L’eliporto, costruito in un luogo con un equilibrio paesaggistico sempre in bilico, ha destato molte polemiche e perplessità, oltre ad essere finito sulle pagine dei giornali, ma ora che è stato fatto, tanto vale utilizzarlo a pieno regime e non tanto per portare svagati una tantum per aria allo scopo di fargli ululare a raffica.” Oh my god, oh my god”.

Una vera e micidiale base NATO per elicotteristi a Vertine, un reparto operativo  di Cavalleria dell’Aria, comandato dal tenente colonnello Michael Cincel, con il compito di combattere la noia, le onde del telefono, lo spionaggio industriale, oltre avventurieri  e sovvertitori del paesaggio che arriveranno nel Chianti.

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La mongolfiera sopra i vigneti di San Donato in Perano

A volo di rondine, guardando negli occhi le farfalle gialle, in tinta con la colza che azota le vigne, in simbiosi con il favino e l’erba medica, un pallone giallo riempito di aria calda che sorvola la meraviglia paesaggistica dei vigneti di San Donato in Perano. Chianti Storico.
Una mongolfiera trasportata dai venti su uno scenario ritrovato e sensibilmente curato, dopo anni e anni di vicende che non hanno niente in comune con la bellezza vigente.

Fonti: Il Gazzettino del ChiantiVinixIl Cittadino

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Recinzioni della Berardenga che chianteggia

Anche la Berardenga “chianteggia”, nel senso che sono rare le vigne immuni da recinzioni per salvare i germogli e l’uva dagli attacchi dei famelici ungulati.
Un problema che si trascina da anni, mai voluto risolvere prima dall’Amministrazione Provinciale che aveva in carico il problema, poi dalla Regione, che sul tema tentenna, ma è prolissa solo di affermazioni e buoni propositi sulla carta.
Una recinzione è l’unica forma di protezione che un agricoltore può darsi per salvare il già complicato raccolto, ma è anche un’interruzione all’emozione.
Un pararsi nel mezzo a dove iniziano i filari e finisce il grano e viceversa, una gobba di collina, un orizzonte infranto e compromesso, un cielo o un verde a rete, come solo la Toscana dei tempi sa offrire. Fonti: Il Gazzettino del ChiantiIl Cittadino

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“Donna in cammino” mostra itinerante di Alberto Inglesi

Arte moderna esposta negli antichi spazi urbani della città di Siena, da piazza del Duomo, alla loggia di Mercanzia, le logge del Papa, piazza Salimbeni, dove svetta l’accovacciata sorella del Luca Cava opera, fra le opere di Alberto Inglesi.
Un bel binomio che attizza le braci del pensiero, della provocazione, dell’occhio e persino dello sberleffo, con delle pose,dei volti, delle raffigurazioni a cui il passante insensibile non riesce, e si spera, sia un’iniziativa che vada parecchio avanti nel tempo, con la messa in mostra di tanti e tanti artisti, anche di quanti sono nati e vivono oltre Taverne, oltre La Ripa e il ponte di Pianella.

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