Camminare in spirito con Mario Rigoni Stern nella Berardenga

“Basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo e comprendere che non occorre poi molto per vivere bene”.
Parole di Mario Rigoni Stern, il “Sergente nella neve” che deve la propria vita ai suoi piedi, che lo riportarono a casa dalla follia della guerra.

Nel mentre si leva da dietro le boscose colline, i raggi filtrano sulle vigne, la magica torre di Badia Berardenga, si illumina, rievocando la Fondazione che Wuinigi, da Campi dispose nell’867.

Il gruppo dei camminatori, arriva numeroso e visita la fattoria dove si trova il Gallo di Renato Ferretti, realizzato con cerchi di botte, mirabile diversificazione a quella del Fabbro – Artista Fabio Zacchei, che ha forgiato ad arte ogni nuova piuma (del Gallo si trova a Gaiole) e poi partenza per Castel Monastero.

Di nuovo partenza per il Castello di Montalto attraverso due vecchi poderi dove viene fatta conoscenza del Pero Picciolo.

Si attraversa velocemente il Castello di Montalto, dove a partire dall’anno 1000 ebbe origine la famiglia dei Berardenga, stipite, donde ebbe nome la Contea Berardenga, che parte da quel conte Wuinigi di Lo Ranieri, di nazione francese, sceso in Italia, prima in qualità di Legato dell’imperatore Lodovico (anno 865), poscia di Governatore politico di Siena (anni 867-881) e di Roselle (868).

Il nome di uno dei di lui figli, Berardo, ripetuto costantemente nei nepoti e discendenti, diede titolo ai posteri di appellare Berardenga quella parte della provincia senese, in cui la discendenza del primo conte di Siena, ebbe estesissime tenute e castelli con giurisdizione baronale; oltre quei molti che acquistarono per via di compre o per altri mezzi i suoi discendenti nei contadi di Siena, di Arezzo, di Chiusi, di Sovana e di Roselle.

Poi via verso Casalbosco, dove si incrocia l’antica strada Siena Arezzo: qui il gruppo che aveva respirato la storia ora respira la natura. Ed infine al capanno dei cacciatori per la “Colazione Contadina”.
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Il cassonetto bruciato di Porta Pispini

Lo sguardo rassegnato e sgomento del tecnico della SEI, incaricato di rimuovere la carcassa di cassonetto della carta fuso poco fuori porta Pispini, è eloquente più di ogni possibile parola.
Durante la notte, i “Soliti ignoti” per puro divertimento o per mente ottenebrata da qualche miasmo di noia, hanno acceso un cassonetto della carta di cui è rimasto ben poco, con plastica fusa e bruciata, odore acre a distanza di ore, rischio di far prendere fuoco alle macchine parcheggiate poco oltre due metri di scarpata: ” E non è la prima, e non sarà l’ultima volta che la  mattina mi mandano a raccogliere le spoglie dell’inciviltà di quanti non comprendono che tutto questo è pubblico e ci appartiene”, dice il dipendente della SEI, con un pizzico di comprensibile rabbia. Fonte: Il Cittadino

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Materassi della Berardenga

Mentre fioriscono gli ibiscus ed è tutto un fervore di pulizie e di preparativi per la cena in piazza Marconi e i “Calici di Stelle”, recentemente abbellita e resa più vitale e privata delle macchine, grazie alle panchine di Fabio Zacchei, ecco che qualche esteta del cattivo gusto, lascia impronta di se immonda, mettendo un materasso a due piazze e vari sacchi di biancheria e chissà cos’altro, a due passi dal Teatro Alfieri, a due passi dal Parco della Rimembranza dove giocano e prendono il fresco mamme e bambini.
I più non ci fanno neanche caso, molta indifferenza, al massimo si inveisce contro il Comune o verso gli spazzini, nessuno verso l’imbecille che ha abbandonato il materasso.
La SEI è già stata avvertita per rimuovere questo affronto (e altri) lasciati per le strade.

Fonte: Il Cittadino

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Il compleanno di Louis Armstrong nella Contrada del Montone

Nel paese più bello del mondo, una città che degnamente lo rappresenta, su un terrazzo con visuale su una ragionata cesellatura di secoli, mentre Marta, Ermanno e tutti gli altri volontari del bar e delle cucine del Montone preparano cose per festeggiare il compleanno di un grande della musica: Louis Armstrong.
La gioia innata sui volti delle persone di Contrada, gli spettacolari tortellini alla panna e poi pasta alla norma, crostini di trippa e frittata da campionato del mondo, fette di tonno ai pomodorini e olive nere, fette di cocomero e vino bianco fresco,  con vista sul panneggio di trina di un orizzonte di torri, cupole, archi e palazzi.
Studenti e  insegnati di Siena Jazz, che sul palco si sussuegono dando ritmo, calore, senso della misura e comprensione di lingue diverse, accumunate però da un bicchiere di vino e da una raffinata cultura inclusiva. La voce calda di Anna Panzanelli.

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Le pisciatine dei cani a Siena

Poco edificante rassegna fotografica di una mattina d’agosto per le vie di Siena, con un odore acre che si spande per l’aria coadiuvato dal calore.
Di norma si hanno le mani impicciate per tenere, con una, il cane al guinzaglio, con l’altra il telefono per immortalare all’istante ogni posa, sguardo o scondizolata che il piccolo simpatico peloso propone durante la passeggiata dei propri padroni.
Le gore alle pareti, il bagnato in terra, l’odore, la spazzatura a mucchi da rimuovere fin nelle ore più tarde del mattino, non sono un bel biglietto da visita per una città turistica, ma anche per chi la abita.
La mattina c’è chi lava davati casa propria con acqua e varichina, chi annaffia, chi mette borotalco per assorbire l’odore, chi ormai si abitua a tutto.
I più arrabbiati per lo stato delle cose sono quei proprietari di cani che girano come dei “wine lover”, con appeso al collo un sacchettino con un kit di bustine e acqua, per pulire il comportamento normale del proprio animale.

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La Pineta di Monteluco TV

C’era un’Italia che rinasceva dagli anni bui della fame e della guerra,  il paese si rimetteva in moto con una serie di lavori pubblici che davano lavoro ed erano utili per la gestione del suolo e per la vivibilità.
C’era il “Piano Fanfani”, economia keynesiana applicata, che risollevava le sorti e la vita pratica di luoghi e persone: nel caso di Monteluco, si trattava di mettere a dimora su vari terreni marginali, una serie di piante come il pino e il castagno che sarebbero servite per la tenuta del suolo e anche per un futuro discorso economico.
Quei pini, quelle piante sono lì, intorno al Monteluco, la loro presenza rende balsamica l’aria e la loro ombra rende delizioso il fresco, il camminarci sotto, l’andare a farci merenda usufruendo del bar, dei suoi caci, degli insaccati, del buon vino a bicchiere, in un ambiente in cui il tempo pare davvero essersi fermato al tempo dei bambini che ora sono adulti e sono figli o nipoti di quanti, quelle piante, effettivamente le piantarono.

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Le panchine di Fabio Zacchei

Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.
Questo è Fabio Zacchei, ultimo esecutore materiale dell’arte di comporre i pensieri scolpendo il ferro, con la leggerezza di chi ha il dono di vedere dentro il metallo, la fisionomia da sbucciare dell’opera d’arte.
Rimosso il monumento alla Fiat Seicento per la revisione dei luoghi, ecco spuntare, nella piazza Marconi, un tempo affogata dalle macchine, l’estro del bullettaio giocoso, qui nato e cresciuto, che pone la sua forgia al servizio della bellezza e della fruibilità di un luogo in cui le rondini giocano e si divertono.
Panchine al posto delle auto, fiori ai lati, al posto dell’olio da motore versato in terra, in collaborazione con il Comune di Castelnuovo Berardenga e l’opera della parte in legno di Antonio Ricci e Mirko Burzi. Persone che riescono a rendere il mondo migliore.

Fonte: Il Cittadino

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Siena Jazz e Contrade: Chiocciola

C’è da percorrere un tunnell bruttoccio sotto un bel palazzo, una strettoia e poi si apre uno dei giardini più belli di Siena, dove la Contrada della Chiocciola apparecchia iniziative a tavola e in musica per i tanti buongustai dell’andare.
Sul palco musicisti italiani e cubani: le lingue sono simili, ma non uguali; sono gli spartiti e la musica il linguaggio comune che dal primo attacco rende tutto comprensibile.
Una sera gelida, ventosa, ma tanta gente ugualmente, seppur con i cappotti, a degustare una pagina di cultura, in uno dei tanti appuntamenti musicali dislocati per la città.

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Badia a Monastero e la susina claudia gialla

Il gallo realizzato con i cerchi di botte da Renato Ferretti, canta rivolto al torrione della lego realizzato, alla moda ottocentesca dei castelli dove non erano, ma davano lustro.

Qui conservato il “cartolario della Berardenga” (codice nel quale erano copiati i documenti di un ordine religioso) che ha permesso una puntigliosa ricostruzione storica della vita del monastero e dei dintorni a partire dalla sua fondazione, nel 1230.

Dati e atti che hanno permesso, recentemente, la realizzazione del volume “La Berardenga e il suo castello nuovo“, curato fra gli altri dal professor Mario Ascheri e Fosco Vivi.
Poi, per stare al breve cammino di un giorno, si gusta il profumo del pino, il sapore del pinolo, una bellezza di architettura e di vigna, un piano di frutti in fiore dove spiccano per colore, delle splendide claudie, più oro che gialle.

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Il parco naturale di Cavriglia

Daini e lama, che popolano i boschi del Chianti e del grevigiano, sembra che siano partiti da qui: non vi erano in natura tali specie sparsi fra le campagne.
Voraci di uva e germogli i primi, paciosi passeggiatori i secondi finchè, non regolati per ,tempo, non diventino innumerevoli come  i difetti della gestione faunistica regionale.

Al Parco di Cavriglia, regna il silenzio, non c’è la fila al bar per un bicchiere di spuma e il panino con la finocchiona, non c’è nessuno che si avventura nel percorso che porta agli orsi e ai bisonti, non c’è lampione che non abbia il vetro rotto, non c’è braciere che abbia il fuoco acceso, non c’è nessuno che passeggia intorno al lago, ci gioca a pallone, si ributola nell’erba, sale verso il ristorante (che ha le finestre murate) e il mini golf è sepolto sotto cumuli di foglie di quercia.
C’è il vandalismo compiuto da qualche demente in via di accertamento, non c’è nessuno all’ingresso a staccare il biglietto.
Una voliera vuota è un uccello libero, una corona di alloro appassita dal tempo, con la coccarda tricolore per l’eroe sovietico – Nicolaj Bujanov – della Liberazione  cui è intitolato il Parco, dove pare sia scoppiata una bomba atomica.
Il cartello apposto dal comune di Cavriglia per dire che: “Stiamo lavorando per voi” fermo a qualcosa come l’anno del Signore 2013. Un luogo dove risiedono i ricordi di tanti.

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