Le sessanta candeline di Zagor

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Sono ben sessanta le candeline da soffiare per lo “Spirito con la scure” proprio in questo mese di giugno cade il compleanno di Zagor, personaggio delle edicole, partorito dalla fantasia e dall’immaginazione di Sergio Bonelli, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta e graficamente nato dalla mano di Galieno Ferri, creatore anche di un altro personaggio bonelliano quale il pilota amazonico Mister No.
In edicola, si trova il numero attuale di Zagor con allegata la striscia di esordio del fumetto ora curato, coccolato, letto e sognato da Moreno Burattini.

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Il chiostrino di Ama nel Chianti

Un cartello lo indica come un appostamento fisso di caccia, ma la struttura, la posizione, una grande quercia che lo copre d’ombra e ghiante, il tetto a botte, lo rendono un piccolo gioiello d’arte agricola, che molto probabilmente un tempo serviva per accogliere il maiale a ingrasso per uso famigliare.

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Vertine, il restauro della croce di Sant’Anna

Infilata (come merita) in un folto greppo oscuro avvolto di macchie quella croce fatta con il legno di risulta da un pancale, nel disamore e nel placare quel poco di coscienza per aver ribaltato il cippo e aver provveduto dopo anni al suo rialzamento, mentre si edificavano spazi e abusi ritenuti più importanti e appaganti al proprio essere ipocritamente credente, ecco che si materializza un legno nuovo, ben trattato.
Non che una croce fatta da legno di recupero di pancale e con una traversa di pochi centimetri sia da considerarsi di minor valore.
Minore erano solo amore e percezione di un qualcosa che c’era da tempo immemore, dove il vecchio Beppe della Casina, dette fondo a tutto il suo vinsanto il giorno dell’inaugurazione della strada comunale di Vertine, pur di non chinare il capo a indegni gerarchi di regime.
Il cuore batte sempre forte fra chi è stato, ha vissuto o è nato nel Popolo di San Bartolomeo a Vertine, che pur stando sempre discosti dall’incenso e certi di non essere indotti in tentazione da quei turbamenti, osano dire, ma soprattutto osano fare opera di restauro della memoria.
E infatti arriva Patrizio da San Giovanni con una stecca di abete verniciata, il tiragraffi del gatto segato a mezzo per tirarci fuori il bicchierino per i fiori e la posiziona al posto del pancale.
Altri amatori che passano, non hanno difficoltà a fare spazio fra la vegetazione, per rendere il cippo più visibile a chi passa, come era una volta.

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Monteriggioni Borgo della Cultura, un ricco cartellone

L’aperitivo al ricco cartellone di ben 56 appuntamenti dell’estate di Monteriggioni è stato dato dal professor Alessandro Barbero (noto ricercatore e volto di Rai Storia) che ha parlato di Dante, in uno dei luoghi della Divina Commedia: “Come in sulla cerchia tonda Monteriggion di torri si corona…” coadiuvato da Dario Ceccherini, il sindaco Andrea Frosini e dal meritevole Assessore alla Cultura, l’archeologo Marco Valenti.
Musica, cinema, teatro,, animazione, dal 1 luglio, fino all’ 11 settembre Monteriggioni diventa sempre più Borgo dell’Arte e della Cultura con personaggi come Bobo Rondelli, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli, Stegano “Cocco” Cantini, Antonello Salis, Antonio Sorgentone e Marina Rei, gli archi dell’Orchestra Regionale della Toscana, la lirica, il jazz, la musica irlandese.

Gli astrofisici Gaia Guidetti e Alex Marchini, serate di fumetti e illustrazioni e AlValenti.

Concerto con l’Accademia Chigiana a San Leonardo al Lago.
Un calendario fitto di date e attrattive di qualità che fanno di Monteriggioni una capitale estiva della cultura.

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Castellina, il gelato di plastica in Via delle Volte

Omologazione: lo sguardo rinuniciatario e attonito di una splendida opera che ritrae una signora caraibica affacciata a una cornice di finestra in pietra serena, coglie il giusto stato d’animo di quanti, passando nelle medievale Via delle Volte, si imbattono nel cono gelato gigante, bigusto in plastica, avvitato tramite staffa e innumerevoli tasselli a un muro carico di secoli, ma privo di arrossamenti da disagio, sul viso.

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Villa a Sesta, stinto anche il cartello

villa a sesta cartello stinto

I residenti di questo squillante e resistente borgo della Berardenga, si lamentano da tempo del fatto che ci sono edifici pericolanti, (la cui vista è stata recenetmente coperta con dei cannicci) arredi urbani deteriorati, la chiesa, nella quale (dal tetto e dalle gronde) si infiltrano pericolosi rivoli di acqua piovana.
Uscendo dal paese, in direzione ignota come da cartello, si va verso il vuoto, il niente, l’infinito di Leopardi, il San Martino di Ungaretti o il Chiticaca di Orbetello.
Cartello stinto, illeggibile, con le indicazioni dei borghi successivi di uno splendido azzurro turchese e con la Villa a Sesta (un tempo barrata di rosso) ridotta a un pallido rosato di idee e sentimenti languidi come pirandelliani violini d’autunno in cerca d’autore.

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La tenacia del romanticismo di giugno

Come i nidi di rondine si riempiono di gusci piccini, pennellate di ginestre, schizzi di rosa, aforismi in fioritura di ulivi e sangiovese, esplsione di capperi e gelsomini.
Al fresco della sera un miscuglio di profumi, in lontananza il mare, o forse sono le spighe del grano che ondeggiano, sbattendo tra loro.

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Bruno Bonci in un racconto di Ferdinando Anichini

Nel libro “Fatti e figure del Chianti”, Ferdinando Anichini narra da par suo la storia di un combattente per la libertà, senese, contradaiolo della Pantera, bello e solare come un Dio dell’Olimpo, pittore di professione, che, nel mentre che affresca con l’amico Enzo Cesarini l’Aula Magna del Liceo Piccolomini, avverte la necessità di non essere indifferente: ” Nel subcosciente, mi s’è scatenato il vento della libertà. La Patria ha bisogno anche di me”.
Lascia i ponti, le pareti e i pennelli ed entra a far parte del Raggruppamento Patrioti Monte Amiata, un’organizzazione eterogenea che raccoglie renitenti alla leva, ex prigionieri alleati, persone di vario orientamento politico, che operano principalmente nella zona del Chianti e di Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga.
Compiono varie azioni di disturbo contro gli occupanti tedeschi, fanno prigionieri vari militari, incendiano dei camion, rendono insicure le campagne per gli invasori.
A Vagliagli, il 12 giugno 1944, dei tedeschi, con un camion fanno razzia di olio nelle case.

Bruno (Caravaggio) con Delfino e Tartufo, attendono il passaggio del camion poco distante dal cimitero, il Bonci apre il fuoco, il mitra s’inceppa, un tedesco dal camion lo colpisce a morte, i due Patrioti sparano e uccidono un militare e ne feriscono un altro. Riescono a fuggire.
In questa azione muore Bruno Bonci, combattente, pittore, sognatore, amante della vita, delle sue due figlie, di ogni colore steso sulla tavolozza. Almeno un grazie oggi ti si deve, insieme al maestro Anichini (combattente nello stesso raggruppamento) che in quel libro ti ha ricordato.
Ferdinando Anichini – Fatti e figure del Chianti – Bonechi Editore 1983

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Il viale di Sestano prima e dopo la cura del leccio

Il periodo migliore per la potatura del leccio è in autunno, ovvero quando la pianta si rilassa e si acquieta nell’attesa dei rigori dell’inverno.
Dicono le persone che si intendono di manutenzione e cura degli alberi, che la forma migliore di potatura è quella che non si vede, di contenimento e di alleggerimento.
Potare delle sempre verdi, o altri tipi di piante, nel momento in cui hanno giù iniziato da un pezzo il ciclo vegetativo, ne compromette la salute, la vulnerabilità a malattie e insetti, la soppressione di una buona parte dell’apparato radicale.

Una potatura massiccia danneggia gli alberi, la loro salute e la loro struttura, mentre nei secoli passati, il loro frutto, (la ghianda) era comune cibo per gli animali, spesso farina per il pane delle persone in tempi di guerra e carestia, oppure tostate, in sostituzione del caffè.

Fonte: Il Cittadino

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Pulizia e recupero terrazze

Queste muri in pietra a secco, a reggi – poggio, per ricavare un comodo piano colturale da usare nei limiti come base di viti e olivi, nei tramiti come spazio per coltivazioni stagionali, erano già segnati e connotati nel Catasto Leopoldino.
Non ne sono rimasti molti a delineare il paesaggio chiantigiano e toscano in generale, varie vicissitudini, come l’abbandono delle campagne, l’incuria e la coltivazione specializzata della vite, hanno spesso tabula rasa di queste magnifiche opere agricole.
Le poche rimaste soffrono del tempo che serve per la loro manutenzione, del fatto che i cinghiali siano degli specialisti inarrivabile nello smontare e far franare i muri, le ginestre, che una volta avvolto il tramito, pare un peccato eliminarle, ma pericolosissime per gli incendi.
Ma il richiamo della terra e la bontà della vita scandita dal sole e dalle stagioni, induce a dare un senso e a rimodellare con parsimonia il senso del passato per condurlo al futuro.

La campagna è una cosa che avvolge, specie quando si riappropria del gusto del bello, del concetto di spazio, dei rapporti fraterni che genera perdersi un mare di sogni, di viti fresche di dimora, di ulivi da ripigliare, di sere su un sasso a guardare il sole va a dormmire.

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