La mora fiorita di novembre

mora fiorita novembre 2022

Come se fosse normale vedere un fiore di macchia (rovi, per i raffinati che ne hanno sentito parlare) fiorito nel mese di novembre, come avviene fra maggio e giugno per la gioia di api e farfalle.
E’ tutto nella norma con questa temeperatura, con la guazza della notte che la rinfresca, che evapora in poche ore, con il rischio di fare la marmellata di more a Natale.

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Il carro del principe etrusco del Poggione

carro principe del poggione museo corboli asciano

Ritrovato negli anni Ottanta nella necropoli del Poggione, vicino a Castelnuovo Berardenga,lo si può osservare presso il Museo Corboli di Asciano.

Il reperto, noto anche come calesse del Poggione e risalente alla fine del VII secolo a.C. o agli inizi del VI, era stato sottoposto a un lungo restauro: è stato anche integrato con una struttura in legno che ricostruisce forma e dimensioni dell’opera.

Il carro, che forse apparteneva a un principe etrusco, che era tirato da due cavalli e aveva una seduta e uno spazio posteriore destinato ai bagagli o a eventuali passeggeri, è stato anche oggetto di ricerche condotte in parallelo al restauro.

“Si tratta”, spiega Irma Della Giovampaola, archeologa della Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo e direttrice scientifica del restauro, “di un calesse funzionale a percorsi anche lunghi, che permetteva di viaggiare seduti, idoneo a raggiungere i possedimenti del suo proprietario, oltre che al trasporto di beni, simbolo quindi del suo status, con una forte valenza celebrativa del rango del gruppo gentilizio, non solo dell’individuo, e del ruolo di controllo del territorio svolto da esso.

Sembra avvalorare questa interpretazione la collocazione del calesse all’interno della tomba, che lo lega non solo al mondo funerario, come proiezione simbolica del viaggio agli inferi ma anche come status symbol dell’aristocrazia locale”. Fonte: Finestre sull’arte.

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Le statue ritrovate a San Casciano Bagni

La conclusione della sesta campagna di scavi al Santuario Ritrovato del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (SI) ha permesso il rinvenimento del più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai scoperto nell’Italia antica e uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo.

Lo scavo è condotto dal Comune di San Casciano dei Bagni su concessione della Direzione Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province del Ministero della Cultura.

Si tratta di oltre venti statue (realizzate in parti anatomiche e al vero o secondo i canoni della cosiddetta mensura honorata, cioè alte tre piedi romani… l’equivalente di circa un metro) che raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro assieme agli antichi dedicanti..

L’eccezionale stato di conservazione all’interno dell’acqua calda della sorgente ha permesso anche di preservare meravigliose iscrizioni in etrusco e latino che furono incise sulle statue prima della loro realizzazione. La gran parte di questi capolavori dell’antichità si data tra il II e il I secolo a.C. 

Si tratta di un periodo storico di grandi trasformazioni nella Toscana antica, nel passaggio tra Etruschi e Romani.

In quest’epoca di grandi conflitti tra Roma e le città etrusche, ma anche di lotte all’interno del tessuto sociale di Roma, nel santuario del Bagno Grande nobili famiglie etrusche e romane dedicarono assieme le statue all’acqua sacra. 

Un contesto multiculturale e plurilinguistico assolutamente unico, di pace, circondato da instabilità politica e guerra.

Dalle iscrizioni sappiamo che i dedicanti giunsero da tutto il territorio di Chiusi e Perugia con molti nomi che ricorrono nel territorio di Siena. Si trattava dunque di un santuario di valenza interregionale.

Le statue dovevano essere posizionate sul bordo esterno della grande vasca sacra e ancorate sugli eleganti blocchi in travertino.

A più riprese – sicuramente nel corso del I secolo d.C. – le statue furono staccate dal bordo della vasca e depositate sul fondo. 

Dunque, non si tratta di uno scarico di materiale sacro nell’acqua calda, ma piuttosto di una deposizione rituale, mediata con la divinità. Gli atti votivi proseguirono poi fino al IV secolo d.C. con la deposizione di quasi seimila monete (in argento, bronzo e oro). 

Solo agli inizi del V secolo d.C. il santuario venne smantellato e chiuso. Il grande tesoro sacro nella vasca fu coperto da grandi tegole e al di sopra vennero calate le colonne del portico sacro a suggellare la chiusura definitiva del luogo di culto.

Lo scavo è coordinato dal prof. Jacopo Tabolli dell’Università per Stranieri di Siena e diretto sul campo dal dott. Emanuele Mariotti per conto del Comune di San Casciano dei Bagni; la tutela è diretta dalla dr.ssa Ada Salvi della Soprintendenza di Siena Grosseto e Arezzo.

La campagna di scavo è stata integralmente finanziata dal Comune di San Casciano dei Bagni e si avvale anche del contributo di società e fondazioni internazionali (Ergon, Heureka Ambiente, Vaseppi Trust, Fondazione Friends of Florence, Max Ulfane).

La conservazione e il restauro sono condotte dalla dott.ssa Wilma Basilissi dell’Istituto Centrale del Restauro in collaborazione con la dott.ssa Pozzi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo.  

Il Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze ha inoltre coadiuvato la direzione scientifica dello scavo nelle operazioni di sicurezza del cantiere di scavo e dei reperti.

La ditta Ecol-B è intervenuta nelle fasi più complesse dello scavo e per la messa in sicurezza del cantiere, garantendo un apporto fondamentale per i primi restauri conservativi alle strutture emerse dal fango.

Più di sessanta studenti e studentesse provenienti da undici università nazionali e internazionali hanno partecipato alle 16 settimane di scavo. La loro presenza non solo ha costituito un’occasione eccezionale di confronto tra tradizioni diverse di scavo archeologico, ma anche rivitalizzato il borgo medievale di San Casciano dei Bagni in una prospettiva plurilinguistica e multiculturale che è lo specchio della vita attorno all’antico santuario e alle sue statue. Fonte: Il Cittadino.

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Il cantico delle creature di Pacina

Con i tempi correnti, è un dubbio forte quello che si pone, nel parlare di un luogo e poi veder arrivare marrani a frotte con le macchine messe nel mezzo, urla, grida, e poi lancio della bottiglia, succhino, il classico pacchetto di sigarette e il lancio della cicca, con contorno di ebetismo fotografico da telefono.
Pacina è un luogo famoso e che rincuora, un’armonia che al nuvolo risalta in pieno la misticanza di colori e le sfumature di piccoli arti rondineschi e cardiologiche camminate.

Ci sta che un posto così delicato e contemplativo, porti un benessere di pensieri anche a chi, per modi, marranaggine e servilismo, sia poco portato al gusto del bello.

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La potatura acrobatica della quercia

potatura acrobatica quercia tree climbing

La parola più pertinente è pulizia, più che una vera e propria potatura.
Pulizia dal secco, dai rami malati, dai tessuti difettati, per alleggerire, per arieggiare e riempire di luce, non certo per evitare pericoli durante improvvisi uragani, la cui violenza non si può parare e non si possono evitare danni alle piante, specie quelle più grandi.
La tecnica è quella delle corde, delle carrucole, dei contrappesi, della forza delle braccia, dell’assenza di vertigini, di una cintura dotata di attrezzi da taglio manuale e meccanico, per arrivare anche dove è difficile arrivare.
Doti da atleti, occhio sempre vigile, capacità di sapere dove mettere le mani, operando in situazione di equilibrio sospeso nel vuoto.

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Il sugo di giallarelle

Gallinaccio, finferlo, Cantharellus cibarius per chi conosce il latino, oppure giallarella per chi è solito pesticciare fra i boschi del Chianti.

La sua fine perfetta è ghigliottinato dal duro del gambo, un paio di pomodorini, aglio, padella olio, (meglio se un paio di gentili insieme) e così diventa materia da bruschetta o per un piatto di pasta fra i più goduriosi mai realizzati sulla terra.

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La panchina tricolore di Castiglion Fiorentino

panchina tricolore castiglion fiorentino

Nel genere delle panchine giganti, questa di Castiglion Fiorentino è posizionata dominante sulla Val di Chiana fin verso le acque scintillanti del Trasimeno e, sullo sfondo, esiste,l’immancabile, sinuosa, bionda e azzurra vetta del Monte Amiata.

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Gli ulivi secolari di Magliano in Toscana

Nelle zone interne della Toscana, è difficile trovare piante che abbiano più di quarant’anni, perchè rispettano il ciclico calendario delle storiche gelate che hanno fatto praticamente ripartire da zero la coltivazione dell’ulivo e la produzione di olio.
Nel clima più mite della fascia costiera, invece le cose cambiano, non a caso a Magliano c’è un ulivo di ben 3500 anni (che è stato protetto da un recinto per non essere portato via a pezzetti dai visitatori) e intorno a esso, ci sono tanti bei giovincelli che come minimo hanno un secolo e che, con lo loro ampia mole alare, una volta steso i teli, diventa facile riempire tante cassette.

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Il ritorno dell’acqua al Santino e la cucina a gas

Dopo oltre un ventennio, torna a scorrere l’acqua dalla cannella del fontino del Santino.

Era stata deviata o dispersa, ma è un felice ritorno, perchè era un pregevole luogo di incontri e di merende all’ombra dei castagni, che nel sottosuolo, continuano a filtrare e affinare questo liquido prezioso.
Al contempo, c’è anche da segnalare l’opera dell’imbecille di turno che qui scarica un cassone di frasche e una cucina a gas, mentre altri omologhi lasciano secchi di vernice e un seggiolone, per colpa dei bambini che crescono e non ne hanno più bisogno.
La SEI è già stata avvertita per il ritiro.

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Le Poste sabaude della Berardenga

Francobollo-1933-Libia

In un paese di un paio di migliaia di persone e con i dintorni che fanno riferimento al capoluogo (tranne lo storico ufficio di San Gusmè, aperto ogni tanto) le Poste Sabaude, hanno una sola impiegata (o forse sarebbe meglio dire missionaria) che si occupa dei vaglia, delle raccomandate, delle pensioni, dei più vari aspetti della correntistica e del risparmio, pacchi in partenza ecc.
La sala d’aspetto, non è grandissima, ma bastevole, ma da quando gli utenti non devono fare capannello ed entrare contingentati, sono i due lati di via Roma che fanno da salotto, fra macchine in transito, pozze d’acqua che schizzano, anziani che rumoreggiano e spazio per un Postamat che non si trova.
Può darsi che qualche manager con le scarpe a punta delle Poste, abbia valutato che Castelnuovo non merita un’altra impiegata finchè il tempo volge al bello, finchè l’indolenza paesana si mantiene, finchè il costo dei pannoloni da impiegati di uffici di periferia, si mantiene più basso del costo di un francobollo.

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