Malvasia

malvasia

“Gentilezza al sapore e grazia al profumo”, parole di Bettino Ricasoli che dal feudo di Brolio, si immergeva nello studio della formula per arrivare al vino sublime.
La malvasia, in questa formula, forniva rotondità e piacevolezza, grazia e bevibilità al sangiovese, che da solo, per la sua robustezza e alta acidità, raschiava il palato ora come allora.
Tolto dal disciplinare del vino Chianti Classico ormai da diversi anni, la malvasia è la base principale del vinsanto, nei pochi vigneti che ancora la contengono.
Eppure, con il radicalizzarsi delle stagioni in un fuoco torrido, che fanno esplodere le gradazioni e la robustezza dei vini, l’aggiunta di un sano tocco di malvasia (e anche di canaiolo) potrebbero dare la spinta per la produzione di vini più piacevoli e profumati.

L’alternativa, è la ricerca di terreni posti sempre più in alto o sempre più in basso per non avere la castrazione di profumo e bevibilità offesa dal calore.

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Il panificio Caselli di San Quirico d’Orcia

panificio caselli san quirico d'orcia

Un intenso profumo di pane nel forno è quanto si avverte entro la piazza principale del paese: cosa rara, ai tempi odierni, a tutte le ore, è il soffritto di cipolla che popola l’aria nei luoghi di più intenso ciarpame turistico.
Il profumo proviene poco fuori la piazza, poco fuori le mura del paese, dove nel laboratorio una bambina gioca da una parte con un po’ di farina e il babbo sforna pane appena cotto.

Un profumo avvolgente, un pane strepitoso, realizzato con i grani antichi o i grani contemporanei, ma coltivati solo in Val d’Orcia, quindi a due passi dall’impastatrice.

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Stronzetto da Brolio

cassonetto brolio settembre 2022

La televisione – spazzatura, non è un solo modo di dire, riferito alla scarsa qualità e contenuti di vari programmi delle reti pubbliche e private, ma risulta essere un dato di fatto, visto che si può guardare già dai bordi delle strade, nelle scarpate dei boschi, intorno ai cassonetti o nelle piazzole più disparate.
Troppa televisione fa male, specie se presa alla lettera: non è che fisicamentela televisione – spazzatura, in quanto tale, va lasciata sui bordi delle strade o nelle piazzole, è solo quanto lo schermo riversa nelle case e, come il calcare nelle lavatrici, si deposita nei cervelli. La SEI è già stata avvertita per la bonifica dell’area.

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Il fogliame del pomo caco

Ultimi sprazzi di luce prima che le tenebre dell’inverno avvolgano come un mantello oscuro lo scandire delle ore, fino alla metà di febbraio, o forse oltre.
La luce elettrica è comoda, ma niente scalda e illumina come i raggi del sole.

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La storia del pisello piccolo

david piazza signoria

Un pene piccolo e in stato di riposo era considerato dagli antichi greci come sinonimo di calma e di moderazione, doti di virilità, riflessione e forza del guerriero.
In caso contrario (di pene imbizzarrito) era sinonimo di impulsività, azione di getto, scarsa razionalità e uso illogico della testa.

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Lenzuolata di funghi

Sono tutti belli a vedersi, con quei colori sfumati o cangianti quando emettono il cappello da sotto qualche foglia o alla ceppata di qualche pianta.
Tutti belli, ma molti di loro non buoni per la padella, mentre altri sono sublimi, come il cesto di funghi gentili, raccolti al tempo dell’estate novembrina.

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Raccogliere olive

vertine raccolta olive

Insieme di frullini (quelli con le scarpe a punta dicono agevolatori) batterie, teli o strisce da stendere sul terreno (e dopo l’uso scaricare e poi spostare) cassette da riempire e caricare, vento gelido nel viso, bei tramonti la sera con il cielo a cassettoni porpora, olio nuovo appena fatto sul pane.

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Le pietre di Marino Regoli sulla torre di Vertine

Quando nel 1972, Alberto Bruschi da Grassina, antiquario fiorentino, restaurava la torre di Vertine nello stato in cui è attualmente visibile (anche a distanza di mezzo secolo) affidò il delicato compito di scelta e cura delle pietre da apporre nella parte terminale a un suo grande amico e artigiano del filaretto.
Marino Regoli, un rinomato scalpellino, di rinomata famiglia artigiana, che, seduto in terra, con davanti un graticcio di protezione dalle schegge, conciò ogni singolo sasso, che andò a ricostituire il bordo della torre.
Anche ora, non è difficile scorgere quali sono le pietre messe allora: la differenza fra le pietre originarie e quelle nuove, sta nel colore.
Le originali sono più scure, le nuove appaiono molto più chiare, danno quasi la sensazione di essere state messe ora, ed in effetti, cosa sono cinquant’anni rispetto a un millennio?
Il nipote di marino, Aldo Regoli, ripercorre una storia di famiglia e un lavoro artigianale che ormai in pochi sanno svolgere in una bella pubblicazione, dove narra appunto la storia della bottega posta a Pianella, insieme agli attrezzi, le tecniche, la scelta delle pietre ecc.
Il tutto, tenendo presente che il lavoro dello scalpellino è rimasto immutato per secoli, mostrando a tal proposito dei disegni del nonno Marino che le stesse tecniche lavorative, risalgono ai tempi degli antichi greci e romani.
“L’arte di lavorare la pietra” di Aldo Regoli, edito da Youcanprint.

Fonte: Gazzettino del Chianti.

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Dianzi a Vertine

E’ l’ostinata presenza del tuo volto sereno, questo cassettone di cielo al tempo delle olive.

Dei tuoi desideri, dei tuoi rondini sogni e pensieri, del tuo battito di ciglia e d’ali.
Del tu che ti manifesti con gli scialli di seta che ti proteggono il collo dai colpi improvvisi di freddo, un po’ per vezzo, un po’ per torcicollo, savia rondine piccina.

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I lavori in bello di Rapolano Terme

Lo scorso 4 luglio, sono partiti i lavori per il rifacimento della pavimentazione, la raccolta delle acque piovane, la nuova illuminazione, l’allestimento di varie panchine e arredi urbani, (più la chiusura alla sosta delle auto) nella piazzetta di fronte al Palazzo Comunale.
Davanti all’ingresso rimane solo lo stallo dell’auto di servizio della Polizia Municipale e lo spazio per la sosta e l’accesso agli uffici per persone con difficoltà fisiche.
In tempi celeri e con risorse comunali, si è realizzato qualcosa di veramente pregevole: le nuove panchine e le nuove fioriere in coccio, con impresso il simbolo del Comune, in attesa di essere riempite di terriccio e di piante, sono un piccolo simbolo di impegno e volontà per la coltivazione del pratico e del bello.

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