Bernardo Bertolucci

il leccio di brolio

Giornata plumbea, infida di umido che raggomitola, vento e pioggia, dove vige la fiamma arzilla nel camino, che pare l’unica forma di resistenza al brivido corporeo ed emotivo che in questo momento prova anche il grande, saggio leccione di Brolio, scosso nelle foglie e nelle ghiande per la perdita di un caro amico.

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Le Aristogatte tiepide

aristogatta foto da libero blog

Borghesia piccina, proprietaria di qualche zolla sassosa, che la elevano nel corso dei decenni di mezzo scalino nella piramide di chi non conta niente.

Nasce da una spuma di acqua ramata e calce, la stirpe Aristogatta che si eleva con poche fusa e tante moine con qualche linea di febbre di studio e la coltivazione di rapporti sociali con gente intrigante quali artisti più antanisti che futuristi, caccole del vinacciolo e delle cattedre più alte, figli dei fiori che fanno divertire, ma alla fine rendono poco.

La parola d’ordine è sempre quella di far bella figura spendendo poco e rammaricarsi di non avere una rappresentanza politica adeguata al proprio animo rivoluzionario con le bollicine e le comodità del caso.
Si pretendono favori da chi si ha intorno, anche se da persone umili con cui, per logica e indole, non si avrebbe niente con cui spartire; li si liscia e imbonisce pur di arrivare allo scopo prefisso, poi li si manda in culo appena possibile dopo aver ricevuto.
Se poi le possibilità e il meteo non aiutano, a una delle tante assemblee settimanali indette dall’Accademia della Caccola si trafiggono i villani per non essere di parola, poco precisi, di carattere strambo e mai pronti a fare un piacere a chi, nell’animo suo lo rifarebbe, magari per amicizia, a qualcun altro, fra una trentina d’anni.

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Piancastagnaio

Se nel resto del mondo la terra è bassa, alle pendici del Monte Amiata si ha la sensazione che lo sia anche di più perchè per secoli la vita è stata dettata dalla raccolta dei prodotti del bosco, dal grattare alla terra un qualche sostentamento, dallo scavare fin nelle sue viscere, per un secolo, alla ricerca del cinabro, il minerale da cui si estrae il mercurio, il minerale liquido sta dentro i termometri.
Luogo nel quale ha origini un recente ex sindaco di Siena che non si schioda da seggiole, sgabelli, sdraie, scranni e luogo di gente schietta e passionale, racchiusa entro le mura di un castello e di un palazzo nobiliare (Bourbon Del Monte) che una bicicletta appoggiata potrebbe far cascare.
Il forno “Pane e pane” che fra dolci e salati è una manna per residenti e per chi passa, il bel teatro dal ricco programma, il Palio che si corre ad agosto, dopo quello di Siena, il famoso Crastatone, il non molto turismo vi arriva, il pizzicore con la vicina Abbadia.

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Delibera del Consiglio Comunale di Gaiole sul Chianti

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Si ripercorre l’iter del riconoscimento della Conferenza permanente dei Sindaci, che trova origine nell’accordo di Pontignano del 1997 e nel successivo statuto, approvato nell’anno 2001.
Nel Maggio del 2017 sono state apportate modifiche sostanziali allo Statuto, adducendo come motivazione la necessità di riallineare i testi approvati dagli otto Comuni, che non risultavano uguali.
Nella nuova versione dello statuto, venivano aggiunte indicazioni non in linea con le nostre visioni di politiche territoriali, e veniva introdotto il sistema di votazione a maggioranza assoluta al posto della precedente previsione di votazione unanime.
Durante la Conferenza dei Sindaci, appositamente convocata per l’esame delle suddette variazioni, si tenne la votazione in merito alle modifiche allo statuto vigente e, mentre gli altri 7 Sindaci presenti si espressero a favore, il Comune di Gaiole votò contro, facendo
presente che quindi non si poteva procedere alla modifica dello statuto.
Il verbale di quella seduta della Conferenza dei Sindaci è stato ufficialmente richiesto più volte da questa Amministrazione, anche via PEC, ma non è mai stato consegnato.
Da allora è stata riconvocata la Conferenza permanente dei Sindaci il 18 ottobre 2018 a cui ha regolarmente partecipato il sindaco di Gaiole. Nella seduta in cui si doveva nominare il nuovo Presidente abbiamo anche parlato della gestione associata delle funzioni di accoglienza e informazione turistica dell’ambito Chianti.
All’inizio della seduta è stato comunicato che il Comune di Gaiole non avrebbe potuto partecipare alla votazione in quanto il Consiglio Comunale non aveva provveduto ad approvare le modifiche statutarie. Il sindaco ha contestato la scelta mettendone a
verbale le motivazioni che stanno sostanzialmente tutte nel mancato rispetto del criterio dell’unanimità previsto nello statuto previgente; unanimità non raggiunta nella votazione della conferenza precedente.
In quella stessa sede il Comune di Gaiole si è mostrato disponibile a valutare la convenzione proposta, vista l’importanza dell’argomento e in quanto, come previsto dalla legge regionale, facente parte dell’ambito predeterminato. Ha chiesto dunque che gli venisse inviata la bozza della convenzione per valutarne i contenuti esatti. La disponibilità da noi mostrata, volta ad un riesame della convenzione, non è stata poi tenuta in considerazione.
Dall’esame della convenzione in materia turistica, è emerso che la funzione di coordinamento e controllo nonché l’approvazione degli atti, sarebbe stata affidata alla Conferenza permanente dei Sindaci e regolata dalle norme statutarie oggetto di modifica.

Di conseguenza il Comune di Gaiole, per poter partecipare attivamente alla gestione del settore del turismo, secondo quanto previsto dalla convenzione, avrebbe dovuto obbligatoriamente approvare le modifiche allo statuto della Conferenza permanente dei Sindaci,non avendo altrimenti diritto di voto.
Per quanto sopra espresso si rende necessario che il Consiglio Comunale si esprima sulle modifiche statutarie.

Il ‘’Manifesto dei sindaci del Chianti’’, firmato alla Certosa di Pontignano il 15 marzo 1997, fu approvato nel consiglio comunale di Gaiole in Chianti il 14 aprile 1997 con 7 voti favorevoli a fronte di 4 contrari e 2 astenuti. Il Sindaco stesso durante il dibattito su quel punto in quel c.c. ‘’tiene a precisare che non incide sull’identità geografica del Chianti, ha un solo valore di sviluppo e di rapporti con la regione’’ per poi aggiungere, in risposta alle domande preoccupate di alcuni consiglieri, ‘’che non si legge innessuna parte del documento l’estensione del nome Chianti agli altri comuni’’.
Uno tra i principali valori fondativi che fecero del Patto di Pontignano un progetto di condivisione delle iniziative di sviluppo del Chianti, fu rappresentato senz’altro dalla prescrizione che tutte le decisioni, per avere corso, dovessero essere assunte all’unanimità tra i Comuni sottoscrittori dell’accordo.
Questa apparente limitazione, oggi presa a pretesto per cambiare una regola fondamentale, non ha impedito nel tempo il crearsi di condizioni favorevoli per portare avanti unitariamente politiche del territorio e del turismo in modo condiviso.
Tutto ciò che è stato possibile realizzare in maniera congiunta è stato frutto del dialogo e del reciproco rispetto, in unacollaborazione fattiva tra pari.
Quello che oggi viene rappresentato non va più in questa direzione. Si fa riferimento a presunte, inesistenti difformità all’interno dei singoli Comuni, sui testi dello Statuto della Conferenza permanente dei Sindaci del Chianti.

Si assume questo pretesto e, forzando le regole, si procede al cambio dello Statuto stesso. Il principale obiettivo che sta a cuore ai promotori del cambio dello Statuto è
quello di trasformare il voto all’unanimità in voto a maggioranza per l’approvazione delle decisioni.
Si tratta, come risulta di tutta evidenza, di un forzatura che giudichiamo priva dei profili normativi che lo Statuto impone.

Cambiare le regole di uno Statuto che prevede decisioni all’unanimità, non può che farsi con una espressione unanime della volontà di tutti gli otto comuni aderenti.

Qualsiasi altra scelta presa a maggioranza contrasta con lo Statuto vigente ed è quindi, a nostro parere, darespingere per manifesta contrarietà alla norma.
Non possiamo altresì esimerci dal sottolineare come il criterio della maggioranza assoluta quale strumento decisionale confligga apertamente con il rispetto dell’ autonomia statutaria e istituzionale di ciascun Comune , come peraltro evocato all’art. 9 della stessa versione modificata.
Tra le altre criticità che rileviamo nella bozza di Statuto modificato, dobbiamo ancora una volta evidenziare come la commistione tra le zone di produzione del vino Chianti Classico con il territorio Chianti non giovi alla chiarezza e alla verità storica e
geografica.

La DOCG Chianti Classico definisce e protegge l’area di produzione di uno dei vini più famosi del mondo e il Consorzio del Chianti Classico rappresenta un interlocutore di primaria importanza a cui tutti dobbiamo riconoscere il diritto e dovere di tutelare e proteggere la zona di produzione, per come definita dal decreto ministeriale, e tutte quelle aziende vinicole che vi insistono e che rappresentano un motore prezioso della nostra economia.
Questo consiglio comunale ne riconosce tutto il valore economico, commerciale e sociale ed è convinto che la Denominazione rappresenti un patrimonio di cui ci sentiamo parte e che vogliamo contribuire ad accrescere.

Tuttavia non possiamo non evidenziare le differenze sostanziali che emergono tra territorio del Chianti e area di produzione vinicola del Chianti Classico. La nostra qualità
di amministratori ci impone il rigoroso rispetto delle norme, della storia e della geografia e vogliamo ricordare che non ci risulta esistere un’indicazione formale del Chianti nella sua accezione di ‘territorio’, approvata da chi ne avesse titolo, se non quella riportata nel toponimo di alcuni dei comuni che ne fanno parte. Tant’è che Greve diventò ‘in Chianti’ nel 1972 solo dopo numerose richieste, avanzate al Ministero prima e alla Regione Toscana poi, che trovarono inizialmente la ferma opposizione dei tre comuni di Gaiole, Radda e Castellina in Chianti.
Volendo invece valutare il marchio ‘Chianti’ dal punto di vista commerciale, ci permettiamo di considerare che ciò che rende forte ogni marchio è il suo stretto legame con il territorio di appartenenza, da cui origina e che lo sostanzia.

Il costante allargamento del perimetro del nostro territorio ‘Chianti’ e l’allontanamento dalle sue radici destano in noi forte preoccupazione per un rischio che avrebbe ricadute negative sull’intera area chiantigiana nella sua accezione più ampia.
A questo proposito ci sentiamo in dovere di sottolineare che un’eventuale utilizzo del perimetro della DOCG Chianti Classico, così come individuata dal decreto ministeriale 31 luglio 1932 n. 6126 quale criterio per la definizione del territorio del Chianti, vedrebbe
l’inclusione del comune di Poggibonsi, che per una porzione significativa del suo territorio ne fa parte, e che invece mai è stato fino ad oggi considerato Chianti, né minimamente coinvolto in nessun atto o accordo di programmazione o pianificazione che quest’area abbia prodotto.
Riteniamo inoltre che lo Statuto non possa contenere al suo interno – art. 11 – specifici elementi programmatici dell’attività della Conferenza, laddove si fa riferimento al progetto del Distretto rurale, in merito al quale peraltro, come noto, il Comune di Gaiole in Chianti ha espresso perplessità unicamente legate alla strumentalità che ne è stata fatta e alle modalità con cui si è giunti ad un accordo.
Peraltro siamo costretti a far notare che la stessa Regione Toscana, in una mozione approvata dal consiglio regionale della Toscana il 12 aprile 2017, n. 739, e riportata nel BURT parte seconda n.17 del 26 aprile 2017, secondo cui la Conferenza dei Sindaci del
Chianti, nella seduta del 6 settembre 2016, procedeva ‘’ a identificare i confini territoriali del Biodistretto del Chianti (nato ufficialmente il 27 settembre 2016 con l’approvazione del proprio Statuto) al fine di attribuire “identità e centralità storicogeografica”
alla zona di produzione del vino DOCG Chianti Classico, così come delimitata dal citato decreto ministeriale 31 luglio 1932, n. 6126, con l’unica eccezione data dal Comune di Gaiole in Chianti. Quest’ultimo Comune, infatti, con deliberazione 22 settembre 2016 decideva di non aderire al menzionato accordo volto alla definizione dei confini del territorio del Biodistretto.
Quanto sopra riportato è una rilevante inesattezza poiché il consiglio comunale di Gaiole in Chianti aveva in precedenza già approvato la delibera n. 20 del 29 aprile 2016 ‘Approvazione atto di indirizzo per la costituzione del Biodistretto del Chianti’,
precisando che lo stesso non avrebbe dovuto “avere una valenza geografica, tesa a delimitare ed individuare il territorio del Chianti, che peraltro attualmente è oggetto di differenti interpretazioni per la sua corretta denominazione. Il costituendo organismo
avrebbe dovuto avere la finalità di farsi promotore dell’agricoltura e dello stile di vita ‘Bio’ in tutta la Toscana”.
Giova ricordare che il nuovo biodistretto nasceva dalla consapevole fusione dei due biodistretti esistenti del Chianti Storico, con sede a Gaiole in Chianti, e di Greve-Panzano con sede a Panzano in Chianti.
Aggiungiamo che il comune di Gaiole in Chianti fa parte della Conferenza, quale Comune firmatario e aderente al Patto di Pontignano e giudichiamo assolutamente arbitraria la previsione dell’art. 19 versione modificata, secondo cui, qualora non si approvi la proposta dello Statuto modificato, si possa partecipare alla Conferenza senza diritto di voto. Riteniamo la norma escludente, divisiva e antidemocratica.
Con l’occasione saremmo grati alle amministrazioni comunali coinvolte se volessero comunicarci la sostanza ed il valore, oltreché le intenzioni, del nuovo patto sottoscritto il 5 ottobre scorso a Badia a Passignano che abbiamo semplicemente letto sui giornali
locali e per il quale non abbiamo avuto alcun tipo di comunicazione.

Tuttavia se il titolo ‘’il vero chianti siamo noi’’volesse in qualche modo significare un’estromissione del comune di Gaiole dal Chianti ne saremmo allo stesso tempo preoccupati oltreché stupefatti e, ci venga consentito, stimolati a impegnarci perché venga ripristinata la verità storica!
In conclusione ci sembra del tutto evidente che i sindaci non hanno nessun titolo a stabilire néi confini né le denominazioni territoriali .

Tali decisioni, peraltro disciplinate dall’art. 74 dello statuto della Regione Toscana e dall’art. 133 della Costituzione della Repubblica Italiana, necessitano di un ampio coinvolgimento della popolazione che prevede la sua formale consultazione e
qualunque accordo tra sindaci o amministrazioni comunali che non segua questi criteri ci appare inutile.

Non possiamo dimenticare che siamo in uno stato di diritto!!!
Chiediamo pertanto:
● ai sindaci di Radda in Chianti, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, San Casciano in val di Pesa, Tavarnelle in val di Pesa, Barberino val d’Elsa e Greve in Chianti, di revocare le delibere di approvazione del nuovo statuto tornando alla versione
originale;
● alla Regione Toscana di considerare quanto espresso sinora prima di assumere qualsivoglia decisione in merito al territorio del Chianti e ai suoi confini, e conseguentemente non riconoscere il deliberato dei comuni sopra citati perché palesemente contrario alla norma Restiamo disponibili ad un confronto che abbia come presupposto le considerazioni sopra espresse, totalmente condivisedall’intera comunità che rappresentiamo, che giudichiamo imprescindibili per il passato ed il futuro del Chianti.
Un atto di revisionismo storico e geografico che modifichi le radici di un territorio costituirebbe fondamenta non stabili per qualsiasi progetto di futuro.

Peraltro il grande prodotto di questo territorio è un vino di qualità assoluta e il più grave degli errori sarebbe far percepire che si cerca di alterarne la matrice.”

DELIBERA

Per quanto sopra espresso e per le motivazioni addotte:
a. Di non procedere all’approvazione delle modifiche allo “Statuto della Conferenza Permanente dei Sindaci del
Chianti”;
b. Di disporre l’invio del presente atto alla Regione Toscana affinché ne tenga conto nella procedura di richiesta di riconoscimento ufficiale del ruolo della conferenza Permanente dei Sindaci del Chianti;
c. di riservarsi ogni azione ritenuta opportuna e necessaria per la tutela degli interessi di questo ente.

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Il Chianti Classico Castello di Volpaia Riserva 2015, terzo nella classifica dei “Top 100” di Wine Spectator

La notizia è degna di nota solo perchè al terzo posto della classifica che ogni anno la rivista americana Wine Spectator, riserva ai “100 vini più boni del mondo” c’è la Riserva 2015 del Castello di Volpaia, prestigiosa azienda del comune di Radda.
I vini privi di emozioni e di sentimento, neri, densi e marmellatosi, che ogni anno la rivista propone nella sua fantomatica lista, non riscaldano le platee degli appassionati, ma è pura manna per i mercanti che vendono suggestioni tappate con il sughero.

Ma i successi, non finiscono qui,  nel mese di ottobre è avvenuta la premiazione di Juan Camilo Quintero, cuoco dell’Osteria di Volpaia, come Cuoco Emergente 2018, al Festival della Gastronomia di Roma.

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Matteo Renzi in giro con l’Ape per la Toscana

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M’ha detto la mi socera che nei giorni passati Macron ha portato per le piazze più di 400.000 persone bardati con le mantelline gialle.
E’ da qui che si deve riparti’, dai contatto con la gente, da chi coce le salsicce, dai nostri amministratori in prima linea che riempiano di comunicati i giornali, dalle signore fanno il panello con l’uva, da chi governa i polli e fà l’orto, dalle famiglie che vanno al cine di domenica, dai cinghialai ,dai tifosi della Fiorentina, da chi passa le giornate davanti ai garagi o nei pallinai.
Fino alle feste di Natale girerò la Toscana in lungo e in largo con l’apino, che all’anagrafe ha motore 50, ma dopo che mi ci ha messo le mani la mi socera, impenna come pochi e fa le buche in terra.

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I lavori infiniti dell’uscita di Castelnuovo Berardenga Scalo

Iniziarono oltre due anni fa i carotaggi per saggiare il terreno per erigere il cavalcavia per dare uno sbocco immediato alla piccola frazione di Castelnuovo Scalo, suddivisa a metà fra i comuni di Asciano e di Castelnuovo Berardenga,  come accade solo nei film con Totò e il mitico Fernandel.
Gli abitanti della frazione, la fornace di laterizi, il centro raccolta della spazzatura, (che d’estate pare di respirare “l’incenso“) l’altra frazione di Guistrigona, la pista di kart, dal momento del raddoppio della strada di scorrimento Siena – Bettolle, si videro privati dell’accesso diretto all’arteria principale, rimanendo un po’ in disparte dal mondo.
A ciò avrebbe dovuto ovviare la nuova uscita autostradale con il cavalcavia, ma oggi, da anni, tutto è fermo e corredato dalla provvisoria rete arancione che troppo spesso si è abituati a vedere perenne.
Sul lato della ferrovia, tre i piloni completati, uno rimasto allo scheltro di tondino di ferro, dall’altra parte lo scavo e la breccia per ospitare l’altro pezzo di strada che ora è niente.
Solo per informazione, il raddoppio della Siena – Bettolle, venne realizzato da un noto costruttore, ardimentoso collezionista d’arte e di Madonne. Fonte: Il Cittadino.

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Alla Biblioteca Comunale il mercato del libro usato

libri, foto da investire oggi

Dal 22 novembre al 5 gennaio 2019, nella Sala storica della Biblioteca Comunale degli Intronati (via della Sapienza, 5), torna il “Mercatino del libro usato”.Dal lunedì al venerdì, in fascia oraria 15/19, e il sabato, dalle 9 alle 13, saranno messi in vendita, con prezzi dal valore simbolico, libri di ogni genere: per bambini e adulti. Di letteratura italiana e di quella straniera, manuali, guide, saggi, testi in lingua originale.

L’iniziativa intende valorizzare i volumi dismessi dalla Biblioteca e quelli donati da privati che non sono stati recepiti nel patrimonio bibliotecario. I proventi dell’iniziativa verranno interamente utilizzati per l’acquisto di nuove opere. Presente anche una sezione di libri provenienti dalla Biblioteca della Casa Circondariale di Siena, che saranno venduti a un euro (oppure ad offerta libera): il ricavato servirà ad acquistare libri destinati alla lettura in carcere. Fonte: Radio Siena Tv.

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La raccolta delle olive nel Chianti

Sulle carte geografiche è più facile a un italiano o uno straniero individuare Macondo o Vigata (luoghi fittizi della letteratura) che indicare con esattezza il Chianti, luogo usato a fisarmonica, spesso per coprire interessi commerciali.

Un’entità resa astratta e associata a ogni luogo in Toscana dove sia piantata una vite, ma nella realtà dei fatti, è conosciuto poco il fatto che, storicamente e geograficamente è una zona ben precisa e definita, di dimensioni neanche tanto grandi.
E in questo fazzoletto di terre pieno di sassi, è in corso in questo momento la raccolta delle olive, di quell’oro verde che per le asperità del suolo, una pianta riesce poco più che a dare una bottiglia da litro del pregiato condimento.

E tutto si svolge fra improvvise nebbie del mattino che bagnano le piante, con la necessità di aspettare che il vento o il sole le asciughino, con le pendenze del terreno, con gli infidi rovi che raschiano i teli, con i daini, che rosicchiano le foglie e fanno perdere molta parte della loro produttività agli ulivi. Il freddo ha bruciato in gran parte la varietà dei coreggioli. Ne esce di conseguenza un olio più dolce al palato e meno piccante.

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Marmellata di pere cotogne

La coltivavano già i babilonesi, mentre per i greci era il frutto sacro di Afrodite, mentre il suo profumo serve ancora a profumare cassetti e armadi.
Nel vertinese ci sono alcune piante, i cui frutti a razzo, vengono trasformati n marmellata prima che le intemperie o il marciume le rendano inutilizzabili.

Si bolle per una decina di minuti il frutto intero, si sbuccia, si leva il torsolo, si taglia a pezzi grossolani e si rimette a bollire con un paio di bicchieri di acqua e trecento grammi di zucchero a chilo di frutta. Alla fine, prima di invasettare (contenitori lavati e sterilizzati a 120 gradi nel forno) un’ aggiunta di cannella in polvere, ne trae spaventoso beneficio.

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