Glicine e ciliegio

Sua maestà il ciliegio in fiore, ultimo fra i frutti a partire, con alberi bianchi a cascata che sfoggiano tutta la loro eleganza in contrasto all’azzurro intenso per aria.
Il glicine, partito a comporsi anch’esso nei suoi petalini bianco lilla, pronto a riempire con l’inconfondibile profumo.

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Impostare le viti al terzo anno

Al secondo anno, le viti erano state potate poco sotto l’altezza del filo di cortina, a tal punto a foglie perse, si ottiene una vite disposta a ventaglio o candelabro, che consente al taglio di avere il tralcio giusto per qualsiasi impostazione: cordone, guyot, archetto.
Adocchiare il tralcio più robusto, più diritto, più predisposto alla piegatura e tagliare tutto il resto. E’ più facile a fare che a spiegare.

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I pulcini al caldo di una lampadina

Piccini e gialli, borbottanti, con una vestaglina leggera indosso, mentre ancora il clima è fresco e non ben assestato, cosa che li fà tremare dal freddo.

Si radunano sotto il tepore di una lampadina, poi, ripresa la circolazione si guardano in giro per capire se è possibile rientrare dentro l’uovo.

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Berardenga: consegna delle mascherine presso la Seicento

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La Regione Toscana dispone la distribuzione gratuita delle mascherine protettive per i tutti i cittadini, da organizzarsi nei vari comuni.

Alcuni hanno optato per la consegna porta a porta, altri, avendo il territorio comunale ampio e popoloso hanno optato per smistare il materiale sanitario in punti vari e ben riconoscibili del territorio.

Nel capoluogo della Berardenga, tutti conoscono il punto di sosta fisso della Seicento rossa murata sulle strisce del passaggio pedonale, ed è qui accanto che avverrà la consegna alla cittadinanza.
Un solo membro per famiglia si può presentare al banchino in Piazza Marconi: giovedi 9 e venerdi 10 aprile dale 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30.

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Innesto a zufolo del castagno

Il momento per far convertire i castagni in marroni usando la tecnica dell’innesto a zufolo è maggio.
La pianta domestica e selvatica sono cariche di acqua e basta trovare dei tralci di marrone con gemme che si incidono intorno, creando piccoli cilindri che si staccano dalla pianta madre avvitandoli su se stessi e si applicano al castagno sbucciandolo come una banana e infilandolo dentro a forza ma senza rompere lo zufolo sigillando la parte superiore con mastice e chiudendo a carciofo le ali della buccia di banana.

Tempo un paio di anni e si raccolgono i primi ricci.

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La cappella in ricordo dell’uccisione di Fabio Chigi Saracini

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Era una tranquilla giornata di ottobre dell’anno di grazia 1906, nella quale quattro amici si trovarono a fare una battuta di caccia alla lepre, nei terreni di Felsina, presso Castelnuovo Berardenga.
Il proprietario della tenuta, assessore al comune, conte Piero Busatti, Emilio Piccolomini, Fabio e Guido Chigi.
Un colpo di fucile, la lepre che in apparenza pare morta, ma poi riesce a muoversi, Fabio Chigi che si muove per andarle incontro, un altro colpo di fucile in quell’istante, sparato da Piero Busatti, Fabio Chigi, colpito a  morte, si accascia in terra.
Il conte Busatti telegrafò alla Pretura di Siena  per informare dell’accaduto, a cui seguì uno spassoso telegramma in burocratese ancor oggi in auge del Brigadiere Ronchetti: “Brigata Busatti Pietro, Piccolomini Emilio, Ponticelli Guglielmo, Chigi Guido, Chigi Fabio. Passaggio lepre sparando diversi colpirono accidentalmente Fabio Chigi fianco destro, rimanendo quasi istante cadavere che stessi trasportarono vicina casa colonica”.
Successivamente ci fu un processo che stabilì si fosse trattato di un incidente di caccia.
Dell’immenso patrimonio, erede diventò Guido Chigi Saracini, che nel momento dell’uccisione dello zio, si trovava a Londra, immerso negli studi musicali, fresco sposo dell’americana Bianca Kaschmann dal quale si separerà anni dopo e non avrà eredi.
Rientrò immediatamente da Londra per curare i possedimenti e acquistò dal conte Busatti il pezzo di terra nel luogo esatto dove spirò lo zio, un fazzoletto di 14 x 19 metri presso il podere Terra Rossa.
Qui, venne eretta, su progetto del famoso architetto Antonio Canestrelli (restauratore fra l’altro delle Abbazie di San Galgano e di Torri) una piccola chiesa in stile neogotico in ricordo del tragico fatto, visitabile all’esterno attraverso un percorso denso di bellezza.

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Franato il campanile della chiesa di Lecchi in Chianti

chiesa compagnia del corpus domini lecchi foto di susanna cioni

Il silenzio della notte, rotto da un rumore cupo di pietre e campane che franano, finendo prima sul tetto, poi sul pavimento della chiesa della Compagnia del Corpus Domini di Lecchi, frazione di Gaiole in Chianti, diocesi di Arezzo, Parrocchia di San Martino.
La navata destra devastata e con un grande foro da cui si vede il cielo e le intemperie che possono portano ulteriori danni all’edificio.
Nella frazione chiantigiana, al brutto momento corrente, c’è da aggiungere questa ferita profonda al presente e ai ricordi di tante persone.

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Spaltenna alla fine degli anni ’60

spaltenna fine anni '60

Uno scatto in bianco e nero vecchio di cinquant’anni, al netto di una costruzione ex centro enologico da anni in disuso e del bombardamento di cipressi che oscurano il paesaggio.

Un affresco del Chianti come era e del fascino provocava nei viaggiatori di ogni dove che, colti da fulmine, si innamoravano all’istante dell’armonia di secoli che aveva dipinto la campagna e scandito la vita delle persone, al centro di grandi fatiche.

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Proverbi aretini

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Il sito del Quartiere di Porta Crucifera è una manna per gli appassionati del settore dei proverbi aretini: una carrellata di modi di dire esilaranti e taglienti.

Botte picina vin bono … ma no ne’ tappi

Cacati in mano e datti du’ labbroni
Che se fa la pesca del Giunti, acqua fino ale palle e pesci punti
Co la calma e la vasillina, l’elefante ’nculò la galina
Come disse la supposta al missile: “Beato te che vè ‘n cielo”
Cusì ‘nnè ‘l modo, come disse quel ch’afogheva
E’ come ’na forchettata de noci
E’ fatto ’l guadagno de Cazzella, che vendiede el cavallo per pigliar la sella
E’ come la moglie del poro Trumbino: men de gniente
El caldo dei lenzoli un fà bullire la pentela
El peggio c’ha da venì, disse quello che ingollò la roncola e arcacò ‘l manneco
Fa come Sant’Alò: prima murì e pù s’amalò
Fior de limbuto, eri coglione e te s’è mantenuto
Il maiale fa male … se t’aciacca
Io armango, come disse quel che perse ’l treno
Nel capo c’hè du scatoline: una è vota e una ’n c’è gniente
Non ce la faccio più, come disse quello che cacò sull’ortica
Poca lana, disse quello che tosava i maiali
Pe’ malati c’è il Ferrochina, pe’ coglioni un c’è middicina
Santa Firmina, Le Poggiola e Chiani n’unne stan fermi co’ le mani
Se ‘l coglion volasse, te darebbon da mangià‘ co’ la fionda
Sè più coglion de Cacco, ch’andava a cogliè’ i bacelli co’ la scala
Sè più coglion del Bista, che piantava i fagioli co’la rivoltella
Speriamo che duri, disse quello che barullava dal tetto
Tanto vulivo scendere, come disse quello che barullò de bicigretta
Unn’ho mica pocciato dal pomello d’una seggiola
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La cinghialessa con prole nella vigna

cinghiala con figli chianti

Idillio campestre di mamma con piccini, un giro di illustrazione e di apprendimento delle varie varietà d’uva, della loro qualità gustativa e zuccherina, dei tempi di maturazione fra tipologie diverse: merlot, cabernet, malvasia, sangiovese, per gustare al meglio, quando saranno pronti, i grappoli più sostanziosi.

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