Apericena nel Chianti

cinghiale vertine chianti

Apericena, neologismo linguistico e moda sociale nata nell’orario del giorno che va dopo la merenda e prima della cena, a cui meglio si adatterebbe il termine “rinforzino”.
Nel Chianti, questa usanza, non ha molto attecchito, preferendo le persone di gran lunga una bella fetta di pane e prosciutto o rigatino, più bicchiere di vino, a desina come a cena.
Solo una categoria di abitanti, la più numerosa, mette in atto la pratica degli stuzzichini a orari inconsueti: ottimi germogli di ributto primaverile del bosco, prima di buttarsi di gran foga alla ricerca dei grappoli più sublimi.

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Vertine nel TG Regionale della Toscana

Malignamente, già prima della messa in onda del servizio televisivo, si può dire che le interviste vengono meglio se fatte a livello superiore di altitudine rispetto che se fatte al livello del sottostante torrente.
Una mattina fresca, radiosa di colori primaverili trascinati, nei profumi da un leggero vento, con il ciliegio selvatico accanto alla torre, in pieno svolgimento, come il lilla negli orti, le rose fra le siepi, le peonie al massimo del loro vigore, le foglie di sangiovese.

Il giornalista della Rai regionale, Robert Lee,  un operatore, il sindaco Michele Pescini, a riprendere l’elegante salotto di Vertine e a spiegare un territorio dove non si registrano casi del terribile virus.
Una campagna vuota, che lentamente si sta svegliando dal letargo invernale, poche persone che vivono in ampi spazi, dove le notizie tragiche non sono vissute in prima persona, come purtroppo, accade da altre parti. Fonte: il Cittadino

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Il rosa della peonia e dei fiori del melo

Il tocco rosa nella vita, sotto forma di peonia e di riflesso, nel pugno chiuso del bocciolo del melo, che prima di aprirsi, diventando bianco, ha delle sfumature in tono con la maglia del vincitore del Giro d’Italia, in petali di sangiovese da salasso, nel futuro, che dipende dalla voglia che si ha di continuare a genufletterci o meno.

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Rosa bianca, glicine e narciso

Conferenza stampa di fine settimana per illustrare le cose importanti si pongono di fronte alle persone che non hanno mai smesso di sognare.
Arriva all’improvviso e solitaria, la prima rosa candida, s’inorgoglisce il viola con finalità azzurre del glicine, si acquieta la solarità del narciso, sempre un po’ troppo presente.

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Luis Sepulveda

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Durante la notte è avvenuta la fioritura del lilla e al venticello fresco della mattina pareva che fosse una giornata malinconica atta ai tempi, ma vergata da un briciolo di serenità.
Quel lieve profumo con lo sfondo della torre si è raggelato nel momento in cui dalla sorella Spagna, è arrivata la notizia che un raffinato narratore di storie, spesso di ultimi, è stato rapito alla scrittura e alla poesia.
Non ce l’avevano fatta gli sgherri di quel bandito di Pinochet, non era riuscito loro levare di mezzo quel giovane guardiano del Presidente Allende, ce l’ha fatta un nemico oscuro.

Là, non ti sarà difficile trovare un bicchiere di rosso da condividere con Don Pablo, là non ti sarà difficile trovare quel sognatore di Presidente a cui hai dato protezione.

A noi rimangono le tue storie, i tuoi libri, l’orizzonte come sogno da inseguire.

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La porta del cielo del Duomo di Siena

Salendo i 79 scalini di una scala a chiocciola ricavata nell’olimascolo destro della facciata (uno dei due alti pinnacoli ai lati del portale) si raggiunge il sottotetto da cui, attraverso un camminamento, è possibile ammirare la cupola dalle dodici vetrate ottocentesche e le sei statue dei santi senesi collocate intorno al tamburo.

La zona è stata completamente restaurata e risanata dal guano dei piccioni e dall’attacco delle termiti. Il restauro è stato molto laborioso e ha riguardato varie parti delle navate destra e sinistra, includendo un’area in cui sono esposti alcuni strumenti usati dalle maestranze locali nella costruzione della cattedrale.

Su una parete è posto un espositore con campioni di marmi locali tra i quali notevoli il bianco venato di Siena, il nero serpentino di Crevole, il giallo di Siena, il calcare rosso ammonitico di Gerfalco. La visita prosegue anche sull’affaccio esterno della cupola permettendo di ammirare sia la parte della città posta a sud est (bellissimo scorcio su Piazza del campo, sulla Basilica dei Servi e sul facciatone del Duomo nuovo) sia quella esposta a nord ovest (vista della Basilica di San Domenico, della fortezza Medicea e del tribunale di Siena). Passando poi sulla navata sinistra in corrispondenza della lanterna della cappella del San Giovanni Battista, s’incontrano le cinque volte a crociera della navata.

Da quel punto di vista privilegiato è possibile vedere che sono separate da muri di notevole spessore: sono le basi dei contrafforti che furono eretti a sostegno della navata centrale dopo i disastrosi terremoti del XVII e XVIII secolo. La manutenzione degli oltre cinquemila mq di coperture è costante e svolta con cadenze programmate.

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Pasolini e la deformazione del paesaggio

pier paolo pasolini

Del tema della “Speculazione ediliza” se ne era già occupato Italo Calvino in un romanzo nel quale narra le vicissitudini delle colate di cemento e della devastazione del paesaggio in Liguria nel 1963. Breve romanzo di agile lettura che diventa una mazzata al cuore.
Poi, nel 1974, in qualche stralcio televisivo più volte riproposto, si vede Pier Paolo Pasolini, in compagnia di Ninetto Davoli, che con la macchina da presa, mette a fuoco la bontà del centro cittadino di Orte e allargando la visuale della camera, mette in luce i primi palazza a volo di ignoranza che gli sono stati costruiti intorno.
Il consumo di suolo e di nefandezze non si è fermato: l’economia non passa dalle vicende dell’architettura, ma dell’edilizia, prendendo delle pieghe infette in certe parti del paese, creando dei non luoghi anche all’interno dei piccoli borghi.
In fase turistico ricettiva si parla di idromassaggi fra torri e chiese dell’anno mille, di mura, di cancellazione di case coloniche, di piste per elicotteri, di cimeli massacrati per il solito benessere di pochi condito di varia ignoranza.
“Le mani sulla città di Francesco Rosi”, un film da vedere e rivedere.

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Alessandro Lisini sindaco a Siena fra Montalcino e Vagliagli

Per chi conosce le buone bottiglie di vino, in questo caso il Brunello, Lisini è un nome che evoca grandi stappature e occasioni condivise, la cui storia affoga le barbe nell’Italia dei tempi di Giolitti, fatta di grandi proprietà agrarie, rette da poche, facoltose famiglie.
Alessandro Lisini, percorre tutta la sua carriera all’interno dell’Archivio di Stato di Siena, divenendone direttore per ben 24 anni, prima di essere nominato direttore dell’Archivio di Stato di Venezia.
Dal 1900, al 1905, sindaco di Siena, a lui si deve la realizzazione di un imponente opera di  beneficio idrico alla città come l’Acquedotto del Vivo.
Lasciò al figlio Ludovico l’azienda a Sant’Angelo in Colle di Montalcino, alla figlia Emma, la tenuta delle Groppole presso Vagliagli (per chi viene da Siena prima di quel colosso di cemento riemppito di gente) dove morì nel 1945.
Un suo libro fondamentale è ” La Torre del Mangia”, edito nel 1925.

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La quercia secolare e gli anemoni

Servono tante persone per riuscire a cingere in un abbraccio il tronco di questa quercia secolare che tante ne ha viste e tante persone ha visto passare piccole come anemoni dai vari colori sotto le sue chiome che ogni anno, in questo periodo, prendono nuova vita.

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Chiuso anche l’eliporto Laurel & Hardy di Vertine

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Venendo meno l’apertura di rosticcerie e bracerie disposte lungo la costa tirrenica o nelle località interne, viene meno anche la necessità di mettere i piedi sotto un tavolo arrivando dal cielo come comete.
Il buon turismo colto e non invasivo, si riserva nuovi piani di volo nel momento in cui la gastronomia sarà tornata partecipata.
Per emergenze sanitarie e di forze dell’ordine, è possibile atterrare sempre nel verde del campo sportivo di Gaiole, distante poco più di un chilometro.

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