Pasolini e la deformazione del paesaggio

pier paolo pasolini

Del tema della “Speculazione ediliza” se ne era già occupato Italo Calvino in un romanzo nel quale narra le vicissitudini delle colate di cemento e della devastazione del paesaggio in Liguria nel 1963. Breve romanzo di agile lettura che diventa una mazzata al cuore.
Poi, nel 1974, in qualche stralcio televisivo più volte riproposto, si vede Pier Paolo Pasolini, in compagnia di Ninetto Davoli, che con la macchina da presa, mette a fuoco la bontà del centro cittadino di Orte e allargando la visuale della camera, mette in luce i primi palazza a volo di ignoranza che gli sono stati costruiti intorno.
Il consumo di suolo e di nefandezze non si è fermato: l’economia non passa dalle vicende dell’architettura, ma dell’edilizia, prendendo delle pieghe infette in certe parti del paese, creando dei non luoghi anche all’interno dei piccoli borghi.
In fase turistico ricettiva si parla di idromassaggi fra torri e chiese dell’anno mille, di mura, di cancellazione di case coloniche, di piste per elicotteri, di cimeli massacrati per il solito benessere di pochi condito di varia ignoranza.
“Le mani sulla città di Francesco Rosi”, un film da vedere e rivedere.

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