La piaga della pipì del cane

siena pisciata di cane

Niente di nuovo sotto il sole, ma da quando si poteva uscire di casa solo per portare i propri pelosi a fare la passeggiatina diuretica, i quadrupedi sono aumentati in maniera imponente.

Solo che la mano destra tiene il guinzaglio, la sinistra il telefono – con l’attenzione incentrata su esso – in più, una terza mano non esiste, quindi la mattina un odore – non di pane – accoglie operanti e visitatori nelle città, con muri storici scialbati di pisciate di cani, quando non c’è accanto qualcosa di più sostanza.

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Paolo Virzì nella Berardenga

Era il 20 luglio del 2008, per la rassegna “Cine e Chianti”, che arrivò nell’allora viva e aperta Villa Chigi Saracini, il regista livornese Paolo Virzì, a cui era dedicata l’intera manifestazione.
La sera precedente, sempre alla Villa, si era svolto l’incontro con la bravissima attrice siciliana Isabella Ragonese, protagonista del film “Tutta la vita davanti”.
Nel tardo pomeriggio del 20 luglio, giunse a Castelnuovo Paolo Virzì in un completo bianco leggero con panama dello stesso colore, accompagnato dalla di lì a poco futura moglie Micaela Ramazzotti.
Alle ore 21, l’incontro del pubblico con il regista a cui seguiva la proiezione del film “Io e Napoleone”.
Solo che capitò un inconveniente: la Ramazzotti ebbe un mancamento e furono costretti a far giungere sul posto un’ambulanza, ma non poteva passare perchè la ztl del centro storico era coperta di macchine.
Il sindaco di allora, conscio della figura azotata che stava montando e del ritardo nell’assistenza che poteva essere data alla giovane attrice, tuonava e malediva quelle macchine lasciate nel mezzo da suoi maleducati concittadini e avrebbe pensato lui a risolvere celermente la questione.
Sono passati ben tredici anni, ma Paolo Virzì non ha rimesso piede a Castelnuovo, in compenso, nel centro storico, da quel momento, si sono succedute ogni giorno, decine di medelli di macchine a seconda dei gusti o delle possibilità dei maleducati che non hanno mai smesso di lustrare con l’olio da motore perso sulle lastre, l’araldica civile del borgo.

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Gaiole, il daino a passeggio in via Galieli

daino a passeggio via galilei gaiole

Un daino tranquillamente a passeggio fra il marciapiede di via Leonardo da Vinci e l’incrocio con via Galilei, fermandosi anche allo stop, guardando il sopravvennire di una macchina.

Questa è una normale mattina in uno dei tre capoluoghi del Chianti, dove anche gli animali più timorosi del bosco, hanno preso a fidarsi della quiete dei piccoli centri abitati.

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Le movenze leggere di una rondine innamorata

La volta della Cappella Sistina, nella botte affrescata, diventa due indici che non si toccano, come le meravigliose convergenze parallele, allegoria del parco giochi dei governi centristi.

Colei che qui sopra vola e si rispecchia è un arguto sguardo sensibile di donna, una rondine un po’ civetta a cui è toccato in dono vedere le cose dall’alto ed essere specchio di ogni cosa di terreno e bello che l’occhio umano vede.

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Il Parco delle foglie in macerazione

radda fontana parco della rimembranza e foglie a macero

Fontana dei giardini di Radda, malinconia di ciò che è stata l’estate ora a macero nella vasca di un acqua simil toscano a mollo, in attesa che le ultime colleghe decidano di staccarsi e poi rimuovere tutto.
Brinata, tramontana, neve gelata, con l’unico pensiero al camino.

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Le ali della libertà

Le ali di una libertà acuta, sono quelle di una variabile tipologia di animali che vanno a piluccare gli agresti lasciati indietro con la vendemmia di fine settembre, inizio di ottobre e si contentano di avere in dote pochi, ma saporiti chicchi d’uva a suo tempo lasciati indietro perchè verdi e di poca qualità.
Le esigenze continuative di superfluo, condite di poca umiltà e senso della realtà, sono quelle catene che alla lunga stritolano sogni e speranze di una crescita collettiva.
Amare quel poco che c’è e farselo bastare, coniugando verbi e sogni al plurale in sintonia con quanto si ha intorno suona come una campana che annuncia una nuova Liberazione.

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Espiantare olivete per fare vigne

berardenga demolizione oliveta per fare posto a vigna ottobre 2021

Si era iniziato poco tempo indietro a distruggere e bruciare splendidi olivi in produzione nella zona di Vertine per realizzare una piattaforma dove far poggiare un elicottero, dalla quale trasportare annoiati ospiti di una attività turistica a mangiare i frutti di mare in Versilia o per andare a fare spesa in qualche bottega per billocchi danarosi.

Nella zona di Pievasciata, vissuti residenti ricordano i recenti abbattimenti di terrazzamenti e di olivi per fare posto a immensi vigneti che danno un antistorico vino al sentore di legno tostato.
Sempre nel medesimo comune, un’oliveta è stata abbattuta probabilmente per fare posto a un’altra vigna.

La Regione Toscana permette l’ampliamento delle coltivazioni vitate, per dare dietro alla foga di vino e di ampliamento dei vigneti, omettendo di ricordare che il paesaggio da lei stessa tutelato, ne viene molto a fallare, con una coltivazione di pregio come l’ulivo, ridotto al rango di legna da ardere.
E’ anche vero che la forma di allevamento più in voga nella regione del Pegaso è di norma l’abbandono, salvo ricordarsi poi – in tempo di raccolta – quanto sia buono e pregiato sul pane l’olio (al netto di molte nefandezze qualitative in dama e in bottiglia).

E’ tutto il solito maledetto castello di carte, associazioni, imbuti, indotti e burocrazia, che alimentano a piccoli grandi passi un’industria della campagna, dove spesso le Amministrazioni sanno poco o fanno finta di niente per favorire quello si chiama “sviluppo del territorio” da parte di qualche nuovo agricolo miliardario che proviene dallo spazio.

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La panchina dell’amore imperdibile

berardenga la panchina dell'amore mai perduto

Da qui si ha vista su una serie di ondulazioni intarsiate di panpani, avvolta, come una coperta calda ma leggera, in un tepore di foglie ironiche, pungenti e puntigliose.

Il volto di una rondine che arde perennemente negli organi appositi.

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Abbandono di spazzatura con gattino

Strada Provinciale 2 di Molinlungo, in corrispondenza di un vecchio casottino dell’Anas, dove si congiungono i comuni di Radda e di Gaiole.
Solito incivile lascito di rifiuti quali una serie di taniche e un mastello da vino rovesciato, pieno di ogni bene, stracci puzzolenti di gasolio, scatole e scatoline, dove si intravede una pelliccina bianca e grigia che si muove.
Un piccolo gattino forse abbandonato insieme ai rifiuti, forse lasciato lì da qualche altra anima fetida e dove, tremante e affamato, ha trovato ricovero.
Il gattino ha l’energia della tigre per la paura, ma anche un avvenire sicuro presso alcune signore dal cuore grande che lo stanno coccolando.

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Danilo Rossi: lettera sulla Cultura al Corriere della Sera

danilo rossi foto da edumus

Carissimo, Aldo Cazzullo, dopo una estate stracolma di allori sportivi, medaglie, campionati europei vinti,​ l’autunno é il periodo dei grandi concorsi internazionali musicali.

Al Concorso Pianistica Chopin di Varsavia l’Italia ha ottenuto il quinto premio con Leonora Armellini, 29 anni e il secondo premio con Alexander Gadjiev 27 anni.

Al concorso violinistico Paganini di Genova invece l’Italia con Giuseppe Gibboni 20 anni ha vinto il Primo Premio assoluto, cosa che non succedeva da 24 anni. In nessun giornale nazionale e in nessuna TV nazionale é stata data questa notizia.

Inoltre nessun politico con ruoli istituzionali importanti, dalla cultura alla scuola all’università, ne ha parlato.

Mi risulta che i vincitori di medaglie varie, olimpiche o tornei, dal tennis al volley, vengono invitati dal Presidente del Consiglio o addirittura dal Presidente della Repubblica.

La cultura al primo posto? Se fosse veramente così questi straordinari giovani sarebbero su tutti i giornali e su tutte le televisioni e sarebbero già stati invitati dalle più alte cariche dello Stato.

Invece nulla di tutto questo è accaduto.

Quindi in realtà siamo il terzo mondo culturale? Mi piacerebbe avere un riscontro a questa mia domanda.

P. S. Aggiungo anche che pochi giorni fa l’Accademia Bizantina, ensemble italiano di musica barocca ha vinto ai Grammy il premio come seconda miglior orchestra al mondo!

Anche in questo caso, silenzio totale!

Danilo Rossi, Prima Viola al Teatro La Scala di Milano. Fonte: WL Magazine.

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