Talamone

Di tutto questo, in un giorno in cui non c’è quasi nessuno, solo un papavero come pensiero e come ricordo, rosso sgargiante oltremodo e con una resistenza al vento, che pare tessuto, come quello di cui si coprono le trippe i cardinali.
Quel papavero ruba la scena, avvolge lo sguardo, pare un cuore che batte riflesso nel mare, appollaiato in un cucchiaio di terra in tanta roccia soda.
Pare avere occhi, voce, capelli, un volto: abbronzato, occhiali, sguardo arguto che rapisce per limpida ironia e un morbido sorriso affacciato a una finestra in un giorno di Palio.
Una natura femminile che si manifesta in ogni spicchio dei suoi brividi emotivi di bellezza.

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San Gusmè, il paese degli ombrelli

In occasione del premio “Bacco sportivo” svoltosi alcuni giorni fa, il cielo sopra piazza Castelli di San Gusmè, si è coperto fantasiosamente di ombrelli colorati sospesi, dove le rondini giocano gridando e schiamazzando fra loro di gioia, come si trovassero in un luna park tutto per loro.
Un allestimento semplice e allegro, che farà il giro del mondo in migliaia di foto, che farà da tetto alle varie iniziative in programma per tutta l’estate.

Il segno di una piccola comunità che crea, gioca e ha un forte senso di appartenenza e cura per un paese piccolo, ma di grande bellezza.

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La rosa dell’arco

Da poco prima le sette a poco dopo le otto del mattino, è l’unico momento in cui il sole riesce a varcare le antiche mura di Vertine e illumina la rosa scomposta che si innalza sul terrazzo all’arco, dove il peso del fascio di fiori, sembra la voglia trascinare in terra.
Nei giorni, le rose si scompongono, sulle lastre si formano gruppi di petali appassiti, che il buon cuore di qualcuno spazza, se prima non le ha trascinati via il vento, disperdendoli per i campi dal varco della porta di sopra o di sotto, a seconda di dove spira.

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Le fioriere anti macchine di Rapolano Terme

Come con un po’ di fantasia e intelligenza si riesca a ingentilire un tratto di strada e invogliare gli automobilisti più scortesi a mettere la macchina per il verso giusto e non mettendola affatto dove le persone sono use ritrovarsi a scambiare due chiacchiere.

Il materiale delle fioriere, il travertino, a Rapolano è di facile reperimento, ma l’arguzia di usarlo per abbellire e parare il parcheggio selvatico è un notevole passo in avanti, che non porta a tagli del nastro quotidiani con annesse foto di rito e comunicatini stampa, ma comporta, per chi ci vive, un notevole passo in avanti nella qualità del fruire civilmente le bellezze di un luogo.

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Siena, città senza bagni pubblici

cesso più bello di siena le lupe

Bella non è quella parata di lamiera posta a schermare la ceramica dove un pisciolino d’acqua scorre, posta a lato delle Lupe della Barriera di San Lorenzo, ma almeno è efficente.
Nei giorni scorsi venne fuori la storia di un disabile in carrozzina cacciato da un bar, che finì per farsela addosso, dato che attualmente i bagni pubblici sono inutilizzabili perchè in ristrutturazione.
I mesi invernali sembrerebbero fatti apposta per la manutenzione: poca gente in giro, pochi e rari turisti a visitare le meraviglie in museo o a cielo aperto di una città splendida, che ai tempi di quando era una Repubblica indipendente, aveva l’Ufficio dell’Ornato per il decoro, e la cura del bello per allietare i senesi e i visitatori tutti, che dovevano vedere una città linda e accogliente.

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Il turismo buzzurro nel Chianti

vertine gallo di paiolo

Sembra un paradosso, ma ai vacanzieri che arrivano e partono in elicottero, da e per le fritture costiere, sia che il sole è già ben alto, sia che la luna e le tenebre, hanno già preso il sopravvento, sturba, la mattina presto, al primo albeggiare il “frastuono” che provoca il canto del gallo che risuona nel silenzio della campagna.
C’è anche da fargli capire, a questo “turismo colto e rispettoso” che un castello di poco antecedente all’Anno Mille, non è stato montato in fretta e furia di fronte alla loro dimora di vacanze per dar loro una vista memorabile alle loro nottate di bagordi sul bordo di piscina che ha preso il posto di tanti ulivi.
In questa zona, per la gran confusione che spesso irrompe nella notte, hanno smesso persino di venir le lucciole, che hanno perso la loro carica elettrica e la loro voglia di accendersi, alla vista di ricchi ma incolti che berciano, strillano, mandano musica per aria nelle tenebre, con il sottofondo vellutato arancio come un tramonto di aperitivi rammolliti.

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Il braciere etrusco da salsiccia

maec museo etrusco di cortona braciere salsicce

Un raffinato utensile da cucina di qualche migliaio di anni fa, rinvenuto negli scavi archeologici effettuati nei dintorni di Cortona, ricca e potente città etrusca, dal cui sottosuolo sono affiorati dei tesori unici per conoscenza e studio di una civiltà potente e laboriosa. Il braciere si trova esposto presso il Museo Etrusco di Cortona.

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Luca di Tommè dalla chiesa di San Piero in Avenano

Luca di Tommè (è documentato dal 1356 al 1389) Madonna in trono con bambino e i santi Vincenzo, Pietro, Paolo, Lorenzo, dai ruderi della chiesa di San Piero in Avenano a Gaiole in Chianti.
Firmato sulla base: “Lucas Thome de Senis Pinsit, opera del 1362, conservata (per fortuna) presso la splendida Pinacoteca Nazionale di Siena.

Polittico sottoposto a una revisione conservativa della superfice pittorica, condotta dalla dottoressa Elena Pinzauti, funzionaria restauratrice della Soprintendenza, nel marzo 2012.

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San Lorentino, pulizia del bosco e grigliata

Un territorio, quello della Berardenga, che definire splendido per bellezza, rotondità paesaggistica e ricchezza di strutture di rilievo storico e architettonico, è dir poco.
Il confine fisico fra il Chianti, con l’armonia di colline coperte di vigne, olivete, boschi di lecci maestosi, ville e casali, e le Crete Senesi, di un’armonia umile di vegetazione e di onde infinite di sguardi.
Una giornata che ha lasciato dietro di se la meritoria pulizia dei boschi circostanti la piccola chiesa di San Lorentino a Bossi, la pulizia da uno strato considerevole di foglie di leccio dalla vecchia pista da ballo dove è stato apparecchiato, la pulizia interna ed esterna della chiesa, da erbacce, arbusti e vari rifiuti del degenere umano.
In mezzo, la spiegazione storica della chiesa, condotta da par suo da Fosco Vivi.
Buon ultimo il ristoro a base di insalata di riso, salsicce e rosso delle vigne del territorio, belle crostate e l’occhio attento di ognuno nel non lasciare nessuna traccia in terra, se non l’impronta delle proprie scarpe.

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Bar Trattoria Santa Maria della Scala

Si è infranto anche l’ultimo tabù, anche in Piazza Duomo, sono comparsi i tavolini da bar. proprio all’ingresso del complesso museale del Santa Maria della Scala, fresco di gestione Siena Parcheggi, o meglio Sigerico, (la nuova società creata cesellando il nome da quell’arcivescovo di Canterbury che coniò il percorso della via Francigena).
All’interno del Santa Maria, sono scomparse la biglietteria e la libreria, un immenso stanzone vuoto prima di arrivare ai tornelli per i pochi che vogliono visitare il complesso.
Le lunghe file che negli anni scorsi caratterizzavano l’ingresso del museo per giungere alla biglietteria, non avrebbero permesso di stendere tavolini dove ora si trovano.
Anche Piazza Duomo è stata riportata con i piedi per terra dalla contemplazione, alla mercificazione, poi, le macchine che oscurano completamente Piazza Jacopo della Quercia, fanno il paio con questo tocco di classe che si può ammirare dal facciatone del Duomo nuovo.

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