Le campanelline di Santa Lucia

Non è un posto per diabetici il Pian de’ Mantellini il giorno della santa dal nome soave e dagli occhi belli quale è Lucia.
Il paradiso dei ghiottoni e dello zucchero diabolicamente utilizzato in mille forme e colori dove i bimbi sanno resistere, i grandi un pochino meno.
Ma è anche la tradizionale fiera dove si trovano le splendide campanelline delle Contrade amabilmente realizzate dagli artigiani locali che finisocno per risuonare un po’ per tutte le vie della città.
Organizza splendidamente la Contrada della Chiocciola.

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La grande dolcezza a Castelnuovo Val di Cecina

la grande dolcezza maura martellucci e stefania pianigiani

Sabato 16 dicembre alle ore 17:00, Sotto la Voltola a Castelnuovo Val di Cecina Stefania Pianigiani, scrittrice, giornalista, e blogger ci presenterà il suo libro “Siena, la grandedolcezza” con introduzione storica di Maura Martellucci edito dalla BETTI EDITRICE – SIENA”

Ricette, racconti ironici e aneddotii che Stefania Pianigiani raccoglie in questo libro, arricchito dalle interviste a chi, ancora oggi, realizza tali prelibatezze nel solco della tradizione. “In occasione della presentazione ci sarà un assaggio di dolci senesi e dolci della Val di Cecina, per mettere a confronto varianti di tradizioni comuni.

A concludere la serata sarà effettuato un brindisi di auguri per le prossime festività natalizie.

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Lecca Lecca in via Pantaneto

Basta guardarsi intorno per capire quanta quotidiana necessità di dolcezza sarebbe utile per avere delle giornate migliori sapendosi accontentare di una piccola carezza.
La dolcezza viene associata a ingenuità e candore in un andare dove la continua competizione finisce per consumare energie e sentimenti, finendo per perdere il senso distillato della vita.
Amara è l’ingiustizia, il vino che sa d’aceto e l’essere sempre indifferenti.
Un gesto, un pensiero, un dono, un avere l’umiltà di dire “Ho sbagliato”, un avere l’umiltà e il coraggio di dire “Ti voglio bene” con un orsetto, una stella, un cuore di cioccolato.

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La semina dell’aglio

vasco vertine semina aglio

Anche se la terra è un po’ molle, Vasco non demorde e con l’ubbidiente traccia il solco e lo riempie di capi d’aglio che – a lui- non si sa come mai vengono sempre alti, forti e con gli spicchi grossi.
Quella terrina fine, ci sta sia un ottimo vespasiano per i suoi gatti.

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Le Ville – Fattorie del Chianti Classico reclamano l’Unesco

“Siamo onesti!” soleva ripetere il Barone Bettino Ricasoli nella fase in cui c’era da fare l’Italia e bisognava far diventare “Un’espressione geografica” una Nazione unita al netto dei propri egoismi e delle proprie rivendicazioni di bottega.
A pochi mesi dalle celebrazioni per il Centesimo anniversario della fondazione del Consorzio Vino Chianti Classico, la processione per la candidatura del “Sistema Villa – Fattoria del Chianti Classico” a Patrimonio Mondiale dell’Umanità, dopo aver toccato varie località della Val di Pesa, della Val d’Elsa e del Chianti, è appena approdata nel capoluogo della Berardenga.
Di fronte a un ampio pubblico composto per la maggior parte da produttori vinicoli, il Comitato Scientifico del progetto (composto da Manuel Roberto Guido, Patrizia Pulcini e Paola Eugenia Falini) ha spiegato quali sono le caratteristiche comuni che contraddistinguono dal punto di vista storico e paesaggistico, una vasta area territoriale che guarda caso coincide con i sacri confini del territorio di produzione del Vino Chianti Classico.
Il Comitato Scientifico e Carlotta Gori (non qui in veste di direttrice del Consorzio Chianti Classico, ma di membro della Fondazione di Tutela del Chianti Classico) ci tengono a sottolineare che è un puro caso che lo studio e la perimetrazione dei confini oggetto di studio per il riconoscimento Unesco, sono gli stessi del territorio di produzione del vino Chianti Classico, ma che il vino non c’entra niente.
Oggettivamente la proposta è debole e con le gambe corte e le caratteristiche del sistema Villa – Fattoria sono riconducibili non solo alla gran parte della Toscana, ma anche delle regioni intorno.
Emilio Sereni, uomo politico, ma soprattutto agronomo illustre (autore del monumentale libro Storia del paesaggio agricolo italiano) si starà rigirando nel legno al cospetto di una simile specifica solo in un territorio il cui nome rimanda a un vino (Chianti) che si produce in ogni angolo della Toscana dove sia piantata una vite.
Nella Berardenga, è stato fatto notare che i luoghi che danno inizio alla Storia e alla Geografia della zona, ricadono fuori dalla fascia oggetto dello studio (la zona di produzione del vino Chianti Classico) ma se è vero che la carta che coincide adesso con l’area di produzione del Chianti Classico “Può diventare variabile in qualche ettaro”, è anche vero che “Le amministrazioni locali i cui territori non ricadono interamente all’interno della zona di produzione del vino, potranno rivendicare tutta l’area da loro gestita nel futuro riconoscimento Unesco”.
Scientificamente sarà difficile dimostrare che il sistema villa – fattoria – viti – ulivi – stradelli – bosco, ha lo specifico solo nella zona di produzione del vino Chianti Classico.
E’ anche vero, che – come è stato ribadito più volte – il volano della candidatura non parte dal vino, ma candidamente, appare che si voglia differenziare e connotare come la parte più nobile quello specifico ambito vinicolo regionale, rispetto alle altre colline della Toscana (collinare o quasi vista mare) nelle quali si produce un vino denominato “Chianti”.

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Il mercatino di Natale nella Berardenga

Nel suo genere è sicuramente uno dei mercatini più divertenti e meglio assortiti.
Si mettono insieme le varie associazioni del paese (Società Filarmonica, Pubblica Assistenza, Misericordia, La Bulletta, Rione Pratone) dove vere mani di fata creano notevoli prodotti unici di artigianato, insieme ad altre mani di fata che creano i ciambellini, le verdure fritte, la polenta con il cinghiale, le ristoratrici bevande calde.
Perchè se è vero che il mercatino è aperto tutto il giorno, è quando cala il sole che se ne assapora maggiormente il calore e l’atmosfera, con le luci intermittenti, il freddino piaccante e la ricerca fra gli stand del regalo più originale.
Non c’è verso di annoiarsi con gli sbandieratori di Torrita, l’esibizione delle giovani Blue Diamond Majorettesi, vini, oli, legumi del territorio e la Sciacchetrà Street Band, che con il suo estro e con il suo brio immette al movimento anche i colonnini di marmo.

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La bistecca alla fiorentina candidata a Patrimonio Unesco

Candidatura-Bistecca-alla-fiorentina-Unesco foto da we chianti

Nel Chianti Inventato (Greve, San Casciano, Tavarnelle – Barberino) non esiste un attimo di tregua e se non ci fosse di mezzo una istituzione seria come l’Unesco, la firma congiunta in piazza dei tre sindaci, di fronte alla sacra bistecca gigliata da candidare a Patrimonio dell’Umanità, parrebbe una goliardata e invece… è una cosa vera, nel paese delle sagre, delle ricette e del provincialismo elevato al rango di ideologia.

“Si tratta di un passaggio importante – dichiarano i sindaci Roberto Ciappi, Paolo Sottani e David Baroncelli – che intendiamo sostenere e promuovere perché crediamo che la Bistecca alla fiorentina abbia un ruolo centrale nella storia culinaria del nostro paese, è un presidio enogastronomico caratterizzato da una forte identità locale che ha contribuito a diffondere lo stile di vita e la passione per il gusto della nostra regione”.

Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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La chiesa di San Felice Berardenga

Solite contese fra i vescovi di Siena e Arezzo per il possesso di alcune chiese di un territorio che faceva particolarmente gola, ma che in epoca antica (714) si parla di “Sancti Felicis”, successivamente di “San Felice in Avane”, nel 998 “San Felice in Pincis” e nel 1044 “San Felice in Brolio”.
In epoca contemporanea e commerciale, l’intero paese perde le caratterisitche di paese e prende la denominazione commerciale di “Borgo San Felice”. Rimane sempre San Felice per i locali.
Nei secoli, fino all’Ottocento, la chiesa comanda su cinque chiese suffraganee.
Nel 1838 l’architetto Agostino Fantastici realizza un progetto di restauro della chiesa, ma questo avviene solo un secolo dopo, nel Novecento, quando “La chiesetta a unja sola navata di un barocco insignificante mostrava stucchi scrostati, il tetto pericolante, il pavimento sconnesso…”.
Venne fuori una ricostruzione pressochè totale dell’edificio, consacrato nel 1933 e ancor tale visibile.
Fonte: Architettura, Catalogo generale di Castelnuovo Berardenga.

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Francesco Cito: mostra fotografica a Montalcino

Il libro fotografico, intitolato “Montalcino” e realizzato dal noto fotoreporter Francesco Cito, è la conclusione di un progetto di quattro anni promosso dal Comune di Montalcino e dal Comitato di Tutela delle Feste Identitarie di Montalcino.
Le immagini sono splendide e raccontano le feste condivise, il lavoro, la fatica, la dedizione e chi sta al meriggio sotto le foglie di quercia secolare a concionare di campagna.

Le ultime arrivate in questo ordine di immagini e di persone, sono le suorine dell’Abbazia di Sant’Antimo, che giunte da Città del Messico, assaporano per la prima volta il gusto della maglia di lana appoggiata sulla pelle.

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Osteria dell’Angelo a San Giovanni Valdarno

osteria dell'angelo san giovanni valdarno

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta.
Hanno i profumi buoni e tradizionali che escono dalla cucina, con i piatti del giorno in base a quel che si ha voglia di cuocere e di far apprezzare ai clienti, fermo restando che c’è sempre un tegamino pronto di stufato alla sangiovannese, da servire su un letto di polenda per chi vuole immergersi nel sapore di spezie e di cibi creati nelle industrie ferriere ormai in disuso.
E quando la tovaglia a quadri viene svuotata e si lascia solo il bicchiere con due dita di rosso o di bianco per bagnare la parola o il canto, ecco che la chitarra intona gli anni ’70 con le sue passioni i suoi fuochi fatui, gli amori che c’erano e le amicizie che non vengono mai meno.
Oggi un brindisi e un canto sempre libero per Gianluca.

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