La macchina per caldarroste

macchina per caldarroste

Nel funzionamento ricorda l’urna per le estrazioni del lotto o l’urna che accoglie le “ghiandine” per l’assegnazione dei cavalli alle Contrade del Palio di Siena.
Un tubo di ferro saldato alle estremità appoggiato a due staffe (sotto alle quali bruciano pregiati pezzi di querciolo) e uno sprtello dal quale non si estraggono numeri ma castagne e marroni arrostiti, con la forza motrice di un braccio che gira la manovella fino a cottura.

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San Gusmè paese del Natale

Per rendere ancora più gradevole e accogliente il proprio paese, gli abitanti ogni anno si mobilitano e a colpi di fantasia e materiali di riciclo, si inventano decorazioni festose o vere opere d’arte, come è la riproduzione della “famigliola” fatta ritagliando il legno e dando una connotazione alle figure con il carboncino, opera d’arte di notevole pregio.

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La famigliola su un tronco di noce

famigliola tronco noce

Non c’è il rischio di far infettare di marciume le radici (qui la pianta di noce era già stata abbattuta da un pezzo) o de legno.
Di norma questa colonia di funghi porta al deperimento della pianta ospite, ma almeno in questo caso si nota una scultura naturale splendida.

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Le viti spoglie e le rose fiorite di San Donato in Perano

E’ normale che in questo momento le viti siano in letargo, prive di foglie e pronte a essere potate appena passata la manciata dei giorni di festa.
Brillano e risaltano come preti nella neve quelle rose a grappoo, messe alla testata dei filari,

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Scuola media della Berardenga: scusate il ritardo

Dall’inizio dei lavori, nei container disposti davanti ai pioppi abusati da imperizia e motosega – messi in sostituzione della scuola media pre-esistente – si sono succedute cinque classi di alunni, quando (da manuale) avrebbe dovuto essere un cantiere da poco più di un anno.
La scuola media intitolata a Giovanni Papini (nonno da parte materna di Ilaria Occhini) sta per essere restituita alla collettività castelnuovina con la sonora celebrazione del taglio del nastro con le autorità locali e del Presidente della Regione, Eugenio Giani.
A onor del vero la lumaca lentezza che ha contraddistinto i lavori, ha portato alla realizzazione di un edificio piacevole, luminoso, funzionale, che molto si distacca da quella visione d’insieme prospettata da un infelice modello prospettato (tempo indietro) in un comunicato stampa.

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Clante d’Oro 2023 a Francesco Ricasoli, menzione d’onore a Stefania Pianigiani

Assegnato a Francesco Ricasoli il “Clante d’Oro 2023” e a Stefania Pianigiani la “Menzione d’onore” durante la cerimonia svolta presso le ex Cantine Ricasoli (Pala Eroica Forum), in occasione del consueto “Concerto di Natale” della “Banda Fortunato Vannetti”.
Il sindaco Michele Pescini ha premiato Francesco Ricasoli (ben noto imprenditore agricolo) per la dedizione e la sostenibilità del suo operare nella terra chiantigiana (a cui bisogna aggiungere una forte carica di bellezza e cura nei propri vigneti) e per il contributo nelle attività associative locali.
A Stefania Pianigiani la “Menzione d’onore” perchè oltre a percorrere in lungo e in largo il Chianti vestita di verde e munita di rastrello, nella sua ultra – decennale attività di blogger, giornalista e scrittrice, narra le vicende storiche, culturali e gastronomiche di un territorio sassoso, ma molto conosciuto e ambito.

Alle giovani Rachele Lastrucci e Vittoria Lepri sono state assegnate le borse di studio per meriti scolastici, al termine del ciclo della Scuola Secondaria di primo grado

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Renzino da Gaiole, fantino imbattuto del Palio

Lorenzo Provvedi, nato a Gaiole in Chianti nel 1911, la sua breve carriera da fantino si incrociò con le vicende legate alla Seconda Guerra Mondiale. Il Palio del 2 luglio 1940 era stato sospeso a causa dell’inizio delle ostilità e venne corso solo 5 anni dopo, a guerra terminata. La voglia di Palio in città era tanta certo, ma le difficoltà non mancavano: la guerra aveva portato via molti contradaioli, chi non c’era più, perito in battaglia o morto di tifo, chi invece sarebbe tornato solo in seguito perché prigioniero. L’unico cavallo non esordiente alla Tratta era il superbo Folco, che sul tufo aveva raccolto già 6 successi: inutile dire che chi pescava il sauro di sangue maremmano sarebbe stato il grande favorito di quella Carriera. Folco andò alla Giraffa e le altre Contrade baciate dalla sorte parevano essere Bruco (Salomè) e Selva (Montecucco). La Lupa pescò Mughetto, un cavallo robusto che veniva utilizzato per il traino del barroccio di un ortolano. In Vallerozzi si cerca un fantino che possa montare questo cavallo così inesperto: Tripolino non ne vuole sapere e si accorda con la Giraffa per montare Folco, così la scelta si complicava visto che Biondo, Pietrino, Ganascia e Porcino sono già accasati in altre Contrade. Venne chiamato un certo Fé Rossi che inizialmente accettò con riserva ma che poi si rifiutò di correre: alla prima prova, dopo aver tentato invano di trattenere il cavallo, cadde al Casato e Mughetto proseguì scosso, tra l’altro lasciando una buona impressione. La Contrada aveva bisogno di un nuovo fantino e il Capitano Bargagli Petrucci si dimise per motivi personali. Il nome di Lorenzo Provvedi fu fatto dal Professor Mario Bracci, contradaiolo e Rettore dell’Università di Siena, in seguito Ministro nel Governo De Gasperi e giudice della Corte Costituzionale. Provvedi era lo stalliere del Professor Bracci nella tenuta di Pontignano e al nuovo Capitano Cinquini non restò altro che accettare di farlo provare. Si narra che Lorenzo non conoscesse nemmeno i colori delle Contrade e che per istruirlo in proposito si fece ricorso al Parroco di Pontignano; inoltre, arrivato a Siena, domandò quanto dovesse pagare per correre: resosi conto che erano i fantini a venire retribuiti, chiese che il pagamento venisse effettuato prima della Carriera. Provvedi non era comunque l’unico dilettante allo sbaraglio, ve ne erano altri 4, tra i quali Gioacchino Calabrò che studiava all’Università, e Primetto Cortigiani che si guadagnava da vivere facendo lo spazzino. Le prove furono convincenti e per Lorenzo, ormai divenuto “Renzino”, arrivò il giorno dell’esordio. Prima della Carriera fu convinto a prendere una pastiglia di simpamina, uno stimolante che dopo alcune ore lasciava rintontiti: un guaio se i tempi della mossa si fossero allungati. Renzino era di rincorsa e per due volte entrò fra i canapi al passo, ingannando alcuni fantini avversari, che caddero rovinosamente. In quei momenti concitati, Tripolino avvicinò Renzino cercando di stabilire un compenso in caso di vittoria: “Dieci” disse il fantino umbro, intendendo 10000 Lire; “Venti” rispose Provvedi senza capire ciò che stava dicendo, ovvero che offriva 20000 Lire. La terza mossa fu quella buona e la Giraffa prese subito il comando; Renzino inseguì per i primi due giri di Piazza, poi al terzo San Martino, passò all’esterno Tripolino nello stupore generale. Fu visto davanti al palco delle comparse con lo zucchino calato sugli occhi e, arrivato primo all’arrivo, continuò la sua corsa fino a San Martino, dove venne bloccato dal cognato: evidentemente aveva perso il conto dei giri. La Lupa aveva vinto e Lorenzo Provvedi, lo stalliere di Pontignano, fu portato in trionfo. Prima della Cena della Vittoria la Contrada organizzò anche una gita a Pontignano in onore del fantino portandosi dietro il drappellone. Renzino venne ingaggiato ad agosto per montare Folco nella Civetta, ma dopo la prima prova venne schiaffeggiato e minacciato da alcuni istriciaioli; Renzino ritornò in Contrada, prese la moto e scappò a Pontignano, nella tenuta dove aveva sempre lavorato, con l’intenzione di non correre mai più. Tornò a Siena un anno dopo, di nuovo nella Lupa, ma venne bloccato da un infortunio dopo un duro scontro con Ruscetto, il fantino dell’Aquila. Nel 1948 fece una prova con la Giraffa ma non corse. Si ritirò da imbattuto, con 1 vittoria nell’unico Palio disputato, rimanendo così nella storia del Palio e nella memoria di un’intera città. Fonte: Il Palio.org

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Il nuovo Presepe Monumentale di Rapolano Terme

Fino a settembre l’affiatata squadra dei presepisti vive giorni sereni in questa avennente carezza di campagna dove perennemente è in volo la rondine più bella.
Trascorrono mesi di elaborazione, letture, ricorrenze per arrivare ai primi di settembre con l’idea giusta, per realizzare l’opera che di lì a meno di due mesi, viene orgogliosamente esibita al pubblico.

Quest’anno ricorre l’ottocentesimo anniversario della creazione del primo Presepe (a Greccio, Rieti, nel 1223) per opera di San Francesco e i presepisti rapolanesi, prendendo spunto da questo importante fatto riproducono uno dei tre viaggi a Siena del Santo di Assisi (l’ultimo del 1226, pochi mesi prima della morte) mettendo in scena il Castello di Modanella (come era all’epoca), la non più esistente chiesa di San Gervasio, un mulino per la macinazione del manganese (c’erano miniere intorno Rapolano) in un eccelso dosaggio di effetti speciali, del pastore che dorme sotto un albero circondato dal gregge, le cinte senesi che scorrazzano in cerca di ghiande, la ricostruzione di una strada consolare che passava dalla chiesa non più esistente e conduceva a Monte San Savino.

Il Presepe Monumentale di Rapolano si può ammirare presso la chiesa di San Bartolomeo al Castellare. Orari di apertura: nei giorni feriali dalle ore 15 alle 19; nei festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19 e con gli stessi orari è possibile visitare il Museo del Presepe e la Fiera di Beneficenza in Piazza Matteotti.

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Carezza di sole

Ultimi rimasugli di tempera prima del sipario color tenebra dell’inverno.
Entro le mura, c’era una volta identificare le stagioni con gli odori: la primavera con un gran profumo di bucato e panni stesi, di mandorlo in fiore e vari frutti a seguire.
L’estate con l’odore di stalla che si faceva un pochino sentire, l’autunno con la fragranza dell’uva pigiata con i piedi a fermentare nei tini (che disloacati in punti diversi del paese, rendeva le mura come pareti di un grande colmatore di vetro) l’inverno per il fumo di legna nelle stufe o nei camini e verso sera l’odore acre cambiava gaudente in rigatino appoggiato sulla brace.

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Le campanelline di Santa Lucia

Non è un posto per diabetici il Pian de’ Mantellini il giorno della santa dal nome soave e dagli occhi belli quale è Lucia.
Il paradiso dei ghiottoni e dello zucchero diabolicamente utilizzato in mille forme e colori dove i bimbi sanno resistere, i grandi un pochino meno.
Ma è anche la tradizionale fiera dove si trovano le splendide campanelline delle Contrade amabilmente realizzate dagli artigiani locali che finisocno per risuonare un po’ per tutte le vie della città.
Organizza splendidamente la Contrada della Chiocciola.

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