Le Ville – Fattorie del Chianti Classico reclamano l’Unesco

“Siamo onesti!” soleva ripetere il Barone Bettino Ricasoli nella fase in cui c’era da fare l’Italia e bisognava far diventare “Un’espressione geografica” una Nazione unita al netto dei propri egoismi e delle proprie rivendicazioni di bottega.
A pochi mesi dalle celebrazioni per il Centesimo anniversario della fondazione del Consorzio Vino Chianti Classico, la processione per la candidatura del “Sistema Villa – Fattoria del Chianti Classico” a Patrimonio Mondiale dell’Umanità, dopo aver toccato varie località della Val di Pesa, della Val d’Elsa e del Chianti, è appena approdata nel capoluogo della Berardenga.
Di fronte a un ampio pubblico composto per la maggior parte da produttori vinicoli, il Comitato Scientifico del progetto (composto da Manuel Roberto Guido, Patrizia Pulcini e Paola Eugenia Falini) ha spiegato quali sono le caratteristiche comuni che contraddistinguono dal punto di vista storico e paesaggistico, una vasta area territoriale che guarda caso coincide con i sacri confini del territorio di produzione del Vino Chianti Classico.
Il Comitato Scientifico e Carlotta Gori (non qui in veste di direttrice del Consorzio Chianti Classico, ma di membro della Fondazione di Tutela del Chianti Classico) ci tengono a sottolineare che è un puro caso che lo studio e la perimetrazione dei confini oggetto di studio per il riconoscimento Unesco, sono gli stessi del territorio di produzione del vino Chianti Classico, ma che il vino non c’entra niente.
Oggettivamente la proposta è debole e con le gambe corte e le caratteristiche del sistema Villa – Fattoria sono riconducibili non solo alla gran parte della Toscana, ma anche delle regioni intorno.
Emilio Sereni, uomo politico, ma soprattutto agronomo illustre (autore del monumentale libro Storia del paesaggio agricolo italiano) si starà rigirando nel legno al cospetto di una simile specifica solo in un territorio il cui nome rimanda a un vino (Chianti) che si produce in ogni angolo della Toscana dove sia piantata una vite.
Nella Berardenga, è stato fatto notare che i luoghi che danno inizio alla Storia e alla Geografia della zona, ricadono fuori dalla fascia oggetto dello studio (la zona di produzione del vino Chianti Classico) ma se è vero che la carta che coincide adesso con l’area di produzione del Chianti Classico “Può diventare variabile in qualche ettaro”, è anche vero che “Le amministrazioni locali i cui territori non ricadono interamente all’interno della zona di produzione del vino, potranno rivendicare tutta l’area da loro gestita nel futuro riconoscimento Unesco”.
Scientificamente sarà difficile dimostrare che il sistema villa – fattoria – viti – ulivi – stradelli – bosco, ha lo specifico solo nella zona di produzione del vino Chianti Classico.
E’ anche vero, che – come è stato ribadito più volte – il volano della candidatura non parte dal vino, ma candidamente, appare che si voglia differenziare e connotare come la parte più nobile quello specifico ambito vinicolo regionale, rispetto alle altre colline della Toscana (collinare o quasi vista mare) nelle quali si produce un vino denominato “Chianti”.

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