Allegoria del tuca tuca nel buon mese di luglio

Razzolando tra le fioriture estive, circola fra gli odori, l’imperiale fragranza della lavanda quasi blu da distillazione le rose riposte all’ombra e al fresco, le ginestre resistenti, l’arancio variegato il rosa ortensia e quel misto di oleandri, che nel secco brutale del tutto, in fondo, male non ci stanno, mentre i rondinotti fra i nidi, fanno le prime prove di volo.

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La signora che semina pane bagnato in Piazza del Campo

Pane gettato nei boschi del Chianti per alimentare reggimenti di cinghiali, se ne è visto a tonnellate, ma sui mattoni di Piazza del Campo è cosa insolita.
Tanti anni fa esistevano banchini che hanno reso felici generazioni di bambini, che vendevano semi e granaglie da dare ai piccioni, che lanciati in piazza attiravano flotte di volatili per la gioia delle foto di zie e mamme.
Poi ci si è resi conto che la loro presenza in fitte colonie era diventata ingombrante per la salute, per il loro guano sparso ovunque che corrode marmi, storia e arte.
Un’arzilla signora con vestitino fantasia entra celere in Piazza dal Chiasso Largo, tiene in mano una bella busta capiente, di quelle trasparenti da congelatore, dentro alla quale ha una bella quantità di pane bagnato, che con nonchalance getta sui mattoni, generando una linea di panzanella pronta e appetibile.
All’altezza della Fonte Gaia, la semina è finita, infila la busta vuota del pane nella borsa e si inerpica verso la Costarella, forse felice della cattiva azione svolta.
I piccioni, sono un problema, come i cinghiali, non una risorsa. Fonte: Il Cittadino

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Nòra Marosi, Nancy de Grummond e le monete di Cetamura

Cetamura, sito etrusco sulle colline del Chianti, nella proprietà di Badia a Coltibuono, nel comune di Gaiole, dove la professoressa Nancy de Grummond, conduce da ben 37 anni, gli scavi archelogici con la Florida State University, portando ogni anno studenti e specializzandi fra le colline coperte di bosco e di storia.
Nel 2015, nel corso degli scavi estivi, viene rinvenuto un piccolo contenitore di terracotta, che dal peso, nonostante le dimensioni, tradiva la presenza di un contenuto importante.
Con il cuore che batte forte dall’emozione per il ritrovamento e per l’apertura del vaso, come si conviene dopo migliaia di anni, ecco la sorpresa: monete d’argento in ottimo stato di conservazione sia pur con una patina verde che denota la presenza di rame.
La professoressa Nòra Marosi, presso i laboratori SACI, provvede al restauro dei reperti, un lavoro lungo sei anni, che riporta all’antico splendore le monete, inventando tecniche nuove e sopraffine per giungere allo scopo.
Nòra Marosi e Nancy de Grummond, assieme, presso la mostra allestita al Santa Maria della Scala di Siena, spiegano come è avvenuto il restauro delle ben 194 monete, forgiate da zecche diverse disposte nel bacino del Mediterraneo e chi ne fosse il proprietario.
Molto probabilmente un legionario romano reduce dalla battaglia di Azio, un reduce dei tempi di Ottaviano e di Marc’Antonio e Cleopatra, riportati in effige sui denari.
Questo reduce potrebbe essere il proprietario della villa rinvenuta nelle fondamenta sul colle di Cetamura, una villa dotata di impianto termale.
Marc’Antonio, ha un profilo che ricorda molto da vicino quello del grande attore teatrale Mario Scaccia, mentre Cleopatra lo somiglia moltissimo, dato che era prassi riprodurre così le signore.
Cleopatra non ne guadagna certo in fascino, continuando a coltivare quell’alone di bellezza che la contraddistingue, ma per fortuna ci ha pensato il cinema, con Liz Taylor a rinvigorire la sua proverbiale bellezza.
La romanizzazione dell’Etruria, avvenne spartendo i luoghi più importanti e belli fra senatori e combattenti, quindi il tutto lascia pensare che questo argento, coniato intorno al 27 A.C. fosse di proprietà di un reduce di tante battaglie condotte per la gloria di Roma.

Questa grande scoperta, a cui è seguito il progetto di restauro realizzato grazie al contributo della Fondazione Friends of Florence, è stata presentata al Complesso Museale di Santa Maria della Scala a Siena con l’inaugurazione della mostra: “Tesoro del Chianti: Monete Romane d’Argento di età Repubblicana da Cetamura del Chianti”.

Visitabile fino al 3 settembre.

Il catalogo delle monete è stato edito dala Casa Editrice Sillabe.
Oltre le già citate Nòra Marosi e Nancy de Grummond, la mostra è stata possibile grazie a: Jacopo Tabolli, Debora Barbagli, Frank Nero, Jacopo Mazzoni, Laurel Taylor, Katri Linnamaa, oltre le Amministrazioni Comunali di Siena e Gaiole in Chianti.

Emanuela Stucchi Prinetti.

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Berardenga, il Piazzale Scolastico del Pisello

Il ricambio generazionale per i colonnini è assicurato: in conformità all’Allegoria dell’Albero dell’Abbondanza di Massa Marittima, nel recinto ludico delle scuole elementari, sottostante la casina dell’acqua e a breve distanza dalle medie per i bambini, dai pioppi di Winston Churchill e dalla rotonda con l’ulivo vigoroso che immette alla superstrada, ecco coronarsi un’idea concreta incisa nel breccino, realizzata con mano artistica.
L’idea è chiara e il pensiero è specifico, resta qualche dubbio sulla didascalia dell’opera: di norma, in queste contrade, la C aspirata diventa una sguisciante H, ma in questo caso è una G che parte da un sentito dire settentrionale, inattinente con una realtà specifica sentita dire e forse, poco conosciuta.

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Le incisioni rupestri scoperte a Vertine

Si deve a quella combinazione di fattori che si chiama caso, una scoperta che ha dell’unico e dell’incredibile, non avendo mai avuto riscontri del genere in questo lembo centrale d’Italia.
Si deve a Claudio Bonci – appassionato di storia e di archeologia – e al suo cane Garibaldi (animale poco incline alla compagnia umana, ma amante delle passeggiate intorno il borgo di Vertine del Chianti) la scoperta di alcune incisioni su immensi blocchi di alberese, che con la luce della sera o del primo albeggiare, rivelano disegni in controluce che fanno pensare a qualcosa di veramente unico e importante.
Claudio, con il supporto dell’archeologo Paolo Medici, esperto di arte rupestre della Valcamonica, hanno provveduto a ripulire la pietra con una spazzola e acqua dai licheni, riportando a nudo la pietra, fotografandola con varia luce di alba, tramonto e notte.
Sulla superficie si notano tre spirali pressochè complete e altre parziali, ma identiche nella forma e nella dimensione, disegni che rimandano ad altri rinvenimenti in Europa.
Intorno ci sono alcuni segni di erosione naturale della pietra, ma non essendo zona ricca di fossili o di loro ritrovamenti, tutto lascia ipotizzare che si tratti effettivamente di incisioni operate da qualche aantenato vertinese, qualche tremila anni indietro.
L’area si presenta importantissima, (non avendo mai rinvenuto a queste latitudini reperti del genere) e tutto questo comporta che vengano svolte ulteriori indagini su questa zona che è rimasta più o meno integra fra pascolo e bosco brullo.
Il Gruppo Escursionisti della Berardenga e il Gruppo Escursionisti dell’Alto Chianti, sono stati i primi testimoni di questo importante ritrovamento, arrivando a piedi, fra le quercie e i funghi gentili, in un silenzio ossequioso, rotto solo da impercettiili passi.
Il sito, potrebbe essere chiamato “Garibaldi”, in onore della sosta improvvisa del cane, che ha permesso al padrone di accorgersi dell’esistenza di questa meraviglia. Fonte: Il Cittadino.

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Dare il ramato

Nelle poche viti, come nell’orto, il bello non è nebulizzare quel pochino di acqua ramata quel tanto che basta a coprire in ogni spazio ogni spigolo di superficie, ma lasciare una striscia di gocciolata celeste – da guarnizioni lente – per la strada, nell’uscio, nel prezzemolo, nel muro e possibilmente sulle scarpe di tela, mettendo una mascherina aderente per la paura di sentire l’odore del rame.

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Un sindaco nel suo labirinto, Siena 2 luglio 2021

Luigi De Mossi, sconsolato sindaco di Siena, nella montura azzurra con liste gialle e rosse, sorretto da un colonnino, nella Piazza del Campo quasi deserta, di un 2 luglio fuori ogni ordinanza, pare aver perso un’altra occasione di coronamento del suo mandato, sotto le bandiere tutte delle Contrade disposte alfabeticamente alle trifore di Palazzo Pubblico che garriscono al vento senza mascherina e senza nitriti che scendono sul tufo dall’Entrone.
Fonte: Il Cittadino

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I funerali di Vittorio Emanuele II nel Museo Civico di Siena

sala risorgimento palazzo pubblico siena

Sala del Risorgimento di Palazzo Pubblico a Siena, si vuole omaggiare Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia recentemente scomparso, come era in uso nei secoli precedenti, all’interno del grande edificio civico.
Sono tre i pittori incaricati della realizzazione delle opere in questa sala immensa: Pietro Aldi, Amos Cassioli e Cesare Maccari, di quest’ultimo, l’opera della cerimonia al Phanteon di Roma, dei funerali del primo savoiardo re della nazione.
C’è tutta l’ampollosità di una casa reale di provincia che diventa dominante in terre certamente non lontane, ma sicuramente poco conosciute, con lo sguardo rivolto sempre alla Francia e al suo idioma, con cui i savoiardi, intrattenevano fra loro conversazioni.
Vittorio Emanuele, fisicamente tanto diverso dal padre (Carlo Alberto, il re tentenna) che la leggenda vuole che, il nonno materno Ferdinando III di Toscana, avesse sostituito il vero nipote (all’epoca morto in fasce) con un popolano, figlio di un macellaio fiorentino, tal Tanaca.
Di fatto, fu uno fra i meno peggiori di questa casata retrograda e infingarda: il figlio, Bertino, che fece sparare sulla popolazione affamata di Milano e che trovò la pallottola di Gaetano Bresci, il cui successore fu “Sciaboletta”, all’anagrafe Vittorio Emanuele III, noto in tutti i libri di scuola per essere un grande numismatico e un piccolo essere umano.
Poi viene un altro Berto, figlio di Sciaboletta e della pastorella del Elena del Montenegro, nato e venuto così bello da suscitare l’ira e le invidie del padre.
Berto in arte Beppo, succube del padre e noto per essere un’ ombra, anche quando ci fu da scegliere se rimanere a Roma e resistere all’invasione tedesca o andare più placidamente in macchina fino a Pescara e poi scivolare nel quieto Adriatico sulla nava Baionetta, fino a Brindisi, lasciando al paese un indignitoso 8 settembre.
Dopo la fine della guerra il referendum Monarchia o Repubblica del 1946, con Beppo che fu re per un mese per poi togliere il disturbo.
I suoi discendenti, il figlio Vittorio Emanuele e il nipote Emanuele Filiberto, sono potuti tornare in Italia dopo l’annullamento della norma che impediva l’accesso al paese ai pretendenti al trono di casa Savoia.
Averli fatti rientrare è stato un bene, si è potuto vedere quando sono degni rappresentati del loro celebre casato, da cui il nome di una regione (Savoia) ceduta alla Francia, insieme a Nizza, ben prima dell’Unità d’Italia. Stringiamo forte questa splendida Repubblica.

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Volontariato e il girone degli avidi stitici cacosi

Sarebbe opportuno che al conseguimento del diploma di maturità, prima di immergersi nella vita adulta, si maturasse ancora consapevolezza e senso civico attraverso un servizio non eludibile di sei mesi retribuiti con i famosi 600 € per capire dal punto di vista di chi agisce in pulizia e aiuto al prossimo, come gira il mondo.
Si svolge volontariato in mille modi, tutti nobili e formativi: dal portare assistenza ai malati e al soccorso, allo spegnimento dei fuochi e in aiuto al prossimo, salvaguardando e tenendo pulito il proprio angolo di mondo.

Dal tenere appoggiate le mele a colonnini, panchine e angoli di barre e pallinai, radiografando il mondo che passa, emerge solo la rancida avidità stitica dei cacosi, che prima di fare qualcosa per il prossimo, per il luogo dove si vive, per l’accoglienza a chi arriva, han sempre da fare la tara a chi ama e vi va amorevolmente in culo.

Il colore del girone dei dannati dell’invidia, della maldicenza e stitichezza cacosa è sempre il giallo che parte dalle gambe e si ferma alle gambe, per non giungere al cervello perchè troppo occupato in stolte idiozie.

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Interpellanza sul futuro della Villa Chigi Saracini

Il Consigliere Comunale Nicola Ruffoli, presenta un’interrogazione al Sindaco avente per tema la Villa Chigi Saracini, il bene storico e architettonico più importante del capoluogo, il suo stato di conservazione, il suo futuro…… possibilmente pubblico.

“Già in data 5 luglio 2019, lo scrivente Consigliere Comunale, aveva sottoposto interrogazione al Sindaco per conoscere quali sarebbero state le iniziative che l’Amministrazione avrebbe intrapreso per quanto in oggetto.
Da quanto appreso da fonti qualificate presso il Tribunale di Siena, è in corso l’omologa del concordato preventivo in continuità presentato da Sansedoni S.P.A.
Considerato che il degrado sia del parco che delle strutture murarie, non deve essere oltremodo accettato, quello che ad oggi si presenta ai nostri occhi, è un insulto non solo alla storia ed alla memoria della Comunità, ma anche alle eccellenze culturali italiane.

E’ fondamentale quindi, per lo sviluppo del Capoluogo, che il complesso di Villa Chigi Saracini possa ritornare ad uso della Comunità il più presto possibile, innumerevoli sarebbero infatti le iniziative che potrebbero essere sviluppate per dare lustro ed anche un tornaconto economico culturale ad una Comunità che proprio in quel preciso luogo nacque e si sviluppò nel corso della storia. E’ un’occasione unica da non perdere: ira o mai più.

In una fase del genere, appare indispensabile un coinvolgimento di tutte le Forze Politiche rappresentate, unendo forze ed idee.
Una risolutezza d’intenti assolutamente incisiva e priva di ombre porterebbe a una ulteriore svalutazione del Complesso, agevolando un eventuale intervento pubblico.
Si interpella il Sindaco al fine di:

  • Conoscere quali siano gli attuali vincoli di legge che insitono sul Complesso.
  • Conoscere la volontà di esplicitare, già da subito, la volontà dell’Amministrazione Comunale in merito alla destinazione d’uso del Complesso, al fine di ufficializzarne la linea politica, magari affrontando la ploblematica nell’apposita Commissione, la possibilità o di una vendita diretta da parte della proprietà, o magari, nell’ipotesi di un’asta giudiziale, non trovi impreparazione, sarebbe auspicabile quindi l’apposizione di ulteriori vincoli al fiine di scoraggiare l’acquisto da parte di terzi, facendo leva su strumenti urbanistici, richiamando l’alto valore storico architettonico della Villa, del Viadotto, delle statue del Sarrocchi e poi del Consorti, delle opere del Fantastici e non solo. Nicola Ruffoli, Consigliere Comunale Gruppo Misto.
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