I cento anni di Ferdinando Anichini

ferdinando anichini foto di massimo anichini

Caro Maestro, ne sono passati di anni da quando ogni mattina arrivava a scuola con la borsa finto pelle marrone, che conteneva la banana per la sua colazione.

I pennarelli usati a dismisura in quella sua calligrafia che pareva un tappeto volante.

Il cappotto verde delicatamente appeso, la lettura sulla Nazione, con i fatti del giorno e il loro commento in anni in cui mafia e terrorismo insanguinavano piazze e strade, rapivano Aldo Moro, mentre Andreotti e Berlinguer si parlavano un po’ troppo da vicino negli anni del Compromesso storico, i banchieri poco puliti facevano delle brutte fini e anche i papi duravano poco nela loro missione.
Un baratro di tempo da allora e di più ancora nello stesso giorno in cui a Livorno Gramsci e Terracini mettevano a punto la scissione e lei invece metteva a punto la sua nascita nei ciottoli tondi che costellano i dintorni di Argiano, poco sopra Pianella.
Quel suo mondo contadino l’ha messo tante volte in scena con commedie ironiche e graffianti e poi l’ha raccontato in libri, come la sua opera più avvolgente, “Fatti e figure dell Chianti“che in età adulta ho riscoperto con sensazioni ed emozioni che non si possono rendere pubbliche, ma che un giorno ci diremo volentieri a voce.
Certo è che di essere pizzicottato nelle gote in tenerà età, come in età più adulta è fra le cose che meno mi mancano, ma per tante altre situzioni e per come si è svolto il cammino, mi sono dovuto guardare tante volte in fondo fra ferite sanguinanti che non potranno avere sutura e amore per quelle ferite dagli occhi nocciola e per questi nostri luoghi cari.
Si, perchè sapere chi siamo e da dove veniamo, non è dare un fiorino al gabelliere come nel film di Benigni e Troisi, ma porta a essere modesti, a contentarsi di poco, a riempire occhi e polmoni con il creato si ha intorno, a essere integerrimi con i prepotenti e ironici.
In età delle prime esperienze e delle prime frustate, è tornato tutto: quel suo pacato modo di insegnare, narrare, essere aperto al momdo, alle idee altrui, ma mai alle prepotenze.
La sua storia di Partigiano nel raggruppamento Monte Amiata è un chiaro esempio che le catene, i prepotenti, chi ferisce e umilia i nostri cari luoghi, non sono annoverati fra gli amori più ardenti.

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Il ratto del nome Chianti

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“Nel 1963 viene promulgata la 930, la prima legge quadro sulla tutela della denominazione di origine dei mosti e dei vini, e finalmente con l’uscita del D.P.R 8 agosto 1967, viene emanato il “Disciplinare del vino Chianti” che, rifacendosi al decreto ministeriale del 1932, conferma il Chianti come denominazione enologica e riserva ai produttori dell’area geografica del Chianti solo il riconoscimento della “zona di origine più antica”, alla quale viene accordato l’uso della specificazione “Classico”.
Tutto ciò è evidentemente il risultato di un doloroso compromesso che sacrifica i chiantigiani privati della possibilità di utilizzare a proprio vantaggio in esclusiva come sarebbe loro diritto, il nome del proprio meraviglioso e famoso territorio”.

Le strade del Chianti Gallo Nero di Giovanni Brachetti Montorselli, Italo Moretti, Renato Stopani, Editrice Bonechi Firenze 1984.

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Cinghiali devastano il parco giochi dei bambini di Gaiole

Stavolta non si tratta di cinghialini a due gambe afflitti da noia e ignoranza come quelli che hanno distrutto il campino di calcetto e di basket da poco inaugurato (e che la solerzia dei Vigili Urbani ha palesemente inchiodato) ma dei cari e simpatici cinghiali a quattro zampe che non hanno saputo cedere alla tentazione di entrare in paese e coltrare quel poco di erba fresca che c’era, pur trattandosi dello spazio riservato ai giochi dei bambini.

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Cittadini incivili all’Ospedale di Campostaggia

L’Ospedale di Campostaggia, è un punto di riferimento sicuro ed efficente per tutta la Val d’Elsa: una struttura elegante, con del personale sempre gentile e piacevole.
La terrazza che sovrasta l’ingresso all’edificio è un ampio spazio ben tenuto e accogliente che consente al visitatore di poter prendere un caffè sui tavolini del bar, rilassarsi nella lettura o nel passeggio, fare qualche breve telefonata fuori dai reparti.
Al pregevole salottino al centro dello spazio, non corrisponde il meritato rispetto dovuto a una struttura pubblica e a un divieto, che pur essendo all’aperto, è ben chiaro e netto: “Il divieto di fumo”.
A tale cartello, le persone civili rispondono tenendo l’accendino in tasca, ma così non è, dato che in terra le cicche abbondano come nei dentro i vasi dei fiori.
Un altro cartello aggiunto prega di non gettare i mozziconi nei fiori, mentre un cittadino poco capente scrive sotto che servono i portacenere…. in zona di divieto di fumo.
Un altro, ancora più spiccio e marrano prende un caffè nel salottino, lascia affogate nella tazzina un paio di cicche, lasciando il compito al barista o a qualche cittadino sensibile la rimozione della sua maleducazione.

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Berardenga: la poltrona del Teatro Alfieri

poltrona dietro teatro alfieri berardenga

Non di una comoda poltrona per assistere comodamente agli spettacoli del locale teatro comunale si tratta, bensì di un esubero casalingo che qualche cinghiale ha provveduto a gettare nella scarpata dietro al Teatro, condito di una rassicurante cassetta da uva, che ben si intona al periodo. La SEI è già stata avvertita per la rimozione.

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Sul lago dorato

La sera prima di cena, rimbalza il sole nell’acqua del lago che aulenta le spighe tagliate delle onde del contesto, mentre pecorelle zebrate si accaniscono nella cerca di un filo verde che mal si trova, mentre è presente in ogni forma di bellezza una piccola espressione di donna che solo le stelle cadenti e i cavallucci di mare, ricordano di averla vista negli occhi slendenti azzurro mare o cinabro estratto da miniera.

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Il Museo dell’Olio alla Grancia di Serre di Rapolano

Il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio di Serre di Rapolano documenta la storia delle antiche fattorie fortificate (le grance), appartenenti fin dal XIV secolo all’Ospedale senese di Santa Maria della Scala. Le grance furono costruite per amministrare i numerosi terreni che i fedeli lasciavano in eredità all’ospedale e per conservare il raccolto agricolo prima di trasportarlo a Siena, dove era poi usato a fini caritatevoli.

La necessità di stoccaggio di grandi quantità di prodotti spiega la complessità della struttura architettonica di questi edifici che avevano al proprio interno granai, tinai, cantine, frantoi e una serie di spazi necessari per la trasformazione e la conservazione di grano, vino e olio.

La Grancia di Serre, risalente al Duecento, era un centro di produzione agraria locale capace di assicurare parte dei beni alimentari per l’ospedale senese. Questa molteplicità di funzioni si rispecchia nel percorso articolato del museo: qui, infatti – attraverso strumenti antichi, immagini fotografiche e documenti – si riannodano simbolicamente i fili di un lungo tratto della storia della comunità di Rapolano e Serre, ma anche di tutta la provincia senese.

Entrando nel complesso del Museo è possibile scegliere due percorsi: il primo illustra la storia e le funzioni complessive della grancia, con pannelli e stazioni multimediali che permettono ai visitatori di conoscere le vicende di questa struttura e il sistema delle Grance del Santa Maria della Scala, con l’organizzazione dei poderi, dell’articolazione viaria e dei ruoli delle persone che vi lavoravano.

Il secondo percorso, invece, approfondisce un particolare settore dell’intera produzione agricola, ovvero la coltivazione dell’olivo e la produzione dell’olio, allestito utilizzando spazi e macchinari di un antico frantoio. In questi locali sono sistemati pannelli dedicati all’importanza dell’olivo nella cultura mediterranea, sul suo ciclo produttivo e sulla sua lavorazione. Fonte: Fondazione Musei Senesi

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Ciabatta con vista Spaltenna

ciabatta con vista spaltenna

Questa non è una simpatica ciabatta un poco consumata nella suola che viene lanciata allegoricamente lungo il bordo della strada, ma è un purissimo gesto di violenza verso uno spicchio di mondo splendido, verso quanti lo amano e se ne prendono cura.

Un gesto inutile, idiota, gratuito, consumato da chi ha la mente arida e non può capire, non può concepire, non può comprendere che un gesto d’amore ripaga sempre.

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Vertine con Jacquès Prevert

Si chiude una settimana imbarazzante, dove l’elogio del servilismo e della follia di una band di senza testa, usa e mette in serio pericolo un luogo unico e magico per colorare la noia di perenni bimbi insoddisfatti in cerca di emozioni da moderni zii Paperoni.

Ciò che infine non possono provare è un raffinato sentimento riempitivo che non si misura in conti correnti e quanto questo luogo meraviglioso possa essere da loro offeso e ferito per i loro interessi.
Visto il pericolo d’incendio dei giorni scorsi, visto il loro ardore avido e arido, si portano a Vertine le parole d’amore di Jacques Prevèrt, intitolate “Tre fiammiferi”:

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia
.

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Ennio: la più grande eccezione a tutte le regole

ennio morricone

Nei cinema a novembre, il documentario girato da Giuseppe Tornatore, che raccoglie la vita e la testimonianza, in parole e musica, di un grande compositore prestato al cinema e all’arte di arrangiare le canzoni degli anni ’60: Abbronzatissima di Edoardo Vianello, Se telefonando di Mina, In ginocchio da te di Gianni Morandi, Sapore di sale di Gino Paoli… e tanto altro.
Il compagno di scuola, Sergio Leone, lo vuole a scrivere la musica per i suoi film western e per il crepuscolare “C’era una volta in America”.
Chiunque al suo nome, appone la melodia che più lo gratifica, un film, un bacio, una frustata, una scena indelebile.
Le parole più belle, quelle dette dal collega musicista Nicola Piovani: “La più grande eccezione a tutte le regole.

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