Arredamenti della Berardenga atto due: la Sei non ha ritirato i rifiuti abbandonati davanti la sede de La Racchetta

La “gita”, (come l’impiegata della Sei, definisce il ritiro della spazzatura nei vari itinerari), non è passata da diverso tempo: una valanga di mobili, scaffali, gomme, un frigo e un divano ecc. gettati tempo addietro davanti alla sede locale de La Racchetta e segnalati alla centrale operativa della Sei il 7 novembre, sono sempre al loro posto di abbandono senza essere stati rimossi, alla faccia di chi dice che la Sei compie un servizio celere ed efficente.

Si ricorda ai cittadini che il ritiro del materiale abbandonato, viene pagato caramente dai comuni e poi è suddiviso equamente nelle cartelle della tassa sui rifiuti.

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Le vigne precarie del Chianti

Siamo arrivati ai limiti di guardia per quanto riguarda la forza lavoro delle aziende agrarie nel Chianti, addetta alla cura e alla coltivazione della vite e in minor modo dell’olivo.

Accade ormai da molti anni che le aziende si affidino a manovalanza esterna, le cosiddette “cooperative”, (società che si occupano di svolgere tutte quelle mansioni che vanno dalla potatura della vigna, alla pulizia, vendemmia ecc.) azzerando quasi del tutto gli assunti a tempo indeterminato, limitandosi quasi esclusivamente ad avere uno o più trattoristi in base all’ampiezza dei terreni da coltivare.

In maggior parte sono lavoratori pakistani, poi albanesi, marocchini e rumeni e slavi in genere, che vengono riversati per le campagne, dipendenti di queste società di serviz, contingentati nei tempi, nel numero delle viti su cui operare, spesso tralasciando o non sapendo bene come e dove risieda la qualità del taglio, o del gesto che vanno a compiere. Ci sono aziende che così riescono a gestire dalla potatura, stralciatura, alla cura del verde (vari passaggi di pulizia della vite, inserimento nei fili di ferro dei tralci) fino alla vendemmia spendendo nell’ordine dei 300 € ad ettaro, tutto compreso.

I costi del lavoro sono così abbattuti di netto, ma non è così importante la qualità del lavoro svolto nella vigna (ossessione dei vignaioli francesi) e la durata della stessa perchè ben curata.

Non è dato sapere quali siano esattamente le paghe di questi lavoratori, ma ogni tanto escono situazioni di ordine legale ed igienico sanitarie allarmanti, come recentemente è accaduto a Castellina e nella Berardenga.

Si riduce drasticamente il costo del lavoro e diminuisce l’occupazione in agricoltura, ma al contempo le aziende non adottano gli stessi tagli drastici in altri settori come la promozione, il marketing, l’acquisto di jeep sempre più voluminose per i propri quadri dirigenti, segno che la carestia è sempre indirizzata verso le fasce più deboli.

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Libero, l’uomo che parlava alle motoseghe

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Di prima mattina, non era facile trovarlo in bottega, perchè spesso, nella tarda serata che tende alla notte era solito andare a mettere un “fermino allo stomaco” per poi ripartire con la riparazione di motori, che siano stati di vespa, ape o motosega.
Questo anche di sabato sera, quando i ragazzi dell’epoca andavano a chiudere la serata nella pizzeria di Radda e a tarda ora nell’officina c’era sempre la luce accesa sia che fosse estate, sia che fosse inverno.
Lì, in quei fondi posti sotto casa girava un mondo composito e divertente di persone che per una riparazione o per il gusto di fare due chiacchiere, si fermava da Libero e  venivano fuori ricordi di sere d’estate passate nell’aia dopo battitura del grano, feste in campagna o giri a piedi da podere a podere d’inverno per rompere l’isolamento e togliere dal torpore le corde vocali con qualche castagna cotta nei grandi camini.
Libero era una persona radiosa e gioviale che parlava e scherzava con tutti, parlava persino con le motoseghe più capricciose che non avevano voglia di mettersi in moto: “Te sei di un amico che domani ti deve adoprare, sicchè ora vo’ a mettere un fermino allo stomaco e quando torno devi essere brava perchè non mi devi far fare brutta figura”.
Non per nostalgia di tempi migliori passati, ma per belle persone intinte di poesia.

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Stagione Concertistica 2017 – 2018 alla Villa Chigi di Castelnuovo Berardenga

L’Associazione Culturale Pietro Guideri, (in collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali Rinaldo Franci e il comune di Castelnuovo) ha creato un programma di tutto rispetto per la stagione concertistica che avrà inizio domenica 3 dicembre alle ore 17 presso l’Auditorium di Villa Chigi. A ingresso gratuito.

Concerti  che riscalderanno di note l’inverno della campagna senese e musica che si unirà al coro di grilli e cicale nei due concerti di giugno previsti nel giardino della Villa.

Emozionanti le “Coccole in musica” per i bambini da 0 a 3 anni domenica 14 gennaio.
Un luogo magico dove anche le rondini garriscono e volano sopra con grande gioia, riaperto al pubblico, alla cultura e alla musica per la gioia del conte Guido Chigi Saracini.
Qui per informazioni e programma dei concerti  oppure al numero 347 252 1658.

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Il tappeto di foglie di albicocco

Cascano senza infradiciare le foglie dell’albicocco che formano un tappeto di variegati colori levigati dall’umidità, dal sole che sorge, dalla guazza che asciuga, dalla luce vi filtra, come errori commessi a testa bassa come un ariete contro gli scogli di aridi della vita e di stanchezza fisica vera di una terra che ti vuole vedere in faccia.

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La vespa sul terrazzo del terzo piano

Perchè correre il rischio di farsi portare via una pregiata vespa 50 special degli anni ’70 posteggiandola in strada, quando arrampicandosi sulle scale e scendendole in qualche modo,la vespa si può comodamente posteggiare nel proprio terrazzino del terzo piano?

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Francesco Sarri: quando fra la lavatrice e il frigorifero nascono grandi vini

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I due vini sono stati fatti (testuali parole) “ tra la lavatrice e il frigorifero”. Questo per spiegare gli spazi ristretti in cui il produttore ha dovuto lavorare. Del resto, considerando che metà delle uve sono arrivate in Lunigiana dal Chianti Classico in un camioncino frigo noleggiato per l’occasione e che l’altra metà proviene da viti autoctone locali (sangiovese soprattutto), una vinificazione così bohemien era il minimo.

I due vini, del 2014, sono entrambi ottimi, ma il Vertirosso ha qualcosa in più pur avendo qualcosa in meno, come il colore più scarico e una soave mancanza di struttura che privilegia una freschezza diamantina. Il bello di entrambi i vini è comunque nella parte aromatica, veramente da sangiovese di razza, ancora più rimarchevole perché ottenuta in una vendemmia di rara difficoltà.

La cosa vi stuzzica? Vorreste assaggiarli? Impossibile, perché entrambi non esistono. Per la precisione esistono ma è come se non esistessero, dato che non possono essere venduti o comprati, solo regalati. Questo perché sono il primo riuscitissimo tentativo di produrre vino di un signore di cui, grazie a Giampaolo Gravina abbiamo già sentito parlare, ma di cui sentiremo parlare soprattutto in futuro, Francesco Sarri.

La storia di Francesco parte da Poggibonsi (ragazzi…ma sara l’aria buona?) e passa per il suo agriturismo in  Lunigiana attraverso il motocross, la passione dirompente  per il vino, la curiosità più devastante per tante cose e per la scienza in particolare. Quella specie di tavolo con le fasce che vedete nella foto ne è la dimostrazione più lampante:  a cosa serve? Fatevelo spiegare da Francesco!

A questo punto potreste dire “Insomma,ci parli di due vini che non si possono comprare, di una cosa che non sai spiegare, di una persona di cui sentiremo parlare in futuro, ma che razza di articolo è?” E avreste ragione a dirlo se non ci fosse il seguito.

Francesco, dopo aver fatto passare il 2015 ha deciso di rompere gli indugi e si è messo a fare vino in maniera concreta. Ha affittato un piccolo spazio vicino al castello di Monsanto, lo ha attrezzato e dal 2016 produce un Chianti Classico, che non solo venderà (si parla di 4500 bottiglie) ma che farà parlare di sé.

Siamo di fronte a un “vin de garage” anzi, visti gli spazi da petit garage, perchè Francesco non produce uva, la compra. Ma i suoi fornitori sono a Radda in Chianti, in zona Vertine e questo già dovrebbe dirvi qualcosa.

Il 2016 del nostro “garagista” è stato vinificato e maturato interamente in cemento ma vi giuro che ha aromaticità che sembrano uscite dalle migliori botti del mondo. E’ un Chianti Classico fatto col sangiovese di Radda, come dio comanda. E’ un vino che vi consiglio vivamente (a partire dall’anno prossimo) di cercare e di assaggiare.

Fonte: Carlo Macchi Wine Surf

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Il comune di Gaiole in Chianti rialza i capanni di caccia e le reti di protezione per i cinghiali

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Il comune di Gaiole cerca di rendere la vita possibile agli agricoltori cercando di tappare le falle di chi ha il potere e le competenze per arginare il problema ma invece, nei fatti, non mette in atto l’unica cosa possibile per rendere la vita possibile a chi coltiva: la drastica riduzione del numero degli ungulati che affollano le campagne.

La Regione Toscana, così rapida nel creare la norma per far riedificare i capanni dei cinghialai fatti abbattere dalla forestale come abusi edilizi, così prodiga nel limitare la presenza del lupo per i danni agli allevamenti, ma così sonnolenta quando si tratta di far applicare le norme sulla gestione del cinghiale.

Così lenta e faraginosa che si inventa nuove norme per il contenimento degli ungulati e intanto prende e perde tempo per risolvere il problema.

L’abbrutimento del paesaggio che ha subito il Chianti con le recinzioni è dovuto ad un problema che non si vuole affrontare.

Il comune di Gaiole fa ciò che può su un argomento su cui non ha competenze per permettere alle aziende di sopravvivere e permettere loro di avere una toppa legale sul come chiudersi in casa, ma l’origine del tutto si chiama cinghiale, daino, cervo e finchè la Regione non si adopera seriamente per ridurre il numero di questo bestiame allevato nei boschi, il tema sarà sempre caldo e gli animi esasperati.

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Il vermouth di Istine targato Angela Fronti

Tre donne (Angela, Sabrina, Stefania) che prese singolarmente sono la fragranza dei petali delle profumatissime roselline antiche, ma che quando si riuniscono insieme formano la forza propulsiva di un vulcano di idee e di energie.

Fiancheggiatrici sono una ragazza dal tratto artistico delicato ed essenziale come una poesia di Ungaretti (Rakele) e la verve di un’appassionata di vino (Barbara) con le scarpe da tango e non a punta.
Luogo “I cinque sensi”, l’idea: elaborare un vermouth partendo da un vino rosato famoso e pregevole come quello prodotto con il sangiovese dell’azienda Istine.

Nasce dall’energia di una bella e sana amicizia questa nuova bevanda di erbe e spezie che ha epicentro a Radda, paese del Chianti con grandissimi vini e da ora anche di raffinati vermouth rosati.

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Vertinesi di cielo e di terra da Alcide a Poggibonsi

Spiegare cos’è Vertine a chi non c’è mai stato non è difficile: un paese fortificato edificato sopra una collina, la cui fisionomia ha due torri ai lati, una chiesa accanto al maschio e Teo che corre e abbaia tutto il giorno poco distante.
Per chi c’è stato, non è complicato spiegare e capire che le radici non si recidono, che chi ci ha vissuto ricorda con piacere gli istanti passati fra le stradine strette, il telefono del posto pubblico che suonava e c’era da avvertire l’interessato di chi aveva chiamato, riportando a voce il senso e il motivo della chiamata o l’orario del prossimo squillo per farsi trovare pronto alla cabina di bottega.
La tecnologia nelle comunicazioni ha creato una rete multimediale fra le persone, ma tornando a essere bassi, ciò che fra i sassi di Vertine rimane, oltre al gusto della battuta anche quando le cose scivolano contrarie, è un mondo di aiuto fraterno, sapendo di poter contare su chi c’è nell’alzare ogni tipo di peso.
Più che alla mail ci si affida al bercio da poggio a poggio e non è un mistero che qui la Rondine vola sempre felice, con quei volti, con quegli sguardi, con quelle mani, le battute, l’ironia di chi c’è sempre in mille forme.
E poi c’è una desina di grandissimo pesce e pregio al Ristorante Alcide di Poggibonsi, con l’accoglienza di Angela Ancillotti, vertinese pure lei negli atri e negli affetti più profondi, più Ivo che non si riconosce nelle foto con la moglie a distanza di trent’anni.

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