Le vigne precarie del Chianti

Siamo arrivati ai limiti di guardia per quanto riguarda la forza lavoro delle aziende agrarie nel Chianti, addetta alla cura e alla coltivazione della vite e in minor modo dell’olivo.

Accade ormai da molti anni che le aziende si affidino a manovalanza esterna, le cosiddette “cooperative”, (società che si occupano di svolgere tutte quelle mansioni che vanno dalla potatura della vigna, alla pulizia, vendemmia ecc.) azzerando quasi del tutto gli assunti a tempo indeterminato, limitandosi quasi esclusivamente ad avere uno o più trattoristi in base all’ampiezza dei terreni da coltivare.

In maggior parte sono lavoratori pakistani, poi albanesi, marocchini e rumeni e slavi in genere, che vengono riversati per le campagne, dipendenti di queste società di serviz, contingentati nei tempi, nel numero delle viti su cui operare, spesso tralasciando o non sapendo bene come e dove risieda la qualità del taglio, o del gesto che vanno a compiere. Ci sono aziende che così riescono a gestire dalla potatura, stralciatura, alla cura del verde (vari passaggi di pulizia della vite, inserimento nei fili di ferro dei tralci) fino alla vendemmia spendendo nell’ordine dei 300 € ad ettaro, tutto compreso.

I costi del lavoro sono così abbattuti di netto, ma non è così importante la qualità del lavoro svolto nella vigna (ossessione dei vignaioli francesi) e la durata della stessa perchè ben curata.

Non è dato sapere quali siano esattamente le paghe di questi lavoratori, ma ogni tanto escono situazioni di ordine legale ed igienico sanitarie allarmanti, come recentemente è accaduto a Castellina e nella Berardenga.

Si riduce drasticamente il costo del lavoro e diminuisce l’occupazione in agricoltura, ma al contempo le aziende non adottano gli stessi tagli drastici in altri settori come la promozione, il marketing, l’acquisto di jeep sempre più voluminose per i propri quadri dirigenti, segno che la carestia è sempre indirizzata verso le fasce più deboli.

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4 risposte a Le vigne precarie del Chianti

  1. Francesco ha detto:

    In questa revisione e abbassamento dei costi di lavoro, c’entrano per caso anche i danni provocati dai cinghiali?

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  2. midolla ha detto:

    Qui sempre a dare la colpa ai cinghiali…..

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Sarebbe ingeneroso dare solo la colpa ai cinghiali e altri animali, ma per buona parte è così.
    Ogni anno l’entità dei danni è talmente alta che le aziende si vedono costrette a tirare la cinghia.
    Oltre al danno del mangiato vero proprio c’è anche da aggiungere la realizzazione dei recinti sempre più alti e spessi, più i permessi che insieme hanno un costo non indifferente.
    In più, la beffa di dover pattugliare costantemente i perimetri delle recinzioni per danni provocati in gran parte da essere umani, con fili tagliati, cancelli aperti, jeep che passano sopra fili e reti…. più qualche buco (ogni tanto) provocato dagli animali.
    Situazione sempre più insostenibile i danni alle aziende, per le ricadute in termini di occupazione…. ricordo che nel Chianti, oltre la terra e pocoturismo, non c’è altro….

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  4. sergio ha detto:

    Un po’ il Chianti Classico che ha poco prezzo, parecchio i danni dei cinghiali che limitano la produzione e i pagamenti dei dipendenti e dei fornitori…….

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