I presepi di Rapolano Terme

Il “Centro Culturale La Piana“, organizza anche quest’anno la mostra dei presepi giunti da ogni dove nella cittadina termale e la cura e la realizzazione di un presepe che ha per riferimento un luogo reale del territorio.
La scala 1:14 della splendida pieve romanica di San Vittore, posta a pochi, piacevoli passi dal centro abitato, con l’identico panorama che si ha dalla chiesa guardando in alto verso la fisionomia stesa sulla collina della parte antica e pregevole di Rapolano.
Una ricostruzione minuziosa, realizzata da abili artigiani locali, che stupiscono i molti che vengono ad ammirare l’opera dell’anno e le altre esposte nel museo, dove brilla un cammello che si abbevera in un ruscello, nel presepe della palermitana Angela Tripi.
I visitatori possono lasciare un’offerta per la meritoria opera di restauro del campanile della pieve, per la durata delle festività natalizie.

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Io ricordo: Enzo Centri e Simonetta Bartalini,racconti del territorio chiantigiano

” I giovani di oggi i problemi della guerra non li conoscono, in democrazia imparano a rispettare la gente”.
Lo dice Enzo Centri, nel video qui sopra, intervistato dal meritevole Vito De Meo, anima del Gruppo Archeologico Salingolpe di Castellina, che cura un progetto di immagini di ricordodi esperienze di vita vissuta che i giovani di ieri e di oggi hanno la fortuna e il privilegio di poter apprendere solo dai libri di storia o dai testimoni del tempo: i pochi che sono rimasti.

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Tramonto a Porta Ovile

Onde su ondulazioni di creta senese coperta di niente, sorvolato dal vento, dove un gregge si alimenta di fieno, mentre gode dell’ultimo lembo di sole, con  il maremmano loro nobile e fiero custode che si bea scodinzolando dentro al perimetro di sua competenza.
E poi d’improvviso è notte.

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L’albero di bottiglie dei bambini

Occorre coltivare i semi della speranza e questi possono germogliare solo se affidati alla custodia e al brio dei bambini, che al contrario degli adulti, preservano il candore e la purezza e le possono affinare.
Il comune di Gaiole ha chiesto ad ogni bimbo delle scuole di portare una bottiglia vuota per comporre un albero ingegnoso e riflessivo, fatto di un contenitore per l’acqua che percorre sui camion l’Italia in lungo e in largo che a breve diventa un rifiuto da smaltire,  (meglio da differenziare), con altri camion che scorrazzano sempre in lungo e in largo.
Per la legge chimica che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, il comune del Chianti (che ha per simbolo i tre pini marittimi) ha deciso di trasformare queste bottiglie dei bambini in palline e addobbi per le festività del prossimo anno.
Per coniugare i verbi riciclare, germogliare, proteggere, difendere, ridere, amare.

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Inverno a Vertine

Prima delle otto è difficile vedere qualcuno. Anche il Pipa che è mattiniero per via dell’insonnia o della digestione, non disdegna il tepore delle coperte, mentre tutti i suoi gatti lo attendono per i croccantini davanti la porta di casa.
Il primo camino a buttar fumo è quello della Teresa, nell’azione  che precede la colazione, con il suo gatto (Lamento) ben steso sul davanzale della finestra sopra il radiatore ardente.

Dalla parte della chiesa la Daniela e Raffaele sono già partiti mentre Pasqualino guarda sconsolato il ditone fasciato, la Mirella svampa davanti al camino, Alessandro è in letargo, la Carlotta prepare con amore la colazione. Gianluca mai arriva prima delle dieci.

Teo abbaia in sincorno con i cani dell’architetto, il quale ogni tanto lancia un bercio dalle viscere nelle speranza che si chetino.
D’inverno tutto si assopisce,prendono il sopravvento il letto, la tavola, i balocchi intorno casa o per i campi, quelli che non si possono fare quando la campagna è in vigore.
A buio il focolare, aspettando qualcuno, aspettando le feste, guardando il gelo da dentro e la luce del solstizio d’inverno che lentamente, ogni giorno, di poco aumenta.

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L’albero turchese del Natale in Piazza del Campo

albero natale piazza del campo

Per la prima volta anche Piazza del Campo ha il suo albero di Natale che fa il paio con le belle luci a led, (il nuovo impianto di illuminazione) che toglie quell’alone di cupezza alla conchiglia e ai palazzi, come avveniva con il precedente lampadario.

L’albero porta luce e gioia, e anche se qualche malalingua ritiene che la sua installazione risenta delle prossime consultazioni amministrative che riguardano il comune, in quelle palline rosse, in quei rami coperti da una cascata di lucine trasparenti, limpidamente si intravede un bel battito cardiaco di sole turchese.

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La parabola avvitata nell’ex chiesa di Rosennano

Una chiesa, prima sconsacrata e in seguito adattata ad abitazione privata, ma che, vista da fuori, esteticamente, rimane pur sempre con la forma di un edificio di culto con la foggia del 1600 e rimaneggiata nell’800.
Ai lati della porta d’ingresso, due nicchie vuote, un tempo contenenti probabilmente statue di santi, ma la nicchia di sinistra, è stata riempita: ospita una grottesca e poco consona, al manufatto storico, antenna parabolica.

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Il taglio dei pini marittimi di San Sano

Il suono cupo della motosega, mal si concilia in un piccolo borgo o in una via cittadina, con il calore emotivo dei ricordi di una vita passata giocando, crescendo, parlando, sotto le chiome, il fresco, la fisionomia protettiva del proprio nido all’interno di un luogo intriso di immagini e di persone.
Un conflitto fra cuore e intelletto che farebbe onore essere applicato più spesso nei conflitti interiori del crescere e del vivere e di fronte ai dilemmi del quotidiano andare.
Il viale dei pini che da tanti anni caratterizza la fisionomia del piccolo borgo chiantigiano di San Sano però mal si concilia con un aspetto fondamentale di chi arriva o vive questo bel luogo: la sicurezza delle persone ancor prima che delle cose.
Le radici affiorano, rendendo la stretta via pericolosa a piedi, come in macchina, così come le traiettorie del crescere dei pini, (alcuni venuti troppo di traverso sulla strada) che con un colpo di vento, un manto di neve si possono improvvisamente scosciare, creando una fitta serie di pericolosità improvvise.
In questi giorni è in corso il taglio delle piante periocolanti e di quelle che si estendono troppo verso strada ed edifici. Una pianta, il pino, che mal si concilia con i centri abitati.

Fonte: Il Cittadino

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Vittorio Emanuele III (Sciaboletta) rientra in Italia

vittorio emanuele III foto da corriere delle sera

Doveva rientrare dalla Francia solo la regina Elena, ma poi, all’improvviso, e in gran segreto, è rientrato anche il consorte Vittorio Emanuele III, penultimo re d’Italia, ben avvezzo alle fughe precipitose insieme al suo circo di ciambellani e generali ossequiosi.

Rampollo poco sviluppato di una famiglia che affonda le origini in un territorio che per convenienza non ha avuto remore di cedere alla Francia nel 1860 (la Savoia) e mente rafferma e retrograda nel momento in cui il primo ministro Facta chiedeva la firma dello stato d’assedio per salvare Roma da una marcetta e l’Italia dalla violenza e dall’assassinio politico. Invece di mettere la firma rispose a un primo ministro attonito: ” Ma lo sa che oggi mia figlia ha preso due quaglie?”.

Sua la benedizione ai dementi generali della Grande Guerra che mandarono al macero generazioni di contadini analfabeti come fossero fuscelli, sua la responsabilità per la riuscita della famosa marcetta, sua la firma sulle vergognose leggi razziali e le aggressioni coloniali in Africa e in Europa.

La fuga dopo l’8 settembre da comandante in capo dell’Esercito che meritava un processo per alto tradimento e l’abdicazione al “figliolo bello” nel 1946, nel tentativo vano di salvare la monarchia, dopo che ci aveva messo parecchio del suo per scaracchiarla.
L’Italia diventa Repubblica, mentre si gode il riposo ad Alessandria d’Egitto dove ci lascia le penne e lì rimane fino ad ieri.
I suoi eredi avrebbero voluto che riposasse al Pantheon insieme ad altri re d’Italia, ma si è preferito il santuario di Vicoforte nel cuneese, per la felicità del turismo.

Che qualche bischero va a rendergli omaggio si trova sempre.

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Il comune di Siena allontana gli orsi ma coccola la spazzatura

Il comune di Siena è intervenuto prontamente per difendere il buon nome e il decoro della città in questi giorni prenatalizi dove si vede un barlume di movimento per le strade del centro.

E non poteva certo tollerare la presenza di due orsi bianchi senza guinzaglio, messi a sedere di fronte alla nota Taverna del Capitano con intorno qualche lucina intermittente del periodo ad allietare clienti e passanti.
Resta come sempre intatta la tradizione che accoglie, fra due ali di sacchetti alle ore più tarde, i turisti di ogni stagione, che arrivano a Siena festanti per la costante spazzatura a monti per le vie e visitano presso il polo museale del Santa Maria della Scala le opere del grande Maestro Ambrogio Lorenzetti, autore dell’ “Allegoria del Buongoverno”.

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