Il sabato della Coppe

coop foto da caffeina magazine

“Questo di sette è il più gradito giorno, pien di speme e di gioia , è un giorno d’allegrezza pieno, giorno chiaro, sereno”.
Il sabato del villaggio, scritto da Giacomo Leopardi nel suo ultimo periodo a Recanati, nel 1829, dove descrive un sabato sera in attesa della gioia della festa e della delusione per non avere mai un piacere raggiungibile.
Errore del poeta, questo piacere è stato raggiunto: la “Coppe” del sabato sera piena di luci, banchi, donnine, pandori, dadi e ossibuchi in offerta.
Passarci le giornate, far finta di aver fretta, riempire il carrello di ogni inutile cosa, iniziare con il rito mattutino del lavaggio e della pulizia interna della macchina, sbattere i tappetini e mettere l’alberino profumato.
Pettinarsi bene, vestito buono, raccattare la famiglia, perdersi in quel mare di carrelli per riempirli di acqua, croccantini del gatto e lettiere, dame di olio a tre euri al litro.
Starci fino a buio, passeggiando fra una barca di pandori e una piramide di Aperol.
Com’è dolce naufragar in questo mare, con la tessera dei soci.

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I passi di Wanda nella neve del Chianti

Neanche un dettaglio interrompe il silenzio mentre i pettirossi grufolano le penne nella neve, quando tutto si è fatto bianco.
Da Vertine in poi ogni quercia, ghianda, oliva o rosa fa da piedistallo ai fiocchi notturni e ogni cosa si esalta di bellezza. Anche una carretta rivolta al cielo.
Solo un leggero movimento di passi, con i bastoncini attutiti dalla neve testimoniano un evento quotidiano in ogni stagione: la camminata di Wanda, che, con i soli occhi scoperti ammira l’incanto, di come, coperto di bianco, diventa il Chianti.

Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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Montalcino dei poeti

Da Montalcino ne sono passati di poeti, fra i primi a compiere due passi per le stradine sono due emeriti tromboni, il primo artefice della sottomissione e poi decadenza del paesaggio toscano: Giosuè Carducci: “Mi tersi con il vin d’Argiano, il quale è buono tanto”, come scriveva all’amica contessa Ersilia Caetani Lovatelli, proprietaria di Argiano.

Il secondo Gabriele D’Annunzio, che nel suo perdibile libretto “La Beffa di Buccari” racconta: “Un altro è di Montalcino, alto, svelto e duro come una torre della sua rocca. E stando egli in piedi con una berretta da podestà, scopro dietro di lui la cruda terra senese, vedo lo sfondo della Val d’Orcia mutula e severa, con le sue crete, con le sue rupi, con i suoi cerri”.

Alfonso Gatto, grande poeta salernitano, scrive“un paese così antico che suggerisce per la sua pace la notizia del quotidiano e il bisogno dell’essere, è un paese che ha una libertà endemica. È un paese di confidenza e insieme un davanzale per l’apocalisse”.

Dario Fo descrive Montalcino come “una città intatta, inalterata, pulita nelle forme, rimasta nel medioevo. E la Fortezza è il simbolo dell’affascinante storia della città del Brunello”.

Dice qualcosa anche Vittorio Sgarbi, ma non è il caso di perderci tempo, mentre Saul Bellow: “non ho mai avuto un debole per i panorami, ma la bellezza di una vista tanto ampia penetrò nella corazza della mia anima novecentesca, tanto ostile ai paesaggi”.

Mentre una rondine di passaggio certifica che Montalcino, quando non c’è nessuno ha lo stesso fascino che ha il mare d’inverno. Fonte: Montalcino News.

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San Gimignano lumière

Di torri illuminate da pitture di luce e di pietre circolari appoggiate fuori dal Duomo da Manfred Flucke che  non segnano un cammino, ma un percorso interno in una spirale di pensieri, ai cerchi magici di luce in un cerchio di Ornella Caponero, alla caciara di tamburi delle Bandidas, alla malattia dei cagnolini aggiunzagliati dalle nevrosi dei padroni, allo stare in piazza piacevolmente seduti al non freddo in una sera di dicembre, alla damigiana dello spritz da cui si attinge perennemente quel brodo arancione per merenda.
Installazioni di bimbi fatti di bottiglie di plastica sull’altalena vicino al pozzo per il popolo dei telefonini sempre accesi, ai segni zodiacali realizzati con la tazza del water.

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Benvenuti a Quercegrossa

La Sei è già stata avvertita per rimuovere questo atto di imbecillità posto lungo la strada che da Vagliagli conduce a Quercegrossa, all’altezza del cimitero in una delle solite piazzole dove la malcreanza conduce a gettare quanto nelle case si accumula di superfluo.

Si accendono le polemiche nei confronti delle Amministrazioni o della Sei, ma sono molto sterili quando si ha a che fare con soggetti che non hanno un uso normale dell’intelletto e comprendono solo quando le sanzioni potrebbero intaccare in maniera pesante il loro portafogli, dove risiede purtroppo, la sensibilità di molti.

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Il mercatino di Natale nella Berardenga

Uno dei mercatini più sfiziosi che si trovano in giro nel periodo prenatalizio, dove si trovano oggetti unici fatti a mano e con una capacità artigianale ad alta definizione.
Giochi di legno, bambole, lana, tessuto, oggetti di riciclo riadattati a nuova vita, i libri che andrebbero al macero che diventano opere d’arte, messaggi e farfalle in volo.
Le bellissime donne della Misericordia di Castelnuovo che durante l’anno, come tante formichine si inventano oggetti ricavandoli da altri dandogli nuova vita, a beneficio del loro tempo speso bene e di chi nel mondo ha meno beneficio dei mercati che aprono troppo spesso i telegiornali.
Un laboratorio di falegnameria per i bambini a cui brillano subito gli occhi e lasciano ai genitori il luccicare dei telefonini e si gettano a costruire ed incollare come esperienza vera e indimenticabile. Tanti oggetti e persone che hanno cose non banali da dire.
Uno dei pochi Babbi Natali con la barba vera, e Katy Cherubini che dietro le quinte sta dietro a tutto questo.

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Presentazione de “La Berardenga e il suo Castello Nuovo”

Presentazione di un grande libro, sia per il formato, sia per il contenuto, sia per i tempi celeri di realizzazione che lo hanno partorito in meno di un anno.
Un volume sostenuto dall’Amministrazione Comunale che dona alle generazioni future uno strumento indispensabile per comprendere il contesto e il luogo in cui vivere.
Brevi introduzioni di Fabrizio Nepi, sindaco di Castelnuovo e di Annalisa Giovani, Assessore alla Cultura, poi apre i lavori Patrizia Turrini, che si impossessa del microfono e legge una relazione prolissa e anestetica che annienta gli interventi dei curatori del libro che devono accontentarsi di qualche briciola di tempo.
Castelnuovo Berardenga, un antico castello del 1367, demolito agli inizi del 1800 per fare posto a una delle residenze estive della famiglia Chigi Saracini, intorno alla quale poi si snoda l’assetto attuale del paese.
Nel corso di questi due secoli si perdono sia il ricordo, sia la conoscenza di cosa fosse il Castello Nuovo, eretto dalla Repubblica di Siena, a difesa del territorio.
A grandi linee si sapeva di qualche torre, di dove fosse qualche muro inglobato in altri edifici e grazie alla passione storica e alla curiosità di Fosco Vivi, si mettono in moto delle ricerche e dei ricercatori.
Roberto Farinelli, (archeologo) invia per mail una carta rinvenuta presso l’Archivio di Stato di Firenze chiedendo a Fosco se questa mappa avesse un nesso con il paese.
Attraverso misurazioni metriche e comparazioni tecniche, vedono che la mappa del castello calza come una scarpa fatta su misura.

L’emozione di dare finalmente un volto al luogo delle proprie origini e radici.
Un lavoro lungo un anno, coordinato da una forza della natura come il professor Mario Ascheri, con il professor Renato Stopani, Felicia Rotundo, Roberto Farinelli, Gabriele Fattorini, Fosco Vivi, Pierluigi Licciardello, Paolo Cammarosano.
“La Berardenga e il suo Castello Nuovo” a cura di Mario Ascheri e Fosco Vivi, Edizioni Il Leccio, novembre 2018″.

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I presepi di Amalfi

Amalfi è già di per se un presepe, specie se vista dal mare, specie se in periodi dell’anno dove la massa degli ingombranti se ne sta al largo e lascia spazio a brevi apparazioni o soste silenti con il passo di gatto.
Il fascino discreto della costiera profumata da onde e limoni, con presepi che qui regnano tutto l’anno, uno dei quali con i protagonisti in ammollo in una scena acquatica dentro una fontana, che raggranella il consenso e il piacere di comunque la si pensi sulle campane a festa o sui ceri all’altare. Un’idea per i grandi presepisti di Rapolano Terme.

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Presidio informativo contro i lavori del Consorzio di Bonifica

consorziobonifica-corsoacqua foto da siena free

“Le associazioni ambientaliste e di difesa del territorio senese sono da mesi in contrasto con il Consorzio di Bonifica Toscana Sud a causa di innumerevoli attività che hanno prodotto gravi dissesti geologici, morie di pesci, distruzione di flora e fauna. A distanza di circa un anno tornano in piazza per difendere le leggi regionali, nazionali e le normative europee che quotidianamente vengono calpestate così come sono calpestati i pareri degli esperti ricercatori e tecnici che da più parti hanno chiesto uno stop a tali scempi”. Così una nota congiunta di varie associazioni.
Gli alberi, la vegetazione riparia, il greto naturale dei torrenti sono fondamentali per evitare alluvioni distruttive e sostenere ecosistemi di valore unico.

I cittadini sono tenuti a pagare una tassa salata per vedere realizzato questo scempio del territorio?

Perché non si coinvolgono persone dalle competenze tecniche adeguate e non si rispettano la natura e gli indirizzi normativi che la tutelano?

Si nascondono forse altri interessi come il cippato e le biomasse dietro questi interventi? Perché vengono scelte ditte esecutrici che fanno affari con il commercio di legname e biomasse?

Parteciperanno al presidio tra gli altri CAI – Club Alpino Italiano Sezione di Siena, Circolo Legambiente Siena, Italia Nostra Siena, Coordinamento Merse, Comitato Amici del Crevole, Comitato per la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente di Buonconvento, GAS il Melograno, Associazione Mosca Club, WWF Siena, ISDE (Medici per l’Ambiente) di Siena, Associazione Tartufai Senesi”.

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Le sibille, le donne più fotografate di Siena

Sono signore neanche tanto giovani dato che la loro commissione risale alla fine del 1400, volute dal rettore Alberto Alberighi.
Vergini dotate di virtù profetiche, giunte dagli angoli più remoti del mondo conosciuto in quell’epoca: ioniche, italiche e orientali.

Realizzate in tarsia marmorea da raffinati maestri quali Benvenuto di Giovanni, Neroccio di Bartolomeo de’ Landi, Matteo di Giovanni, Guidoccio Cozzarelli, la cui via intitolata poco fuori Porta Pispini, è un ottimo punto dove lasciare la macchina per poter entrare a piedi in città.

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