Un Pisello arancione a Cortona

Una vela arancione che piglia le forme di un giubbotto, a coprire un signore che annaspa allo sportello di un contatore che non ha tanta voglia di aprirsi, nonostante l’impeto e il suono fragoroso di poesie al signore.
Un accento con una calata che suona, un già sentito dire, con un rapido sfogliare nella lista di giornate passate, come spesso a chiunque accade.

Da sotto il castello di Meleto, alle decine di calzoni sdruciti per l’attrito con il breccino, che è uno scivolare da vespa nei percorsi più miti, e anche in quelli arditi.
Non c’è peggio cosa che avere a che fare con l’acqua, per chi è nato circondato dalle vigne.

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Brolio, Podernovi, Leccione, Torricella, Nebbiano

Camminata in un percorso unico ed emozionale, che avrebbe il  potere di sciogliere anche le avide arterie di un freddo operatore di borsa.
Partenza dal parcheggio di Brolio, sosta all’ Agribar lì a fianco, si infila la strada che porta alla dimora dell’inventore del “Vino sublime”, si va oltre, a discesa verso la Grotta.

Si scende ancora, ci si ferma spesso o per una foto, o per la visione d’insieme parecchio atta al compiacimento del bello, si passano due file laterali di muretto e le viti che quando si è d’autunno, s’incendiano.
Compare un casolare sulla sinistra, cento metri e si è sul set del film “Io ballo da sola” di Bernardo Bertolucci: Podernovi, recente sede di un’installazione floreale che rabbuia la cupezza dei tempi.
Li si cerca una scena, l’ispirazione di un fotogramma, il bagno in una piscina che è nel film e nella realtà è poco più di un lavatoio.
Con parecchia calma si torna indietro, si scivola ancora in basso fino ad intersecare la strada asfaltata che porta a Pianella.

Non c’è bisogno di arrivarci, perchè dopo qualche casa sulla strada e qualche curva, si arriva al leccione, la pianta che sono due e ha l’aspetto di una rondine dal cuore che batte.
Il tempo che serve lì intorno, si risale, la Torricella a sinistra, Nebbiano e la sua chiesa a destra, le vigne di Brolio ovunque.
E’ lento ritornare al parcheggio, passando da San Regolo: si è dentro in sintonia con uno degli spazi e dei luoghi più affascinanti del globo.

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I danni del vento alla chiesa di Santa Maria a Rietine

Piovono tegole sulla Diocesi di Arezzo. Dopo l’umidità che affiora nel soffitto nella vicina chiesa della Villa a Sesta, (anch’essa intitolata alla Vergine) il giorno dopo le infernali raffiche di grecale, si contano i danni nella piccola frazione gaiolese.

Innumerevoli le tegole piovute sul selciato da sopra il tetto della chiesa di Santa Maria, che è stata prontamente transennata per tenere a distanza le persone.
Lo stesso è successo per le coperture di abitazioni private, le cui tegole sono piovute in massa sul tetto in muratura, di una cantina, sfondandola in più punti.

Fonti: Il Gazzettino del ChiantiIl Cittadino

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Le frittelle della Nobile Contrada del Nicchio

Le domeniche mattina, fino a San Giuseppe, (19 marzo) in via dei Pispini, (all’altezza della Società La Pania, della Nobile Contrada del Nicchio), si avvertono le risate insieme allo sfrigolio dell’olio e all’inconfondibile aroma di fritto.

Sono i volontari che rendono immortale Siena: il popolo delle Contrade, che in questo caso friggono in enormi barili metallici, frutto di genio e inventiva, il dolce tipico dei falegnami, fatto di riso stracotto nel latte, grattugiato d’agrume.

Scendono dalle vie laterali persone di ogni età che si prendono il loro cartoccio di frittelle, molte delle quali saranno consumate sulle lastre che precedono l’uscio di casa.

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Giovanni Burroni, un bullettaio sempre di corsa

In una terra dove gioiose nidificano le rondini, si esprimono vini pregiati anche nelle avversità climatiche, nascono e si sviluppano artisti, ricercatori delle origini, maestri insaccatori dal taglio fine, entusiasti pizzaioli e gelatai, insieme ad abili e araldici nobili parcheggiatori, c’è anche un uomo che corre.

Giovanni Burroni, infaticabile fondista verso le crete o San Gusmè, spingitore di botti nell’omonimo Palio, organizzatore e partecipante alle gare podistiche più famose, come l’Ecomaratona del Chianti o l’appena svolta “Terre di Siena Ultramarathon”, accolto al suo arrivo in Piazza del Campo, con un’ovazione da tutti i presenti.

Fonte: Il Cittadino

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La fioritura del mandorlo pavone

Due piante con radici diverse, con i rami che si intersecano per aria, avvolti fra  loro, con la furia di voler essere sempre i primi, come i pavoni, ad aprire la ruota primaverile di una chioma fiorita, mentre le altre piante si chiedono il che fare.

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Il restauro del Monumento ai Caduti di Vertine

A marzo inizieranno i lavori di restauro del Monumento ai Caduti di Vertine, nel ricordo dei diciassette uomini periti  sui fronti della Prima Guerra Mondiale, nei disastri della Seconda e di quella maledetta cannonata nazista che piovve su Vertine il giorno che arrivarono gli inglesi, facendo cinque morti e quindici feriti, nel giorno tanto atteso della Liberazione, il 17 luglio del 1944.

L’Amministrazione Comunale attraverso i suoi efficenti uffici, ha partecipato ad un bando regionale per il restauro di cippi e monumenti dedicati alla Prima Guerra.
Il Comune sarà beneficiario del contributo che andrà a coprire parte delle spese a cui l’Amministrazione aggiungerà la somma necessaria per il completo restauro.

Fonte: Il Gazzettino del ChiantiIl Cittadino

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Le edicole di Livorno

Nel resto del mondo non legge più nessuno e le edicole chiudono, mentre a Livorno, nei quattro angoli di Piazza Grande c’è un’edicola, come in ogni via laterale dove tutti si dissetano di notizie, pagine culturali, pensose riflessioni, donnette alle prese con la compra dei giornali da parrucchiera, mentre i più vispi si dedicano alla lettura del Vernacoliere.

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Vertine, San Donato, Vistarenni, Vigna Gianluca, Vertine

Percorso a piedi che si compie con minima difficoltà, ma costellato di elevata bellezza, per gli occhi per lo percorrono unitariamente a un consono, elevato battito cardiaco.
Partenza come ovvio da Vertine, lieve rampettina del cimitero, strada che rispiana fino al frantoio, leggera discesa, poi la strada rispiana fino alla cantina di San Donato, da lì poco meno di cento metri in leggera salita.
Poi si incontra sulla sinistra il madonnino fra i cipressi, la strada che scorre lungo le vigne con di fronte uno dei paesaggi più belli.
A San Donato deviazione a sinistra in un viale carducciano di cipressi, leggera salita fino al Poggio di Toni e poi discesa fino a Vistarenni.
Qui si può ammirare la cappella di Santa Maddalena dei Pazzi, ritorno indietro, giro che si trae passando intorno alla villa, sempre discesa, passando davanti Vistarennuzzi, Lucarelli.

Sempre discesa fino alle Piana, svolta a sinistra per il bivio delle Conce, poco più di cento metri di leggera salita e si trova una vigna recintata con un varco aperto in una vigna naif di Meleto.

Si scende lungo la vigna, si costeggia il Borro di Parabuio, si arriva al guado, agibile, sui sassi e parte la parte più divertente e sarcastica.

L’arrampicata su per la vigna di Gianluca, poi gli olivi, poi la strada a gomito che porta alla catena del Coltalebolle e da lì a Vertine, il tratto è breve.

Fra l’ora e l’ora e mezzo lo svolgimento del percorso: muniti di macchina fotografica, senso di osservazione, e tuffi nella bellezza, l’orario si dilata.

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Loro Ciuffenna fra i borghi più belli d’Italia

La pianta di alloro dà il nome al paese, il frastuono del torrente scorre fra le pietre, ne dà il cognome e non è un errore il suo essere considerato fra i borghi più belli d’Italia.
Incastrato per aria alle pendici del Prato Magno, pieno di toponimi etruschi, ma anche delle immancabili schiere di casamenti che stanno ai lati della strada, nella parte bassa, che sono un pochino meno belli del borgo sta per aria, costruito con le case a strapiombo sul torrente Ciuffenna.
Nella chiesa di Santa Maria Assunta un bel polittico a fondo oro di Bicci di Lorenzo, i mesi estivi pieno di villeggianti, la meraviglia della pieve di Gropina, poco distante.

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