La potatura del fico verdino

I momenti migliori per la revisione delle piante sono o appena perde la foglia, o poco prima che questa venga rimessa, nel momento o poco prima o poco dopo le gelate, anche se, in tutta sincerità, il fico è una varietà estremamente coriacea.
Quando inizia ad andare per le lunghe e occorre la scala dei pompieri per raccogliere i frutti, è segno che c’è necessità di forbici e seghetto, meglio ancora se di sega come vetta di accessorio al decespugliatore, il che agevola molto a non franare in terra.
Si lima, si accorcia, si lasciano spunti nuovi, ottimi per il futuro, si eliminano branche che con il peso potrebbero scosciarsi e procurare danni, si raccolgono sempre tantissimi fichi e la pianta si libera di peso e si rigenera.

Anche i rami “producono latte” liquido per molti urticante, e avendo l’avvertenza di accendere un fuoco e far brace, anche i pezzi tagliati, spariscono in un baleno.

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Stefano e Pamela

berardenga rione castello

Si chiude l’uscio e si parte, lasciandosi dietro un mare di sorrisi e lentiggini difficilmente riempibili, in una parte di mondo, che  pur essendo in salita, spesso fa’ da calamita  per gli ungulati di ogni latitudine.
E quel trio di ragazzi a scalare: un libertario ciclista a tre ruote e sobrio giocatore di pallone, una sensibile e morbida caramellina alla frutta, un fulmineo sgombro dagli occhi colore del mare, fuggiasco sempre in un lampo improvviso, portano la loro carica di umana e briosa presenza, nelle lande gonfie d’umido e zanzare dell’Emilia, che ha per patrono quel camminatore di Bernardino da Siena.

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Le fave fiorite del Pipa

Dice Vasco, dopo aver posato la ciabatta portaforbici fucsia e impugnato la vanga per le ultime rigirate di terra nell’orto, che fra qualche giorno ci sono i baccelli da mangiare e bisognerà trovare un po’ di pecorino fresco e qualche fetta di finocchiona, per fare un bel matrimonio con il pane appena tirato fuori dal forno.

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La mimosa della rondine e dei calzini spaiati

Se non ci fossero le donne, esisterebbero solo gli uomini e non si potrebbe dar colpa alle lavatrici quando spariscono i calzini e quando, nei cassetti, avvolti su se stessi, restano spesso nella quantità di uno e spaiato.
Dovrebbero esistere i negozi o i mercati per la vendita dei calzini soli e plausibili con quelli esistenti in qualche angolo del globo. Splendide e ironiche mimose.

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Interni Santa Maria della Scala

A coloro che chiamano “lochescion” i luoghi belli o i palazzi storici, brillano gli occhi quando si possono apparecchiare le tavole e coprirle di vini pregiati e di porchetta di cinta, in “una splendida cornice” quale è il vecchio ospedale di Siena: il Santa Maria della Scala.
La tentazione di buttarsi, puntando tutto sulla rosticceria è forte, nelle sale affrescate che per secoli hanno accolto i pellegrini lungo la via Francigena, o i pazienti in cameroni in attesa della sorella con la padella.
Quella padella che prima accoglieva il cibo trasformato, che ora sarebbe pronta a ricevere il cibo da cuocere fra gli antani dei soliti cuochi stellati e le perette dei soliti carovanieri del vino a catasta.

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Chef stellati e tonno e capperi

chef

E’ in corso uno spollinio di cuochi stellati che si trasferiscono da un ristorante all’altro dal Chianti al resto del mondo e ritorno, contesi da gestori e proprietari di locali, che forse, in vita loro, non hanno mai gustato tonno, fagioli e cipolla, o un panino tonno e capperi.

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La ciabatta fucsia porta forbici di Vasco

Mentre la Cristina butta quotidianamente all’aria casa alla ricerca delle sue ciabatte, che misteriosamente, ogni tanto diventano singole, senza una spiegazione plausibile, Vasco, messo nel cassonetto il mezzo mocassino e la mezza Geox che respira, ha un nuovo portaforbici fucsia, da legare al collo, nel periodo della  potatura degli olivi.

Quando riprenderà con la bicicletta, sarà un’ottima ciabatta porta borraccia.

Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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4 marzo 1943

Lucio-Dalla

Dice che era un bell’uomo e veniva
Veniva dal mare
Parlava un’altra lingua
Però sapeva amare
E quel giorno lui prese a mia madre
Sopra un bel prato
L’ora più dolce prima d’essere ammazzato

Così lei restò sola nella stanza
La stanza sul porto
Con l’unico vestito ogni giorno più corto
E benché non sapesse il nome
E neppure il paese
M’aspettò come un dono d’amore fino dal primo mese

Compiva sedici anni quel giorno la mia mamma
Le strofe di taverna
Le cantò a ninna nanna
E stringendomi al petto che sapeva
Sapeva di mare
Giocava a far la donna con il bimbo da fasciare

E forse fu per gioco o forse per amore
Che mi volle chiamare come nostro Signore
Della sua breve vita è il ricord, il ricordo più grosso
È tutto

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La mostra di Paolo Staccioli ai Magazzini del Sale

La mostra si intitola “Guerrieri, cavalli e centauri” ed è stata inaugurata lo scorso 9 febbraio presso i Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico a Siena, curata da Antonio Natali e da Ornella Casazza, che nel pieghevole di presentazione, scrive una prsentazione, dove chi ci capisce qualcosa è bravo.
Da notare l’introduzione di un biglietto ( 2 Euro) mai richiesto per le mostre in questo spazio della città.
Figure di persone realizzate con il bronzo, riccamente vestite, poste una accanto all’altra, ma con lo sguardo riverso altrove, incuranti di cosa e di chi vi sia intorno, come non vi sia possibilità di parola, di comunicazione.
Lo stesso dicasi con le palle di ceramica, poste vicine fra loro, ma non a contatto, con l’idea di trattarsi di nuclei familiari, dando la sensazione che i membri, non abbiano niente da dirsi, niente in comune.
Sintomo della fragilità dei rapporti umani, o della difficoltà a stabilirsi, nel momento in cui l’immagine conta più dell’essere, l’apparire, più della sostanza, in un contesto che si nutre di rabbia. La mostra dura fino al 23 aprile.

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Il viale delle frasi su tegola della Villa a Sesta

C’è un associazione che si chiama Quinquatrus, che ha sede nel vecchio frantoio della Villa a Sesta, dove ai suoi tempi, regnava il Palei, che ha fra i meritori propositi di accendere la miccia alla fantasia e all’arte nelle sue plurime forme.
C’è un telaio ancora vivo che tesse e produce tessuti, c’è la pittura, lo yoga, la ceramica, la fotografia, l’arte delle caricature e quella delle tegole che non porta via il vento.
Nel cotto vengono incisi alcuni pensieri e accolgono i visitatori del borgo dentro nicchie ricavate da ex finestre, murate.
Leopardi, Cartesio, Il Piccolo principe, Trillussa, Manzoni, perfino quella fava galattica del vate D’Annunzio, ma è Totò, con una magistrale frase che riassume tutto: ” Perdere chi non conosce rispetto, è un grandissimo guadagno”.

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