Il Mercat’Unto alla Villa a Sesta

L’anticiclone delle Azzorre è storicamente decaduto dalla sua funzione di tenere la penisola al riparo da bruschi e repentini cambi d’umore temporale, regalando quasi tutto l’anno un clima tiepido, limpido e piacevole.
E’ subentrato l’anticiclone della Villa a Sesta, legato al fatto che ogni qual volta il piccolo paese della Berardenga parte con un’iniziativa, si aprono le nuovole del cielo (dopo due intere settimane) e il sole illumina e benedice le varie fritture calabresi, le crostate della sala thè e tisane, panini, calici di vino, intingoli e caci vari.
Le castagne e il vin brulè dell’Orto Felice, per riscaldare gli animi più freddolosi, il gruppo Balestrieri di Montaperti, che con un Babbo Natale ciclopico, iniziano al tiro con questa antica arma, le signore che negli ultimi mesi si sono adoperate in ogni genere di recupero e di artigianato, le magnifiche ghirlande verdi del gruppo culturale Quinquatrus: Buone Feste dalla Villa a Sesta. Fonte: Il Cittadino

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Alfiero Chiavistrelli, un tassinaro bullettaio… Al volo

Grazie alla vita che ti ha dato tanto, ma rubando dalle pagine del tuo libro appena uscito e presentato, si va a venerdi 26 gennaio 2007, ore 18: “Oggi è stata una giornata bruttissima, ho avuto molte crisi di pianto dovute al continuo pensare alla mia piccola adorata moglie, scomparsa tre mesi orsono”.
Una vita, lunga e avvincente, che già nel cognome segna l’impronta di origine e di provenienza della propria famiglia, di lavoratori del ferro, che tanto hanno dato lustro all’estro della Berardenga.
“Al volo” è un volume di Alfiero Chiavistrelli, dove narra di mezzo secolo di “tassinaro” a Roma, dove non è difficile accompagnare stelle dello spettacolo, politici, campioni dello sport, cialtroni della vita, tirchi inamidati e fuggitivi del tassametro.
Una volta arrivato alla pensione, torna a Castelnuovo, proprio paese di origine, meta delle vacanze fanciullesche e carico di amici e scorribande giocose nei campi.
Il metodo di redigere un rendiconto quotidiano delle proprie giornate a bordo dell’auto gialla, che tiene sempre vivi i ricordi e gli aneddoti, poi condensati in pagine a protocollo, pronte a spiccare il volo, ma senza il battito d’ali necessario a farlo.
A giugno, al banco della verdura del mercato settimanale di Castelnuovo Berardenga, avviene l’incontro fatale che rende possibile il libro.
Alfiero incontra Martina Frullanti, una giovane viaggiatrice della memoria e delle emozioni, che in meno di sei mesi riordina le pagine del “tassinaro”, mette in fila degli spassosi episodi che parlano di una Roma romanticamente bella e in più viene teneramente ribattezzata “Nina”, da questo arzillo signore con il papillon, che ha una scrittura precisa e minuta, come la sua ironia e il brindisi finale al suo libro preziosa e a una vita libera e pulita.

“Al volo” di Alfiero Chiavistrelli, a cura di Martina Frullanti con revisione di Emanuela Viezzoli, con la copertina di Alessandro Valdrighi. Fonte: Il Cittadino

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Scena di terracotta lavoro e pace: Piero Sbarluzzi

scena di lavoro e di pace, piero sbarluzzi

Un’istantanea, che non è una delle preziose immagini realizzate dai fratelli Alinari nella campagna toscana di un tempo che veniva immortalato, ma era sotto gli occhi di tutti, nell’attualità quotidiana e non destava le stesse impressioni ed emozioni viste ora con l’occhio contemporaneo.
Piero Sbarluzzi, grande maestro di terracotta, pientino, realizza un’istantanea del lavoro dei campi, dove la poesia era poca e la fatica era tanta, con la socialità e fratellanza parecchio diffuse, perchè fuori, in campagna, mietitura, vendemmia e raccolte in genere, non erano mai divisive.

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Berardenga, i lecci pericolanti della Villa Chigi Saracini

Una Villa, che per storia, prestigio e dimensione, era e dovrebbe tornare a essere il cuore e il cervello di Castelnuovo Berardenga.
Una manutenzione ordinaria che non viene più effettuata da anni, piante che scorrono, siepi che vanno oltre la loro missione di ingentilimento e strabordano, erba da tagliare ecc. per quanto riguarda il verde del Parco romantico ideato e creato dal grande architetto senese Agostino Fantastici.
Lecci maestosi che franano, come quello venuto in terra da tempo, non molto lontano dalla limonaia, o quello dietro al Vicolo Solitario, nel centro storico del paese, al centro di una piazza interna alla Villa, ma a ridosso di edifici pertinenti e di privati.
Il leccio solitario, darebbe l’impressione di essere stato colpito da un fulmine e privato di gran parte della branca aerea, dove rimane un unico braccio, molto scorso nel cielo, poggiato su un legno che non dà proprio l’impressione di essere in grande salute.

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Dare un tetto al contante

sacco di soldi

A Bruxell, c’erano tanti sacchi abbandonati di moneta nuova di zecca, ancora con quel piacevole profumo di stampa e di inchiostro che rischiava di perdersi se esposto alle intemperie e senza un apposito ricovero.
Un gruppo di volenterosi li ha tolti dalla strada e dalla dimenticanza, ha dato loro un tetto e una casa, una doccia, un letto, un tavolo da pranzo e un riscaldamento sicuro.
Hanno creato appositamente delle Organizzazioni per la loro assistenza, benessere, riproduzione in uso e fatti poi soggiornare in lussuosi hotel di lusso, ai margini del deserto, condizionati nell’aria, ma ostentatamente esibiti sui canali social, non più socialisti.

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I Vignaioli di Radda per i Diversamente Eroici

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La desina degli auguri dei Vignaioli di Radda, con il nobile scopo di mettere a disposizione degli ospiti una rassegna di etichette blasonate a ritroso negli anni, per coniugare l’essenza del sangiovese di Radda nella freschezza delle sue altitudini e la volontà di dare una mano a un’esperienza sociale del territorio come i “Diversamente Eroici“, con ogni bottiglia stappata, il cui corrispettivo sarà loro devoluto.
Presso il ristorante Golden View, in via de’ Bardi 58/R a Firenze domenica 18 dicembre alle ore 12.30, con un menù pieno di guanciali, guancette e morbidi, qui menù e la lista dei vini.

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Brigidini e castagnaccio della Fiera di Santa Lucia

La festa di Santa Lucia a Siena è una tradizione molto sentita e profonda: alla benedizione degli occhi nella chiesa della Confraternita intitolata ai Santi Niccolò e Lucia, si aggiunge la benedizione dei semellini per i fedeli e le campanine delle Contrade che donano gioia a grandi e piccini.
Giornata di pioggia ghiacciata simile a nevischio, che non distoglie l’attenzione di una visita al Pian dei Mantellini, dal quale emerge, in tutta la sua lunghezza, l’eminente profumo del brigidino appena nato.
Un po’ di giochi per i bambini, le campanine e tanti dolci, in più l’efficente banchino della Contrada della Chiocciola, che sforna castagnaccio da manuale e ottima polenta dolce. Fonte: Il Cittadino.

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Quando i cinema avevano la coda di Vincenzo Coli

Ci si sente meno orfani, quando dinnanzi al camino, con la brace ardente, mentre il costoleccio cuoce, si divorano pagine e si incenera la brace per non essere distolti da una lettura di un microcosmo di vita vissuta, che spazia al mondo e parla di socialità perduta.
Chiunque venga dal Chianti, ha l’abbaglio facile con il quattrino, ma la burinaggine non si smonta neanche se da poco o niente, diventa tanto.
Accade così che a un tris-nonno vincente alla lotteria della vita, capita di sposare una virgulta ragazza, proprietaria di beni e di immobili, che gli consentono non poco di innalzarsi, spendere e spandere quanto l’agio permette.
Al di lui figlio fino ai trent’anni è permesso vivere alla Conte Mascetti, salvo poi mettersi a far danni in una falegnameria e capire che era meglio rifugiarsi nel nuovo che avanza: le ferrovie.
Peccato che lì sia un covo di persone che guarda a un futuro di sol dell’avvenire e piglia un po’ per le mele chi la domenica va in giro alla Lizza, con i calzoni di lino, un ampio panama, i baffi a manubrio e due levrieri al guinzaglio, in mancanza di orsi bruni.
I figli crescono di un’altra pasta e anche i figli dei figli e i nipoti, che in una città (ora densa di pomposi da compressione) crescono in un mondo un po’ in disparte, nelle disgrazie di olio e manganello e di quei francesi che finalmente arrivarono con uno storico dell’arte alla loro guida, per liberare le lastre dalle disgrazie.
Quello che prima non si poteva vedere, lentamente arrivò, nonostante la censura da fonte battesimale e sacrestia che colpì l’immaginazione degli anni ’50 e l’impeto di un mondo un pochino migliore.
Le prime proiezioni in un lenzuolo nelle piazze, con la gente in canottiera che si portava la seggiola da casa e alla svelta anche una frittata fra due fette di pane e qualcosa di sangiovese liquido per asciugarsi la bocca mentre le immagini lasciavano stupefatti.
Un bambino assiste, come può assistere un bimbo cinquenne alla vittoria del Bruco e al primo film della vita, che diventa una pppietra miliare dell’andare.
Cinema ad alta definizione della vita, come quando viene raccontata nel crudo reale e nel disprezzo tutto andreottiano che “I panni sporchi si lavano in famiglia” e non si mostrano al mondo, come nelle più onorate società.
Cinema che diverte, permette incontri, mostra mondi diversi, poi nel crescere, le prime vacanze fuori le mura, i primi film che vanno oltre la siepe e nell’andare fanno crescere.

Un libro che si divora, per chi ha la bramosia di essere e non di avere.

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La grande dolcezza di Stefania Pianigiani

Per un anno e mezzo l’autrice, ha messo insieme il materiale necessario alla pubblicazione del libro, senza lasciar trapelare a nessuno, se non agli intervistati e ai protagonisti delle pagine, con l’intento di mettere su carta una guida ironica e sapiente della ricca tradizione dolciaria senese, con la prefazione di Maura Martellucci, che contestualizza la storia, le spezie, le necessità e le virtù.

Tanto per gradire, si parla della Polenta dolce delle Sperandie, che prepara la Contrada della Chiocciola il 13 dicembre nel giorno di Santa Lucia, oppure della ricetta segreta del Panpepato della Contrada Sovrana dell’ Istrice, fatta di farina, mandorle tostate, popone e cedro canditi, zucchero pepe e coriandolo.
Si unisce alla storia e agli aneddoti dedicati alla dolcezza, tutta una serie di ricette facilmente riproducibili, in questi giorni di pioggia e di inizio feste, che paiono fatti apposta per spadellare e per riempire il forno.

“La grande dolcezza” di Stefania Pianigiani, prefazione di Maura Martellucci, Betti Editore.

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La strada di Bombolo

Un podere un po’ in disuso (Poggiassai) nei pressi della meraviglia della pieve di Pacina, che sgorga fra gli ulivi e le rotoballe di fieno, così come accade per Siena che si vede in lontananza.
Strada a sterro, ulivi tenuti nel più moderno dei modi (con il culo) mota nei campi e tanto silenzio, come nei posti addormentati nel tempo e mai più risvegliati.

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