Il Presepe d’Autore di Rapolano Terme

In Piazza Matteotti, si può ammirare il grande Presepe d’Autore, realizzato grazie all’amicizia e collaborazione di un gruppo di artisti che hanno risposto con bravura alla proposta di dipingere ciascuno secondo la propria tecnica e sensibilità, un particolare della scena della Natività.
In rigoroso ordine alfabetico gli artisti sono: Angelo Benedetti, Mario Boni (con i ragazzi dell’Oratorio della Parrocchia di Santa Maria Assunta), Silvia Bulfoni, Alessandro Grazi, Marcella Matteoli, Fabio Mazzieri, Caterina Moscadelli, Rosalba Parrini, Carlo Pasqui, Paola Peparini, Sergio Pratesi, Giovanna Sanna e Massimo Tei.
Il progetto nasce da un’idea del Centro Culturale “La Piana Giancarlo Battagli” e il gruppo dei suoi presepisti, con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale.
Da visitare anche il Museo del Presepio e il Presepe Monumentale, allestito, come avviene da trent’anni nella chiesa di San Bartolomeo al Castellare, che ha per tema una riflessione sulle conseguenze della guerra, e sui valori di progresso e di civiltà conquistati con la pace.

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Addobbo di pomi cachi diosperi

Belli quei piccoli paesi di poche anime, dove le persone si ritrovano per mettere insieme palline colorate, coccarde, lucine, per riscaldare un barlume di piccolo senso di comunità.
Meravigliosi gli addobbi naturali delle foglie che cascano e lasciano sulla pianta del pomo queste picce di frutti che paiono incollati per quanto sono carichi.

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Il vischio su un pero

vischio su pero

Tutte le parti del vischio sono tossiche, ma non per questo, viene visto come una pianta beneagurante da esporre nei giorni di festa o da regalare.
E’ per questo che non verrà rivelato il luogo esatto dove si trova questo magnifico esemplare nato su un pero, onde evitare la sua rapina e asporto.

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Il recupero della chiesa di San Vito Berardenga

Due mesi fa, in accordo con il gruppo degli amici Storia ed Arte, presentammo al Sindaco Fabrizio Nepi, la situazione della antica chiesa di San Vito, seguì un incontro con la dirigenza dell’Azienda San Felice.

L’esigenza era quella di realizzare interventi, anche di minima, ma tali da allontanare le piante infestanti, ripristinare la campana e mettere in sicurezza l’architrave della finestrella superiore.

San Felice prese l’impegno per Dicembre e in questi giorni, con puntualità non usuale sono cominciati i lavori.

Vi era certamente un fattore estetico, le piante, in gran parte rovi, ma anche sanguinelli a fusto legnoso, oltre l’edera e un fico, coprivano forse per tre quarti la chiesa, ma non era l’unico problema.

Come si vede le piante, anche i fustarelli si sono insinuate, a partire dalla radice, in vari punti delle murature ed in qualche caso hanno causato delle sbreccolature verso l’esterno.

L’edera è stata tagliata alla base, per l’asportazione bisognerà segare a livello gronda, strappare ora sarebbe un rischio per la copertura, ma sarà fatto in questa occasione.

Ricordo che la muratura di San Vito, almeno fino al bellissimo arco ogivale del portale, è originale del DUECENTO e che il resto almeno fin sotto la finestrella, risale al TRECENTO. Non sono molti gli edifici della Berardenga a poter contare su questa datazione.

Insomma è un monumento e in quel punto o forse più a valle, già nel 715 viene ricordato un oratorio di San Vito, proteggerlo è un nostro dovere, valorizzarlo, pure.

San Vito fu edificio religioso (anche non cristiano) in epoche precedenti, come dimostra la scoperta della stipe votiva di un tempio, risalente al I° sec. a. C.

Che dire, i lavori vanno spediti, e grazie alla proprietà, al Sindaco che è intervenuto, alla convinzione del gruppo Storia e Arte di Castelnuovo, qualcosa di buono si comincia a vedere.

Mi auguro che anche questo serva a risvegliare le coscienze, ad acquisire una nuova consapevolezza sul valore di certi luoghi, a capire che non tutto è perduto a non abbandonare l’obbiettivo se questo rappresenta la cosa più giusta per tutti.

Un amico di grande cultura mi disse un giorno che facevo bene a seguire certi sogni, ma che forse era una battaglia di retroguardia, mi colpì molto, non capii e ancora oggi non ho capito, ma non è solo per la scarsa perspicacia, è perché mi rifiuto di pensare che l’essere umano, fatte salve le esigenze primarie, lasci deperire la propria memoria storica, la conoscenza dei fatti, gli edifici monumentali, così perderemo definitivamente la possibilità di dare un senso alla nostra stessa esistenza.

Per ora va bene così, San Vito che fu culla e riferimento per tante persone, stà rivedendo la luce, alla fine dei lavori resoconterò con immagini. Per il futuro vedremo.

Fonte: Le nostre orme Castelberardengo.

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Levare i sigilli al vinsanto

Tre mesi di appassimento in una stanza ventilata hanno asciugato quasi del 50% il peso iniziale della malvasia e di un filo di sangiovese, raccolti a settembre.

Abbrunata, rugosa, con i chicchi integri, senza un filo di muffa, con il raspo, l’uva, viene messa in una macina manuale e rotta.
Il poco liquido denso e carico di zucchero, esce a piccole gocce dalla gabbia di legno della pressa, lentamente diventa un filo quando le zeppe di legno iniziano a premere.

Saltano i sigilli dei caratelli dell’annata 2018, il colore è quello, il profumo anche, il sapore tende più al secco che all’abboccato.
Il mosto viene messo nei caratelli dopo averli svuotati dalla fondata, rimessi i sigilli, ci sono da passare quattro anni prima di rimuoverli.

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Le fiaccole di Abbadia San Salvatore

le fiaccole di abbadia san salvatore foto di beatrice mancini

Le piramidi di legna da ardere dislocate in tutto il paese, sono una tradizione che si rinnova Indefinitamente dalla notte dei tempi e la vigilia di Natale vengono accese simbolicamente come luce che fende le tenebre, vampata che purifica, riscalda, accarezza sentimenti.

Alle 18, ai piedi del Palazzo Comunale inizia la cerimonia di accensione davanti a migliaia di persone, con la benedizione del fuoco, poi saranno accese le altre fiaccole disposte per il paese, poi le campane suoneranno festose annunciando un film già visto e rivisto… indefinitamente.

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Siena, passeggiata letteraria

Passi, parole e libri, con partenza da Porta Camollia oggi 23 dicembre alle ore 15, con la tradizionale passeggiata con scrittori e viaggiatori per le vie di Siena, per ascoltare storie di scrittori e visitare le librerie.

Non serve prenotare, brindisi degli auguri presso Siena Experience Hub in via di Città.
Con Paolo Ciampi, Massimiliano Scudeletti, Alessandro Vergari, Stefania Pianigiani e Federica Olla.

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A San Gusmè Babbo Natale arriva con l’Ape

San Gusmè è un esempio di come un piccolo paese mantenga saldo il suo essere una comunità di persone che si ritrovano per addobbare e abbellire le caratteristiche vie e piazze con acuti tocchi di fantasia e di colore, riutilizzando materiali diversi e riadattandoli al calore familiare delle feste natalizie.
Quest’anno Babbo Natale arriva con un’ape carica di doni, mentre il Luca assiste impassibile dalla sua posizione accoccolata che accomuna re, imperatori, alti prelati e umili lavoratori della terra.

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Il Paliotto della Compagnia di Vertine

paliotto di vertine

Paliotto di Bottega Toscana del XVIII secolo, proveniente dalla Chiesa della Compagnia di Vertine, dedicata, come la chiesa del Popolo, a San Bartolomeo.
Reca gli stemmi nobiliari delle famiglie Riccomanni, Ricasoli, Strozzi, Cecchini, Ricasoli, presenti nella zona all’epoca.

Nel centro l’emblema della Compagnia: Coltello racchiuso in una mandorla di motivi decorativi astratti.

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La nuova fabbrica degli amen di San Piero in Barca

chiesa di san piero in barca foto del corriere di arezzo

Per contenere i fedeli della frazione di San Piero in Barca e zone limitrofe (nel comune di Castelnuovo Berardenga, diocesi di Arezzo) sarebbe sufficente dotare la casa cantoniera all’ingresso del paese di altare e di fonte battesimale, aprendo un occhio sul davanti e una monofora sui lati.
Oppure restaurare l’omonima chiesa di San Piero, in località Barca, che da anni non è altro che un ammasso di ruderi e macerie.
Ma la Diocesi fa sul serio: a sentire il Corriere di Arezzo (in un articolo di Luca Serafini del 27 agosto u.s.) con il contributo della CEI, ha messo sul piatto ben tre milioni di Euro, per mettere in piedi un’opera faraonica, in un momento in cui la crisi delle vocazioni rende rari i sacerdoti e la manutenzione degli edifici religiosi (spesso di valore storico – artistico immensi) lascia parecchio a desiderare.

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