San Donato, il punto panoramico del Chianti

san donato in perano novembre 2024

Con la luce da levante, il quadro diventa perfetto, avendo le viti il loro panneggio migliore, il verde sotto ai filari rigoglioso come a maggio, il favino da sovescio (nella conca in cui si trova) che compone delle nervature come una immensa foglia di quercia.
Uno dei luoghi più fotografati e rappresentativi del Chianti, così fotogenico che negli anni è stato persino usato per pubblicizzare Bagno a Ripoli o delle vendite di vino per corrispondenza, nello stile un cartone da docici e a scelta un set di piatti o un avvitatore a pile.

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Il rutto del bovino americano a Sant’Antimo

Arriva una Porsche lucentissima con targa svizzera. Ne escono una signora e un cocomero con le braccia, i bermuda (sul punto di scoppio in vita) il capello rado tirato da parte e tinto alla Donald con la ramatrice a spalla.
Appena all’aria fresca e non confezionata da macchina germanica, allargata di braccia e rutto galattico che rimbomba nella vallata che contiene Angelus, pace, canti gregoriani, ulivi e lepri intorno all’Abbazia di Sant’ Antimo.
Con falcata acide e uriche e sapiente grattata di culo da brucia, il bovino si inoltra gutturale dal parcheggio (non pagato da striscia blu) verso l’Abbazia, con tutti i presenti meravigliati dello stile svizzero che va a deperire.
Ma le prime parole dell’uovo sodo (cocomero) con le braccia sono una liberazione dato che il suo abbaiare non è quello tipico della Confederazione Elvetica ma di un billocco americano qualsiasi.
Sempre nel solco che traccia il “turismo colto e rispettoso”.

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Il decennale del Gruppo Escursionisti Berardenga

gruppo-escursionisti-berardenga

Tanta la strada calpestata dalle loro scarpe con suola scolpita in questo decennio e ben 150 i soci di questa agguerrita associazione che non si limita a percorrere sentieri e camminare nel sontuoso sottofondo artistico e naturale della Berardenga, ma si incunea in tanti viottoli della Penisola con borraccia e panino al seguito.
In questi giorni sono in corso i festeggiamenti del Decennale con una riunione Amarcord alla Villa Chigi (alla presenza delle autorità e dei fondatori del gruppo) e uno sguardo al presente e al promettente futuro con Fosco Vivi che parla di cose passate, partendo dal luogo da dove tutto ha origine: la Badia a Monastero di Wuinigi e dei figli di Berardo (Berardenga) con i bimbi a passeggio delle scuole medie, con Vito De Meo (Gruppo Archeologico Salingolpe) e da lì in lenta e piacevole camminata fra le vigne nel loro vestito migliore per arrivare a San Gusmè entro il tocco e mezzo, perchè nell’Aula Magna della Società Filarmonica, le signore del posto è dalla mattina presto che sfornellano per accogliere i girovaghi con le scarpe da trekking che a quel punto saranno affamati parecchio.

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Castagne e giallarelle

Finita la vendemmia e un po’ di frutta fra le terrazze incolte, la fame si fa bigia e sotto i marroni e sotto ai castagni, ogni cinghiale aspetta a bocca aperta la caduta di una castagna.
Sempre piacevole camminare sotto la sacra ombra dei castagni e dei marroni, bere l’acqua dei fontini che filtra attraverso le loro purificanti radici.

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A Casetta i girasoli di novembre

Messi con la seminatrice, parevano tanti soldatini ben allineati nel piazzale per il giorno del Giuramento, poi passata la raccoglitrice e persi alcuni semi alla rinfusa, i girasoli per l’acqua ricevuta e per questo caldo un poco fuori dal normale, sono rinati spontanei e riempiono di verde i campi in attesa di sbocciare di nuovo se non arriva qualche frammento di freddo.

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Romanticismo di Castiglion del Lago

Si potrebbe cominciare con una ode alla porchetta cotta a legna del mercato o ai datteri delle palme all’ingresso o agli ulivi del parco pubblico che non vedono forbici da tanto, ma che straboccano di ulive.
Un ospedale perfettamente funzionante in un bell’edificio ottocentesco con il Mille davanti, il profumo del pane che esce dai due forni della via principale.
Il lago che torna a riempirsi dopo eterne, infinite, giornate di pioggia.

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Il covo della lepre

covo lepre vertine

Non è da tutti vedere un ciuffo d’erba acciaccata sotto la testata di un filare o sotto una ginestra e capire che si tratta del covo notturno di una lepre.

C’erano raffinati poeti della caccia che sapevano stabilire quando la lepre si sarebbe svegliata, dove sarebbe andata al primo sole e da dove sarebbepassata in un certo preciso momento, fra questi, una rsitretta minoranza aveva l’occhio per vederla a covo alzandosi presto.
I racconti di caccia fatti fra queste persone erano pura strategia, arguzia, conoscenza e studio del territorio.. poi quando la lepre passava nel mezzo a due “poste” e fregava i cacciatori, ciò induceva a essere più agili di pensiero, ma sempre con il massimo rispetto per la preda.

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Il Rosso Veneziano delle vigne di Brolio

Non solo da queste vigne escono grandi vini che girano il mondo, ma vengono curati anche i dettagli – come in primavera – come la miscela colorata delle piante da sovescio che sono una visione cardiologica di sulla, colza, facelia, veccia, che azotano naturalmente il terreno, creano una poesia fra i filari, i fiori sono un crocevia di api.
E poi l’autunno, con quel panneggio di Rosso Veneziano che si trova intorno alla base del Castello e intorno all’Agresto, un foulard di tenerezza, una foto, qualche pagina di un libro, gli occhi che si riempiono di bellezza.

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Forse riapre il cinema Nuovo Pendola

blues brothers

I Vigili del Fuoco avevano valutato che per motivi di sicurezza avrebbe dovuto aprirsi una nuova uscita di emergenza per gli spettatori del cinema Nuovo Pendola.
La programmazione dello scorso anno è andata perduta, mentre questa stagione (che è già ampiamente partita con film che scaldano le coscienze e il botteghino) può darsi non venga compromessa.
I lavori sono partiti oggi lunedi 4 novembre e si concluderanno venerdi 8 novembre sempre corrente anno… questione di tempi.

“Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!” Dal film The Blues Brothers di John Landis, 1980, con John Belushi e Dan Aykroyd. Fonte: Il Cittadino.

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Il Bollettino della Vittoria e il pecorino trombarolo

Alla luce dei tempi correnti, non saranno in tanti a ricordare che il 4 novembre per l’Italia terminava quella immane tragedia senza precedenti della Prima Guerra Mondiale e nell’ enfasi del momento (dopo averne buscate parecchio a Caporetto) il comandante in capo dell’Esercito, il generale Armando Diaz emanò il Bollettino della Vittoria: “Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12; Bollettino di guerra n. 1268 La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta…”
Da allora quel testo dettato dalla retorica dei tempi è stato riprodotto su altari, targhe, travi ecc. e merita rispetto, soprattutto per la mole di persone di ogni nazionalità che è stata rubata dai campi e condotta di fronte al fuoco di una mitragliatrice da generali sadici e classisti.
A Passignano sul Trasimeno il Bollettino della Vittoria è riprodotta su una facciata all’ingresso del centro storico, ma si fa fatica a notarlo perchè affogato dai cartelli di un locale che propone ai propri clienti “Pecorino trombarolo” e “Cojoni di mulo”.
L’elenco delle persone di Passignano che hanno perso la vita durante la Prima Guerra è tetro e lungo, ci sta che l’economia conti più della storia e abbia più valenza una fetta di cacio che una targa ricordo in questi tempi cupi.

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