Un anno di guerra e tanti di follia

bandiera pace rapolano

La guerra è l’affare più redditizio della storia dell’umanità: c’è chi ne trae enormi profitti, c’è chi perde la vita, i ricordi, la dignità e campa coltivando odio.

In mezzo a queste due cose da non perdere mai di vista, c’è il buglione delle dichiarazioni, delle prese di posizione, dei distinguo, che in questa epoca di comunicazione rapida, volano più veloci di un missile verso il proprio obbiettivo da centrare.
Spesso la guerra è una scusa, come quando la si faceva per noia o per dominio fra le casate d’Europa, che in breve vestivano la plebe con una divisa e la mandavano a spararsi, salvo poi (i nobili) ritrovarsi per un the fra parenti (re e principi sono tutti parenti) a spartirsi le spoglie di terre fumanti.
La sporcizia della guerra è che la si pratica per interesse, iniettando nella plebe tonnellate di spazzatura sotto la forma di notizie, in modo da creare l’idea di essere nel giusto, ma lasciando (alla plebe, almeno quella non coinvolta direttamente) la possibilità di mettere un condizionatore con gli sgravi, il lettino sulla spiaggia, la possibilità di vedere le partite più o meno ogni giorno, rifare le facciate delle case ai danni dello Stato.
Opinione pubblica inesistente, retroscenisti dell’informazione, lavoro sempre più vessato e ricattato: facile che senza accorgesene le persone si trovino a essere più schiavi nel proprio tempo e nei propri sentimenti, consumatori o numeri, privi di senso critico e di cultura.

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Andrea Roggi dona a Siena “L’amore salva il mondo”

l'amore salva il mondo di andrea roggi a siena

Una buona, tenera, edificante notizia che tonifica la forza dell’amore potente in un raffinato ricordo, in cui un’incantevole espressione affascinante di donna, si materializza in una torsione di busto, con i piedi che sono radici che affondano nel pianeta, gli arti superiori sono rami, il volto dolce e puntiglioso.

Andrea Roggi, grande e famoso artista nato a Castiglion Fiorentino, ha inviato una lettera al Comune di Siena, nella quale comunica di voler donare alla comunità la splendida opera posta sul belvedere di San Prospero durante una mostra itinerante per le vie della città e lì rimasta.
E lì rimarrà a suscitare emozioni, evocare un ricordo bello, accompagnare un bacio con vista sulla città, per chi ancora non ha perso del tutto la tenerezza. Fonte: Il Cittadino.

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Il Museo Paleontologico di Montevarchi

Il Museo paleontologico è situato a Montevarchi,appartenente all’Accademia Valdarnese del Poggio e fondato nel 1819.

L’emblema del museo è il cranio, completo delle gigantesche difese, dell’Elephas meridionalis, ritrovato nelle seconda metà dell’Ottocento in località Le Ville ed esposto nella prima sala che accoglie i visitatori al museo.

Le vetrine sono occupate da fossili di vegetali (filliti) provenienti da Castelnuovo dei Sabbioni e risalenti alla prima fase lacustre, (Ficus, magnolia, Castanea, Sequoia, Platanus, Quercus, Salix, ecc).

Da notare i resti di noci di Juglans, le castagne acquatiche molto ben conservati, molluschi di acqua dolce, tartarughe di acqua dolce e trote.

Troviamo poi i resti dello Stephanorhinus etruscus risalenti alla seconda fase lacustre nel gruppo di Montevarchi, simile all’attuale rinoceronte di Sumatra, anche questo a due corna che però non sono visibili perché non fossilizzano, i fossili di tapiro (Tapirus arvensis) risalenti alla prima fase lacustre nella successione di Santa Barbara, resti fossili di animali più piccoli come l’istrice (Hystrix etrusca), il castoro (Castor plicidens), la lepre (Lepus valdarnensis) e la bertuccia (Macaca sylvana florentina).
Importante la sezione archeologica del museo intitolata a Alvaro Tracchi, noto storico e archeologo del Valdarno, con una sala dedicata ai reperti da lui trovati in tanti anni di ricerche sul territorio dal Chianti al Valdarno.

Qui una raccolta di reperti etruschi che provengono dal Poggione, nel territorio della Berardenga.Fonte: Montevarchi Cultura.

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La grande dolcezza in trasferta a Firenze

Martedi 21 febbraio alle ore 18, presso la libreria Libraccio, in via de’ Cerretani 16R a Firenze, è in programma la presentazione del libro “La grande dolcezza ricette dei dolci tradizionali senesi” (Betti Editrice) alla presenza dell’autrice, Stefania Pianigiani, con una chiacchierata condotta dalla blogger Elena Farinelli (Io amo Firenze) e Marco Ginanneschi, esperto di mangiare.
Ogni stagione senese, è scandita dalla tradizonalità di ricette semplici, arricchite di spezie e di ciò che c’era al momento disponibile nel campo.
Antiche ricette e aneddoti messi in un libro, per la giornalista-giardiniera-Maestra di Campo dell’Oliveta di Vertine, collaboratrice di Agrodolce, nata nel Chianti dove scorre umido e scarno il Massellone.

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L’altro Giacomo al Teatro del Popolo di Rapolano

Un grande attore ha la capacità di indossare gli abiti, gli spigoli e i pregi del proprio personaggio di fronte a una platea di un grande teatro come di un delizioso nido di provincia.
Un piccolo teatro è grande quando l’accoglienza è naturale e limpida perchè sorgiva, come i volontari che gestiscono amorevolmente questo spazio che già nel nome e negli intenti di fine 1800, evoca una cultura alla portata di tutti: Teatro del Popolo.
Riccardo Raimo interpreta Giacomo Puccini frugando alle origini della sua attività musicale e dal suo essere uomo non convenzionale per i tempi e per il bigottismo di una città baciapile come Lucca.
A Lucca come a Gaiole, nell’800, convivere sotto lo stesso tetto con una donna sposata e poi farci un figlio ha un che di scandaloso, con dispersione di ettolitri di acqua benedetta.
Bravo Raimo che narra l’andare di Puccini al seguito del famoso proverbio del paio di bovi… e di quante fregature e punte celestiali di bischero abbia preso con le donne e con l’Elvira (Francesca Orsini) che vede tutto, sente tutto e ogni tanto lo mette a nudo nell’anima.

Fra le riflessioni del Maestro sulla propria vita e sulle sue avventure, si intermezzano la soprano Rachel Stellacci e il tenore Marco Miglietta che con le loro voci fanno vibrare il Teatro dalle fondamenta, specie con la romanza del “Vincerò – Nessun Dorma”. Musiche di Carlo Benini.

Un applauso infinito e potente ha ringraziato musicisti e attori per la loro bravura.

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Ben 1222 firme per la Villa Chigi Saracini

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Sono ben 1222 i cuori che battono per la Villa Chigi Saracini di Castelnuovo Berardenga, non in numero necessario ad arrivare sul podio dei “Luoghi del Cuore del FAI“, ma in numero tale da far uscire un frastuono di collera e di dolore, per come è inutilizzata la Villa e per come la sonnolenza dei tempi e degli anni, lasci il tutto in un decadente ciondolare con i cancelli chiusi, strutture che degradano, parco, dove proprio in questi giorni si sono risentite le falciatrici per ridare almeno un po’ di decoro al verde decollato per le arie.
Una grande notizia e un ottimo risultato, la raccolta firme gestita questa estate da vari volontari che si sono alternati al banchino durante il mercato settimanale del giovedi.
Si spera che i 1222 cuori che battono e mani che hanno firmato, destabilizzino le coscienze pubbliche e private, affinchè questi magnifici spazi siano riaperti al mondo e gestiti con coscienza. Pubblica. Fonte: Il Cittadino.

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Leccio a macina di frantoio

leccio a macina di frantoio

Ci sono luoghi dell’Umbria dove non avere un leccio in giardino potato come una macina di frantoio risulta essere una grave lacuna, mentre sul litorale laziale, non avere un leccio entro le alte mura che cingono le relative villette, risulta essere un atto impuro, quindi meglio più di uno, anche qui potati con il dietro, come capta pure a San Quirico d’Orcia, dove i lecci vengono ghigliottinati.

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Siena, il tabernacolo della spazzatura

Era l’ultimo anno di mandato del sindaco Bruno Valentini, siamo all’ultimo anno di mandato del sindaco Luigi De Mossi.
A quel tempo il Presidente della SEI, a precisa domanda su come poter risolvere l’annoso problema dei cumuli di spazzatura presenti fin nelle ore centrali della giornata, disse che stavano studiando un piano per la risoluzione del problema e che sarebbe servito un po’ di tempo.
Di anni ne sono passati cinque, ma il problema permane, a fronte del fatto che l’inciviltà di molte persone, al netto di quale sia il servizio di raccolta, rimane uno dei motivi principali dello stato delle cose.
Si stanno scaldando i motori per la campagna elettorale in vista delle elezioni comunali: uno dei temi caldi, in una città che vive della propria storia e della propria bellezza, potrebbe essere quello di un aspetto più decente da offrire a chi arriva, un’educazione sul tema e zero tolleranza per i maleducati.

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I battenti da uscio

I battenti erano in uso già all’epoca dei romani, realizzati in bronzo o in ferro e vari esemplari sono conservati in diversi musei archeologici.
Con il tempo hanno iniziato a diventare dei piccoli oggetti d’arte, rappresentando anche l’araldica della famiglia proprietaria del palazzo nobile o virando verso forme di animali, semplici anelli o altre fogge.
Ne sono rimasti pochi a testimoniare lo scorrere del tempo, sostituiti da ferramenta grossolana o da negozi che offrono ruspanteria dei tempi correnti.

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Gli aranci di Porta Pispini

Riempie di gioia la vista di un arancio carico di frutti, dove a rigor di logica e di clima, questo di norma vive in un vaso che trova spazio all’aperto dai mesi tiepidi fino all’orlo del precipizio invernale, trovando poi ricovero in ambienti appositi e luminosi.
E invece a Porta Pispini, accade ciò che sul mare è possibile e a Roma, ci vengono costellati i viali o gli viene dedicato un giardino, con meravigliosa vista sulla città eterna, di cui Siena, non è da meno.

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