
Dalla prima pagina di Repubblica Firenze del 6 febbraio u.s. e da un articolo chiaro e esplicativo di Andrea Vivaldi che focalizza qual’è la categoria che più trae beneficio dal famoso “Superbonus edilizio” .
Non gli onesti muratori che passano le proprie giornate sui ponti e sui tetti, dove ogni loro passo è sudore e attenzione al non farsi male, ma a tutta una serie di variabili che coincide con la scarsità dei materiali edili, la loro variabilità di prezzo, la carenza di ponteggi, i tempi di lavoro che non sempre coincidono con i finanziamenti, il fallimento di ditte, la consegna completa dei documenti, il difetto o il pregio di un’onestà a seconda degli eventi, la nebulosa procedura di leggi e regolamenti.
“Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà” sornionamente affermava Ennio Flaiano, e non è blasfemo tirare fuori il pensiero e la lezione dello scrittore e semiologo Umberto Eco, anche in una vicenda edilizia come questa.
“Il meccanismo per cui l’intenzione del potere dominante si trasmette alle masse acritiche”.
Il fatto di sentirsi esperti finanzieri, ma più che altro figli di una “cultura” che razzola solo di miraggio, devozione, competizione, senza porsi vie d’uscita e di riflessione, azzerata da anestesie totali di televisione, cortigianeria con punte eccelse di rozzeria, presunzione e ingenuità.
Se non è chiaro, il succo dell’articolo di Andrea Vivaldi è che il caviale nel superbonus edilizio c’è, ma in gran parte è spalmato sul pane tostato con burro, per gli avvocati, categoria che in Parlamento è più rappresentata di pensionati, muratori, operai autisti, gente di mano, d’arte e di pensiero.