La mostra “Incanto e fatica nelle Crete Senesi”

Una terra che – cruda o cotta – è la protagonista di una eccellente mostra che richiama i padri nobili della pittura tardo medievale e rinascimentale (sempre ispirati dal rincorrersi delle colline erte o scoscese) ma si ricorda delle generazioni di persone che queste zolle hanno pestato per coltivarle e renderle fertili.
Significative le parole di Vasco e Pasquino che in un video proiettato al Cinema – Teatro dei Cavatori del travertino (costruito negli anni successivi alla Seconda Guerra) dicono che per fare colazione si doveva staccare il carro e alzarlo per trovare il conforto di un po’ d’ombra durante la pausa.
Sede è la Grancia di Serre di Rapolano tirata a lucido dopo recenti lavori di restauro eseguiti in maniera conservativa e sublime da un’Amministrazione Comunale che crede molto nella Cultura come forma di sviluppo e partecipazione sociale.

Opere esposte in saloni dalle ampie vetrate che si intersecano con l’orizzonte e il paesaggio fermato dai pittori, comodi divani dove sostare e ammirare, personale volontario che permette l’apertura in ogni fine settimana… perchè Rapolano ha l’80% della popolazione operativa fra varie associazioni che spaziano fra assistenza, decoro, cultura, tempo libero, sport.

Spiccano le opere di Renato Guttuso, di Carlo Pizzichini, di Dario Neri, spicca la voglia di Rapolano di dotarsi di uno spazio museale grandioso e di credere sulla cultura come portatrice di sviluppo per avere cittadini consapevoli.

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L’arrivo delle rondini

rondine foto da la rivista della natura

L’arrivo delle rondini è la notizia più importante dell’anno se si pensa che un esserino di venti grammi attraversa continenti e oceani per tornare precisamente al nido di nascita, covarvi, e tornare sul percorso inverso prima che i rigori del freddo si impossessino dei giorni.
La rondine più amata porta gli occhiali ed è sempre la prima a farsi notare e a girare intorno come una danza per attrarre l’attenzione sul suo essere tornata.

Sbatte le alette e sorride sapendo di essere il primo pensiero perenne a ogni sveglia e tramonto.

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Il cipresso che supera il campanile di Sant’Antimo

cipresso sant'antimo

La pietra è statica mentre il cipresso è dinamico per cui il campanile dell’Abbazia del Santo che “ha dato” il nome a un vino con le uve dalle radici ovunque, ma coltivate a Montalcino (per coprire la fascia di mercato di chi è abituato a bere marmellata) ha raggiunto e superato in altezza e in lungimiranza la torre campanaria, fornace al cielo di canto gregoriano, mentre il cipresso non si è mai stancato di fare da nido e auditorium al canto degli storni.

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Tulipani delle Crete Senesi

Laura fin da piccola ha sempre avuto un sogno: quello di correre in lungo e in largo senza meta dentro un campo che raccogliesse tutte le tonalità dei pennarelli contenuti nell’astuccio.
Poi – crescendo – si diventa compagna di Franceso e mamma di una splendida bimba, ma non si ripone e accantona l’idea di voler vedere fiorire tulipani all’infinito.
Vari bivi della vita con acciacchi e vette, ma si coglie sempre l’attimo e dopo un bivio con strada che pare sconnessa, si devia felicemente verso il sogno, aiutata dal compagno che ha ampia indole di piedi calcati in terra e capacità agricola.
Lo scorso anno si finiscono per mettere a dimora in un vasto piano – poco fuori Asciano – bulbi intinti nel sogno di bambina e durante la fioritura si vedono arrivare tante altre persone il cui incanto permette di continuare a essere teneri bimbi in un corpo di adulti.
Al secondo anno la tecnica si affina e le strisce colorate di oltre cento metri – in fioriture cadenzate -producono stupore e meraviglia che si rinnovano e portano euforia di notizie liete.
Laura e Francesco aspettano l’arrivo di un nuovo bulbo che vedrà la luce intorno alla metà di maggio.
Un figlio nato sotto il segno del Toro sarà un dolce sentire in futuro e un campo da arare in estrema salita perchè si narra che i nati sotto il segno del Toro siano dei tenaci sognatori ancorati con i piedi al suolo. Come i bulbi di tulipano.

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Il diserbante romantico della Berardenga

Ammonta a ben 325.000 euro il finanziamento concesso dal Ministero dell’Agricoltura destinato ad “Attività di formazione, informazione, consulenza e promozione nel Distretto biologico del Chianti“di cui fa parte Castelnuovo Berardenga.

Progetto presentato in pompa magna lo scorso gennaio presso una prestigiosa fattoria di zona.

E’ sotto gli occhi di tutti (per chi procede in direzione superstrada poco fuori dell’abitato del capoluogo) come ogni anno in questo periodo la Berardenga si confermi saldamente “Bandiera arancione” in fatto di erba illogicamente dipinta di carota a rette parallele sotto alle viti. Fonte: Il CittadinoIl Gazzettino del Chianti

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Un grazie taglia XL a Emanuele Mariotti archeologo

Si parla di un argomento strettamente legato ad addetti ai lavori o appassionati, ma la scoperta al Bagno Grande di San Casciano Bagni di un santuario devozionale in un sistema di acque termali curative conosciute fin da epoca etrusco – romana, ha acceso le luci sull’archeologia e sull’importanza storica di un giacimento di reperti immenso dal punto di vista conoscitivo del passato.
Due ore di lezione da parte di Emanuele Mariotti direttore degli scavi di San Casciano (tenuto nella sala della Società Filarmonica, organizzato dal “Gruppo Berardenga storia e arte”) hanno incantato e immerso nel profondo dei dettagli del Santuario ritrovato il folto pubblico intervenuto su tutto quello che è un cantiere in continua evoluzione.

Le opere rinvenute, il culto degli dei e delle acque, i materiali usati, le monete, le splendide riproduzioni di animali realizzati in lega di rame e stagno, persino una iscrizione in bronzo che è una promessa di matrimonio fra due giovani di alto censo provenienti da Roma, in un luogo dalle acque curative che smuovevano persone da ovunque.
C’è una squadra di oltre novanta specialisti che studia quanto è emerso dalla grande vasca: chimici, storici dell’arte antica, archeologici, fisici, geologi, esperti di metallurgia, restauratori ecc. perchè questo luogo è una montagna di informazioni su epoche diverse, materiali e usi.

Basti solo pensare che è l’unico luogo al mondo dove gli oggetti di bronzo (e non di terracotta) vengono donati alle divinità per un auspicio di guarigone o per essere stati guariti.
Interpellati anche chirurghi moderni perchè sono state ritrovate delle tavole in bronzo che rappresentano une perfetta ricostruzione della cassa toracica di un corpo umano, come se gli antichi avessero realizzato una radiografia… anche questa una cosa unica nel suo genere.
Parte dei reperti sono stati esposti al Quirinale, a Napoli, Reggio Calabria e a breve voleranno a Berlino per una grande mostra che si inaugurerà il prossimo luglio.
Emanuele Mariotti incanta per capacità narrativa e competenza professionale donando un bel gruzzolo di informazioni e curiosità a un pubblico attentissimo.
Dalle sue parole si estrapola un passo e riguarda il ruolo decisivo avuto dalla sindaco di San Casciano Agnese Carletti che come rappresentante di soggetto Pubblico, si è spesa con la sua Amministrazione nel primo finanziamento degli scavi, nella ricerca di finanziamenti per poterli continuare, nel trovare una casa definitiva nel luogo specifico del ritrovamento dove poter esporre i reperti, credendo da subito in una cultura che dona benessere alla mente e muove persone e idee.
Per altre zone “un po’ più lente” vige una massima del filosofo Seneca:” Non è vero che abbiamo poco tempo, la verità è che ne perdiamo molto”.

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Compleanno di Vasco

Il cruccio di questi giorni è quello di avere le patate pronte da seminare nell’orto ma non avere la terra a modo perchè non fa altro che piovere e non si asciuga.
Le buche le ha già pronte, ma sarebbe come deporle nel fango, con il rischio di farle marcire e non vederle nascere… e poi non sia mai che si faccia qualcosa nell’orto senza guardare le fasi lunari.
Quando piove in continuazione tutto rallenta e dopo aver dato un’abbondante dose di croccantini alla sua nutrita colonia di gatti il pensiero va alla legna (che non sia molle) per accendere il camino, ma più che altro per avere la brace a dovere per depositarvi sopra qualche salsiccia.
Ieri avrebbe voluto mangiare i filetti di acciuga, ma senza accorgersene, avendo chiuso in casa Lamento – la gatta più famelica – ha visto che l’animale era colto improvvisamente da una gran sete e i filetti erano spariti da sopra al piatto in cucina.

La conseguenza di questo furto è stata un’altra salsiccia e la sera partitona a scala quaranta fin dopo la mezzanotte, mentre il giorno dopo, giro al mercato di San Giovanni Valdarno e rientro con una cofana di lampredotto che ha blindato subito nel forno, nel caso Lamento rimanesse chiuso in casa. Tanti auguri a Vasco da tutto Vertine.

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I cento anni di Giulio Gambelli

Qualche anno indietro (per non dire decennio) fra un babbo responsabile di cantina e un signore di Poggibonsi erano freqeuntissime le telefonate serali, specie quando si arrivata nel trimestre di settembre fino a novembre.
La voce al telefono era sempre talmente alta che pareva stessero discutendo animatamente ogni volta che si sentivano, altre volta pareva che stessero veramente litigando (sempre per la tonalità di voce).
Poi sopravanzò la curiosità del giovane nel chiedere al babbo come mai ogni sera doveva arrabbiarsi al telefono e lui con un sorriso divertito disse che non stava litigando… il suo interlocutore era una delle menti più acute e il palato più sensibile al mondo in fatto di vino, ma era un pochino sordo.

Qualche anno più tardi il giovane conobbe il Maestro Gambelli a Pagliarese: una persona tenerissima, che parlava con gli occhi o per alzata di spalla con chi gli era in confidenza quando si trattava di vino, con delle scene comiche e delle battute esilaranti con la proprietaria dell’azienda che aveva sempre fretta di vendere il vino e lui di aspettare il tempo che al vino serviva.
Però allora non c’era bisogno di urlare, seguiva tranquillamente i discorsi grazie alla tecnologia che aveva inventato discreti apparecchi.
Neanche tanti anni fa una pubblicità televisiva sulle emittenti locali, illustrava la professionalità di uno studio di Poggibonsi per apparecchi acutistici… dalla vetrata del negozio traspariva il Maestro fermo e diligintemente in fila dietro al banco.
Oggi questo grandissimo uomo umile e schietto avrebbe compiuto cento anni e Poggibonsi celebra degnamente uno dei suoi figli più prestigiosi e valenti con una targa e varie iniziative in ricordo.

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Il monumento poetico al muratore

Una betoniera d’annata e una carretta malmessa, un uscio di legno antico e un pancale appoggiato: pare il monumento al muratore, a quell’artigiano che trova il posto giusto al sasso squadrato o al mattone con la livella e il filo a piombo.

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Meleto specializzato

Spoglio, con rette parallele che si protraggono all’orizzonte e i teli di copertura per proteggere le mele dal troppo sole o dalla grandine, arrotolati sopra.
Visto da lontano ha un aspetto inquietante, visto da vicino ricorda che si tratta di un campo coltivato a meli, visto fra qualche giorno quando le piante saranno piene di fiori, viene voglia di tornarci.

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