Sei mesi per una visita oculistica

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Un signore con una patologia importante, si sente dire in forma ufficiale che per una visita oculistica all’ospedale di Siena, c’è da aspettare solo il “minimo” tempo di sei mesi, ovvero nel fondo del marzo del prossimo anno a venire.
Il signore è ben determinato a seguire la via “pubblica”, ovvero attendere (e sperare) che si liberi qualche posto prima, per non soddisfare i voraci ambulatori privati o para-pubblici che gravitano intorno alle lentezze dell’ospedale.
Ci sarebbe molto da riflettere su una questione importante come la sanità, che si trascina dietro un altro settore importante quale è l’istruzione, con l’altro che è la cultura, fondamenti cardine di una nazione che non ha nei suoi statuti di essere un’azienda che vede il sociale e l’assistenza solo come un costo.

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Carlo d’Oro della Berardenga

carlo castelnuovo berardenga

Quando passa Carlo con la sua granata fatta di scope, torna d’incanto il regno del pulito.
Senza una fogliolina in terra, cartaccia o cicca di qualche marrano di turno, specializzato nel lancio.
Entra e lascia meglio di una spazzatrice meccanica, si rammarica di come le persone non hanno a cuore il posto dove vivono gettando in terra di tutto, ma si sa che la Toscana non è una dipendenza Svizzera.
Una colonna portante di un modo di vivere e di un senso civico alto che non è una professione, ma un modo nobile di essere.

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Monteluco TV, l’altalena di “C’era una volta il West”

altalena di c'era una volta il west a monteluco tv

L’esuberanza di un bambino vivace, trova alcuni momenti di quiete nel momento in cui sale su una semplice e divertente altalena, che innesca un rumore intermittente e nitido che fa volare con il pensiero a una delle scene più belle della storia del cinema.
Dieci minuti cadenzati dal suono di una pompa dell’acqua mossa dal vento in una sperduta stazione ferroviara: l’inizio del film C’era una volta il West.
Quel suono ripetitivo e malinconico che fa da sfondo al fastidio di una nosca, poi imprigionata nella canna di una pistola, dopo tante soffiate per mandarla via dal viso, la goccia d’acqua sul cappello, i passi sulle tavole di legno, il telegrafo che deconcentra la siesta, lo scrocchio della dita, l’arrivo del treno.
Un’altalena da cinema a Monteluco TV: guai a oliarla.

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Le dolcezze di Liliana Perianu a Monte San Savino

liliana perianu apicoltura biologica fiera monte san savino

Il mondo di Liliana è fatto di un centinaio di arnie che girano costantemente alla ricerca dei fiori diversi e migliori, posizianati a rotazione nei punti più belli -e appetibili per le api – della Toscana.
Le si illuminano sempre gli occhi quando parla del suo lavoro che comprende la cura delle api, ma anche della campagna fatta di alberi da frutto, ulivi, cespugli di lavanda, la raccolta dei vari mieli, del polline, della pappa reale, lo studio delle erbe officinali per ottenere creme, lozioni, olio essenziale, le infusioni, le marmellate dai suoi frutti.
Tutta questa sapienza – nei giorni della Sagra della Porchetta – era sotto il colonnato delle poste di Monte San Savino, dove Liliana ha spiegato tutti i sapori della sua fatica ai tanti che si sono fermati a fare degli assaggi provenienti dai paesaggi più belli.

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Sagra della porchetta a Monte San Savino

Una piazza piena di tavoli e di persone appagate da un piacere che toglie la voglia di parlare.
Appena un leggero scambio di parole mentre si ha davanti un sontuoso panino con la porchetta dove ogni parola è travolta dai morsi della golosità, con sentori di ramerino, aglio, salvia e un pizzico di finocchio.
Ha vita breve una porchetta a Monte San Savino in questi giorni di Sagra: in poco più di un’ora a forza di vaschette e di panini, sparisce per lasciare posto a un’altra consorella pronta per essere suddivisa da veri artisti del forno e del coltello.
Il “sudicio” del condimento e un po’ di crosta danno sapore e gioia a un bicchiere di vino.

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Vasco è pronto per L’Eroica

Da ora si cominciano a mettere da parte le alzatacce per bagnare l’orto e cogliere i pumodori con le sfaticate nel mezzo del giorno per farne pumarola prima che vadano a male.
Si smettono di cogliere i fichi per farli seccare al sole, ma non vengono perchè ci vanno a dormire sopra i gatti e le mosche gli danno il lieto fine.
Si smette di ramare le viti di uva da tavola perchè oltre il pampane nemmeno tanto rigoglioso sotto non ci sta niente, si smette di sentire i commenti televisivi alle partite perchè tanto piglia il sonno e il divano concilia male il sonno e la digestione.
Da qui a venti giorni, c’è da farsi trovare pronto per non sfigurare con la Bianchi d’epoca appollaiata fino a ora al gancio alto di cantina come fosse un prosciutto da stagionare.
Non scherziamo, si ripiglia la vita da atleta che c’è da scalare il Monte Sante Marie con L’Eroica, che l’ultima volta c’erano una ventina di fotografi a immortalare l’ultima pedalata che mancava a scollettare in quella tremenda cime delle Crete, prima che volassi iin terra.
Da ora in avanti si sopprimono anche le partite a scala, le bocce e le fitte alla Panda, c’è da pensare a allenarsi e vincere di giorno in giorno che manca, il proprio Gran Premio della Montagna.

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Un altro anno della Teresa

teresa vertine

Quel 9 di settembre in particolare, cadde di lunedi e le uniche persone degne di nota a essere nate in questa medesima data sono tre, e nell’ordine: la Teresa, Oscar Luigi Scalfaro e Hugh Grant, più valigiate di vescovi e cardinali che lasciano dietro di loro montagne di inutili papiri.
A Vertine, casa della Teresa è più frequentata del Quirinale da amici e conoscenti che non devono mai citofonare ai corazzieri per sapere se ha una cipolla da prestare, il pane da pigliare o il vino da infiascare.

Mentre Hugh Grant, ha si fatto il Cenerentolo con la splendida Julia Roberts a Nottingh Hill, ma ha passato lunghi anni con un coinquilino che girava per casa in tuta da sub, mentre la Teresa ha fatto da mamma, da zia e da nonna a tanti.
Se poi si considera il curriculum umano e anche solo quante rastrelliere di punture ha fatto negli anni a chiunque, mentre a parecchi è servito solo pigiare due tasti sul telefono per diventare parlamentare, c’è poco altro da dire. Auguri Teresa.

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Il Giardino del Lago di Villa Borghese

“Rimangono solo le cartoline di “Vacanze romane” (dai tanti venditori di souvenir) con Gregory Peck e Audrey Hepburn a bordo di una Vespa, a memoria di una città idilliaca, romantica, piena di vita.
In Piazza del Popolo, dopo aver fatto un saluto libertario alla targa posta a ricordo di Angelo Targhini e Leonida Montanari, le scale di che po rtano a Villa Borghese diventano invitanti, per il fresco e alla ricerca di quel residuo romanticismo che in questa città di tonache, è rimasto.
Rosi, arbusti, allori (che di rado hanno visto forbici) e erba da tagliare, maleducazione sparsa fuori dai cestini, busti marmorei di persone importanti (a volte senza occhi o naso) e in mezzo a tutto questo brilla il laghetto dove le coppie di giovani, di attempati o nonni, prendono la barchetta e vedono i lui darsi da fare per non essere da meno dei fratelli Abbagnale, le lei, sorridere, emozionate, divertite, in estasi a farsi foto, sotto l’ombrellino bianco di trina che il barcarolo offre al momento dell’imbarco.
Ai remi, in quell’acqua verde, brilla tutta la goffaggine dei giovani nel fare qualcosa con le mani che non sia scorrere lo schermo di un cellulare.
I tripparoli attempati provano a darsi da fare per non sfigurare, ma è tutto un muovere acqua e stare fermi.

I nonni non hanno bisogno di dirsi niente, essere lì per loro, dopo tanti anni, è come tornare di colpo a quando erano venuti la prima volta, magari in viaggio di nozze dopo una notte insonne.

A quando avevano preso una guida fotografica fatta a fisarmonica, lanciato Cento Lire nella fontana di Trevi mentre passava qualche divo del cinema o bevuto una gazzosa e un mezzo Fernet in un bar accanto a qualche regista o scrittore, con i quali avevano scambiato alcune parole e poi via, alla Bocca della Verità per andare a fare un po’ di verifiche.
I nonni muovono piano l’acqua verde con i remi, le nonne si riparano gli occhi dal sole con la punta delle trine e sono felici. Gli altri, hanno molto da remare per trovare il seme del contentarsi.

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La lista Piovra

piovra-Mutolo da met news

Come dice nostro Signore: “L’importante è volersi bene e trovare i punti in comune, piuttosto che mettersi a cercare le differenze”.
Perchè è volendosi bene che si sta meglio, si portano avanti le questioni che più stanno a cuore, si mettono i mattoni meglio, si risolvono le questioni a stretto giro di piazza prendendosi sotto braccio (come accadeva in tempi migliori) davanti a una pasta a crema, un bicchiere di spuma, oppure in ampi banchetti dove ognuno è libero di mangiare ciò che vuole, stando vicini a chi più gli è fraterno e può portare a ciò che ognuno ha più in cuor suo… Beati monoculi in terra cecorum.
Ma non per egoismo, ma per solidarietà umana, per amor pilatesco del bene comune – che poi è solo il proprio – ma mascherato di quella finissima pastafrolla di ipocrisia che è il bene della famiglia – che in teoria ai locchi, sarebbe tutta una comunità – ma in pratica è una frangia sempre aperta al conforto degli amici e degli amici degli amici che non hanno nel cuore chi insinua dubbi o ha il dono leggero di non volersi chinare, amando chi ama, senza ego in eccesso da dover pasturare. Tira una brutta aria.

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