Il recupero della chiesa di Villa a Sesta

La Chiesa Cattolica ha un fitto reticolo di “caserme dell’anima” posizionate capillarmente su ogni territorio che per secoli e secoli è stato il suono di mezzogiorno per lasciare il lavoro dei campi e andare a mangiare, il suono alla sera di far festa, il suono delle funzioni e celebrazioni gioiose o dell’ultimo saluto a qualche amico o caro.
Dal “Libro delle anime” posto in ogni parrocchia, si può risalire alle proprie origini, unica fonte di anagrafe ufficiale, prima che i lumi accendessero un’altra via.
Con il miracolo dell’8 X 1000, il miracolo dei ponteggi intorno alla chiesa di Santa Maria della Villa a Sesta (storicamente territorio senese, ma nella Diocesi di Arezzo).
Infiltrazioni di acqua dal tetto stavano compromettendo la stabilità dell’edificio e la conservazione di un’opera d’arte di straordinaria fattura e pregio quale è la Madonna lignea di Jacopo della Quercia che il professor Mario Ascheri ritiene essere uno dei più importanti della zona.
Capillari edifici di culto che hanno perduto da tempo il proprio gestore, ma che sono un crocevia di storie, di affrancamento e volo libero, ma anche la custodia di tante e piccole opere d’arte, ricordo morale e storico di un piccolo mondo che ci gravitava intorno.

Fonte: Il Cittadino.

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I mille baci dati…grazie a Lucio Battisti

lucio battisti (1)

Il 5 marzo, Lucio Battisti avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il giorno dopo e nello stesso anno di un altro piccolo genio quale era Lucio Dalla.
Di questa ricorrenza non se ne è poi sentito molto, eppure quelle canzoni attraversano generazioni e storie di persone che hanno più valenza della sciatteria delle stanze che contano, della cronaca nera cucinata in mille modi, dei rimbalzi del pallone, delle stelle del futile.
Ad un certo punto delle loro vite Lucio Battisti e il paroliere Mogol partirono per un viaggio a cavallo attraverso l’Italia (era il 1970).
In quel viaggio lento, attraverso boschi, torrenti, luoghi in disparte, vennero fuori tutte quelle ispirazioni che donarono alla musica e alle persone, tutta una serie di canzoni che milioni di persone si portano strette nel cuore o nell’anima.
Poco dopo il viaggio, uscì l’album “Emozioni” – che raccoglie alcune canzoni già uscite su disco singolo – e da lì si comincia a capire dove il sole va a dormire.
Come un viaggio lento, fra i paesi e le campagne meno comproesse di adesso porti a veder meglio dentro se stessi e ad esprimere il meglio.
La fine del viaggio fu a Roma: non c’era una folla di fotografi, telecamere, giornalai ad aspettarli.
C’erano il cartello Roma, i cavalli, una bottiglia di spumante a festeggiare un viaggio introspettivo lontano dai clamori di quello che all’epoca era solo un barlume del mondo di apparenza di oggi.

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Una storia di dipendenza da gioco

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Una mattina in cui una sola nuvola sorvola su Siena e scarica il suo rituale sgoccilare fantozziano nella zona di Pian d’Ovile, a poca distanza dal Poliambulatorio medico.
L’ingresso secondario è quanto di meglio chi è sprovvisto di ombrello possa trovare da quelle parti, ed è qui che si incrociano parole e storie di chi non affoga lo sguardo nel telefono.
Gli occhi sperduti di un signore di mezza età sono la cosa più angosciante e cruda, sinonimo di un urlo interiore per molti versi simile al famoso “Urlo di Munch”.
Davanti al servizio per le dipendenze – che quell’andito al riparo dalla pioggia ne è l’accesso – il signore è in agitazione e apprensione, ma solo per essere arrivato in ritardo all’appuntamento che aveva con una gentile e brava assistente sociale.
Chi c’è lo rincuora, gli spiega che è poca cosa e cerca di distrarlo facendolo pensare a quell’odore di pulito che si sente dopo la prima pioggia che scende da mesi.
Trovando un po’ di calore umano inatteso come prassi, il signore si lascia un po’ andare e dice che ci sono dipendenze dalle quali si può uscire più facilmente, mentre altre sono più difficili e subdole perchè hanno un risvolto familiare, economico… di relazioni che spariscono.
Si può contrarre la peste o si può cadere nell’errore delle droghe idiote, ma non per questo si perdono rapporti umani o si trova qualcuno che sappia dire una parola di conforto.
Quando si entra nel vizio del gioco (stimolato da una società fasulla che mette il profitto e un’apparente benessere sopra ogni altra cosa) si iniziano a perdere i soldi dello stipendio, i risparmi, si chiedono prestiti alle banche, si gratta, si giocano numeri di sogni mai realizzati al Lotto e si sprofonda in un abisso di solitudine e silenzi di chi si ha intorno.
Il prestito richiesto alla banca è la pena successiva… pare che a un certo punto si vendano il debito fra società diverse, aumentando di un qualcosa l’interesse da restituire, come una roulette russa sulla vita di chi magari ha poco studio, tanta pressione dalla famiglia (o solitudine) tanti desideri impossibili da dover assolvere per non sentirsi dire di essere un fallito invece che una onestissima persona normale. Fonte: Il Gazzettino del Chianti.

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Il ventilatore di via dei Termini

ventilatore via dei termini siena

Non è dato sapere se il ventilatore diviso in due di via dei Termini sia volato dalla finestra di un ufficio soprastante o amorevolmente adagiato sulle lastre con un satellite di sacchetto della spazzatura a lato.
Di certo c’è che i visitatori di ogni dove di cui Siena è ora piena sghignazzano, sorridono, alcuni si chiedono come un luogo così bello subisca questa indelicatezza.
C’è chi è convinto che siano i turisti a sporcare la città, ma non si è ancora visto nessuno arrivare dalla Germania, dall’Oman, dal Tagikistan o dal Burundi con un ventilatore da tavolo in mano. Fonte: Il Cittadino.

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A Radda in scena “Sorsi di solidarietà”

radda in chianti piazza ferrucci

La Pro – Loco e i Vignaioli di Radda organizzano per sabato 2 settembre (dalle 18.30) in piazza Ferrucci (in caso di pioggia verrà comunicata per tempo l’alternativa al coperto) una serata di solidarietà che è una piccol disfida fra produttori di sangiovese di Radda e produttori di sangiovese della Romagna, colpiti dalla recente alluvione di maggio.
Conduce la “disfida di Radda” Carlo Macchi, giornalista di Wine Surf e scrittore del libro dedicato alla massima espressione conoscitiva del sangiovese in Toscana: “Giulio Gambelli, l’uomo che sapeva ascoltare il vino”.
Le aziende romagnole presenti sono: Brisighella: Vigne dei Boschi – Paolo Babini, Modigliana: Villa Papiano – Francesco Bordini, Faenza,, Castelbolognese: Costa Archi – Gabriele Succi, Castrocaro: Marta Valpiani – Elisa Mazzavillani.
I Raddesi: Tenuta di Carleone – Sean O’Callaghan, Istine – Angela Fronti, Caprasa – Paolo Cianferoni, Poggerino – Piero Lanza.

Alla degustazione seguirà un buffet con: i Salumi di “Mora Romagnola” dell’ Azienda Cà Ad Là di Brisighella, e insieme a Nicola Pederzoli (Vicepresidente della DOP di Brisighella) si scoprirà l’olio extravergine di oliva di Terra di Brisighella, salumi di Mora romagnola, arista al forno, rosbiffe, pappa al pomodoro.

Il numero di partecipanti è limitato (max 80 posti) ed il costo a persona è di 45,00 Euro da versare anticipatamente alla Pro-Loco seguendo le istruzioni sul sito internet www.raddanelbicchiere.net/radda-per-la-romagna/ L’intero ricavato sarà devoluto alle associazioni dei produttori vittime delle recenti alluvioni.

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Chicco di sole

Come un campo di girasole che gira intorno a tu e penso al sogno delle notti in cui compari a volte cinica, a volte amorosa, a volte preveggente dei guai e dei banditi da cui stare lontano.
Sembri nata sulle note di Nino Rota o in questo caso nelle adolescenziali e sublimi lacrime versate per un film di De Sica, con le note di Henry Mancini.
Quei girasoli delle piane infinite che ti sei portata dentro, nella piana di Camucia, nelle versioni rosate del sole sulla pietra calcarea di Lecce, le albe di Rapolano, la protezione alberese di Vertine.

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“Album di famiglia”, una mostra su Villa a Sesta

Una mostra diffusa fra il Museo del Paesaggio e Villa a Sesta, curata da due antropologi: Valentina Lusini dell’Università per Stranieri di Siena e Pietro Meloni dell’Università di Perugia.

La mostra include immagini di grande formato, affise per le strade del paese, più ricordi e reperti di archivi personali disposti presso il Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga.

Si sente il calore del fuoco nel cammino, il profumo del brodo e del lesso che cuoce lentamente nella pentola sulla stufa, il borbottare dell’uva nei tini, il sentore di funghi nell’umido del bosco, il latrare dei cani dietro una lepre.
Qualcuno ricorda anche il profumo del pane che usciva dai forni delle case e le sere con la briscola e il tressette al Circolo con in palio un boero.
Pare che non ci sia nulla e invece c’è tutto: non il vedersi, ma il piacere di vedersi, quello che rende unico il vivere in una piccola – grande comunità fatta di persone con il cuore alla Villa. Fonte: Il Cittadino.

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Il sarto Vinicio Del Mastro e gentile signora

vinicio del mastro e signora, siena

“Amarsi un po’” come diceva Lucio Battisti in una celeberrima canzone, perfetta, come un abito cucito su misura, fra due persone che si sono incrociate in uno dei punti più romantici di Siena (via Diacceto) e nello sguardo di pochi istanti e il prendersi per mano, si è compreso tutto il loro amore.
Che non è di giovani ragazzi che neanche si accorgono di essere sotto la pioggia, ma è quello di eterni ragazzi che hanno maturato esperienze, hanno avuto figli, nipoti, ma sono sempre loro, genuini figli di un mondo semplice e perduto che ha sempre anteposto il verbo essere al verbo avere.
Poi, se inizia il corteo storico del Palio con la Banda Musicale, il signore con i capelli bianchi e il trombone, oppure il sarto che ancora infila l’ago senza occhiali inventando creazioni uniche nel negozio – fra i più longevi della città – di via della Sapienza, sono la stessa persona che guarda con gli stessi occhi di un adolescente alla prima cotta l’amore di una vita.
Roberto Rosa racconta la storia umana e professionale di Vinicio su Siena TV.

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Rinasce l’Associazione Chianti Storico

presentaziona associazione chianti storico

Davanti a un folto e interessato pubblico, nei giorni scorsi si è presentata la ricostituita “Associazione Chianti Storico“, risorta dalle ceneri per stimolare la ricerca culturale e la conoscenza di un territorio ora più conosciuto per i suoi eccessi turistici che per la mole di stratificazioni storiche, bellezze ambientali, piccoli paesi e castelli, ma anche – e soprattutto – per il tanto che c’è ancora da scavare e da studiare.
Per secoli il Chianti è rimasto in disparte, con le sue popolazioni che non brillavano per istruzione e stile di vita, tanto da essere creato un detto: “A Radda, Gaiole e Barbischio non ci starebbe neanche Cristo” a sottolineare la durezza e il disagio della vita fra quei sassi.
Ma non è stato sempre così: etruschi e poi romani, hanno colonizzato questa regione ricca d’acqua, di vino e di boschi e di loro, c’è ancora tanto da scoprire e da scavare.
Il programma della nuova associazione presieduta dall’archeologo Paolo Medici, dal vice Renzo Centri e dai consiglieri Claudio Bonci e Vito De Meo è piuttosto variegato: oltre alla pura ricerca storica e al coordinamento di scavi archeologici, punta sull’escursionismo in percorsi fra meraviglie naturali e artistiche, sul non stravolgimento dei toponimi (spesso chi arriva cambia il nome di un luogo come quasi per cancellare tutto quanto c’è stato prima) sul fatto che le nuove generazioni di ragazze e ragazzi si appassionino al loro territorio e imparino prima ad amarlo e poi a conoscerlo, prima di avventurarsi alla conoscenza del mondo. Fonte: Il Gazzettino del ChiantiIl Cittadino

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La cena di un piccolo mondo antico

La fortuna di avere la chiesa intitolata a un santo importante come un apostolo (San Bartolomeo) ma soprattutto la fortuna di avere un santo “feriale”, con la celebrazione che casca precisa nel momento delle ferie e nel periodo più bello dell’anno per stare all’aperto.
Una piccola comunità che trova la scusa di un riso freddo e qualche vassoio di affettati per passare una di quelle sere belle, piacevoli, fresche, come quando si era ragazzi e come i ragazzi di ora avranno cura di ricordare quando saranno un po’ meno ragazzi, ma con il cuore a Vertine sempre.

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