Un fanalino nella notte

eroica 2015

La fatica – quella vera – non è cosa da scivere sull’intonaco dei muri, ma è quel qualcosa che ti guarda in faccia, ti scruta dentro, ti mette a nudo i limiti e le possibilità di riuscire a migliorare in un percorso interno fatto di umiltà e modestia, con i piedi ben piantati in terra.
Quando le prime ombre della sera stanno per prendere il sopravvento su una lunga giornata di cose, è il momento di passare alla bagnatura dei fiori del Parco, delle piante condivise, dei fiori di tutte le tombe del cimitero, e nel mentre in cui si rimanda la stanghetta nella feritoria del cancello del campo santo, compare sovente una lucina fioca in sottofondo.
Di chi ha voluto mettersi alla prova, di chi, senza fretta e nel silenzio contemplativo di una campagna viva, curata nei dettagli e nelle avversità del clima, compie gli ultimi chilometri sui pedali di un percorso interiore che ti scava a fondo e non presenta scuse dell’essere soli con se stessi nel dosare le proprie energie e di condividere il piacere di aver compiuto un percorso interiore in beata solitudine contemplativa del verbo essere, in armonia.
Il piccolo fanalino nella quasi notte è sempre una nota piacevole: la pula accumulata sulla maglia, ben si sposa con l’erba fresca appena tagliata appiccicata sui calzoni.
Hanno molto in comune questo tipo di fatiche umili, di sostanza, senza voler apparire, basta spesso una sola occhiata, neanche tante parole, per trovare tanti punti in comune di un passo, di uno scricchiolare sul breccino bianco, di essere qui felici, aspettando l’arrivo di un altro giorno.

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Se questo è un uomo

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Da una poesia di Primo Levi che narra di vicende disumane viste da una parte come mero calcolo o burocrazia e dall’altra come la forma più indegna di sopraffazione di un uomo verso un suo simile.
Se questo è un uomo – ai giorni nostri, con le debite proporzioni – che arriva dal mare, “ruba le nostre risorse, le nostre case e il lavoro agli italiani” corre in bicicletta per ogni grande o piccola città per portare nelle tiepide o fresche case – sia che nevichi, sia che il sole sciolga l’asfalto – quanto di meglio la ristorazione offre ai palati sopraffini entro le mura dei propri clienti.
Ciclisti con lo zaino a tracolla che con le applicazioni del proprio telefono, sfrecciano per le città prima che il gelato al mirtillo si squagli e il cliente lo rimandi indietro con un rimprovero.
Considerate se questo è un uomo… se il profitto può calpestare tutto.

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La notte di San Bartolomeo

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A Vertine non c’è niente di cruento a ricordo di questa data, mentre è su ogni libro di storia che si rispetti quanto accadde in Francia nel 1572, ovvero quando i papisti fecero una strage assurda di ugonotti.
Al contrario, Vertine ha sempre avuto le porte aperte nei confronti di chi non ha mai chinato la testa, come quando fu tenuto sotto assedio perchè i fuoriusciti senesi che nei primi anni del XIV Secolo si accamparono poco distante dal paese, furono invitati ad entrare a dispetto dei Ricasoli (delegati fiorentini) dell’esercito papista/spagnolo e fiorentino. Ma Vertine non si chinò.
C’è un tarlo di amor proprio e del luogo che inizia a rodere in chi vi nasce e in chi vi risiede per un po’ di tempo che non sia quello di una vacanza.
Un tarlo di alberese e di dignità, come quella di Beppe, che pur avendo poco, mentre era a far colazione sotto al noce, a chi gli chiese cosa mangiasse con tanto gusto rispose: “Pane e curteccio”.

O come quell’altro Beppe a cui venne preso un pezzetto di campo per farci passare la strada nuova e lui (si era nel 1935) la prse come scusa per non essere all’inaugurazione per ossequiare certi corvacci neri, ma subito dopo offrì tutto il suo vinsanto (felice di gioia per la strada e per le mani) a tutti i vertinesi.
O quando la chiesa venne disfatta dalle cannonate tedesche e tutte le persone del paese parteciparono alla sua ricostruzione, mentre era ancora caldo il sangue di cinque persone e tanti feriti.
In una famosa lettera al Vescove di Fiesole, l’allora Don Amos Fallaci prete di Vertine si lamentava per lo stato delle cose, ma mentre c’era chi spennellava acqua e dondolava turiboli, chi smoccolava a giornava, metteva pietra su pietra e travi sotto tegola.
La notte di San Bartolomeo, “l’apostolo spennato vivo” che per certa macabra liturgia, la Chiesa vuole con la classica iconografia del coltello (che lo spennò) in mano e protettore delle malattie cutanee e delle professioni che hanno da fare con arnesi da taglio: macellai, cuoiai, calzolai, legatori, pellicciai, sarti, conciatori.
Santo Patrono della Contrada Sovrana dell’Istrice, varie celebrazioni, benedizioni, oli santi, processioni, a Vertine si anche la Messa (stavolta sabato 26 alle ore 17) ma soprattutto era in uso una bella mangiata in piazza, laicamente di girarrosto.

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Berardenga, la custodia di canne da pesca di Sestano

In loco c’è persino chi sostiene che la causa dei tanti abbandoni di rifiuti sui bordi delle strade siano i vari turisti che passano o soggiornano nella Berardenga.
Tesi interessante, considerando che sui bordi delle strade si trovano damigiane di varie misure, taniche, calcinacci, materassi, stampanti di vecchia concezione, tappeti, spazzolini da bagno e una bellissima custodia per canne da pesca neanche tanto usata.
Facile immaginare che chi proviene dalla Germania, dalla Francia, dagli Stati Uniti con l’aero, arrivi con le valigie piene di calcinacci, un bagagliaio della macchina pieno di materassi, tappeti vecchi o una custodia da pesca ecc. il tutto da buttare per le strade della Berardenga.
La piazzola di Sestano è provvista di telecamera, la SEI è già stata avvertita per la bonifica.

Fonte: Il Cittadino

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La formicola, l’animale più forte del mondo

formica animale più forte del mondo

Nel piccolo mondo che scorre ai nostri piedi per molti è un fastidio da spruzzare di fetore spray, per molti – specie nell’orto – è un problema di semi rubati e frutti assaggiati e poi asportati a piccoli pezzi, vive in simbiosi con la cocciniglia in diverse specie di piante e frutti, lavora senza sosta portando al proprio covo semi e alimenti per decine di volte il proprio peso.
Prima di schiacciarla, pensare che tutto il suo lavoro ha un senso prezioso per un benessere collettivo, cosa che gli umani hanno perso da millenni: preti, vescovi, principi, baroni, piccoli lalli e bossettini di paese al servizio di se stessi e del loro inutile fetore.

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L’idea di una Commissione per dipingere il Palio di Siena

museo contrada giraffa

E’ il volto angelico e materno della Madonna realizzata per il Palio del 2 luglio del 2017 da Laura Brocchi, la fonte di ispirazione di questa idea lanciata da un gazzilloro di provincia – felice di esserlo, senza ambizione di poltrone e divani – ma con atri e ventricoli rivolti da sempre a Siena.
Una Commissione formata da direttori e presidenti delle Istituzioni Pubbliche cittadine, che abbia il compito di indire un concorso internazionale per artisti che intendano cimentarsi con la realizzazione del Palio di Siena, con l’invio entro certi termini di un proprio bozzetto.

Un Concorso dove siano ben chiare iconografie da rispettare, misure, materiale su cui dipingere ecc…
In tale Commissione dovrebbero farne parte: Axel Hemery (direttore della Pinacoteca), Cinzia Cardinali (direttrice dell’Archivio di Stato), Chiara Valdambrini (prossima direttrice del Santa Maria della Scala),
Gabriele Nannetti (Soprintendente Siena – Arezzo – Grosseto), Roberto Di Pietra (Rettore Università), Giovanni Pala (Vicario Liceo Artistico), Sara Centi (direttrice Biblioteca degli Intronati), Nicoletta Fabio (Sindaco di Siena), Franco Caridi (Segretario Generale Comune di Siena), Emanuele Squarci (Rettore del Magistrato delle Contrade), i tre pittori senesi più anziani che hanno dipinto il Palio.

Quest’anno cade il centenario della nascita di Italo Calvino,un grande della cultura e della letteratura scomparso a Siena nel 1985 e in uno dei due Palii avrebbe potuto esserci stata una dedica.
La Commissione avrà il compito di scremare i bozzetti che giungeranno, nel numero che riterranno più opportuno, assegnando il Palio di luglio a un artista senese e assegnando il Palio di agosto a un artista internazionale.

In questa serie di bozzetti già vagliati dalla Commissione – per ogni Palio – la Sindaco Nicoletta Fabio, il Segretario Comunale (senza diritto di voto) e tre artisti senesi (a rotazione) che hanno già dipinto il Drappellone, sceglieranno il bozzetto da promuovere e l’eventuale dedica o ricorrenza legata a un personaggio illustre.
Il Primo dicembre di ogni anno (Sant’Ansano Patrono) la comunicazione della commissione ai due artisti per il Cencio delle prossime due Carriere.

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La mostra Signorelli 500

“Per quanto riguarda le ragioni dell’importanza di Luca Signorelli – scrive Tom Henry nel saggio introduttivo al catalogo della mostra – la risposta breve è che egli merita un posto di rilievo nella storia della pittura del Quattrocento grazie alle sue grandi qualità di colorista, pittore, scultore e iconografo altamente originale… Per questo riveste un ruolo importante nello sviluppo dell’arte italiana del Rinascimento.

L’arte di Raffaello e Michelangelo si sarebbe sviluppata in modo diverso senza lo stimolo di Signorelli: il fascino di una mostra monografica consiste proprio nella possiilità di evidenziare questo dato”. Cortona, presso MAEC, fino all’8 ottobre 2023.

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Carletto Mazzone

carlo mazzone

Da un mondo totalmente scollegato dalla realtà come quello del pallone, dove le persone normali si riducono a dire “quest’anno si è preso” riferito alle milionarie campagne cessioni e acquisti di signori che mentre i normali sono a mettere i biscotti negli scaffali della Coppe, a pulire le viti, a fare i servi in un centralino telefonico oa a baciare le mani per un posticino al sole, se ne vanno gli ultimi animi puri che non te le mandano a dire e sanno alla perfezione che il pallone ruzzola e le cose serie sono altre.
Come una sua mitica frase: ” Come diceva mio padre, me devono solo imparà a morì!”.

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Siena, ordinanza sulle pisciatine dei cani

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Con una mano si tiene il guinzaglio, con l’altra si regge il telefono enon essendo provvisti di un terzo braccio, quando il canino libera la vescica o lascia in terra qualcosa di più solido per il padrone del cane diventa impossibile versare dell’acqua nella pisciatina o raccogliere le stimmate da croccantino.
Entrando a Siena d’estate, il puzzo di piscio di cane ha preso il sopravvento su quello che una volta veniva dai forni del pane.
Se si giunge a una nuova ordinanza comportamentale è per via delle cattive abitudini di tanti che a parole vogliono tanto bene alla propria città, ma nei fatti non se la meritano.
Il rito serale della passeggiatina con Birillo al seguito, non si venga a dire che sia svolto da torme di turisti con i San Beranrdo dalla vescica piena che inondano la città.

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Il cinghiale di scope di Cortona

il cinghiale di scope cortona

All’ingresso di una galleria d’arte – nel centro di Cortona – c’è una riproduzione esemplare di un cinghiale guardingo e minaccioso, realizzato con grande bravura e maestria con un materiale davvero comune ma insolito: le scope.
Il colore brizzolato della pianta una volta secca si sposa bene con il manto di un animale attempato e solitario, come spesso se ne trovano per i boschi.
Questo ha di buono che non attraverserà la strada all’improvviso.

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