La tassa sulla ribollita: imposta da pagare all’allevamento dei cinghiali nel Chianti

I panzer della notte, dopo la corpata di pane della settimana scorsa, hanno forato un recinto di rete spessa alto un metro ben teso e piantato nel terreno per cimare e poi disintegrare cavolfiori, broccoli calabresi, cavolo nero, insalata ricciolina e vernina e sono riusciti dalla parte opposta aprendosi un altro varco secondario, dopo aver arato tutto il terreno e impostato nuove entrate e uscite di sicurezza.
Ecco pagata, con la devastazione di un orto la prima rata della tassa della ribollita per l’annata 2014.
Le altre rate si ripagano dilazionate nei giorni antecedenti e da venire rialzando muretti, pulendo dalle pietre lanciate dal grufolare sulla battigia la già stretta strada comunale resa ancora più stretta da una striscia continua sulla carreggiata per una lunghezza di oltre cento metri di sassi, rizzollettando erba e, cosa non banale, rispianando l’aratura del parco monumento ai caduti delle due guerre mondiali.
Il foraggiamento evita la ricerca del poco cibo presente naturalmente nei boschi.
Ecco spiegato il numero sconsiderato di cinghiali nel Chianti, il loro raggruppamento a gregge errante e l’immane quantità di danni provocati alle vigne, al paesaggio, agli orti, alle strade, muretti a secco, alla sicurezza della viabilità e alla memoria dei nostri vecchi arati nel ricordo e nel parco delle due tragedie mondiali dallo strabordante numero di questi maiali pelosi allevati allo stato brado.

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0 risposte a La tassa sulla ribollita: imposta da pagare all’allevamento dei cinghiali nel Chianti

  1. matteo ha detto:

    Non se ne può più dell’indifferenza di chi dovrebbe gestire la caccia in un territorio come questo. Se il Chianti deve essere disponibile solo per l’allevamento ce lo dicano così almeno tutti s cambia mestiere e ci si dedica alla pastorizia del cinghiale.

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  2. orange ha detto:

    Sono secoli che si parla dei danni e del numero esagerato di questi animali ma non si arriva mai a una soluzione. O a scrivere al Papa che forse è l’unico si può adoperare per trovare una soluzione?

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Si, potrebbe essere un’idea far prendere l’interim della caccia in provincia di Siena al papa e far controllare il territorio alle guardie svizzere.
    Triste vedere come la miopia della politica finirà per far affogare gli ultimi rimasugli di certezza culturale ed economica del Chianti pur di non prendere alcuna decisione di regolamentazione a riguardo di questi maiali troppo pelosi che stanno per fare più danni dell’occupazione tedesca.

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  4. silvana ha detto:

    Ma oltre alle squadre di ‘cinghialai’ (e relativi voti alle elezioni), c’è qualcun altro che ha interesse (perverso) a mantenere il porcaio?

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  5. patrizio ha detto:

    i danni dei cinghiali sono figli di questi irresponsabili che li foraggiano e della totale indifferenza di chi dovrebbe impedire leggi alla mano che lo facessero da cacciatore serio non posso assolutamente sopportare che per la poca serieta di questa gente si mandi in fumo il lavoro di chi in agricoltura ci vive!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    Di oggi la notizia che il sindaco di Castellina, Marcello Bonechi si è fatto portavoce delle istanze di coloro che non hanno niente contro la caccia al cinghiale, ma le palle piene per i danni e il sovrannumero di queste bestie che devastano ogni bene e mangiano pane e granturco. Vediamo se la cosa ha un seguito o se tutto rimarrà allo stato brado come è da sempre quando si parla di caccia, ma soprattutto di cinghiale.

    http://www.oksiena.it/brevi/nel-chianti-alta-l%E2%80%99attenzione-sulla-gestione-degli-ungulati-41953.html

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