Le mille Lire di Bruno Lauzi

andando, castiglione della pescaia

Musica e parole di Giorgio e Paolo Conte in memoria delle comuni giornate giovanili vissuti sulle spiaggie della Liguria.
Passa una signora ben accessiorata di costume alla moda e anelli che riflettono come specchi per le allodole o per sentirsi meno sola.
Passa una ragazza forse in pausa pranzo, forse con il tempo che corre, si toglie le scarpe, uno sguardo all’orizzonte. Lo sguardo della sobria felicità raggiunta.

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Giuseppe Gavazzi, opere in mostra al Santa Maria della Scala

Arzillo come un grillo – armato di motosega elettrica – si inerpica sulla materia legno – e con sciabolate precise e mirate – toglie l’eccesso e modella figure, cesella volti, conia stati d’animo e sogni notturni di quell’universo che è l’essere umano nelle infinite sfumature della vita.

Sfumature della vita che possono essere riprodotte con la scala gerarchica dei colori riprodotti dalle essenze minerali e vegetali della terra e racchiusi nell’essenza di una scala cromatica in crescendo, racchiusa in una infinita quantità di barattoli di vetro ex marmellate, macerazioni o conserve.
La ricetta il cui risultato finale produce il colore nelle infinite sfumature, la pietra miliare o il bivio di un’opera di un qualunque materiale che prende la luce nella mente e le mani mettono in opera.

Giuseppe Gavazzi è un grandissimo restauratore di opere d’arte, il suo curriculum è infinito come quello di un grande doppiatore del cinema che presta l’infuso della sua voce a chi con il suo idioma ha già creato l’opera, ma la deve rendere comprensibile e durevole nel tempo.
Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti, Benozzo Gozzoli, il Sassetta, Beccafumi, il Sodoma ecc. sono gli artisti le cui opere sono state rigenarate e spedite al futuro dalla maestria di Giuseppe Gavazzi, il cui lavoro è pari a quello di Emilio Cigoli, Gualtiero De Angelis, Pino Locchi, Giuseppe Rinaldi, Renato Turi, Arturo Dominici, Corrado Gaipa, Cesare Barbetti, Ferruccio Amendola e tanti altri, nella storia del cinema, i cui personaggi – con quella voce – sono colonne della memoria.
Gli strumenti, i colori… le poche parole mai banali e a caso di Giuseppe Gavazzi, sono in mostra al Santa Maria della Scala di Siena fino al 25 febbraio

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Tina Montinaro a Siena

tina montinaro siena foto da radio siena tv

“Mio marito continua a riempirmi la vita dopo 31 anni”. È con gli occhi lucidi e un immenso orgoglio che Tina Montinari parla del marito Antonio Montinaro, capo scorta di Giovanni Falcone deceduto tragicamente a 29 anni seguito della strage di Capaci del 23 maggio 1992, quando la Mafia fece esplodere il tratto di autostrada A29 alle porte di Palermo per uccidere il magistrato antimafia, sua moglie Francesca Morvillo, e appunto gli agenti di scorta della Polizia Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Per la prima volta oggi Tina Montinaro, che dopo la morte del marito ha dedicato la vita alla lotta alla Mafia e alla sensibilizzazione sul tema con i più giovani raccontando il sacrificio del marito (è presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, la Croma blindata su cui viaggiavano gli agenti della scorta di Falcone) è giunta a Siena, per incontrare i ragazzi della scuola media Cecco Angiolieri, e domani parteciperà ad un secondo incontro alle scuole di Rapolano Terme e Asciano. Nel pomeriggio di oggi poi l’incontro con la stampa presso la Questura di Siena, dove a fare gli onori di casa c’era il Questore della provincia di Siena Pietro Milone.

Non è facile raccontare a ragazzi così giovani cosa è la Mafia e cosa ha significato per la storia italiana la strage di Capaci, ma Tina è donna forte, decisa e diretta, e usa un linguaggio semplice per coinvolgere gli studenti sul tema. “Racconto cosa è successo e chi era Montinaro, un poliziotto che decise nel 1986 di scortare Falcone, l’ha sempre fatto con senso del dovere, ai ragazzi spiego che non è un eroe, non è un angelo, ha fatto un giuramento alla Repubblica e mai un passo indietro. Dopo 31 anni continua a riempirmi la vita, mi ha dato l’orgoglio di camminare in questo paese a testa alta” sottolinea Tina Montinaro.

“Molti ragazzi si sono commossi – spiega in relazione all’incontro a Siena – hanno letto un libro uscito nel maggio scorso, ‘Non ci avete fatto niente’, ed infatti la Mafia ha perso, la Polizia gli ha dato una grande mazzata ed è venuta fuori la coscienza dei palermitani, a me il sorriso non è stato tolto e non ho abbassato la testa”.

“Credo ancora nella giustizia – afferma – nello Stato, mio marito ci credeva, ho la certezza che la verità verrà fuori. Ancora oggi non è stata fatta chiarezza, il dolore appartiene a me e alla Polizia di Stato, la memoria è di tutti, non dobbiamo dimenticare chi erano questi uomini. Molte cose non sono risolte, non mi aspettavo che tanti collaboratori di giustizia uscissero così presto, l’ergastolo ostativo lo abbiamo noi familiari. La Polizia di Stato però è stata per me sempre una certezza, non mi ha mai lasciata sola”.

“Oggi la Mafia ha cambiato volto, sta ovunque, è più difficile accorgersi di chi sono, sono nei posti di potere. Ai ragazzi – conclude – diciamo di stare attenti e non essere indifferenti, devono farsi delle domande ed essere coraggiosi”. Fonte: Claudio Coli – Radio Siena TV

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Il Rigatino dell’Accademia Musicale Chigiana

menù accademia musicale chigiana

C’era chi si metteva appoggiato al pozzo del cortile interno dell’Accademia per sentire l’eco dei concerti dei più grandi maestri della musica a livello mondiale – che si svolgevano nell’apposita sala – c’era chi si rallegrava passando nel sentire le prove o le lezioni degli studenti.
C’era chi ancora di fronte a un’evidente errore, aveva il rosso fuoco che prendeva le guance.
Il menù dell’Accademia Musicale Chigiana è lì sulla porta che affaccia in via di Città: non il programma dei concerti, ma quanto in pochi minuti si può riscaldare e abbinare con un calice di vino che sgrassa la bocca da stile e cultura.

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Acca Larenzia di Jacopo della Quercia

acca larentia di jacopo della quercia

Chissà se corrisponde a storia o leggenda la donna che allattò i gemelli Romolo e Remo quando vennero abbandonati e se la sua tomba si trovi dietro il Tempio di Vesta, nel Foro Romano.
Jacopo della Quercia ne delineò uno splendido volto nel friabile marmo della Montagnola, una statua a seno scoperto e con due pargoli gemelli.
Opera dei primi anni del Quattrocento che adornava la Fonte Gaia di Piazza del Campo, ricostruita con marmo di Carrara nell’Ottocento dal grande scultore Tito Sarrocchi (di cui in questi giorni ricade il bi – centenario della nascita).
La Fonte originale di Jacopo della Quercia si trova esposta nel Polo Museale del Santa Maria della Scala.

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Il Paliotto della Compagnia di Vertine del 1699

paliotto vertine 1699

Il paliotto (raffigurante la Madonna del Rosario) fu eseguito per la chiesa della Compagnia di S. Bartolomeo a Vertine nel 1699, e sembra appartenere ad una produzione diffusa in Toscana nella seconda metà del Seicento; l’opera è da mettere in relazione anche con l’altro paliotto in scagliola, con l’emblema della Compagnia stessa.
Nel 1983 viene restaurato dall’Opificio delle Pietre, con una relazione del dottor Piero Frizzi e sotto la direzione dei lavori della dottoressa Anna Maria Guiducci.
Il 1 febbraio 1984, la Curia fiesolana richiede la restituzione del Paliotto, così come viene richiesta la restutuzione dall’allora proposto Guido Bartolini che si impunta nel non voler ricollocare l’opera nel luogo di appartenenza per motivi di sicurezza.
Lo stesso don Bartolini stila una delega per il ritiro dell’opera presso la Pinacoteca di Siena al signor Alfonso Sderci, il quale (con mezzo proprio) la riconduce nel Chianti, ma in un punto più in basso rispetto all’originale. Fonti: Archivio Soprintendenza di Siena.

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Berardenga, il capriolo del punto panoramico

capriolo

Vive alle spalle del Monte dei Paschi, (o meglio, per evitare fraintendimenti) vive in un piccolo boschetto posto proprio dietro la locale filiale (unico edificio ben messo rispetto ai ruderi di quello splendido complesso agricolo denominato La Vigna) e a chi rimane rapito di fronte al romantico paesaggio che si scorge dal punto panoramico, capita sovente di vedere il capriolo che con il suo culetto bianco all’aria cerca le erbe più saporite e si gode l’armonia di case coloniche, vigne, campi e ulivi e la pace a due passi dal centro storico di Castelnuovo.

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La casa degli gnomi

casa gnomi la trappola

Brutta e fuori contesto, nata probabilmente negli anni ’70, quando l’edilizia si vestiva di architettura e quando il buon gusto era con il fiato corto e inziava a far rima con ostentare.
Pare la casa dei nani di Biancaneve e non è escluso che, nei dintorni dell’ingresso, siano disposte statuine (in plastica o gesso) di Brontolo, Pisolo, Mammolo, Dotto, Brontolo…

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Telefonia mobile

telefonia mobile

Prime luci dell’alba in strade deserte e coperte di nebbia.
Due signore si incrociano, ma neanche si vedono: una ragiona di cosa fare per desina, l’altra controlla la telecamerina che ha messo davanti alla cuccina del gattino e visiona il suo dolce dormire. E vissero felici e contente.

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Il miele di corbezzolo

fiore corbezzolo

La pianta si veste di tricolore da ottobre a dicembre inoltrato, il profumo della fioritura è delicato e al contempo pungente, un arbusto ruspante e magnifico, umile nel trarre nutrimento anche dai terreni più aridi, generoso in bellezza, profumo, bacche e miele.

Le bottinatrici sono ingegnose e felici di entrare in quel fiore dalla forma a brocca e dall’ingresso esagonale.
Ne esce un gran miele (leggermente amaro) ottimo per la tosse influenzale e asmatica, grande anti infiammatorio naturale, depurtatore delle vie orinarie, rinvigorente per gli arnesi che vedono poco il sole.

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