Rivive nel Chianti la storia motoristica degli Stucchi Prinetti

La manifestazione è stata organizzata con la Lega del Chianti, il Club Moto d’Epoca fiorentino e il Siena Auto Club e Moto d’Epoca condotto dalla grande competenza e passione di Lorenzo Silvesti.
Due i luoghi del Chianti che hanno visto larrivo di macchine uniche e irripetibili: Badia a Coltibuono (di proprietà degli Stucchi Prinetti) e Vertine, posto non nuovo ad ospitare le auto e moto storiche dello Scame di Siena.

La Prinetti Stucchi & C. nasce nel 1874, fondata dagli ingegneri Giulio Prinetti e Augusto Stucchi. All’inizio produce turaccioli di sughero e macchine da cucire (rilevando questa attività da Angelo Salmoiraghi), successivamente (1892) espande la sua attività alle biciclette e nel 1898 alla produzione di tricicli e quadricicli a motore.
Un giovanissimo Ettore Bugatti, impiegato nell’azienda prima di trasferirsi in Francia, sviluppò il triciclo Tipo1, dotato di motore monocilindrico De Dion e telaio Rochet-­Schneider.
Nel 1899 con la vettura Prinetti Stucchi 4 Hp, dotata di due motori monocilindrici accoppiati lo stesso Bugatti vinse la corsa di velocità “Brescia-­‐Verona-­‐Brescia” alla
velocità media di 40 km all’ora.
Nel 1901, a seguito della nomina di Giulio Prinetti a Ministro degli Esteri, l’azienda modifica la ragione sociale in quella di “Stucchi &C”.
Nello stesso anno viene presentata la prima motocicletta, una monocilindrica a quattro
tempi. L’azienda chiuderà nel 1926 cedendo l’attività alla OM.

L’azienda è ricordata nel racconto dello scrittore Giovanni Guareschi intitolato “La lotteria”, in cui i due protagonisti, don Camillo e Peppone, discutono di una bicicletta Stucchi.

Alla fama dell’azienda contribuisce senz’altro la vittoria del Giro d’Italia con Girardengo nel lontano 1919. Fonti Ruote Classiche – Mumi Ecomuseo.

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Terreni incolti e pericolo d’incendio

Non esiste una norma che imponga ai possessori di terreni  almeno uno sfalcio in prossimità del periodo più arido per impedire che incendi dolosi o fortuiti divampino e si portino via pezzi della nostra bellezza e dell’habitat naturale di tanti esseri viventi.
Eppure sarebbe cosa sana che casolari corcondati da erba alta e secca (che d’estate diventa un mare oscillante di benzina) avessero un suolo rasato per dormire sonni tranquilli.
Bello il dipinto macchiaiolo della vena abbronzata dal sole, meno bello il nero carbonella in terra dopo che sono passate le fiamme.

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Lavanda: il paradiso degli ingordi e della farfalla bella

Un vago profumo di felce azzurra intorno alla lavanda da distillazione che soggiorna per la strada che porta a Vertine e raccoglie brigate di api e farfalle a pocciare nettare e la danza di una farfalla bella, travestimento estivo di una rondine cardiologicamente irripetibile.

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Siena: il forno abbandonato in Piazza del Duomo

Mezzogiorno di domenica 8 luglio dove finisce via del Capitano per immettersi nella Piazza del Duomo.
Pieno di turisti italiani e stranieri, pieno di senesi con i fazzoletti del Drago e del Bruco al collo, pieno di sorpresa per un ritrovamento ignobile, assurdo e indecoroso a lato di un cestino dei rifiuti a breve distanza della Piazza che contiene uno dei monumenti religiosi più conosciuti e importanti al mondo.
Un forno a microonde lasciato sulle lastre fra l’indifferenza di chi passa, di chi è avvisato di questo scempio, di chi fa finta di niente, diversi turisti anglosassoni che riempiono di epiteti ironici Siena e l’Italia intera per come siamo fatti (non tutti).
Andrea dell’Ufficio Turistico, ultima delle persone avvertite della presenza del forno è sia incredulo che indignato, si accerta dell’effettiva presenza di quell’oggetto e si mette in moto (telefonando ai suoi capi o alla Polizia Municiapale che non brilla per presenza).
Fatto è che il forno dopo un’ora, al netto di chissà quali difficoltà burocratiche, viene rimosso e Siena torna a risplendere della sua naturale bellezza. Fonte: Il Cittadino.

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Vena e chicchi di grano del contadino saggio

Un agricoltore, il cui grano vinceva sempre il primo premio alla fiera regionale, aveva l’abitudine di dividere i semi migliori con tutti i contadini del vicinato.
Quando gli chiesero perché, egli rispose:“Il vento solleva il polline e lo trasporta da un campo all’altro, perciò se i vicini coltivassero un grano di qualità inferiore, l’impollinazione crociata impoverirebbe la qualità del mio raccolto.Ecco perché ci tengo che essi piantino solo i semi migliori“.Tutto ciò che diamo agli altri lo diamo a noi stessi.
(Anthony De Mello, la preghiera della rana)

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Clio Biondi Santi Assessore all’Istruzione del Comune di Siena

clio biondi santi foto da the italian magazine

Come è ben noto, l’avvocato Luigi De Mossi ha vinto il ballottaggio con il sindaco Narciso Valentini nei giorni a ridosso del Palio e subito dopo la Carriera si è dedicato con sforzo alla composizione della giunta che governerà Siena per i prossimi cinque anni.
Scansato il pericolo di avere come Assessore al Turismo il vignaiolo antanista Federico Minghi, come Assessore all’Istruzione brilla la giovane Clio Biondi Santi, che non è un modello della Renault, ma la nipote di Franco Biondi Santi, grande produttore di Brunello nella tenuta di famiglia de “Il Greppo“.
La ragazza – si legge in un’intervista rilasciata a Federico Sigali di The Italian Magazine – ha vissuto fra Milano, Londra, Roma e New York e ha prestato il volto a “Monna Lisa” nella pubblicità del caffè Segafredo.
Ha studiato finanza, ma a leggere l’intervista pare più adatta all’Assessorato dei Luoghi Comuni che a quello dell’Istruzione.

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La difficoltà di stampa a Pienza

pienza ex edicola

Da poco più di un anno la signora che gestiva l’edicola – cartoleria all’ingresso di Pienza è andata in pensione e il suo posto è stato preso da una vineria che si sovrappone ai già tanti locali di cibi e bevande.
Ha una scarna e trafelata rastrelliera di giornali il bar di fronte al Duomo, giusto per non lasciare Pienza senza notizie, ma oltre a qualche quotidiano non arrivano inserti, riviste, settimanali e molti degli abitanti o dei turisti sono costretti ad andare a Montepulciano per trovare pubblicazioni nazionali e internazionali.
Eppure a Pienza ci arriva il mondo, in fatto di numeri e nazionalità, ma forte del decreto sulle liberalizzazioni delle attività commerciali, si pianta un altro negozio di cibarie per chi passa, perchè ora come ora, lo stomaco prevale sulla mente.

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Alberto Sordi e la Villa Corcos di Castiglioncello

I Corcos abitavano a Firenze fino al giorno in cui il barone Patrone chiamò il pittore, gli fece vedere questa villa e gli dette le chiavi (intorno al 1895). Un bel regalo anche per il pittore delle regine. Dopo la morte di Corcos nel 1933, la villa fu abitata dalla figlia Memmy che aveva sposato il marchese Strozzi in un matrimonio combinato dalla di lui madre, mentre l’altra figlia Bisà va sposa a Adolfo Menicanti, con villa a Campolecciano (vedi). Più tardi venne acquistata da Alberto Sordi che la tenne fino alla scomparsa del fratello Giuseppe residente abituale, avvenuta il 24 agosto 1990. Sordi arrivò a Castiglioncello nel 1955, portato da Luigi Filippo d’Amico, e acquistò la villa nel 1962, dalla figlia del pittore, la marchesa Memmi Strozzi Corcos, grazie all’interessamento di Suso Cecchi d’Amico. La Memmi non navigava in agiatissime condizioni e comunque si pentì immediatamente di aver venduto la villa, poiché ad essa molto affezionata. Allorché Sordi acquistò la casa, che aveva già iniziato il suo declino, decise di farla ristrutturare da un noto architetto fiorentino; più che ristrutturarla quasi la ricostruì. A dire il vero, vi mise mano seguendo un gusto completamente diverso rispetto a quello con cui l’aveva pensata e realizzata il pittore Corcos: la casa d’inizio secolo, non grande, tutto sommato elegante nel suo essere incredibilmente sobria, connotata com’era da pochi, semplici elementi architettonici – le nude facciate, le alte finestre e il portone a lunetta – e da mobili altrettanto semplici e curiosi, arrangiati con estro e fantasia dalla Memmi, fu decisamente ampliata e trasformata in una villa più autorevole, arredata con mobili antichi e costosi, appariscenti e un po’ baroccheggianti. A prescindere da giudizi, le intenzioni dell’attore furono le migliori. Ed è un fatto che Sordi a questa casa abbia voluto molto bene anche se l’abitò poco, così come bisogna riconoscere che, come persona riservata, non concesse molto della sua immagine al paese. Gli attuali proprietari hanno acquistato la villa direttamente da Sordi, restaurandola nel completo rispetta delle sue parti e conservandone gli arredi, al fine di mantenerne vivo il rilievo storico. La dimora è infatti ottimamente conservata e mantiene il suo splendore. Oltre il cancello, un viale porta alla casa. Intorno, un parco, lampioni in ghisa, qualche statua e coppi di fiori. Affiancato da due possenti colonne, il portone d’ingresso nella sua classica forma a lunetta (un’eredità delle case popolari che quasi sempre le ville in stile hanno fatto propria) e la porta in legno, sormontata da una lavorazione in ferro battuto, tipica eredità del Liberty. Contorto dal vento, il robusto ramo di un pino secolare si sporge ad attraversare orizzontalmente l’area del portone d’ingresso. All’interno dell’abitazione tutto è rimasto uguale, al limite è stato restaurato. Al piano terra si trovano una grande cucina, la sala con il vecchio biliardo, la sala da pranzo. Delle scale in pietra portano ai piani superiori. Al primo piano, ai lati del corridoio, la camera da letto e lo studio con due affreschi, uno raffigurante Alberto Sordi, l’altro Vittorio Corcos. Tra gli arredi e gli oggetti, molti quelli appartenuti a Sordi. I soffitti, alcuni a volta, sono affrescati; le porte, in legno, sono adornate e decorate. Di nuovo fuori, la grande terrazza sul mare, con un bellissimo panorama; in un punto ben preciso del giardino, in mezzo alla vegetazione mediterranea, la piscina ad acqua marina voluta da Sordi e il vecchio gazebo, anch’esso restaurato. Sordi abitò la casa fino alla metà degli anni 90. Nel 1996 passò all’attuale proprietario Silvano Monti, titolare di una conceria a Santa Croce sull’Arno, che ne ha mantenuto il rispetto storico aggiungendo solo il nome della moglie “La Giuliana”. Tre sono le unità abitative per 700 mq con 6 camere, 5 bagni, salone, cucine, sala biliardo e due unità abitative minori da 90 mq l’una, una piscina con acqua marina e accesso diretto al mare.

Fonte: Castiglioncello Oggi

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L’importanza di chiamarsi Matteo (Salvini) al Palio di Siena

matteo salvini, luigi de mossi, gian marco centinaio palio di siena 2 luglio 2018

Dalla regina Beatrice d’Olanda, ospite curiosa con le nipotine stregate dal corteo storico e dai colori delle Contrade, accolta da par suo dal sorriso gioioso dell’assessora al turismo, si scivola al chiamarsi Matteo, nome endemico per più versi per le sorti italiche.
Il nuovo sindaco Luigi De Mossi, ha spiegato al neo ministro dell’interno che dopo essere stato per caso al Palio di Legnano, ha deciso di riproporre in salsa senese la prima edizione del Palio per festeggiare il suo arrivo e quello del ministro Centinaio e se la manifestazione di cavalli e bandiere fosse piaciuta agli ospiti e alla popolazione, sarebbe stata riproposta a mezzo agosto, giusto per le ferie dell’area leghista del governo.
Salvini ha detto che la gara gli è garbata parecchio, anche se fra i bambini della comparsa ce n’era uno scuro che avrebbe volentieri rispedito nelle terre sue, però, essendoci un bel rinfreschino a base di porchetta e Vernaccia Riserva, ha preferito lasciar correre gustando le pietanze e pensando che a Ferragosto gli tocca d’ufficio stare al Viminale, ma il giorno dopo gradisce di gusto un bagnetto al fresco dell’acqua di Fonte Gaia, mentre si celebra la seconda edizione del Palio di Siena.

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Palio 2 luglio 2018: Drago

Il Palio in cui mancava la bellezza della  pervinca fra le trifore. Il Palio disegnato da Emilio Giannelli, che rimarrà nel museo della propria Contrada, il Drago, che dopo un’estenuente mossa ha zittito tutte le mire di vittoria dell’Oca che  pareva fosse la predestinata alla vittoria finale.
Così non è stato, a letto presto e digiuni dopo che i ragazzi della Torre a San Martino non hanno mancato di giore e cantare alla sonora purga della Contrada di Fontebranda, poi celebrata con grandi teglie di patate e arista, consumate con gusto fra le vie di Salicotto.
Il debutto del nuovo sindaco Luigi De Mossi, l’arrivo di Salvini a fare da comparsa, vari ministri, sindaci aretini, Meloni e poponi.
La bellezza di un’attrice messa in posa alle trifore, il bagno alle zampette del proprio cane di una graziosa carabiniera di servizio, un ragazzo padovano piovuto in Piazza del Campo affascinato dal tutto, le discussioni solite fra Nicchio e Montone, la gioia dei contradaioli del Drago neanche tanto digiuni di vittorie, i bovi chianini arrivati al prato di Sant’Agostino e diretti per le vie di Siena, quella rondine improvvisa che gioisce, strilla e impreziosisce ogni corteo storico, ogni vittoria.

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