Besame mucho nel Castello della Berardenga

castello della berardenga besame mucho (4)

Un gruppo di tre elementi, valenti musicisti germanici, si impossessa della panchina azzurra e nel breve tempo che li separa dal rifocillarsi di gustose pizze sfornate dalla Morina, regalano nella fresca e cheta, cicale e rondine (che sempre supervisiona in volo la Berardenga) a mantice di fisarmonica, corda di violino e raglio di sax (come avrebbe detto il conte Chigi Saracini) una pregevole interpretazione di Besame Mucho, canzone di Consuelo Velasquez.
Canzone in cui i più disparati e diversi interpreti si sono cimentati: Beatles, Charles Aznavour, Dean Martin, Frank Sinatra, De Andrè, Fossati, Cocciante, Luis Armstrong, Mina e Milva, Omara Portuondo, Paco De Lucia e perfino Orietta Berti.

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Vertine nel ricordo del 17 luglio 1944

vertine 17 luglio 2022

Da quella mattiina infausta, sono passati ben 78 anni e Vasco all’epoca era già un ragazzetto fatto e ricorda in modo indelebile come l’arrivo dei carri armati neozelandesi, lasciava presagire la fine del tallone dell’occupante tedesco (la Brigata Goering) e un barlume di gioia con la Liberazione.
La popolazione era rifugiata nei fondi della chiesa, in corrispondenza dell’Orto del Prete, il quale iniziò a dire che era finita e che dovevano uscire dal rifugio.
I tedeschi dalla collina di fronte del Vallone, a poca distanza in linea d’aria da San Donato in Perano, vedevano la scena e il brulicare di persone.
Lì avevano una batteria di cannoni che iniziarono a martellare Vertine con un fitto bombardamento, macinando la parte superiore del paese, tutto intorno alla chiesa. Quando l’Ucraina eravamo noi.

Cinque morti, quindici feriti, un paese disfatto, una persona che a distanza di quel cannoneggiamento, per i postumi delle schegge, perse la vita in giovane età, dopo averla data a tre bambini.
Una ferita che riga il volto di lacrime anche oggi. Fonte: Il Cittadino.

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Brancaleone da Brolio

Un marrano al quadrato, per aver gettato sul bordo della strada pezzi di mobile e un frigorifero enorme e per aver compiuto la fatica di caricarlo, scaricarlo, percorrere un bel pezzo di strada, invece di avvertire la SEI per il ritiro (gratuito) a domicilio degli ingombranti.
La SEI, per il ritiro di questo sconcio è giù stata avvertita e provvederà a breve alla rimozione, così come provvederà alla ripartizione nelle bollette dei cittadini di Gaiole del costo di tutti gli abbandoni di rifiuti, partoriti da menti perverse.

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Il podere Bellaria

Bandinelli Paparoni la proprietà dell’unità poderale nel 1825, stando al catasto lorenese.
L’edificio, pur essendo stato restaurato, conserva diligentemente i suoi tratti originali, fatti di stalle, magazzini, forno, cantina, con una singolare connotazione nel loggiato che era tipica delle case rurali del Valdarno, di origine anteriore alla seconda metà del settecento.

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Chianti Classico: antani tropicali su Trinità

lo chiamavano trinità

Un comunicato del Consorzio Chianti Classico, i cui redattori sono afflitti da “antani tropicali”: Rocca delle Macie, il cui proprietario era Italo Zingarelli (produttore dei film della grandiosa coppia Bud Spencer e Terence Hill) allestisce (nell’azienda di Castellina) un museo di cimeli del set, foto inedite e altro ancora legati ai due film di Trinità…… “Emiliano dice tutto gringo”.

“Movie destination”, “Cinematic Winery”, come dire Antani Tropicali di comunicazione volante.

Poi c’è la “Trilogia di Trinità” che di fatto è una “Bilogia” dato che i film sono due, a meno che non si voglia mettere erroneamente nel pacchetto anche il film “La collina degli stivali”.

Questo il compitino stampa del Consorzio: “Il Chianti Classico come nuova movie destination con il Piccolo Museo Galleria Trinità. A Castellina in Chianti la tenuta Rocca delle Macìe ospita un unicum nel panorama delle aziende vitinicole: uno spazio dedicato ad alcuni dei film più amati, la trilogia Trinità, prodotta da Italo Zingarelli, con i cimeli dei set , memorabilia e foto di scena inedite, affermandosi come vera e propria Cinematic Winery.

Oggi e domani verrà celebrato il cinquantenario del secondo film della Trilogia con la presentazione dell’etichetta “…Continuavano a Chiamarlo Trinità”, che vestirà un’edizione Limitata di 1971 (anno di uscita del Film) Magnum”.

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Fedele Temperini, l’uomo che salvò Hernest Hemingway

fedele temperini, lapide comune di montalcino

Il nome del salvatore di Hemingway è stato svelato da James McGrath Morris sul Washington Post. Che ha prima raccontato in un libro l’amicizia tra Hemingway e Dos Passos durante la Grande Guerra. E poi, aiutato dallo storico Marino Perissinotto, ha fatto ricerche sui 18 nomi di soldati italiani che potevano aver incrociato lo scrittore.

La ricerca si è ristretta al nome di Fedele Temperini da Montalcino, soldato del 69° reggimento della Brigata Ancona, morto a Fossalta.

«Ho passato due giorni all’anagrafe a trovare tracce di Fedele Temperini – racconta il sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli – dopo l’articolo sul Washington Post. E alla fine abbiamo trovato l’origine del soldato che salvò Hemingway.

Era figlio di Pellegrino Temperini e Zelinda Marconi, nato l’8 febbraio del 1892. Il suo nome completo è Fedele Pietro Angelo, ha vissuto con la famiglia nel Podere il Giardino, in una piccola casa vicino al castello di Poggio alle Mura.

Risulta deceduto durante la Grande Guerra. Poi la sua famiglia si trasferì in un altro podere. E si perdono le tracce dei Temperini». Fonte: La Nazione

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La Citroen Mehari

citroen mehari verde

La Mehari verde è un simbolo di pulizia e di libertà, dato che era l’auto con la quale girava per Napoli il giornalista Giancarlo Siani, autore di inchieste scomode di intrecci fra malavita e politica e dentro la quale vi trovò la morte, nel lontano 23 settembre 1985.
Questo “cammello di plastica” (Mehari è il nome di un tipo di cammello) è stata in produzione per oltre venti anni nella versione normale e quattro ruote motrici, dimostrandosi un veicolo versatile su campi, spiagge e addirittura come macchina di retrovia dell’Esercito Francese.

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I girasoli della Cappella di Sant’Ansano

Son poche le parole che servono per illustrare la delizia del luogo avvolto da qualche miliardo di girasoli in piena, sgargiante fioritura, attorno alla cappella ottagonale in ricordo del martirio di Sant’Ansano, impeciato a dovere e poi decapitato, nel lontano 304, per aver avuto l’ardire di voler evangelizzare Siena in un momento in cui i senesi avevano altro a cui pensare.

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Campioni del Mondo!

italia campione del mondo 1982

«Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile… è finito! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!» Parole e voce di Nando Martellini l’11 luglio del 1982 allo Stadio Santiago Bernabeu di Madrid.
I veri, unici Campioni del Mondo, professionisti, privilegiati del pallone, ma non affogati nell’opulenza e nel lusso di un qualsiasi calciatorino ventenne attuale.
Una formazione che suona come una preghiera: Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani e poi: Bordon, Bergomi, Baresi, Vierchowod, Marini, Massaro, Causio, Dossena, Altobelli, Selvaggi e Galli. Bearzot, Maldini, Vecchiet, Pertini.
Anni duri, durissimi per il terrorismo, per gli scandali economici e politici, le uccisioni della mafia, Sindona, Calvi, la P2, il mostro di Firenze, la guerra nelle Falkland, il massacro di Sabra e di Chatila, i sudiciumai della dittature militari sudamericane….
Ma in tutto questo un raggio di luce di gioia, espressa dal Partigiano Presidente, uno che di pedate ne aveva prese tante, ma che aveva anche avuto la pazienza di renderle.

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L’Orto Felice: esordio al mercato della Berardenga

Solo ogni primo giovedi del mese, le verdure di stagione dell’Orto Felice, saranno presenti sotto al gazebo di Piazza Marconi, in occasione del mercato settimanale.

In prima istanza, i primi pomodorini gialli e i ciliegini, le zucchine e melanzane, insalate varie, in attesa della maturazione del re dell’orto: il pomodoro.

Sacchettini di lavanda, tisane di elicrisio, ma soprattutto un progetto di riscatto sociale con il lavoro e l’occuparsi delle piante, dell’orto, con la cura della terra, che non tradisce mai.

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