Garibaldi trova una Lira di Vittorio Emanuele III

Gironzolando intorno le mura di Vertine, Garibaldi, trascina il suo padrone Claudio in sempre più fitti ritrovamenti numismatici e questa volta trova una moneta da 1 Lira del 1939 con da un lato l’effige di Sciaboletta (Vittorio Emanuele III) e dall’altro l’aquila, lo stemma sabaudo e il millesimo di conio.

Che dire se non che Garibaldi è un cane portento e le persone di Vertine avevano le tasche bucate.

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Pieve di Ponte allo Spino

pieve di ponte allo spino

Pieve di San Giovanni Battisto a Ponte allo Spino, si trova a breve distanza dell’abitato di Sovicille, in una piana alluvionale bagnata dal torrente Rigo e da un paio di fossi suoi affluenti.
Di stile romanico, ne è uno dei più belli esemplari del senese, costruita dai Vallombrosani di Torri intorno all’anno mille.

Bella, semplice e scarna come sono le vere chiese romaniche.

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Tutto pronto per il Chianti Natural Festival

Il villaggio in corso d’opera è agli ultimi ritocchi per accogliere espositori e visitatori, per una due giorni all’insegna di enogastronomia, riflessione, ambiente e sostenibilità, arte.

Il 27 e 28 agosto Radda in Chianti ospita una bella iniziativa che mette in luce la fatica della terra e i buoni frutti che essa dona: un parco espositivo dedicato a una fattoria didattica, florovivaisti, produttori di frutta e verdura locali,agricoltori custodi di varietà rare, artigiani del legno, tessili, della ceramica, apicoltori, produttori vinicoli biologici.
Inoltre tutta una serie di incontri collaterali quali convegni, presentazione di libri, spettacolo e mostre.

Per tutta la durata della manifestazione saranno attive la braceria, il ristorante stellato, il vegetariano, cibo di strada e birra e vino artigianali. Qui il programma.

Fonte: Il Cittadino

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Notting Hill a Rapolano Terme

Il Parco dell’Acqua di Rapolano è un luogo di serene letture, bambini che giocano a pallone sotto lo sguardo vigile di nonne che intramezzano la chiacchiera con la breve camminata quando gira il sole.

Coppie locali o turistiche che si parlano, ridacchiano complici, si godono questo spazio mentre qualche foglia cade e non fa in tempo a posarsi che i volontari che curano il Parco l’hanno già infilzata e messa nelle ceste da diporto.

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La piscina nell’incavo del leccio

piscina incavo del leccio

Di quanto l’acqua sia preziosa, se ne ha la percezione solo nel momento esatto in cui viene a mancare.

Fino a qualche giorno, quando sono arrivate delle ristoratrici e rinfrescanti piogge, era chiaro quanto la terra, la campagna e l’agricoltura soffrissero l’arsura.
E quanto le riserve di acqua sono importanti, lo si vede già nel piccolo incavo di un leccio, dove la poca pioggia che qui si raccoglie, diventa fonte di refrigerio per la pianta stessa, insetti e uccelli.

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San Bartolomeo patrono di Vertine

Oggi è San Bartolomeo Apostolo, patrono della chiesa del Popolo di Vertine, che a suo tempo venne privatizzata dal non molto eminente Vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti, che ha come omonimo un eminente campione Olimpico di tiro a volo, oro a Mosca nel 1980 e a Los Angeles quattro anni dopo. Lui si che non sbagliava un colpo.
Oggi non ci saranno celebrazioni liturgiche, come non ci sarà il girarrosto, il pentolone del sugo o il fuoco ardente su cui adagiare sacre reliquie alla brace.
Viene però voglia di succhiellare la storia del santo e si apprende che nacque a Cana, villaggio della Galilea dove avvenne la prima frode alimentare della storia (documentata dagli evangelisti) dove si narra che l’acqua venne tramutata in damigiane di vino come per miracolo.
Viaggiò, predicò, poi trovò sulla sua strada il re dei Medi, che privo di senso dell’umorismo lo fece privare della pelle con un coltello ben affilato.
Con il senso macabro dell’umorismo che contraddistingue le pompose stanze, il Santo è protettore dalle malattie cutanee e di varie attività artigianali che prevedono l’uso di lame da taglio: macellai, conciatori, sarti, guantai, pellicciai.

E’ il Titolare della Contrada Sovrana dell’Istrice e frammenti del suo essere stato, si trovano nella Basilica di Benevento, feudo di Clemente Mastella.

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Gaiole, la bottiglia di Batida de Coco

buca gaiole, batida de cocco chianti classico

Fra il maestoso gallo del Maestro del ferro Fabio Zacchei e la superba catalpa, la cui grande ombra funziona da repellente per gli insetti e tiene fresco il piccolo giardino antistante il Palazzo Comunale di Gaiole, si può ammirare fino al 30 settembre la monumentale bottiglia di quattro metri di Batida de Coco, voluta dall’ufficio creazione antani del Consorzio Chianti Classico.
Sono sette le magnum posizionate nel vario territorio di produzione del famoso vino: una per ognuno dei tre comuni del Chianti, le altre sono disposte nella Val di Pesa, nella Val d’Elsa e nel capoluogo della Berardenga.

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Il paesaggio di Mario Luzi

La strada tortuosa che da Siena conduce all’Orcia
traverso il mare rosso
di crete dilavate

che mettono di marzo una peluria verde
è una strada fuori del tempo, una strada aperta
e punta con le sue giravolte al cuore dell’enigma.

Reale o irreale, solare o notturna –
assorti ne seguivano
il lungo saliscendi
di padre in figlio i miei vecchi con un presagio di tormento.
Reale o irreale, solare o notturna –
interroga negli anni
la mente – e l’idea di vita le si screzia
d’un volto doppio imprendibile –
interroga il pianeta duro della landa,
i poggi bruciati, le sparse rocche.
E il vento, non so se dal tempo o dallo spazio, che frusta il sangue.
Pensieri tirati sulla corda
d’un’interrogazione senza fine
non lasciano vivere, non hanno risposta.
Lo intende bene lei passata da quelle dune.

Reale o irreale, solare o notturna –
assorti ne seguivano
il lungo saliscendi
di padre in figlio i miei vecchi con un presagio di tormento.
Reale o irreale, solare o notturna –
interroga negli anni
la mente – e l’idea di vita le si screzia
d’un volto doppio imprendibile –
interroga il pianeta duro della landa,
i poggi bruciati, le sparse rocche.
E il vento, non so se dal tempo o dallo spazio, che frusta il sangue.
Pensieri tirati sulla corda
d’un’interrogazione senza fine
non lasciano vivere, non hanno risposta.
Lo intende bene lei passata da quelle dune.

Mario Luzi

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L’infinito sentimento di rotoballe

Le rotoballe più belle si ascoltano in ogni periodo di campagna elettorale quando un insieme di slogan si mescola a boiate, pronunciate da chi si è accorto che stare a sedere sul velluto ed essere servti è più lieve e piacevole che stare in campagna a tagliare il fieno.
Ma la campagna non fa sconti, guarda negli occhi, pretende il meglio da pensiero e sentimenti.
Le rotoballe più belle, cadenzate come circolari opere d’arte, sono cipressi momentanei che seguono un filo logico di punti da congiungere, trovando alla rotoballe successiva un punto di vista diverso, più armonico, più intrigante per perdersi nel mare di rotondità cerealicola di Torre a Castello.

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La forza del vento

Una quercia possente, con il tronco di almeno sessanta centimetri di diametro e i rami di almeno trenta.
Radici ben salde in terra, impressione di possenza e risolutezza, invece è successo che appena il vento si anima, si impenna e percorre violentemente linee rette, avvolge la chioma, la scuote, la scoscia come fosse un fuscello.
Lo stesso è accaduto a u susino, ma ha dalla sua di avere il legno più tenero.

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