Le Quattro Torra e Pieve al Bozzone

In pochi chilometri, un itinerario di un romanticismo che rapisce la dimensione del tempo, dove l’arte architettonica si coniuga allo splendore del sudore che con occhio e precisione, ha messo a dimora alberi, ulivi, pettinato campi di grano, innalzato campanili che sbucano dal verde, per un rapporto più ampio con la bontà della natura, che con il divino.
In questa zona anche le lepri procedono con lentezza, abbagliate di intatto paesaggio.

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Le rose fra i filari di San Donato in Perano

Negli anni ’70 c’era la vigna delle rose, a ogni testata corrispondeva un tipo di rosa dal colore diverso, che rendevano quella vigna un giardino all’inglese per come era tenuta.
Successivamente, vari passaggi di proprietà e sensibilità, avevano reso il tuttoun grigio e arido antro.
Da qualche anno è risorto tornando a giardino e con una sensibilità diversa, tanto che, chiunque passa, nota la cura e la salute delle viti.
Al momento, i filari bianchi di fiori di cavolaccio, il giallo delle foglie di sangiovese, l’incendiarsi dei cespugli di rose su alcune testate, incantano chi conserva un cuore battente e saggio.

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La tagliola del disco orario di Bagno Vignoni

Di fronte a quell’obbrobrio incompiuto in vetrate e cemento del poliambulatorio, c’è una piccola area di sosta posta sotto la fresca copertura di piante.
Arrivando, la piazzola rimane sulla sinistra e l’attenzione giustamente cade sulle macchine in arrivo dalla direzione opposta al senso di marcia.

I pochi minuti che servono per fare il giro di Bagno Vignoni, qualche foto, il ritorno alla macchina con la sorpresa di trovare un foglio rosa sul tergicristallo, così come tutte le macchine intorno.

Arrivando è quasi impossibile notare la presenza di un cartello, posto all’ingresso della piccola area di sosta, che definisce la zona con il disco orario di un’ora.

Altre macchine o un furgoncino ne impediscono quasi totalmente la visione, per un cartello del genere che sarebbe opportuno fosse proprio di fronte al bordo del parcheggio per essere visto.
Poco prima di entrare a Bagno Vignoni, una sontuosa macchina della Polizia Municipale, sosta con due agenti fissi che danno indicazioni oppure dialogano cordialmente con i visitatori.
Poco dopo inizia la mietitura, con la falce fienaia sotto forma di penna nel blocchettario che in pochi attimi porta nelle casse del Comune di San Quirico d’Orcia una bella quantità di sacchi di grano.
Ciò probabilmente spiega la presenza assidua della pattuglia, ciò certifica la tristezza di come non si punisca il cittadino marrano e incivile, ma si scommetta se il cartello del disco orario possa essere visto o meno dal cittadino bersaglio. Fonte: Il Cittadino.

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A Roma il Sigillvm.Popoli. De Vertine

sigillo popolo di vertine foto da catalogo dei beni culturali

A Roma, all’interno del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, nella vetrina III, 3/B/12, si trova un sigillo bronzeo, di proprietà dello Stato, proveniente dalla Collezione di Costantino Corvisieri che lo acquistò poco prima della morte.

Sigillo circolare con cinghiale passante di profilo verso sinistra, il pelo irto sulla schiena; al di sotto recipiente tronco-conico, con superficie laterale ondulata; contorno a cordone e lineare con scritto:” Sigillum Popoli de Vertine”.
Un reperto di questo piccolo paesello del Chianti, risalente fra i secc. XII/ XV, con il quale venivano sigillati a cera lacca i documenti inerenti ai lavori e alle scelte di servizio Pubblico che hanno sempre contraddistinto questo piccolo spicchio di mondo per secoli.
Interessante sarà studiare la scelta iconografica: un cinghiale sopra un barile smezzato.

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La Festa Contadina di Asciano

Alla fine della seconda giornata della prima edizione della Festa Contadina, sopra il cielo di Asciano, a corona della basilica di Sant’Agata, compare un repentino arcobaleno durato pochi istanti, che cinge di successo una manifestazione genuina e spontanea, che mette sul corso principale del paese le arti e i lavori di un passato ormai remoto che solo talluni ricordano.
Le “peghere” (gli imbuti di legno) i barili e le bigonce, le ruote dei carri, l’ago del sarto, le forme del calzolaio, i ferri del fabbro e del maniscalco, le tinozze delle lavandaie, zappe, vanghe, vomeri per la dura terra di creta, i piccoli ingranaggi dell’orologiaio.
Le oche impassibili, il maialino che assaggia l’uva e diventa irascibile, rifiutando sdegnosamente una patata a fette e piccoli pezzi di pane, a sinonimo della sua viva intelligenza e del fine rapporto parentale con i buongustai cinghiali.
Una versione ascianese della minestra di pane con patate e fagioli passati, bietola, pomodoro, che saltata in padella con olio come si deve, è un dolce sentire.
Le spalle larghe della Pro – Loco di Asciano, che smessi i panni Eroici dei rifornimenti nel percorso dei ciclisti, Piazza del Campo compresa, si rimbocca le maniche e inventa la festa dei vecchi lavori e dei sapori antichi di ciò che c’era e si facevano bastare e avanzare. Fonte: Il Cittadino.

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il Dit’Unto 2022 a Villa a Sesta

Riannodare i fili di una manifestazione ferma da due anni, ricca di meritati successi e soddisfazioni, crea un minimo di ansia fra gli organizzatori, preoccupati di essere stati all’altezza e compresi da quanti alla fine torneranno o verranno per la prima volta, nel piccolo angolo di mondo quasi all’inizio del Chianti o alla fine della Berardenga.

Qui c’è modo di assaggiare delle delizie uniche senza svenarsi o affidarsi alla tradizione popolare del panino con la porchetta o con il lampredotto, dell’hamburger di chianina cotto alla brace, o, volendo diventare eversivi, provare lo sfizio di sapori immaginari della via della seta o del vegetariano.

Ci sono la cortesia, la spontaneità cordiale, il sole armonico persistente, le vitalbe usate sapientemente per fare i graticci, la Madonna lignea di Jacopo della Quercia che sorveglia pacchi di acqua e più sensato vino, insieme a ospiti francesi accolti dall’Amministrazione e bambini che ruzzano fra le giostre e i tavoli predisposti fra i filari, nel verde, nel giallo dei pampani di vite d’ottobre, che virano al successo anche questa manifestazione.

Fonte: Il Cittadino

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Duccio Balestracci e il Duca Federico da Montefeltro

E’ il professore Duccio Balestracci a affascinare con il suo modo colto e coinvolgente di esprimersi e scrivere sui momenti più bui della nostra storia, o è la nostra storia a affascinare per come si è svolta?

L’ultima fatica letteraria del professore (in congedo) ordinario di Scienze storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena è da pochi giorni nelle librerie e la seconda ristampa è già in corso d’opera.
Il Duca Federico da Montefeltro è raccontato in pregi, aneddoti, virtù e debolezze, in quel contesto storico che si chiama Rinascimento, ma che di fatto è il surrogato di piccoli statarelli, egoismi, rivalità, famiglie nobili che esprimono Papi, Cardinali, interessi (economici e politici) diversi, che diventano pretesto per le potenze (estere) dell’epoca per entrare in Italia, fare, disfare, far razzia, per l’interesse di questo o di quello piccolo staterello o famiglia.
Una storia sordida, servile, accondiscendente o cinica che si riflette sullo stato attuale della nostra pochezza e debolezza civile al vago profumo d’incenso assolutorio.

A Pienza, Palazzo Piccolomini, voluto da un certo Pio II qui nato e cresciuto fino ai 18 anni, in quel cortile interno, prosecuzione o inizio architettonico del giardino e della splendida campagna intorno, dove Franco Zeffirelli ambientò il suo Romeo e Giulietta e Mario Luzi provò le sue emozioni più forti, il professor Balestracci è un centravanti di sfondamento perchè riesce a coinvolgere un folto pubblico nelle trame, nei personaggi e nelle pieghe dei nostri periodi più sordidi dal punto di vista civile, ma uno dei più intensi dal punto di vista artistico, ma con la pena di dover esser sempre pronti e chini a baciar mani nei secoli dei secoli.

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Tetti di Siena

Da sopra la Torre del Mangia si domina anche il potere religioso nel suo edificio più splendido e più bianco che c’è: il Duomo.
Il mattone, il laterizio, hanno il sopravvento, con i licheni dai colori che vanno dal verde, al giallo al celeste, con spazi riposti per stendere i panni, leggere o guardare da sopra il mondo che scorre, con meno scarpe a punta del Monte in giro per cappuccini e paste e più greggi in religiosa caciara per correre in piazza, fare qualche foto per dire di essere stati a Siena e poi fuggire verso altre mete e destinazioni di questa Etruscany creata per loro.

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I canestrini nel cappello

canestrini nel cappello

Ultimi gioielli dell’orto che si faranno rimpiangere nel lungo andare dell’inverno, per la loro bontà che niente avrà in comune con i confratelli esposti e venduti in ogni periodo dell’anno, la cui sola cosa in comune è il colorito rosso, senza sapere di niente.

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Il tenente Raffaele Montini, un Premio Oscar

claudio bigagli

Un Premio Oscar si aggira per Siena, mescolato alla folla di persone che specie nel fine settimana prende d’assalto la città e i suoi luoghi più caratteristici.
E’ il tenente Raffaele Montini, il comandante di un piccolo gruppo da sbarco che deve occupare un’isola sperduta della Grecia durante la Seconda Guerra Mondiale e finisce per mescolarsi con la popolazione locale, tanto da rendersi conto di essere rimasti tre anni senza avere notizie dal mondo, con l’Italia che ha preso a combattere insieme ai nemici contro gli ex alleati germanici.

Ma nel frattempo, il tenente Montini ha ben altro da fare, “gli si secca il colore” in quanto ha preso ad affrescare la piccola chiesa ortodossa dell’isola e non ha tempo e voglia di guerreggiare contro chi non gli ha mai fatto niente, come i greci o altri.
Premio Oscar del film Mediterraneo con la banda di Gabriele Salvatores, dove brilla Claudio Bigagli, attore mirabile anche nella Notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani, La bella vita di Virzì, Pasolini, di Marco Tullio Giordana e tanti altri.

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