La svinatura del canaiolo e del sangiovese delle viti nuove

La tecnologia è quella ruspante di chi fa il vino da sempre e funziona per fare grandi vini da bere invece che da spiegare.

Prima la svinatura del canaiolo e una parte di sangiovese, con una punta di uva bianca, poi la svinatura del sangiovese che corrispnde a una vigna nuova in cui viene raccolto l’uva per la prima volta. Anche qui con dentro uno scarabocchio di trebbiano.
Ne fuoriescono dei profumi che abbracciano tutte le vie di Vertine, infatti, gli indigeni, ma soprattutto i turisti di passaggio, non possono fare a meno di essere trascinati e guidati  dall’aroma beverino.
Che dopo essere stati in cantine che paiono centrali nucleari o industrie belliche, sono muti e fulminati dalla semplice eseguità dei modi.
Una pompa, uno scolapasta, qualche cassetta da uva, una pressa di antica fattura e quel fluido di viola e ciliegie per aria, che quando finisce nei bicchieri rallegra lo spirito e la voglia di mettersi a tavola, gettando nel multimateriale tutte le bischerate vengono dette a proposito del vino. Fonte: Vinix

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