La vigna nuova nell’anno della gran sete

Fanno tenerezza queste viti con le loro foglioline appena schiuse che affondano le loro esigue barbe nella polvere e nei sassi appena smossi.
Ogni vigna, quando viene piantata ha una storia e un ricordo che ne trattiene i connotati e ne delinea il carattere.

Di fronte ha la vigna piantata durante i campionati mondiali in Messico nel 1970, una sfida ai supplementari di resistenza e tenacia come la mitica Italia – Germania 4 a 3, con i tralci di trebbiano e di sangiovese, tenaci come una marcatura di Burgnich.

Sempre di fronte c’è la” vigna nuova del capanno”, una piccola costruzione in muratura che pare un’altana sospesa nel vuoto appena appoggiata su un bastione di scoglio.
E’ la vigna dei daini, quella che più piace alle simpatiche bestiole perchè a più riprese, durante l’anno ne divorano con gusto tutte le foglie. Del 2003, anno del grande caldo.

C’è la “vigna degli alberi”, (pioppi) piantati lungo il borro di Parabuio per l’esigenza di foglia e di frasca di quando c’erano le bestie.
Famosa perchè in una sua costola nascono i funghi gentili e perchè ha qualche filare di canaiolo da cui esce un vino prelibato, Nella parte delle pigole la terra cambia e diventa da sassosa a friabile galestrino su cui le viti bestemmiano, ma ci tirano fuori dei grappolini spargoli da campionato del mondo.

Piantata nel 2004, una delle ultime uscite fuori porta del grande Gino.

Poco sopra c’è la “vigna di scopeto”, altro posto rinomato da fungo, tenuta a capo e razzolo e con la parte terminale, verso il fosso della strada, con qualche filare di malvasia bianca da vinsanto.
Piantata nel 1998, questa, cinghiali permettendo, non tradisce mai in quantità e qualità.
E ora, i due pezzettini di “vigna della gran sete” a cui Gianluca si dedica anima e corpo, aiutandosi con articolati marchingegni per tenere le viti al fresco.

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