Le calle maestose di Vescona

A Vescona non si conosce con esattezza quando la chiesa di San Florenzo è stata edificata, a cavallo fra Settecento e Ottocento, ma il garage appoggiato all’edificio sacro è sicuramente un comodo vano Novecentesco, a cui almeno è stata risparmiata la porta basculante.

Se la muratura è una blasfemia all’arte sacra, in compenso la fioritura delle calle è un monumento di rinascita, rigenerazione e di speranza e come dicevano a dottrina simbolo di purezza e di santità.
Un laico profumo con il pistillo di polline arancione, stesso colore delle impronte delle api sul tessuto immacolato, che così, ritorna terreno.

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La bellezza delle vecchie pietre miliari

cippo chilometrico antico

Belle sode, infisse nel terreno, bianche immacolate e con il numero inciso pitturato di nero.
I più grandi senz’altro ricordano che una volta le strade erano corredate da una pietra grande ogni chilometro e nove cippi più piccoli che indicavano i sottomultipli (cento metri) scritti con i numeri romani.

Erano anche un comodo esercizio pratico e di studio sulla suddivisione del chilometro alle scuole elementari.
Pura poesia, ma anche storia, dato che questo modo per scandire le distanze era in uso anche in epoca romana: pietra miliare da miglio, mille passi, 1480 metri circa.
Sostituite dalla cartellonistica moderna, queste – poche – pietre ancora ai bordi delle strade, andrebbero pulite, conservate, censite come patrimonio pubblico della memoria.

Fonte: Il Cittadino.

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Il guscio al mare del professor dottor Guido Tersilli

la barca del dottor guido tersilli

“Venga signora Corradina, questo è il mio guscio – o meglio – ufficialmente è di una società panamense, ma in effetti è mio, signora Corradina.
Il capitano Tersilli le dà la benvenuta a bordo della Celeste Seconda. E’ il mio unico svago, io adoro il mare, a volte, quando posso – raramente purtroppo – mi rifugio qui con i miei marinai e corro il mare come un vecchio corsaro.

A mia moglie non piace il mare, abbiamo gusti diversi signora Corradina, io non sono felice e lei è felice signora Corradina?

Suo marito è siculo? Mi piace tanto il suo accento signora Corradina, non lo cambi.
Ha fiducia in me signora Corradina? Stia attenta alla testa Signora Corradina”.
La spoglio signora Corradina, non ha fiducia in me signora Corradina?
La bacio signora Corradina. Venga signora Corradina, la porto in poppa signora Corradina.

Non ha fiducia in me? Venga signora Corradina. Come dice il poeta arma la poppa e salpa”. Musica in sottofondo del grande Piero Piccioni.

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L’Orto Felice, sorgente di rose, ortaggi e quiete

La stagione bislacca non permette alle piante dell’orto di crescere e svilupparsi come si conviene a questo periodo dell’anno.

Le zucche sono ferme, inermi, ravvivate solo da qualche fiore, i pomodori stentano, le altre colleghe piante attendono il sole.
Godono di questo clima fresco e piovoso le rose, che a cascata scivolano dalle pergole e ravvivano l’interno e l’esterno dell’orto, tanto che i ragazzi raccolgono i petali per qualche idea di trasformazione.
Gennaro (lo storico asino) ha finalmente trovato una compagnia da par suo, con un docile ciuchino sardo, di piccole dimensioni e tanto pepe addosso.
Per chi ha voglia di assaporare cosa sia la fragranza serve venire all’Orto Felice di San Felice (vicino a Castelnuovo Berardenga) dove le varie fioriture unite a quelle di viti e ulivi, rende il luogo ancora più sinonimo di una purezza sempre più rara a trovarsi.
L’Orto Felice nasce nel 2012 come progetto per l’inclusione sociale promosso dall’Associazione Umana Mente e dall’Agricola San Felice con la partecipazione di alcuni pensionati avvezzi all’uso di vanghe e zappini.
Fornisce ortaggi ai ristoranti di San Felice, ai dipendenti, a chi passa per un saluto e ciò permette di vedere i ragazzi all’opera in simbiosi purissima nella campagna.
Giovanni (non pago di fare il volontario con la Misericordia) vernicia con passione i cancelli mentre Antonella, Marco, Giovanna e Giulia sono professionisti di arti diverse, tutti dediti a rendere il mondo migliore.

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La fioritura degli ulivi

Egregio profumo di limone: basta solo avvicinarsi agli ulivi in fiore per avvertire un piacevole sentore di agrume anche dove solo possono vivere in vaso.
Uno su mille ce la fa, altrimenti se ogni fiore andasse a buon fine, la pianta crolerebbe per il peso delle ulive.

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Il matrimonio di Lapo e Molly

strada bianca

C’era una volta un bimbetto con i calzoni troppo lunghi, una maglia a righe, un cappello di paglia messo al contrario e un cane stanco, che nel mezzo del giorno – quando anche le cicale stanno zitte – avrebbe preferito stare all’ombra piuttosto che avventurarsi a piedi nella strada sterrata che porta a Vertine.

E’ passato del tempo e oggi quel “bimbetto” si sposa nel sobrio Municipio di Oxford con la sua amata Molly conosciuta fin da tempi della scuola.
Due predestinati dalla vita essendo nati lo stesso giorno, lo stesso mese e lo stesso anno, ma in luoghi diversi e con Oxford in comune.

Colin Cook (il sindaco laburista della famosa città inglese che officerà la cerimonia) è già stato avvertito e arringato dall’omonimo primo cittadino vertinese che con la solennità se la sbrighi celere che sennò gli invitati staranno troppo poco a tavola a mangiare e andare e tornare a Vertine con il trattore è cosa acconsentita, ma che porta via tempo.

Auguri vertinesi cari Lapo e Molly.

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Come una stella di San Lorenzo

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Brilli nella notte anche se c’è nebbia. Luminosa e solitaria controlli e proteggi i passi di chi ti vuol bene e ha avuto il dono di aver visto quel collo fragile ai colpi d’aria coperto di tessuti e colori diversi, quei piccoli oggetti presi a ricordo di ogni spostamento.

D’estate quelle magliette messe ai fili e indossate al mattino autoconvincendoti di avere il ferro da stiro a riparare, quel diario di bordo di pignola scrivana in ciabatte.

Maggio anche se lo eviti, arriva tutto addosso.

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Con un libro al Pian Tondo

Da una parte Cetamura, dall’altra il Poggione, poco più in là Sesta, dopo Campi e più sotto ci nasce l’Ombrone visti da questo piano sopraelevato dove c’è passato un importante libro di storia antica (in parte ancora tutta da scivere).

C’è tutto il profumo del mese di maggio contraddistinto da indescrivibili colori che con questo clima piovoso hanno messo il turbo.
C’è l’ombra protettiva di un leccio, ci sono due panchine davanti alle quali scorre il mondo, se non si fosse distratti dalle parole di un libro che scorrono veloci e che rendono chi è qui in una serena e vispa parte del paesaggio.

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Confettura di petali di rosa damascena di Liliana Perianu

La sveglia suona presto, occorre essere nel campo dei lunghi filari di cespugli di rose la mattina fra le 6 e le 8 e bisogna correre per spiumare ogni singola rosa appena asciugata dalla guazza notturna e fare in modo che il calore del sole non anestetizzi il profumo delicato dei petali, altrimenti ogni successiva lavorazione atta a diventare prodotti diversi, sarebbe inutile.
Serve avere il polso e la percezione dell’istante per non compromettere il risultato finale ed è questa la parte più difficile: un istinto da affinare per afferrare sempre il momento giusto.
A Liliana Perianu questo riesce molto bene, vive in simbiosi con la sua terra coperta di essenze e di fiori diversi e coglie sapientemente quando è il tempo dell’azione, della trasformazione, dell’attesa o del correre, oppure quando c’è da stare a capo chino sull’astrologia burocratica.
Questa confettura di petali di rosa parla di sveglie precoci, potature sapienti, raccolte manuali alla velocità della luce, trasformazione immediata per non perdere nessun legame con il profumo.

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Radda nel Bicchiere 2024

La manifestazione che ogni anno a fine maggio raccoglie i produttori di vino raddesi è senza ombra di dubbio una delle più spontanee e divertenti rassegne dell’uva fermentata messa in bottiglia.

Non è banale il fatto che in questo piccolo comune del Chianti, la maggior parte delle aziende sono ancora condotte a carattere familiare, da persone con le radici ben piantate nella socialità e nella terra locale ed è un fatto singolare nel mondo del vino, dove un po’ ovunque si scorgono grossi gruppi da ovunque che fra i mille rivoli di attività svolte, da qualche parte nel mondo contemplano anche qualche vite accanto all’albergo o al resort mille stelle.
Suolo sassoso, arido, belle altezze e profumi freschi e finissimi sono la caratterisitca dei vini locali, così come i produttori, privi di fronzoli, ma sempre sul pezzo per portare ogni anno in cantina il meglio della loro azione capace e caparbia pur nelle difficoltà sempre diverse.
Ogni anno viene organizzata una “disfida” fra una selezione di vini raddesi e di altre denominazioni (quella con i produttori della Borgogna è rimasta un capitolo di pura poesia) e questa volta sono stati chiamati dei produttori di Barbaresco da Antonio Boco e Paolo De Cristofaro (conduttori dell’assaggio) dal quale è uscito un comun denominatore fra vini diversi: l’eleganza.
Il clima ottimale per un assaggio di vini di pregio all’aperto, lo splendore saggio e intimistico di Radda, l’impeccabile organizzazione hanno decretato un nuovo successo della manifestazione.

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