Vertine Brut metodo classico

vertine brut metodo classico

I primi esperimenti di spumantizzazione di trebbiano e malvasia vennero condotti da Gianluca agli inizi degli anni 2000 con fermentazioni dei vini portate a pochi gradi Babo, oppure fermate più o meno verso metà, tanto che i congelatori della Teresa erano pieni di bottiglie.
A una cena di lavoro Gianluca portò la prelibatezza di una decina di bottiglie di spumante (da lui prodotto), ma alla curva di Paiolo, saltarono simultaneamente diversi tappi che disfecero il vetro di dietro della sua Opel Tigra.
Dopo quei primi esperimenti di spumantizzazione artigianale, venne virato al “secco” un vino finito e spumantizzato che si può definire un brut che ha tutte le caratteristiche di limpidezza, fine perlage con ottima persistenza, sapido e beverino.
Le poche bottiglie prodotte saranno in unso per qualche prossima cena a Vertine.

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Il Duomo di Siena rifatto con paglia e grano

Si tratta di un’opera colossale, riprodotta in scala dalla Comunità di Campocavallo di Osimo, che porta avanti una tradizione dal 1939, con le sue ricostruzioni fatte di spighe di grano intrecciate a mano..

Per realizzare questa fedele riproduzione del Duomo di Siena, sono servite oltre due milioni di spighe per un totale di venti quintali di peso.
L’opera è stata posizionata presso la chiesa della Santissima Annunziata (proprio di fornte al modello originale) ed è visitabile ogni giorno.

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Vasco campione di uva da tavola

vasco vertine e uva da tavola

Vasco ha un modo tutto speciale per dare il ramato alle viti: non con la classica macchinetta a spalla, ma con secchio e pennellessa, nello stile della benedizione del prete.
Ne consegue che un terzo del rame finisce in terra sulle lastre dello Sdrucciolo, un terzo sapientemente diviso fra camicia e calzoni, la rimanenza sui pampani e sull’uva.

Però, niente da dire, ha un uva da tavola “Italia” da competizione e intanto si tiene in forma per la prossima, imminente Eroica.

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San Gusmè nel 1482, opera di Massimo Tosi

Fosco Vivi e Mauro Lusini – con il Gruppo Castelnuovo storia e arte – sono partiti da uno studio del 1990 dello storico Roberto Parenti, sulla varia stratificazione di una parte delle mura.
Secono i nuovi studi e i nuovi calcoli, le mura del Castello sono ancora esistenti al 95%, e sono in parte “nascoste” all’interno delle odierne abitazioni.

E’ stato possibile ridefinire il paese nel 1482 togliendo edifici esistenti, individuando il Palazzo Pubblico, la presenza di un piccolo cimitero interno alle mura, la presenza di un camminamento di ronda sulle mura, scovando poi un documento presso l’Archivio di Stato dove si certifica l’aquisto di catene a utilizzo ponte levatoio posizionato su un fossato corrispondente all’attuale via dei Fossi.
Grazie a questo nuovo studio l’Architetto – Maestro Massimo Tosi, ha riprodotto (a volo d’uccello) con la tecnica dell’acquarello, cosa era San Gusmè nel quasi 1500.
Un pannello con la riproduzione dell’opera del Maestro Tosi e un testo esplicativo a corredo dell’opera, è stato appena mntato e inaugurato nella terrazza belvedere di San Gusmè.

Coni il contributo dell’Amministrazione Comunale di Castelnuovo Berardenga, la Pro – Loco di San Gusmè e un lascito della signora Liliana Pacciani.

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Le pecore e l’erba medica

prato erba medica

E’ la foraggiera con il più alto valore nutrizionale ed è un’ottima componente per il fieno e anche per l’azotamento del terreno a uso sovescio.
Interessante sapere che i pastori di pecore vedono l’erba medica come un flagello proprio per l’alto valore nutritivo che ha la pianta.
Le pecore che la mangiano verde, non riescono a metabilizzare celermente i nutrienti avendo dei grossi scompensi, infatti non è difficile vedere letteralmente scoppiare gli animali.
Il pastore saggio sa leggere il problema e con un’incisione e la fuoriuscita di una minma quantità di sangue, salva la vita alla bestiola.

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Piove!

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L’acqua che scivola sulle tegole e ruscella nelle gronde è da mesi un suono inconsueto.
Si abbevera la campagna, non ne traggono giovamento le foglie degli alberi da settimane lasciate al loro destino per salvare il rinascere la prossima primavera.
Ne traggono giovamento le viti, gli ulivi, i fiori sui davanzali, le siepi di bosso, le piante di alloro, i limoni nelle conche, l’erba dei fossi.
Tutto rinfresca, la vendemmia si rimanda, il bollore si assottiglia.

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I bagni internazionali di Via del Sole

bagni via del sole siena

Da quando Siena è diventata una città posta sul crocevia internazionale del turismo più o meno di livello, si è data una verniciata di classe e di aggiornamento su come gira il mondo.
L’appalto comunale sulle scritte negli edifici pubblici è stato un bando diviso equamente fra la tanto rinomata autarchia e l’aprirsi al mondo con uno sguardo al futuro e un pensiero a D’Annunzio.
I bagni pubblici di via del Sole erano spesso chiusi, ora (per fortuna) sono segnalati adeguatamente.

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Salta il Dit’Unto 2024

Brutte notizie giungono da Villa a Sesta: causa lavori in corso che si protrarrano per altri mesi, non sarà possibile svolgere l’edizione 2024 del “Festival del mangiare con le mani”.
Il paese è interessato dal rifacimento di conduttore, pavimentazione, arredi urbani per rendere questo vivace angolo di paradiso ancora più accogliente per gli abitanti e i visitatori.
Ma la fantasia e l’immaginazione sono la linfa che nutre e tiene unita la frazione di Castelnuovo e nella paglia stanno maturando tante idee e iniziative…

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Nel Chianti non esiste Garibaldi

A Sinalunga, pochi metri da piazza Garibaldi, c’è un murales che ricorda l’arresto del Generale, avvenuto proprio in paese il 23 settembre 1867.

Per ordine di Vittorio Emanuele II, i Carabinieri arrestarono Garibaldi per impedirgli di andare a Roma e sbullonarla dal sonno secolare delle tonache.
La leggenda narra che un militare svenne per l’emozione di trovarsi di fronte il suo eroe.
Da qui un tarlo inizia a lavorare, stimolato dal fatto che a memoria vie, piazze, targhe o cippi dedicati a Giuseppe Garibaldi in una certa parte della provincia di Siena, non ve ne sono.
A Siena, il monumento equestre alla Lizza, una locanda, la via, varie targhe e un gustoso episodio avvenuto in via Diacceto, all’albergo la Scala.

Il generale salutava la folla sottostante e una voce dalla strada urlò: “Morte ai preti!” e lui prontamente rispose “Morte a nessuno!”.
A Casteknuovo Berardenga il municipio si trova in via Garibaldi, a Rapolano una statua davanti allo stabilimento termale dove curò le ferite sabaude d’Aspromonte, ad Asciano è dedicata a lui la piazza principale, a San Quirico un rinomato ristorante, a Poggibonsi un cinema e una via ecc. ecc.

Un lungo girare per la toponomastica della provincia per poi arrivare al Chianti, terra aspra, soda, conservatrice, dove inchinarsi e togliersi il cappello è sempre stato uno sport piuttosto praticato nei secoli come in tempi più moderni.
Non v’è certezza, ma anche pochi dubbi che a Radda, Gaiole e Castellina (ovvero il Chianti senza menzioni e aggettivi aggiunti) non ci sia neanche un vicolino, un bustino, una medaglietta legata a un querciolo intitolati a Giuseppe Garibaldi.
Strano, ma non stranissimo, motivi storici da consolidare al netto delle tante ipotesi possibili sul perchè, ma almeno un dato è certo: il Chianti (quello vero) si riconosce anche da questo stare a guardare, mai prendere posizione, affidarsi a chi per nobiltà, collarino bianco o posizione di privilegio, è abituato a pensare per conto di tutti. Il Cittadino.

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Il Giro della Pantera 2024

Grande vivacità di colori e colpo d’occhio la sbandierata dall’ingresso di Palazzo Pubblico, fin quasi alla farmacia della Costarella.
Dietro i grandi alfieri i bambini con le loro bandierine, intenti a imparare dai grandi, con gli uni attenti a non prendere aste nel capino, gli altri attenti a non colpire le fragili zucchine.
Popolo fiero e rigoglioso quello della Pantera, avvezzo a cantare e bagnare le parole sempre con dei grandi vini di ottima fattura e buone terre, segno che il piacere è uno dei tratti distintivi di Stalloreggi.

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