Catignano

Nel 1200 era un villaggio del contado senese e nel Trecento venne inserito nel Vicariato della Berardenga.
Durante l’assedio di Siena del 1554 il villaggio venne distrutto dalle truppe spagnole alleate del Papa e dei fiorentini.
L’attuale villa è Seicentesca, costruita per volere di Lodovico Sergardi, meglio noto come Quinto Settano, famoso poeta deceduto e sepolto nel Duomo di Spoleto.
In quel periodo il comunello di Catignano includeva nove poderi, cinque dei quali dei Sergardi.
La villa è diventata ujn residence, le cantine sono utilizzate a scopo abitativo, il giardino è stato adeguato all’uso corrente.
La Cappella di Santa Croce è rimasta nell’uso per cui è stata edificata.

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Le api nel muro della chiesa

api muro chiesa

Son secoli che una colonia di api lavora nei campi e porta polline nelle fessure del muro sul nord della chiesa della Compagnia, e quando è caldo il miele gronda sulla parete e le operaie in una sfida infinita lo riportano dentro.
Poter fare una radiografia su quanto hanno costruito dentro dietro l’altare, sarebbe un viaggio al centro della vita dell’alveare in condizioni inconsuete, comunque sono le signore più laboriose del paese e d’inverno o quando piove a mesi, c’è chi gli porta sotto la loro casa qualche vasetto di miele e loro salutano e ringraziano la totale armonia vertinese.

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Gli articoli avanti ai nomi finiscono nell’Arbia

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La Lucia, la Rina, la Roberta, è un modo di dire corrente che arriva fino al ponte della Granchiaie in corrispondenza dell’Arbia che assorbe il Massellone.
Oltre il corso dell’Arbia, si perde il determinativo davanti al nome, quindi si passa a: Lucia, Rina, Roberta ecc. ecc.
Per quel che vale – e senza la presunzione di scienza esatta – si può tratteggiare il corso dell’Arbia come zone di influenza fiorentina o senese sul territorio del Chianti attraverso il parlare corrente.
Da San Sano e Monti si avverte già il cambio di sfumature nel parlare in orbita senese, proseguendo verso nord, oltre l’Osteria della Passera (e man mano che ci si addentra) il fiorentino incombe, per trovare il suo punto massimo a Radda e dintorni: “Dimmi icchè tu ‘ai da aere”.

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La madia autunnale

madia autunnale

Il passaggio dal costume al giubbotto è stato repentino e già si piglia in considerazione l’idea del lesso rifatto e di uno stufato con le spezie stile alla sangiovannese.
L’uva, le pere, il cacio, una fetta di prosciutto e non sarebbe male un piatto di tortellini in brodo.
Questo per le viscere, poi per la mente diventa essenziale uno stocco di panpepato, un pochino di vermutte o di vinsanto, con le pagine di un bel libro.

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Il materassaio

materasso cavarchione 26 giugno 2024

Indomabile la fede nel pretendere dal prossimo i comportamenti più civili, celerità di macchina nello scaricare un materasso nel primo cassonetto disponibile dentro un cassonetto posto in penombra.
Un modo per vivere incoerentemente felici.

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La caffetteria di comunità a Rapolano Terme

Una rondine primaverile ha portato piacevoli novità per il gradevole centro storico di Rapolano che al contrario di tante località use a guardare maliconicamente ciò che non è più, guarda al presente e al futuro con occhi scintillanti.
E’ nata una Cooperativa Sociale di Comunità (Cocora) con l’intento di rivitalizzare il centro storico e restituire spazi da condividere, anche attraverso l’iniziativa “Adotta un fondo sfitto” aperta ad accogliere associazioni culturali, sportive, ludiche ecc
“La Portineria” offre una caffetteria, un’emporio di Comunità con i prodotti degli agricoltori locali, e un luogo in cui socializzare, di ascolto, orientamento e mutuo soccorso in questi tempi indifferenti, arsi dalla competizione, dall’individualismo, dalla rabbia repressa e sempre inutile.
C’è un territorio splendido da spiegare, ricco di acque benefiche e di vini non da meno, un sacro rispetto per l’olio, la cura dell’olivo, importanti scavi archeologici e luoghi misteriosi dove il tempo si è fermato all’improvviso.
L’energia dei Presepisti che ogni anno riproducono fedelmente una località del comune per farci intono il Presepe, Bruno che ogni giorno apre e chiude l’intima pieve di San Vittore, il passaggio a livello e la piccola stazione che dal basso per chi arriva mette di fronte steso al sole Rapolano brillante come le foglie del Ginko Biloba di Armaiolo, la gatta bianca e nera che accompagna i passi al chiaro di luna.

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Foiano della Chiana

Vittorio Fossombroni, Ministro degli Esteri del Granducato di Toscana ai tempi dei Lorena, nonchè matematico e pure eminentissimo ingegnere idraulico, gioì nel vedere arrivare a Foiano il primo rondone dopo che i lavori della bonifica – da lui progettati – resero l’aria più raffinata.
Si, perchè poco lontano da Foiano c’è la chiesina di Santa Maria al Porto, un porto che correva sopra gli acquitrini e permetteva di collegare Cortona e Castiglion Fiorentino senza bisogno di strada.
L’aria è sempre respirabile perchè da queste parti è sempre in uso la schiettezza, il non mandarla a dire e soprattutto c’è l’ironia in uso che abbonda e rende le menti agili e scattanti, i pensieri puri e liberi.
Basta stare un po’ in disparte dalla Toscana patinata e si trovano paesi normali, mercerie, mele deliziose, porchettai sublimi, edicole fornite e frequentate, panai che fanno un ottimo pane.

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Particolari dell’Onda vittoriosa

Settembre si porta via il bollore dell’estate insieme alle ore di luce che inevitabilmente si riducono ed è un lento avvicinarsi alle raccolte grosse che andranno nei tini e nei fusti non più orci.
Un po’ di malinconia cresce, camminando in via Duprè con sempre più porte chiuse e con una fila di macchine fissa sul lato destro della strada che ha preso il posto di qualche tavolino, ingresso di negozio e di qualche capannello di persone.
Inconfondibile il rumore di una stampella che batte sulle lastre, bilanciata da una borsa della spesa con le ruote (l’allieva fardello del peso di un litro di latte, un pane, un etto di acciughe, una scatola di dado).
La curiosità delle costanti che si integrano con le bandiere:il divieto di sosta entro il Delfino, il cielo che si mescola con il colore del mare, i braccialetti che dal basso sembrano giostre, il fucsia dei fiori che scivolano dalle terrazze, rondini che entrano nelle lingue azzurre e bianche.

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Cena dei Mille nel viale dei cipressi di Bolgheri

cena cipressi bolgheri

Serata mondana di gran classe quella svolta nei giorni scorsi fra i “cipressi alti e schietti che in duplice filar van da Bolgheri a San Guido”.
Dame fresche di carrozzerie in sgargianti panneggi, giovani cavallini rampanti (nei regolamentari mocassini senza calze, camicia bianca, calzoni da acqua in casa, giacca blu da magazzini pisani) e nobili araldici attempati, scarpe a punta limate per l’occasione della grande cena sulla linea di mezzeria per mille eccellenti invitati presi dalla drammatica possibilità che non vi sia stampa (cartacea e televisiva) a ritrarre che c’erano… preoccupazione vana.
Mancava l’in quel momento Ministro della Cultura preso da altre bocce da stappare, era presente chi si occupa della Sovranità Alimentare, sempre ben accolto da chi evoca i propri gagliardi avi.
Cipressi curati nei giorni scorsi con autobotti di lacca per capelli per evitare che disperdessero pollini sgraditi e si intromettessero fra i raffinati tannini, narici allergiche, panzanelle tropicali, dove al posto del cipollotto era stato immesso il frutto della passione intinto di tre gocce di aceto aromatico prodotto in limitata serie nella gestione precedente di San Rossore.
Serata bella, elegante, di gran classe, con il lontano sentore di violini d’autunno, conversazioni brillanti, filosofia, colta estetica del cartone da tre e della radica di ciliegio o noce per la magnum, centenario di Puccini fra preoccupazione per l’introvabilità del caviale russo per note vicende e il rigatino che la lavandaia non stira a puntino, per andare a coricarsi come si conviene.

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Vertine Brut metodo classico

vertine brut metodo classico

I primi esperimenti di spumantizzazione di trebbiano e malvasia vennero condotti da Gianluca agli inizi degli anni 2000 con fermentazioni dei vini portate a pochi gradi Babo, oppure fermate più o meno verso metà, tanto che i congelatori della Teresa erano pieni di bottiglie.
A una cena di lavoro Gianluca portò la prelibatezza di una decina di bottiglie di spumante (da lui prodotto), ma alla curva di Paiolo, saltarono simultaneamente diversi tappi che disfecero il vetro di dietro della sua Opel Tigra.
Dopo quei primi esperimenti di spumantizzazione artigianale, venne virato al “secco” un vino finito e spumantizzato che si può definire un brut che ha tutte le caratteristiche di limpidezza, fine perlage con ottima persistenza, sapido e beverino.
Le poche bottiglie prodotte saranno in unso per qualche prossima cena a Vertine.

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