Il gallo di Renato Ferretti alla rotonda di Montarioso

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Arrivando o uscendo da Siena in direzione Chianti (Castellina) alla rotonda del Mundi di Montarioso è da poco stata installata una splendida opera di Renato Ferretti, il grande Maestro senese da sempre ispirato dalla figura del gallo nella scultura come nella pittura.
Appoggiato su una base di alberese, svetta un portentoso gallo realizzato con i cerchi di botte, con un abbondante piumaggio, la cresta e la posa principesca, di chi, regnando in un pollaio, si trova con tanto lavoro da svolgere quotidianamente.
“Niente si butta e tutto si trasforma a nuova vita” è il credo artistico di Renato Ferretti che ha stupido vaste platee anche con la realizzazione di cavalli che ovunque sono stati esposti hanno colmato l’artista di elogi e gratificazioni.

Il canto del gallo va conquistato, la sua posa, la sua sagoma, il portamento, non lasciano dubbi: sta a voi umani dissipare il giorno dalle tenebre, a me il compito di ufficializzarlo.

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“Scripta manent” le opere di Giovanni Maranghi

L’arte di raccontare l’andare attraverso la rimanenza dei manifesti strappati o rimossi, a brandelli per la pioggia.

La rimozione del messaggio principale e la ricerca “nei fondi del caffè” del messaggio nascosto, quello meno evidente, più difficle a trovare, ma anche il meno menzognero.

Pezzi di marmo, figure scomposte, pezzi di manifesti che si vestono di un significato nuovo e diverso, per continuare a cercare, per continuare a vivere, evitando le apparenze.
Siena, Magazzini del Sale dal 13 settembre al 13 ottobre.

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Il ciliegio fiorito a settembre

vertine ciliegio fiorito settembre 2024

Non si tratta di un singolo rametto, ma di una pianta intera che si era liberata delle foglie ed era andata in sono già dalla metà di luglio per via del caldo crepente.
Con la copiosistà di pioggie, con la pianta che si disseta, il clima mite e la luce che è più o meno pari alla notte, il ciliegio si crede di essere a primavera… se dura, per Natale si mangiano le nuove ciliegie.

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Una diga di secchi a San Domenico

secchi e sedie san domenico siena

Senti che fuori piove, senti che bel rumore, vedi l’acqua scendere lungo le pareti a torrente e goccioloni fitti sul bel pavimento di cotto coperto di secchi, estremo tentativo di non far diventare una risaia la Basilica di San Domenico a Siena.

Basilica inserita fra i “Monumenti nazionali italiani” edificio di culto del XIII secolo, fra i più importanti di Siena, dove si conservano le reliquie di Santa Caterina.
Nel transetto di destra, fra l’altare barocco dedicato al Beato Ambrogio Sansedoni e la Cappella Tedesca, una fila di sedie e i secchi raccolgono la pioggia e formano una diga all’infiltrazione di pioggia che scende dal tetto. Fonte: Il Cittadino

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L’arresto di Garibaldi a Sinalunga

Dopo l’annessione dei territori ex borbonici e la proclamazione del Regno d’Italia mancavano ancora, per completare il processo di unificazione della penisola, il Veneto e Roma, l’uno saldamente tenuto dall’Austria, l’altra sorvegliata dalle baionette francesi, sotto il potere temporale di Pio IX.
Nell’agosto del 1862 Garibaldi aveva tentato di risolvere la delicata vertenza con un’azione simile a quella intrapresa in Sicilia nel 1860, ma stavolta gli mancò l’appoggio del governo, che, anzi, sotto la minaccia francese, dovette intervenire fermando l’eroe ed i suoi 2000 volontari sull’Aspromonte.

Il 15 settembre 1864 il governo Minghetti stipulò una convenzione (“convenzione di settembre”) in virtù della quale l’Italia si assumeva la difesa dello Stato pontificio, al posto della Francia che ritirava le sue truppe. Nondimeno di lì a tre anni, Garibaldi si risolse a ritentare l’impresa fallita nel ’62.
Il mattino del 22 settembre 1867 egli lasciò Sinalunga, da dove in poche ore avrebbe potuto raggiungere lo Stato pontificio, mettendo il Governo nella necessità di un pronto intervento. Fin dal mattino del 23 il prefetto di Perugia aveva predisposto quanto era necessario per impedire al Generale ogni possibilità di sconfinamento, da qualsiasi parte gli avesse cercato di raggiungere i territori del Papa, e nelle tarde ore di quello stesso giorno ne ordinava l’arresto.

Il delicato incarico fu affidato al tenente dei Carabinieri Pizzuti, comandante della Luogotenenza di Orvieto, che ebbe a sua disposizione una Compagnia di Fanteria e un treno speciale.

Ecco i particolari dell’arresto nella relazione spedita dal tenente Pizzuti, il 25 settembre, da Alessandria:

Il 24 corrente verso le 2 antim. ricevetti, per mezzo della sotto prefettura d’Orvieto, l’ordine ministeriale di arrestare in Sinalunga Garibaldi ed i suoi. Col treno speciale messo a mia disposizione partii da Carnaiola alle 3,20 giungendo colà alle ore 4,30. Ivi arrivato presi le opportune precauzioni facendo caricare anche le armi ai centodieci uomini che avevo meco, cioè cinque carabinieri e centocinque di fanteria e mi introdussi in paese ove seppi che Garibaldi doveva partire verso Perugia alle ore 6. Mi affrettai quindi a mettere provvisoriamente in custodia quanti incontrai per impedire che si spargesse la voce dell’arrivo del treno e di truppa, ciò che avrebbe al certo compromesso l’operazione, bloccai quindi la casa del Generale e mi introdussi con due carabinieri sopra. Il padrone non voleva annunciarmi, io feci custodire lui e la servitù e feci informare della mia venuta il generale Garibaldi da un domestico. Fui introdotto nella sua stanza, lo trovai in letto, e gli partecipai l’ordine di accompagnarlo altrove, al che egli rispose essere a mia disposizione, mi chiese solo due o tre ore di tempo, io risposi non poter tanto accordare, mentre il paese era già in allarme, e che se tutto fosse avvisato ne sarebbero nati disturbi con la truppa, ciò che egli non potrebbe permettere. Garibaldi trovò giuste tali mie osservazioni e si mise a mia disposizione.

Requisita una vettura lo scortai alla ferrovia in mezzo agli evviva e grida di simpatia della popolazione pel Generale, mal frenata dalla presenza della truppa. Partii quindi per Firenze, ove ricevetti l’ordine di dirigermi ad Alessandria: eseguii, giungendovi alle ore 10,30. Nel viaggio non vi fu novità di sorta, eccetto i soliti gridi, che usando prudenza non ebbero altro seguito.
In Voghera Garibaldi disse essere alquanto indisposto e volersi fermare due ore, ebbi l’autorizzazione da S.E. il Ministro dell’Interno, ma mentre mi giungeva il dispaccio, il Generale esternava voler rimanere ivi l’intera notte. Io seppi che vi si trovava tal Pallavicini, suo braccio destro, e che la popolazione avrebbe potuto ammutinarsi e compromettere l’operazione, quindi, ad evitar l’impiego della forza, pregai il Generale di proseguire per Alessandria, dopo breve riposo, ove eravamo vicini; egli aderì.

Non mancai di comunicare gli ordini precisi che avevo dal ministero di usare tutti i riguardi e che il medesimo metteva a sua disposizione tutto che potesse desiderare.
Mentre da Sinalunga mi recavo allo scalo ferroviario, il maggiore Basso, garibaldino, e l’ingegnere Bartolini di Parma, chiesero di seguire il Genero che me ne pregò anche.
Non opponendosi le mie consegne, aderii ed ora tutti si trovano nella cittadella di Alessandria.

In Sinalunga non rinvenni altri ufficiali garibaldini.
Io cercai di conciliare tutta la possibile politezza col mio dovere, come mi era imposto. A Sinalunga fui costretto ad agire energicamente e fermare provvisoriamente quanti incontrai appunto per impedire che la popolazione fosse avvisata e che sarebbesi al certo ammutinata come dimostrava, ciò che poi mi avrebbe costretto usare la forza, la qualcosa il ministero non voleva che in ultimo e non presumibile caso.
Il Generale non ebbe a lagnarsi, anzi spesso ringraziava delle profferte che gli erano fatte da me e dal capitano di fanteria a mia disposizione
“.

Fonte: Archivio Storico Arma dei Carabinieri.

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I luoghi del cuore del FAI: salviamo San Piero in Avenano

Uno dei luoghi più importanti del Chianti che versa da decenni in un perenne e continuo stato di decomposizione.

Alcuni documenti dell’Abbazia di Coltibuono, attestano la presenza della chiesa già alla fine del primo millennio.

Di proprietà della famiglia Ricasoli, ricostruita nelle forme attuali da Giovanni Bista Ricasoli, vescovo di Cortona, intorno al 1560.

La facciata, in stile romanico, fu fatta rifare dal prete Gaetano, sempre della famiglia dei Ricasoli.
Altro intervento, ai primi del 1900, con un’imbiancatura generale all’interno.
L’arco di putti in terracotta invetriata attribuito ad Andrea della Robbia, è stato più volte saccheggiato nel corso degli anni.
Alla Pinacoteca di Siena, si trova Madonna in trono con i santi, di Luca di Tommè, datata intorno al 1370.

Nel 1745, erano 196 le anime del Popolo di San Piero in Avenano, nel 1833, erano 148, nel censimento del 1936, ben 216, erano le persone che vivevano in tale parrocchia.

Nel 2024, a scanso di qualche centinaio di cinghiali e decine di daini e caprioli, il numero delle persone è pari a zero, con una chiesa depredata di opere d’arte e oggetti vari, in cui spiccavano una serie di angeli in terracotta invetriata in stile o opera Della Robbia, che erano intorno all’altare.
Una parete di edera che disintegra e sorregge le mura, un soffitto che ha toccato il suolo nella navata sinistra, un albero, l’ailanto, che è diventato il simbolo dello stato precario, di un luogo che ha radici nell’anno mille, e che, per il futuro, ha solo l’ambizione di non finire la sua storia in un cumulo di calcinacci franati.
La proprietà potrebbe chiedere di partecipare ai Luoghi del Cuore del FAI per tentare di ridare dignità e robustezza al complesso di San Piero in Avenano.

Fonte: Il Cittadino

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I Bersaglieri di Siena a Trinità dei Monti

fanfara bersaglieri di siena a trinità dei monti

Esibizione delle Fanfare di Siena, Roma, Lazio e Sicilia nella ricorrenza della Breccia di Porta Pia e dei 100 anni dell’A.N.B e nel ricordo di Niccolò Scatoli, il trombettiere senese che suonò la carica per l’assalto alle antiche mura che resero Roma libera dall’influenza delle tonache (?).
Sempre a corsa per le vie di Roma splendide piume nere.

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Il Pan co’ santi del Magnifico

lorenzo rossi panifico il magnifico

Primo giorno d’autunno che va festeggiato laicamente a dovere, con i primi spifferi diaccini, i grappoli nei filari che aspettano di essere colti, la laboriosità che precede il bollire nei tini e tutte le operazioni che portano il mosto a essere vino.
Il primo pensiero d’autunno è per la maestria all’impasto di Lorenzo Rossi e la grazia unica di Sabrina dietro al banco, con gli occhi che scintillano quando illustra le delizie del forno.
Persone che fanno del buono e del bene alzandosi presto, un brindisi di Vermutte e Vinsanto a voi che sfornate queste delizie.

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Lavori in corso per la Festa dell’Onda

Nel 2012 Siena rimase stregata per un’opera realizzata dagli ingegnosi volontari della Contrada dell’Onda che in tempi celeri costruirono un cavallo bianco di legno, alto dieci metri, per le celebrazioni della vittoria del Palio del 2 luglio.
Gli ondaioli non sono nuovi a grandi colpi d’ingegno e di tecnica e non ci sarà da stupirsi se per festeggiare la recente vittoria nel Palio rimandato per pioggia al 4 luglio, realizzeranno qualche altra portentosa opera artistica ad effetto.
Intanto sta venendo su un grande palco in Piazza del Mercato, si sta costruendo uno strano marchingegno su ruote e Tubi Innocenti, stanno arrivando presse di paglia e calando grandi poster con a tema l’Indipendenza americana, non a caso, dichiarata proprio il 4 luglio.

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Il trombettiere di Porta Pia

targa niccolò scatoli

Forse non tutti sanno che uno dei primi Bersaglieri entrati dalla breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870 fosse un senese.
Si chiamava Niccolò Scatoli, nato a Chiusdino il 6 novembre 1845, ma abitante in via Roma n.5, nel territorio del Valdimontone .
Egli visse in un’epoca contraddistinta da fervidi ideali patriottici che spinsero migliaia di giovani a rischiare e offrire la loro vita affinchè si realizzasse l’unità d’Italia.
Anche da Siena molti giovani andarono volontari a combattere e Niccolò fu uno di questi. Già a soli 14 anni tentò di partire per la II guerra d’Indipendenza, ma non venne ritenuto idoneo per la giovane età.
Nel 1864 venne invece arruolato nel corpo dei Bersaglieri e l’anno successivo fu promosso caporale di tromba nel 34mo Battaglione.
Il suo battesimo col fuoco giunse nel 1866 a Custoza, dove pur ferito ad una mano, riuscì a salvare la vita dell’amico bersagliere Giuseppe Partini, caricandoselo sulle spalle.
Ma lo Scatoli è ricordato soprattutto perchè sua fu la tromba che incitò i compagni all’assalto della presa di Roma.
Le cronache dell’epoca raccontano, enfatizzando gli eventi che, nonostante fosse ferito gravemente alla gamba sinistra, proseguisse il combattimento, tentando addirittura di salvare la vita a un suo superiore.
Pare che solo la mattina seguente, dopo che la truppa si era accampata per la notte in Piazza del Popolo, egli si rendesse conto della gravità della ferita, ma era ormai troppo tardi e la gamba dovette essere amputata.
Dopo sei anni, tornò a Siena e riprese le sue mansioni all’Archivio di Stato, dove lavorava dal 1862.

La sua vita fu ancora molto lunga e chiuse gli occhi solo nel 1935.

Fonte Il Palio

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