“Alba Etrusca” la mostra di Renato Ferretti a Palazzo Patrizi

Ai tempi, il dono di maggior pregio consisteva in una bottiglia d’olio o di vinsanto ma sempre con l’avvertenza che tale bottiglia, una volta consumato il contenuto, tornasse indietro, segno della preziosità dell’involucro, segno di una sana sobrietà nei consumi.
Dall’avvento di una società massificata che produce oggetti che danno benessere fino all’istante in cui se ne compra un altro, si ergono persone che nello scarto vedono una risorsa, provano un’ispirazione, sentono un’altra forma vibrare e creano un’ emozione.

Nasce nel segno che niente si butta ma tutto si trasforma, quel meraviglioso cavallo con le crini al vento: viene dai cerchi di barriques che dopo una sosta di vino, venivano gettate ai fiori o al fuoco.
Un cavallo orgoglioso, che afferma il suo carattere ribelle e dignitoso abbassando gli occhi, pensando a chi, non ha sentito gli speroni nei fianchi, ma per carattere, non se ne cura.
Un cavallo, che ovunque è stato, ha portato premi e gratificazioni a chi lo ha creato.
E poi si passa da un’arte rupestre di grande spazio e veduta, come le pietre dipinte nelle vigne in giro per il Chianti dove spiccano il gallo e la carica dei cavalli di San Felice, la rondine e il gallo di Vertine, le scene di Pontignano e vari altri, più un grande gallo fatto  di cerchi di botte che canta nel cortile di Badia a Monastero.

Poi la passione e la fantasia, poi l’ansia mai doma di conoscere e trasformare materiali in figure, parabole in dipinti, idee esplosive che scaturiscono da tombe e pitture etrusche vecchie di millenni.

Nascono i galli indomiti, a becco chiuso, eleganti e riflessivi se cantare o meno in tempi in cui si insinua la paura nella gente per anestetizzarla e guidarla.
Sfondi delle tombe di Chiusi, Tarquinia, la meravigliosa quadriga infernale di Sarteano, il buttero di Murlo, le porte di Volterra.
Il canto del gallo va conquistato, la sua posa, la sua sagoma, il portamento, non lasciano dubbi: sta a voi umani dissipare il giorno dalle tenebre, a me il compito di ufficializzarlo.
Diceva Margareth Tatcher che: ” Il gallo può cantare, ma è la gallina che fa l’uovo” non capendo che l’uno senza l’altro non valgono niente, segno che senza rapporti calorosi, il mondo prende il segno dei tempi che corrono.
Una mostra introdotta magnificamente dal punto di vista storico e contestuale da quel fenomeno della natura del professor Mario Ascheri e da Giuseppe Ciani, dall’impeto artistico e narrativo coinvolgente e pieno come una battitrice di grano.
L’ispirazione, le uova e il canto, combaciano nelle fusa amorose di Renato e Stefania.
Al pubblico, la soddisfazione, di vedere, applaudire, criticare se, se ne presenta il modo.
“Alba Etrusca” di Renato Ferretti, Palazzo Patrizi Siena (Galleria Olmastroni, via di Città), dal 3 al 17 novembre, dalle ore 10, alle ore 18.30 di ogni giorno,

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