Primi scogli per il Chianti inventato

l'aperitivo di Bud

Il 5 ottobre scorso i sindaci della Val di Pesa, della Val d’Elsa, della Berardenga e due del Chianti (Radda e Castellina) hanno unitariamente firmato le modifiche allo statuto redatto nella fatal Pontignano nel marzo del 1997.
Tale statuto prevedeva che ogni decisione presa avesse dovuto essere all’unanimità fra i comuni sottoscrittori.
Quei sette Comuni hanno deciso di escludere Gaiole in Chianti da questo percorso, e arbitrariamente hanno modificato lo statuto che li univa nonostante il voto contrario della stessa Gaiole. Oggi richiedono a Gaiole l’approvazione delle modifiche allo statuto.
Il Consiglio Comunale di Gaiole non ha riconosciuto la validità di questo percorso, e ha votato all’unanimità una delibera che stabilisce di non procedere all’approvazione delle modifiche allo statuto della Conferenza Permanente dei Sindaci del Chianti e richiedere la revoca degli atti dei Comuni coinvolti e l’intervento per competenza della Regione.

“Quello che oggi viene richiesto è un passo indietro – dice il sindaco di Gaiole Michele Pescini –  non rispetta le regole concordate e condivise, è illegittimo. Si tratta di una scelta che giudichiamo priva dei profili normativi che lo statuto impone: cambiare le regole di uno statuto che prevede decisioni all’unanimità, non può che farsi con un’espressione unanime della volontà di tutti gli 8 Comuni aderenti. Qualsiasi altra scelta presa a maggioranza contrasta con lo statuto vigente ed è quindi, a nostro parere, da respingere per manifesta contrarietà alla norma”.
La rottura nasce anche dal fatto che i sette sindaci vogliono far prevalere il concetto di territorio del Chianti, con l’esatto perimetro della zona di produzione del vino Chianti Classico, come piacerebbe al Consorzio.

Senza l’inclusione del Comune di Poggibonsi, che nel Chianti Classico ha la medesima quantità di vigne all’interno della denominazione di Barberino.
Solo che rappresenterebbe il quinto comune del senese in questo groviglio vinario, solo che con la sua popolazione potrebbe spostare l’assetto delle decisioni da prendere da quella che si paventa essere la “capitale del Chianti”, ovvero Greve, con la città grande che dai piani regionali copre le spalle.
In tutto questo disegno ha da perdere solo il Chianti, rapinato di storia e nome, a favore di chi Chianti non è, ma vuole presto diventarlo.
Non stupiscono le velleità della Val di Pesa e della Val d’Elsa, stupisce come a Radda e a Castellina ci sia silenzio totale sull’argomento, con le persone (le sole ad aver titolo a decisioni che modificano l’assetto e il nome di un territorio) sapessero poco o niente di quanto, nei fatti, va succedento. Fonte: Il Cittadino.

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