Gestione rifiuti: i numeri impietosi di Siena, Arezzo e Grosseto

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Uno studio impietoso quello della Cgia di Mestre sulla gestione dei rifiuti nell’Ato Sud Toscana commissionato da Rete Imprese Italia di Siena, di cui fanno parte le associazioni dei commercianti e degli artigiani. Impietoso perché mette in evidenza una gestione che alla fine porta all’aumento delle tariffe che devono essere pagate da cittadini e imprese. Ma vediamo questi dati.

I costi unitari di smaltimento dei rifiuti in soli due anni (tra il 2013 e il 2015) sono aumentati del 20%, i rifiuti procapite  sono calati dell’8,6% e la raccolta differenziata del 6%, mentre su scala nazionale è cresciuta dell’11%. Sono i dati più significativi dello studio presentato questa mattina, che ha preso in esame la situazione dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto dopo la gestione di Sei Toscana, iniziata nel 2014 (e dovrebbe durare – avendo vinto la gara – venti anni), che interessa 106 comuni, 878 mila abitanti e un territorio di poco più di 12 mila chilometri quadrati.

Come si ricorderà, la Sei è al centro di un’inchiesta della magistratura fiorentina per turbativa d’asta, e  ne è stato chiesto il commissariamento dall’autorità nazionale anticorruzione (Anac). I dati indicano che, da quando è subentrata Sei, c’è una incidenza crescente dei costi fissi che sono passati dal 35,8% al 64,4%. I costi di smaltimento dai 282 euro a tonnellata del 2014 sono passati ai 339 del 2015 con un aumento del 20%. Mentre i dirigenti sono passati da quattro a sei. In generale, la ricerca mette in evidenza come l’attuale gestione unica della raccolta dei rifiuti nelle tre province del Sud della regione abbia portato- come ha sottolineato Carlo Conforti, attuale presidente di Rete imprese Italia di Siena – “ad un aumento generalizzato delle tariffe.  Lo studio non fa che avvalorare l’impressione di fondo: cioè una sostanziale abdicazione dell’Ato rifiuti, rispetto al  ruolo di indirizzo e controllo di cui era investito. E come conseguenza l’attuazione di scelte operative che, al di là dei risvolti giudiziari, nel frattempo emersi, non sono andate certo incontro alle esigenze di gran parte dei cittadini”- Per  Conforti “un’occasione di efficientamento e risparmio è stata vanificata. Primo obiettivo dello studio far si che questo non si ripeta”. Insomma dalle parole di Conforti di capisce come la decisione un servizio unico dei rifiuti per la Toscana meridionale non sia stata particolarmente felice. Anzi. Nello studio vengono evidenziati  “la mancanza di una strategia innovativa nella gestione dei rifiuti, la determinazione ex ante (nel bando di gara) delle tariffe, la mancanza di relazione economica tra i costi sostenuti dal cittadino e il corretto comportamento di quest’ultimo. Oltre a questo, la presenza di un gestore unico non ha limitato le disparità tariffarie esistenti tra i diversi comuni del territorio servito, e negli anni si è registrato un incremento diversificato e in alcuni casi molto rilevante del costo del servizio”. Molto negativo il giudizio di Federico della Puppa curatore dello studio che sarà disponibile al completo nei siti dei commercianti e  degli artigiani. “Quello che non funziona è tutto il ciclo della gestione  rifiuti, perché nel momento in cui si riduce la raccolta differenziata, si riduce la possibilità di utilizzare il rifiuto come risorsa prima non si permette ai cittadini di migliorare il proprio comportamento rispetto alla gestione dei rifiuti e quindi anche di beneficiare di una migliore gestione”.

Fonte: Augusto Mattioli da Il Cittadino

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