Vita da vignaiola di Marilena Barbera

gambali di gomma, foto di marilena barbera marilena barbera

Una delle cose più difficili dell’essere un piccolo vignaiolo di periferia è essere sempre all’altezza.

Non hai un ufficio commerciale, né un magazziniere, né un direttore di campagna, né un brand manager che sia uno.
Litighi con il cartonificio per non perdere il cliente che si lamenta perché l’ultimo pallet era un po’ sbracato, e contemporaneamente supplichi l’etichettificio che ti stampino le etichette a tempo di record prima di ferragosto, facendoti centoquaranta chilometri due volte la settimana per andarle a prendere mentre in cantina le uniche tre persone che al momento sei in grado di assumere – causa improvvisa e inspiegabile impennata dei contributi INPS – e che insieme a te fanno tutto, dalla pulizia alla vinificazione all’irrigazione alle visite guidate alla vendemmia all’imbottigliamento alle spedizioni eccetera, stanno lavorando pure di notte perché alle sette di domani mattina vengono a caricare (a proposito, grazie). Ovviamente, facendo finta di non vedere che le etichette sono appena fuori registro, perché non se ne parla nemmeno di farle ristampare, che ci vorrebbe un’altra settimana.

Nel frattempo, ti fai la contabilità a spizzichi e bocconi sfruttando il tempo della pausa pranzo, cerchi di non litigare con la banca e incroci le dita che i clienti ti paghino perché non hai il tempo per fare i solleciti (che comunque lasciano il tempo che trovano).

Preghi Gesù in ginocchio che la prima uva non sia matura prima del 10 agosto perché ancora devi fare il bilancio e la dichiarazione dei redditi, e se la vendemmia comincia in anticipo poi la paghi con la mora come l’anno scorso, e magari sarebbe meglio di no.
Ti districhi fra sms, messaggi di Facebook, email, whatsup, DM su Twitter e pizzini appiccicati sullo schermo del pc, e di certo c’era qualcosa che non hai visto, e a cui avresti dovuto rispondere.

Poi la sera ti fai una doccia, ti metti un bel sorriso e te ne vai alla winemaker dinner che non finisce mai prima dell’una.

In tutto questo casino, hai sicuramente dimenticato qualcosa, o qualcuno. Che ovviamente ha ragione di lamentarsi. E continui a chiederti perché, nonostante tutto, questo sia il mestiere più bello del mondo.

Forse è per la meraviglia che leggi negli occhi delle persone che si fanno centinaia, a volte migliaia di chilometri per venire a trovarti nel piccolo sperduto villaggio dove vivi, per le quali quello che fai ha, come per miracolo, un senso. Forse è per l’orgoglio di sapere che tutte le sessantacinquemila bottiglie che ogni anno escono dalla cantina le hai toccate una per una con le tue mani, e che prima di essere bottiglie erano vino nelle vasche, e prima ancora mosto, e ancora prima uva che hai assaggiato, visto maturare, visto fiorire e germogliare. E l’hai accudita come un bambino piccolo.
Forse è perché sei consapevole che il vino non è solo vino, ma un modo per raccontare alle persone lontane chi sei, cosa è la terra, cosa è il mare. Persone che ti invitano a far parte della loro vita e che probabilmente, senza il vino, non avresti incontrato mai.

Marilena Barbera da Vinix

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