Caccia al cinghiale S.P.A: su La Nazione un nuovo articolo di Laura Valdesi che parla dell’allevamento del cinghiale con i danni all’agricoltura e al paesaggio

Non c’è niente contro l’esercizio della caccia al cinghiale purchè questa non sia un ossessione per pochi e un problema per tanti.
I vecchi cacciatori mal si identificano con questo tipo di approccio alla caccia. La pazienza, la scaltrezza, la conoscenza dei fili dell’erba piegati dal passare di una preda o dal terreno più o meno bagnato che sterilizza l’olfatto del cane. L’osservazione, il saper scegliere l’ora, il viottolo giusto, la dose di polvere necessaria comparabile al vento, all’umidità dell’aria.
Quasi poesia e racconti la sera a veglia l’aver preso un fagiano, una lepre, una beccaccia. Tempi diversi dal prendere quaranta, sessanta, cento cinghiali a botta come succede adesso con questi maiali selvatici allevati allo stato brado.
In questi giorni, basta girare il Chianti: aumentano i fossi per accogliere i pali, sempre più alti, per interrare e accogliere nuove recinzioni con la novità assoluta che insieme alle vigne vengono protetti e chiusi anche gli ulivi mangiati dai cervidi.

Non si può blindare il paesaggio, non si può veder brucare i germogli delle viti, non si può veder disintegrare l’uva, il lavoro di un anno, l’orto per la famiglia, i muri dei campi, il giardino dell’albergo o dell’agriturismo a causa della presenza massiccia di queste strane bestie introdotte negli anni ’70.

Quando i cinghiali sono imbottiti per tutto l’anno di pane e granturco e rifiniti fra settembre e ottobre di uva, si deve parlare di allevamento e non di caccia.
Servono abbattimenti, serve eliminare le zone di caccia dove ogni squadra esercita l’allevamento e le battute e far tornare il territorio accessibile a tutte le squadre di cinghialai della zona o della provincia.
Sicuramente questo è un ritorno ad una caccia più antica e soddisfacente per chi la esercita, meno opprimente e dignitosa per chi ne subisce danni, deve vivere o pagare stipendi legati all’agricoltura.

La politica è sorda ma si riempie la bocca davanti ai microfoni o ai taccuini della bontà dei prodotti della terra, che rimane sempre troppo bassa per tanti.
L’articolo – intervista di Laura Valdesi sulla Nazione del 5 aprile espone la versione di un’altra campana rispetto all’articolo della settimana precedente in cui tutto andava bene.

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0 risposte a Caccia al cinghiale S.P.A: su La Nazione un nuovo articolo di Laura Valdesi che parla dell’allevamento del cinghiale con i danni all’agricoltura e al paesaggio

  1. mario ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo con quanto dici, ma ora come si esce da questa situazione?

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  2. Lallo ha detto:

    Bello l’articolo e condivisibile il contenuto. Non è la prima volta che dici cose che tutti o quasi pensano ma nessuno ha il coraggio di dire, e a questo punto, (con la pagina sulla Nazione) mi chiedo se hai messo nel conto di subire, a breve o lungo termine, ritorsioni e danneggiamenti!!!

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  3. Bacco ha detto:

    Quando le aziende smettono di fare le vittime recintando impassibili i loro terreni invece di alzare la voce e di farsi sentire? Che fa il Consorzio del Chianti Classico?
    Gli basta cambiare il logo per sentirsi a posto o per dire che Chianti è fin dove arriva il gallo nero????

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