Francesco, con un veliero di pecore dalla Sardegna nella cartolina delle Crete Senesi

Il boom economico degli anni ’60 risollevava le sorti delle persone appena uscite dalle tristezze della guerra, ma lambiva terre bellissime, fisicamente ai margini del gran giro di industrie e di cantieri edili che hanno risollevato, ma anche marchiato di bruttezza all’infinito un paese aspro e storicamente imponente.
A quel tempo, dalla Sardegna al continente, non c’erano grandi collegamenti e non c’erano i traghetti a tutte le ore del giorno e della notte in arrivo – partenza dai vari porti dove più è comodo imbarcarsi.
Francesco partì da Dorgali, vicino alle spiagge bianche di Orosei, in provincia di Nuoro, alla fine degli anni ’60 con la sua ricchezza di orgoglio e di amore per la vita con un gregge di mille pecore che imbarcò su un veliero.
Metà nella stiva e metà in coperta, per una traversata del Tirreno fino alle coste toscane, per arrivare in una terra bellissima e aspra quali erano, quali sono, le Crete Senesi, a pochi passi da Torre a Castello, in quella poesia ondulata fatta di fischi del vento e rincorse, laghi dorati come le spighe di grano, con l’erba verde e grassa che continua ancora adesso ad alimentare le eredi belanti del suo gregge trasportato dal veliero.

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